Internet e la Politica

Visto che siamo condannati, nostro malgrado, alla seconda campagna elettorale in meno di due anni, vale la pena chiedersi cosa si può fare con Internet in campo politico. Si tratta, ovviamente, di una discussione del tutto oziosa. La politica (italiana, americana e di molti altri paesi) ha ben altri problemi, a partire da una assoluta incapacità di progettare e di mettere in atto soluzioni politiche di qualunque tipo (vecchie o nuove, non importa). Comunque, visto che siamo internauti e, nel mio specifico caso, anche operatori della Rete, si tratta di una analisi comunque necessaria. Si tratta peraltro di considerazioni valide anche per il mondo aziendale (manager) e sindacale.

 

Non vi romperò le balle con le solite fumosità “strategiche”. Qui si parla di strumenti e di opportunità, non di inesistenti “linee politiche”. Se avete qualcosa da dire, scrivetemi agli indirizzi che trovate in calce.

 

 

La Lingua Italiana

Il primo strumento sconosciuto della comunicazione politica in rete è, ovviamente, la lingua italiana. Non solo Antonio Di Pietro ma quasi qualunque politico italiano mostra un livello di disagio nell’usare la parola (orale e scritta) pari soltanto al disagio che questa gente prova di fronte ai magistrati.

 

 

A questo non c’è quasi rimedio. Per comunicare in modo comprensibile bisogna avere qualcosa (di accettabile) da dire, la volontà di dirla e la capacità tecnica di farlo. Gran parte dei nostri politici, dei nostri sindacalisti e dei nostri manager dimostra chiaramente di non avere idee da trasmettere, di non volerlo fare (per non esporsi o per non rivelare trame inconfessabili) e di non avere le competenze “comunicazionali” necessarie per farlo, a partire dalla lingua.

 

 

Internet non può fare nulla per questa gente. Sarebbe necessario fare loro un corso di pensiero razionale seguito da uno di grammatica, senza contare le varie discipline che sarebbe necessario infondere loro, dalla storia, alla sociologia, alla fisica, alla medicina… Non c’è speranza di cavarne qualcosa di utile.

 

 

I Blog

Un blog (come quello che state leggendo) serve ad uno scopo preciso: far conoscere al resto del mondo (inclusi gli avversari) qual’è la propria linea politica. Ovviamente, per far conoscere agli altri una linea politica, bisogna prima averla. Questo spiega perchè molti uomini politici e molte organizzazioni non hanno un loro blog o, se lo hanno, questo è riempito con il solito “lorem ipsum”.

 

 

Altrettanto naturalmente, in assenza di una linea politica visibile (e condivisibile), gli elettori voteranno semplicemente per qualcun altro.

 

 

Al giorno d’oggi, creare e gestire un blog non richiede né soldi, né server, né competenze tecniche né particolari competenze comunicative. Basta visitare http://wordpress.com/ , rispondere a due o tre domande e cominciare a scrivere. Provare per credere.

 

 

L’influenza dei blog è notoriamente elevata. La ragione è ovvia: si tratta delle opinioni degli “operatori del settore” e dei loro seguaci, cioè di “opinion leader” e di “comunità di elettori” molto coese. Per questo, già da anni, le elezioni (e molte altre cose) si decidono anche in rete.

 

 

Naturalmente, per capire l’importanza dei blog bisogna che esistano due condizioni: bisogna sapere cosa è un blog e bisogna che ve ne freghi qualcosa degli elettori. Non deve quindi stupire che i politici, solitamente, non riescano a capire di cosa stiamo parlando.

 

 

All’interno delle organizzazioni (partiti, sindacati, etc.) la situazione è particolarmente grave perchè, quasi sempre, non si riesce a delegare un portavoce (vivo, non una mummia) a tenere aggiornato il blog. Per cui il blog, quando esiste, si ricopre rapidamente di polvere e perde ogni utilità.

 

 

Per fortuna, il resto del mondo ha capito benissimo cosa sono i blog e come possono essere usati. Basta guardare Beppe Grillo per capirlo. Questa asimmetria nel capire i blog sta producendo una sana rivoluzione nella politica mondiale: per una volta, i politici tacciono ed i loro elettori parlano e si confrontano. Personalmente, non posso fare altro che invitarvi a dire la vostra. Collegatevi a http://wordpress.com/ , create il vostro blog e cominciate a scrivere.

 

 

I Social Networks

I social networks, come MySpace, Ning e WordPress servono per creare delle comunità di utenti legati da un interesse comune. Ci si potrebbe quindi aspettare che quasi ogni partito e movimento abbia una sua comunità.

 

 

Invece no.

 

 

Ci sono comunità di utenti di moto Harley-Davidson e Ducati, comunità di milanisti ed interisti ma… quasi nessuna comunità di comunisti o di democristiani.

 

 

Perchè?

 

 

Perchè una comunità digitale è un gruppo di persone che riesce a comunicare per iscritto e che ha qualcosa da dire. In altri termini, bisogna che gli utenti abbiano qualcosa da dire, la volontà di dirla e la capacità tecnica di farlo. Dispiace dirlo ma anche l’elettorato (non solo italiano) condivide con i suoi leader i soliti problemi di chiarezza di pensiero e di comunicazione.

 

 

A questo si aggiunge un curioso fenomeno di “censura sociale” per cui chi ha qualcosa da dire viene spesso “invitato” a tacere, per vari motivi.

 

 

I Siti Redazionali

Gli unici siti con cui politici, sindacalisti e manager sono sempre a loro agio sono quelli di tipo redazionale, cioè le versioni online delle vecchie “company magazine”. Rassicuranti spazi di comunicazione unidirezionale in cui il “mittente” dice ciò che gli pare, sicuro di non ricevere rispostacce dal “destintario”.

 

 

Ovviamente, nessun essere senziente legge questa roba, nemmeno le capre. Questi siti sono tradizionalmente i meno letti del pianeta.

 

 

Molto peggio, a volte questi documenti vengono letti. Il lettore, non potendo dire ciò che si pensa al “mittente” lo dice, per posta elettronica o con un blog, ai suoi elettori. Quello che politici, manager e sindacalisti non riescono quasi mai a capire, infatti, è che il silenzio dei (o “imposto ai”) loro lettori NON vuole dire che questi stiano zitti. La gente parla, in molti modi ed in molte occasioni. Non sapere cosa dice, non è una vittoria.

 

 

La Posta Elettronica

Tutto il resto del mondo (non i politici, non i sindacalisti e non i manager delle aziende) usa sistematicamente la posta elettronica. Non costa nulla, è velocissima, permette di passare documenti di qualunque tipo anche quando il destinatario non è presente, resta disponibile dopo essere stata letta e può essere cifrata. Insomma è perfetta come strumento di comunicazione (soprattutto da quando esistono i sub-notebook con l’UMTS e gli smart phone e quindi la posta può essere ricevuta ed inviata da qualunque punto ed in qualunque momento).

 

 

Non c’è quindi da stupirsi che gli uomini e politici ed i sindacalisti abbiano un rapporto molto difficile con la posta elettronica. Per usarla con profitto bisogna avere qualcosa da dire e la volontà di dirla. Quando l’unica frase che vi gira per la testa è “datemi soldi e potere, non importa per quale motivo” non c’è speranza che ne esca un messaggio che un qualunque interlocutore possa prendere sul serio. Non solo: bisogna avere anche la volontà di ascoltare gli altri e quindi di leggere i loro messaggi. Si tratta di qualcosa di cui la maggioranza dei politici è palesemente incapace.

 

 

Manager, politici e sindacalisti, notoriamente, si fanno stampare su carta i messaggi dalla segretaria, NON li leggono e poi dettano la risposta (alla cieca!) alla segretaria (che spesso ci mette del suo). Non c’è quindi da stupirsi se ogni tanto nascono delle situazioni tragicomiche dagli scambi di e-mail.

 

 

Tra l’altro, manager, politici e sindacalisti normalmente NON controllano la propria mailbox. Se qualcuno lo fa, è la loro segretaria. Per cui si è spesso costretti a far seguire ad ogni messaggio di posta elettronica un SMS come “Leggiti la tua cazzo di posta elettronica! C’è un messaggio a cui devi rispondere!”. Le aziende dei telefoni ringraziano sentitamente per la gentile donazione di qualche centesimo a SMS.

 

 

Per tutto il resto del mondo (che, come noto, vive nel XXI secolo) la posta elettronica è uno strumento di comunicazione abituale, diretto e personale. La segretaria, gli SMS e la stampante non entrano in gioco.

 

 

La Posta Elettronica Crittografata

A quanto pare, una delle occupazioni principali di politici, manager e sindacalisti è tramare nell’ombra. Tramare richiede segretezza e quindi queste persone lo fanno… al telefono!

 

 

Potete anche non crederci ma la stragrande maggioranza di questa gente NON usa nemmeno un telefono cifrante. Parla di corruzioni e altre cose inconfessabili usando un normale telefono GSM (facilmente intercettabile dalla polizia) e non usa più il vecchio TACS (intercettabile da chiunque con un altro TACS modificato) solo perchè non è più supportato dalle aziende dei telefoni.

 

 

Anni fa, prima dell’avvento dei cellulari, mentre ero al largo di Ravenna con alcuni amici, mi è persino capitato di intercettare involontariamente una “interessante” discussione di questo tipo che avveniva sui canali radio usati dai naviganti, notoriamente ricevibili (in chiaro) da tutte le altre imbarcazioni.

 

 

Risulta quindi incomprensibile come mai vengano pubblicati dai giornali soltanto un paio di intercettazioni imbarazzanti alla settimana, tra i milioni che sicuramente sono disponibili.

 

 

Il resto del mondo, ovviamente, usa dei telefoni cifranti o, molto più semplicemente, usa la posta elettronica cifrata. Visitate http://www.mozilla.com/ , installatevi Thunderbird ed Enigmail (che richiede GNU Privacy Guard) e potrete capire di cosa stiamo parlando.

 

 

I Sistemi di Instant Messagging

I sistemi di messaggistica istantanea sono l’equivalente degli SMS su Internet. I ragazzini (10 – 14 anni) li usano intensivamente per comunicare. Sono gratuiti, permettono di scambiare qualunque cosa e persino di chattare in tempo reale. Dato che spesso si lavora da un computer (negli uffici, a scuola ma anche nelle sedi di partito), non ha senso usare altro. Li si scrive da una comoda tastiera QWERTY (o Dvorak) e li si legge su un comodo TFT da 17 pollici.

 

 

Politici, sindacalisti e manager, quando va grassa, usano invece gli SMS . Costano dei soldi (10 centesimi al pezzo), devono essere scritti su una minuscola tastiera col T9 e letti su un display da un pollice di diagonale. Insomma, aggiungono il necessario “pathos” alla comunicazione. Le compagnie telefoniche sentitamente ringraziano.

 

 

Visitate http://www.jabber.org/ e createvi una utenza. Provatela con gli amici e capirete di cosa stiamo parlando.

 

 

Twitter ed il Microblogging

Politici, sindacalisti e manager viaggiano spesso in treno ed in aereo con lo scopo di incontrare altre persone. Naturalmente, deve essere la segretaria a contattare queste persone ed a organizzare gli incontri.

 

 

Quelli che, come voi ed io, non hanno la sgretaria, si limitano ad inviare un SMS a Twitter, sapendo che i loro amici e colleghi (che vivono anch’essi nel XXI secolo) avranno sottoscritto il loro microblog e riceveranno quindi l’SMS con le notizie del caso. OK, è un servizio che viene addebitato sulla SIM card del mittente ma… volete mettere?

 

 

Non avete capito di cosa sto parlando? Visitate http://www.twitter.com/ o date un’occhiata a TwitterVision (http://twittervision.com/).

 

 

Gli SMS e gli MMS

Spedire SMS dal telefonino è antieconomico (10 centesimi a SMS, se non ricordo male) e soprattutto scomodo. Esistono però vari servizi che permettono di inviare (e ricevere) SMS via web, come http://www.denali.it/ e http://www.sms.it/ . Sono fantastici per gestire delle “SMS List” simili alle “Mailing List” di Internet. Io stesso li uso abitualmente per liste di non più di 10 persone come per altre di alcune centinaia.

 

 

Inspiegabilmente, qualche partito, qualche sindacato e qualche organizzazione, almeno a livello nazionale, si è accorto che esistono questi servizi e li usa abitualmente per informare la propria “audience” degli avvenimenti più importanti. Probabilmente si è trattato solo di un errore e smetteranno presto.

 

 

Il Google Bombing

Diciamolo: qualunque cosa diciate su un sito web, la probabilità che venga letta è molto bassa. Gli specialisti di SEO hanno inventato molte tecniche per rimediare a questa situazione. Una di queste, il Google Bombing è semplice e innocua, al punto che viene largamente utilizzata da moltissimi movimenti d’opinione.

 

 

Naturalmente, quando i politici (non solo i nostri) hanno scoperto questa tecnica si sono affrettati a presentare una proposta di legge che prevede la galera per chi fa uso di esplosivi su Internet (!).

 

 

No, non sono arrivati a capire la cazzata che hanno detto nemmeno dopo aver letto la spiegazione del termine “Google Bombing” sulla copia cartacea (preparata dalla segretaria) di questa pagina di Wikipedia:

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Googlebombing

 

 

Si sta tentando di organizzare dei corsi di informatizzazione di base per i parlamentari in vari paesi del mondo ma non sembra che ci siano speranze a breve termine…

 

 

YouTube e Flickr

Se tenete una lezione, un comizio od una presentazione di fronte a, diciamo, 300 persone, la vedono 280 persone (20 dormono o parlano al cellulare). Se la registrate con una telecamera e la mettete su YouTube, la vedono migliaia, o persino milioni di persone, ed a voi non costa nulla. Sarà per questo che ormai tutti usano YouTube (o Flickr per le foto) per documentare e far conoscere quasi qualunque evento, dalla Prima Comunione al seminario aziendale.

 

 

Tutti, tranne politici, sindacalisti e manager… Queste persone devono per forza scassare gli Zebedei al povero Vespa su RAI 1.

 

 

Visitate http://ww.youtube.com/ o http://flickr.com/ per capire di cosa stiamo parlando (o cercate su Wikipedia, se non capite l’ingese). In particolare, provate a quardare questi video:

 

 

Castaspell

 

 

Sono estratti da lezioni/spettacolo tenute dal personale di Castaspell, un’azienda di Bologna che fa formazione d’impresa.

 

 

Il Marketing Virale

Il Marketing virale consiste nel far circolare su Internet e sui telefoni cellulari foto, testi e brevi filmati che hanno lo scopo di divertire/incuriosire lo spettatore/lettore e spingerlo a far circolare la notizia. Si tratta di un mezzo di pubblicità già molto sfruttato per le sue doti di economicità e di efficacia comunicativa. Ad esempio, è stato usato di recente per la pubblicità del film Cloverfield:

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=UfKqIMX8nMM

 

 

Viene usato da molte piccole associazioni, come ha fatto No1984 per opporsi al Trusted Computing:

 

 

Filmato sul Trusted Computing

 

 

Naturalmente, di partiti politici e sindacati non si sente proprio parlare in questo settore. Questa gente continua tranquillamente a tappezzare le città di manifesti cartacei (20 o 30 euro al pezzo).

 

 

Workgroup

Il lavoro dei partiti e dei sindacati, come quello di molte aziende, si svolge grazie a piccoli gruppi di persone, separati spesso da grandi distanze geografiche. L’ambiente ideale per sistemi di sviluppo collaborativo come eGrupWare (http://www.egroupware.org).

 

 

Ma, naturalmente, nessuna di queste persone sembra avere quel minimo di preparazione sul Project Management e sul lavoro di gruppo che sono necessarie per capire a cosa servono questi strumenti e come si usano. Per non parlare delle (banali) competenze informatiche necessarie.

 

 

D’altra parte, non c’è da stupirsi: se fosse gente i grado di agire come direttore dei lavori in un cantiere o di sopravvedere alla realizzazione di un libro tecnico o di un sito web, non cercherebbe di rubare uno stipendio in un altro modo.

 

 

Per capire quanto sia inavvicinabile il mostro di complessità di cui questa gente ha paura, provate a visitare http://www.egroupware.org/ e provate il loro demo.

 

 

Flash Games

L’uso di videogiochi in tecnologia Flash, giocabili online, nel browser web, è molto diffuso sia tra le aziende come Disney, che tra i siti di “hactivism” come MolleIndustria (ora oscurato). Le elezioni USA sono caratterizzate da un uso intenso e spietato di queste “parodie giocabili” della politica americana.

 

 

In Italia, naturalmente no. Noi siamo gente seria. Così seria che, appunto, oscuriamo i siti di chi ci prova:

 

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Molleindustria

 

 

Un’altro dei molti segni del reale senso del progresso della classe politica…

 

 

Open Source

Per creare un sito web basta noleggiare un server da http://dreamhost.com/ (da 5 a 10US$ al mese) dotato di Linux, Apache e PHP ed installare il CMS che vi pare (Drupal, WordPress, etc.) con una pressione di un pulsante. Si tratta di software gratuito. Lo si può installare gratis anche su un server che avete in azienda. Si tratta anche del software più diffuso e più semplice da usare per queste applicazioni.

 

 

Naturalmente, larga parte dei siti di aziende, organizzazioni, sindacati e partiti gira su… Microsoft Windows (uno qualunque) e Internet Information Server con l’interprete ASP. Costa dei soldi, non si sa cosa veramente faccia (è a codice chiuso), è notoriamente pieno di bachi e fa tribolare i programmatori (Visual Basic…). Cosa si può chiedere di più alla vita?

 

 

Semplice: si può tenere software commerciale (= costoso) e chiuso (= inaffidabile) anche sul desktop e, ultimo grido della moda, anche sullo smartphone.

 

 

Conclusioni

Si estingueranno dunque i politici, i manager ed i sindacalisti, così come hanno fatto i dinosauri? No: i dinosauri non avevano ancora inventato la Democrazia e quindi non avevano modo di scaricare la responsabilità dei propri fallimenti sui loro elettori.

 

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

 

 

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