Il Sè e la Coscienza

Questo articolo è nato come contributo personale ad una discussione che ha avuto luogo a Luglio 2007 sulla mailing list dell’UAAR di Venezia e che riguardava il rapporto tra Mente e Cervello.

 

Il tono dogmatico delle mie asserzioni, quasi arrogante, è dovuto al fatto che ho avuto solo il tempo di scrivere l’indispensabile, senza poter “addomesticare” il testo. Abbiate pazienza…

 

Potete approfondire l’argomento su questi testi:

 

Il Cervello e il Mondo Interno (The Brain and The Inner World)

di Oliver Turnubull e Mark Solmes

Raffaello Cortina Editore 2004

Collana : Scienza e idee

Pagine: 390

Prezzo : € 29,80

 

 

La macchina dei memi

Susan Blackmore

Instar Libri – 2007

ISBN 8846100433

Euro 18,60 a Luglio 2007

 

 

Di cosa stiamo parlando

Stiamo parlando di questi due “oggetti filosofici” strettamente correlati tra loro:

  1. Il nostro senso di identità personale, cioè quella cosa che ci fa dire che siamo le stesse persone di dieci anni fa, che siamo la persona che ha certe convinzioni, che ha detto certe cose, che ha fatto altre cose, etc. Questa cosa si chiama “sè” o “io”. L’io è anche il referente di ogni nostro attributo (simpatico, burbero, alto, basso, etc.) e di ogni nostra proprietà (la mia auto, il mio cavallo, etc.).

  2. La nostra coscienza di esistere, cioè quella cosa che ci permette di capire che se qualcosa va male durante un sorpasso, domani non ci sarà più un “io” a dolersene.

 

Il modello classico dell’Io e della coscienza

Si dai tempi dei filosofi greci (3500 anni fa) si è sempre ipotizzato che il nostro io fosse una entità cosciente che siedeva dietro i nostro occhi e guardava il mondo attraverso di essi, una specie di “homunculus”.

 

 

La moderna neurologia ha migliorato di molto la comprensione di questo “fenomeno” ma non ha spostato in modo significativo il perno del problema. Grazie alle tecniche di brain imaging (NMR-imaging, TAC e roba simile), siamo riusciti a capire che alcune funzionalità di alto livello, come il linguaggio, possono essere localizate in aree particolari del cervello (Broca e Wernicke). Questo vale anche per il sé, che si tende a localizzare da qualche parte nei lobi frontali, o per le emozioni, che vengono localizzate da qualche parte nell’ipotalamo o in altre strutture interne del cervello.

 

 

Il problema è che, anche cambiando nome all’homunculus, si continua a cercare il posto dove esso siede. Anche quando si ammette che non esiste un singolo homunculus, si continua a cercarne i vari pezzi all’interno del cervello.

 

 

Questo è fuorviante. Una interpretazione più utile dei fenomeni dell’io e della coscienza ci viene da alcuni recenti sviluppi delle neuroscienze che sono ben descritti da Turnbull e Solmes nel loro “Il cervello e il mondo interno”.

 

 

A questi occorre aggiungere una certa dose di memetica. Il libro di Susan Blackmore “La macchina dei memi” rappresenta forse la migliore interpretazione della memetica che sia utile ai nostri fini.

 

 

Hardware e Software, Mente e Cervello

Chiariamo subito che la mente può essere considerata, a tutti i fini pratici il software del nostro cervello. Si tratta quindi di una somma di dati (memoria) e algorimi (comportamenti) che dà origine ad un oggetto astratto e molto complesso, formato essenzialmente da “informazioni”.

 

 

Così come hardware e software non hanno il benchè minimo problema a comunicare tra loro, così non hanno nessun problema a comunicare tra loro mente e cervello. Non siamo quindi di fronte al classico “dualismo cartesiano”.

 

 

Il sé e la coscienza di MS Windows

Qualunque sistema operativo attuale, da MS Windows aLinux, a MacOS X a Sunsoft Solaris, a BSD, è un oggetto estremamente complesso che svolge migliaia di funzioni, molte delle quali in parallelo e molte delle quali invisibili agli utenti.

 

 

Nonostante questo, Windows non ha la benchè minima idea di essere Windows. Meno che mai, ha coscienza di essere una particolare sessione di una particolare installazione di MS Windows e di essere installato su una particolare macchina ospite. Al massimo, ha una routine o due che “rispondono” con la stringa di testo “MS Windows”, o con un nome personale come “Web_Server_4”, quando vengono invocate, in modo da permettere agli altri PC di una rete di sapere “con chi stanno parlando”. Meno che mai, Windows si rende conto che se qualcuno inciampa nel cavo di alimentazione della macchina, quella particolare sessione di quella particolare installazione di Windows è persa per sempre. Dopo il reboot, avremo a che fare con un nuovo Windows che ha una memoria solo parziale di ciò che è successo prima (avrà memoria solo di ciò che è stato scritto sul disco fisso).

 

 

La nostra Matrix personale (o SecondLife)

Ma un sistema operativo può ospitare un programma di simulazione. Questo programma di simulazione può simulare il nostro universo fisico ed il nostro ambiente sociale, come avviene già adesso (in maniera alquanto rozza) con SecondLife ed altri universi virtuali dello stesso genere.

 

 

Questo programma di simulazione può essere messo in relazione con il mondo esterno usando appositi sensori e può agire sul mondo esterno usando appositi attuatori. Ad esempio, Flight Simulator di MS può raccogliere i dati atmosferici dalle stesse fonti usate dalle torri di controllo degli aeroporti ed usare queste informazioni per simulare il tempo esterno all’interno del suo mondo simulato. Se Flight Simulator avesse accesso ai comandi di un aereo vero, potrebbe tranquillamente pilotarlo da Roma a San Francisco esattamente come fa un piota umano.

 

 

Questa è esattamente la tecnologia usata per pilotare i famosi UAV (Unmanned Aircraft Vehicle): si raccolgono informazioni sul mondo esterno con appositi senspori (telecamere, radar, sensori atmosferici, etc.) e si simula il mondo esterno all’interno del computer dell’UAV. L’UAV fa i suoi “ragionamenti” usando questo modello interno. Quando ha verificato che quello che “vuole” (o “deve”) fare può essere fatto, manda gli impulsi necessari alle superfici di controllo del veicolo.

 

 

Questo è anche il modo in cui funziona la mente umana. Noi non possiamo avere nessuna esperienza diretta del mondo esterno. Di esso possiamo sapere solo ciò che ci raccontano i nostri sensi (occhi, orecchie, mani, palato, etc.). Di fatto, non possiamo nemmeno sapere se il mondo là fuori esiste veramente o meno (Vedi “Simulism”). Tutto quello che possiamo fare è raccogliere queste informazioni sul mondo esterno, costruire un modello di quel mondo dentro la nostra testa (usando una specie di simulatore), fare i nostri ragionamenti (cioè le nostre previsioni o le nostre simulazioni) sul nostro modello e, quando decidiamo di agire, trasmettere i comandi necessari ai nostri attuatori (mani, piedi, lingua, etc.).

 

 

Dentro questa nostra Matrix personale non viene simulato solo il mondo fisico (strade da percorre in auto, clima, mobili della stanza etc.) ma anche il nostro mondo sociale (i nostri genitori, il nostro coniuge, i nostri figli, gli amici, i parenti, i conoscenti, i colleghi ed i nemici).

 

 

Ogni nostro “ragionamento” è una simulazione che viene effettuata su questo simulatore, sui suoi oggetti e sui suoi avatar (i “pupazzi” che usiamo per rappresentare le persone). Ogni nostra simulazione è sicura: possiamo simulare cosa avverrebbe se andassimo a sbattere con l’auto contro un muro senza richiare di ammazzarci. Possiamo simulare cosa avverrebe se ci “dichiarassimo” alla profe di francese senza rischiare di perdere la faccia. Possiamo usare queste simulazioni per immaginare cosa accadrebbe, prima di fare le cose nella realtà. Questa è l’immaginazione.

 

 

Il nostro Avatar personale

Dentro la nostra Matrix personale, c’è anche un modello di noi stessi, il nostro avatar personale. Questo avatar è stato costruito nel corso degli anni attribuendo ad uno dei vari puppazzetti del nostro modello tutte quelle caratteristiche che sappiamo appartenere a noi: lui è colui che possiede la nostra macchina, lui è colui che ha detto le cose che noi abbiamo detto, lui è colui che ha fatto le cose che noi abbiamo fatto.

 

 

Questo avatar è il nostro io. Nient’altro lo è.

 

 

Il senso di indentità personale

Quando noi pensiamo a noi stessi, in realtà stiamo pensando a questo avatar ed a tutte le cose che, nel corso degli anni gli abbiamo attribuito. Ci identifichiamo con esso all’interno della nostra Matrix.

 

 

I nostri lobi frontali, l’area di Wernicke, quella di Broca e l’Ipotalamo non sono in grado di maturare la coscienza comune di essere qualcosa di unitario. Sono semplicemente dei dispositivi che svolgono il loro lavoro, non molto diversi dai vari driver e dai vari programmi che compongono MS Windows. Questi oggetti si limitano a far coincidere il concetto di “io” con quell’avatar.

 

 

La coscienza

Nello stesso modo, nessuno dei nostri componenti hardware è più cosciente di esistere di quanto lo sia un disco fisso. Il concetto stesso di “esistenza in vita” e di “coscienza di esistere” è applicabile solo a quell’avatar. Più esattamente, questi sono due dei suoi attributi. Gli vengono attribuiti dal sistema che genera il modello, esattamente come l’attributo di “possedere la nostra auto” o “avere i capelli del nostro colore”.

 

 

L’Anima Immortale ed il Mind Uploading

A differenza di un computer, il nostro cervello non ha il disco fisso. Non può “salvare lo stato del sistema su disco”. Tutte le informazioni e gli algoritmi che compongono il nostro software vivono in un memoria che è tecnicamente equivalente alla RAM dei PC: se si toglie l’alimentazione (l’ossigeno), questa memoria perde le sue informazioni. Se anche si sopravvive a questo “reboot”, ciò che troviamo dall’altra parte di questa esperienza è un sistema che non ha più memoria di ciò che è stato prima. Si deve reimparare a mangiare, a respirare, a camminare, etc.

 

 

Se fosse possibile salvare lo stato della nostra mente su disco fisso (o su DVD), la morte non esisterebbe. Si farebbe un banale backup&restore, esattamente come con il software ed i dati di un PC. Si potrebbe anche trasferire la mente da un corpo all’altro, esattamente come quando si sposta il materiale da un PC all’altro. Si potrebbero anche ottenere più copie della stessa mente (della stessa persona).

 

 

Se il nostro cervello avesse il disco fisso, l’anima sarebbe immortale. Non lo è soltanto per un limite tecnico (una delle molte dimostrazioni lampanti che il nostro corpo NON è il risultato di un “intelligent design”).

 

 

Noi, Vettori di Memi, ed i Memi Immortali

Ma noi siamo anche vettori di memi (idee, in buona sostanza). Cerchiamo memi, li adottiamo, li facciamo crescere, li coltiviamo, li curiamo e li diffondiamo nell’ambiente circostante.

 

 

Questi memi non dipendono da noi per sopravvivere. Questi memi possono essere salvati su un supporto permanente (disco fisso, carta, lapidi di pietra, edifici, tecnologie, poemi, etc.). Questi memi possono essere trasferiti in una nuova mente ospite (scuola) e possono essere clonati. Questo memi sono immortali.

 

 

Gran parte di ciò che noi siamo per gli altri è rappresentato dai memi che decidiamo di ospitare. Questi memi possono essere salvati su disco e trasmessi ai posteri.

 

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

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