Altruismo, Sviluppo Open Source e Citizen Journalism

Sono appena tornato da Strati di Cultura, l’evento organizzato dal Ravenna LUG in occasione dell’inaugurazione della nuova sede e, in contemporanea, dei 50 anni di ARCI a Ravenna. Il talk show a cui ho partecipato è stato piuttosto interessante. Lo potrete vedere a breve in rete come file MPEG4 o qualcosa di simile. In questa occasione, mi sono reso conto che esiste un equivoco di fondo sulla natura delle attività di volontariato che hanno luogo in Rete. Provo a spiegare la questione qui di seguito.

 

Il mistero evolutivo dell’altruismo

Probabilmente ne avete avuto il sospetto anche voi: non esiste una vera spiegazione scientifica al fenomeno dell’altruismo. Da un punto di vista tecnico, fare qualcosa per gli altri, fosse anche per l’intera società, è una azione irrazionale. L’Uomo, infatti, non è nato per “inseguire virtute e conoscenza” ma per sopravvivere e riprodursi. Come qualunque altro essere vivente, noi tutti siamo sono dei veicoli usati dai nostri geni per trasportare sé stessi da una generazione all’altra (vedi: “Il gene egoista” di Richard Dawkins). Come tali, siamo esseri sostanzialmente competitivi. La collaborazione e l’altruismo, quando esistono, sono interessanti eccezioni che richiedono una spiegazione.

 

Questo aspetto della nostra natura diventa particolarmente evidente se si studia un po’ di teoria dei giochi o si prova a giocare al “dilemma del prigioniero”.

 

Nel corso degli anni, si è tentato di spiegare il fenomeno dell’altruismo in vari modi ma, alla fine, sono sopravvissute solo tre spiegazioni plausibili, valide in casi diversi tra loro:

  1. L’esistenza di un interesse personale dei nostri geni, non sempre evidente.

  2. L’esigenza di costringere l’individuo alle necessità del gruppo.

  3. La trasmissione delle idee.

 

 

La zia e le formiche

Che cos’hanno in comune una zia senza figli e le formiche? Il fatto di non avere figli propri. Come dovreste sapere, le formiche sono tutte sorelle e sono tutte sterili. L’unico esemplare fertile è la loro madre, cioè la regina. In questa situazione le formiche possono scegliere tra queste due strategie di vita:

  1. Farsi i loro interessi personali. In questo caso, alla loro morte, non rimarrà più nessuna traccia di loro.

  2. Prendersi cura della regina (la loro madre) e delle nuove formiche che essa produce (le loro sorelle). In questo secondo caso, in ognuna delle sorelle minori che aiuteranno a sopravvivere, sopravviverà il 25% del loro genoma (se avete dubbi sulla percentuale, ripassatevi Mendel).

Indovinate un po’ quale di queste due strategie sarà selezionata dall’evoluzione e si tramanderà di generazione in generazione.

 

Le zie senza figli vivono una situazione analoga. Se si fanno puramente i loro interessi, alla loro morte non resterà nulla di loro (almeno a livello genetico). Se decidono di prendersi cura dei loro nipoti, in ognuno di essi sopravviverà il 25% del loro stesso genoma. Questo è uno dei motivi per cui le zie sono affettuose e premurose nei confronti dei nipoti (non solo e non sempre, come vedremo).

 

In questi casi, esiste un interesse personale dei nostri geni nello sviluppare un comportamento altruistico. Casi come questi non sono rari in natura.

 

Altruismo e compassione (“patire con”)

Se avete fatto il militare, di sicuro sapete che nessuno vi aiuterà se non dimostrate di essere più che disposti ad aiutare gli altri nello stesso modo. In una camerata di giovani, pari tra loro, questa è LA regola di fondo dell’intero sistema. La democrazia, le gerarchie e altre questioni filosofiche vengono molto dopo.

 

Inutile dire che se siete “naturalmente portati” a provare “compassione” per le tribolazioni degli altri e ad aiutarli, tutto quanto diventa molto più semplice. Voi farete meno fatica ad aiutare il vostro commilitone a curarsi l’unghia incarnita dell’alluce e tutti quanti cominceranno presto a considerarvi una risorsa importante per la loro sopravvivenza e la qualità della loro vita. Prendersela con voi potrebbe non essere più così facile in futuro: i vostri commilitoni, infatti, potrebbero prendere le difese della loro risorsa, cioè voi. Voi, da parte vostra, farete la stessa cosa nei confronti di chi rappresenta una risorsa utile per voi stessi.

 

In questo caso, l’evoluzione finirà per selezionare le persone che sanno prendersi cura degli altri e quelle che sanno “patire con” gli altri. Con il tempo, questo meccanismo porterà a veri capolavori di altruismo, come l’eroismo.

 

Uno dei possibili “prodotti” di questo meccanismo evolutivo è il cosiddetto “spirito di servizio”, molto apprezzato in area Cristiano/Cattolica. Lo spirito di servizio consiste nel mettersi a disposizione degli altri per creare qualcosa, o per svolgere un servizio, anche se non si condividono le motivazioni che portano a sviluppare quel prodotto od a fornire quel servizio. All’interno degli ordini religiosi, questo meccanismo viene anche inserito sotto l’ombrello della “obbedienza”: “non importa se approvi o se capisci cosa ti chiedo di fare, basta che tu lo faccia”.

 

Come vedremo, lo spirito di servizio non ha diritto di cittadinanza nello sviluppo software e nella creazione di contenuti. Almeno, non ce l’ha nella stragrande maggioranza dei casi.

 

Il volontariato nel software e nei contenuti

Ciò che avviene nel caso dello sviluppo del software open source e nel caso del citizen journalism, non ha niente a che fare con i due meccanismi che abbiamo appena descritto. Lo sviluppatore volontario che lavora su Firefox non è un vostro parente e non ha proprio nulla da guadagnare dal fatto che la vostra vita sia in qualche modo più semplice. Non prova nemmeno pietà per voi che usate MS Internet Explorer (se lo avete scelto, ve lo meritate…).

 

Chi sviluppa software open source o scrive testi per Wikipedia agisce in modo altruistico sulla base di un altro meccanismo: cerca di far arrivare più lontano possibile alcune sue idee per fare in modo che il mondo in cui egli vive diventi un po’ meno sgradevole per lui e per tutti i suoi simili.

 

Quando scrivo una delle mie apologie di Linux e demolisco Windows Vista in modo spietato, lo faccio nella speranza che qualcuno abbandoni Vista e adotti Linux. Meno copie di Vista, e più copie di Linux, ci sono in giro e meno io devo diventare scemo a far funzionare i Windows Vista degli amici e più driver per Linux posso sperare di trovare sul mercato. In altri termini, sto coltivando il mio interesse personale. Più in generale, se riesco a diffondere la mia visione del mondo, ho più probabilità di poter vivere nel mondo in cui io vorrei vivere. Questo avviene anche con il codice. Se scrivo una alternativa a MS Access e riesco ad interessare al progetto altri utenti ed altri sviluppatori, forse riesco a liberarmi dei problemi di licenza e dei problemi tecnici legati a MS Access.

 

Questo è il meccanismo di fondo dello sviluppo di codice open source e della stesura di testi del citizen journalism: la diffusione di idee che l’autore ritiene utili alla sua causa (ed a quella della “società” o “della comunità” a cui appartiene).

 

Questo, ovviamente, non vuol dire che gli sviluppatori open source o i citizen journalist agiscano in malafede, cercando di manipolare le altre persone e di utilizzarle ai propri fini personali. Almeno, questo non è ciò che avviene nella stragrande maggioranza dei casi. Ciò che fanno i programmatori del mondo open source ed i citizen journalist è semplicemente cercare di promuovere idee in cui credono. Ma credono in quelle idee perché credono che renderebbero la vita migliore per tutti e, in primo luogo, per loro stessi. Non lavorerebbero mai gratis su una cosa che ritengono sbagliata o della quale non sono convinti.

 

Se non ci credete, provate a convincere un programmatore a sviluppare gratis una cosa in cui non crede o provate a convincere un citizen journalist a scrivere degli articoli su qualcosa che non condivide.

 

Questo meccanismo è ciò che si trova alla base della memetica, una disciplina che sarebbe meglio conoscere.

 

Conclusioni: non per pietà ma per il progresso

In altri termini, chi sviluppa codice gratuitamente, lo fa per diffondere un modo di concepire il software che sia sano, responsabile e moderno. Chi scrive articoli gratuitamente, lo fa per diffondere idee sane, responsabili e moderne. Non si fanno queste cose per puro “spirito di servizio” o per pietà. Lo si fa nel tentativo di far progredire il mondo, lo stesso mondo in cui vivono gli altri ed in cui viviamo noi stessi.

 

Quando si pensa alla Rete, a Wikipedia, a Linux ed a OpenOffice, bisognerebbe tenere presente questo aspetto. Nessuno di questi volontari è lì solo per servire gli altri (“per spirito di servizio”). Nessuno di loro è disposto a lavorare gratis per qualcosa in cui non crede. Ognuno di loro sta lavorando insieme agli altri per creare un mondo migliore, utile a tutti, a partire da loro stessi. Per farlo, gratuitamente, ha bisogno di una motivazione personale molto forte. Queste cose andrebbero tenute presente per non trovarsi inavvertitamente a chiedere alla Comunità qualcosa che proprio non può fare.

 

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

 

 

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