Monsignor Bagnasco, l’Etica e la Religione

 

Il recente intervento del nuovo presidente della CEI, Monsignor Bagnasco sui DICO, ci fornisce l’occasione per una analisi dei metodi usati dalla Chiesa Cattolica per stabilire quali siano i criteri etici che, secondo la Dottrina Cattolica, ogni Buon Cristiano deve rispettare (non importa come egli la pensi, personalmente, sullo specifico argomento).

L’intervento di Monsignor Bagnasco

Cominciamo dai nudi fatti. Sua Eminenza Monsignor Angelo Bagnasco, il nuovo presidente della CEI, ha colto l’occasione del suo discorso di insediamento (Città del Vaticano, 30 Marzo 2007) per fare le seguenti affermazioni:

«Quando si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana, non vi è più un criterio per valutare il bene e il male – spiega Bagnasco – Quando il criterio dominante è l’opinione pubblica o le maggioranze vestite di democrazia – che possono diventare antidemocratiche o violente – allora è difficile dire dei “no”».

Ed ancora:

«Perché dire di no all’incesto, come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene?. Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? Bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali».

(Da Corriere della Sera del 31 Marzo 2007. Vedi anche Repubblica.it)

Insomma, secondo Monsignor Bagnasco non ci può essere etica senza Dio.

Potete leggere la versione integrale, e senza commenti, dell’intervento di Monsignor Bagnasco sul sito “Passi nel Deserto”. Nel caso non trovaste la pagina, contattatemi. Ne conservo una copia sul disco per ogni evenienza.

Prima di proseguire, devo far rilevare che probabilmente Monsignor Bagnasco si è sbagliato sull’identità di questa coppia di fratelli. L’unica coppia di fratelli che stia vivendo un rapporto incestuoso, e che sia assunta all’onore delle cronache, è quella formata da Patrick e Susan Stübing, che vivono a Leipzig (Lipsia), in Germania. Ne ha parlato, ad esempio, L’independent del 26 Febbraio 2007. Non si ha notizia (dai giornali e dagli organi di stampa) di casi simili in Inghilterra.

Il concetto di Etica (Morale) nelle civiltà Occidentali odierne

Se provate a leggere la voce “Etica” di Wikipedia, troverete una definzione come questa:

“L’etica (il termine deriva dal greco έθος, ossia “condotta“, “carattere“, “consuetudine”) è quella branca della filosofia che studia i fondamenti di ciò che viene vissuto come buono, giusto o moralmente corretto, in contrapposizione a ciò che è male, o è sbagliato. Si può anche definire l’etica come la ricerca di una gestione adeguata della libertà.”

In realtà, è piuttosto ovvio che l’etica è qualcosa di molto più semplice e di molto più concreto, almeno per noi, che viviamo in Occidente nel XXI secolo. In particolare, l’Etica è quella branca della filosofia e della tecnica giuridica che cerca di stabilire cosa sia lecito fare nella vita senza arrecare un danno, più o meno rilevante, ad altre persone (o ad altri esseri viventi).

Dovrebbe essere piuttosto ovvio, infatti, che se non viene arrecato danno a nessuno, in nessun modo, l’etica non può essere tirata in ballo. Per esempio: su quale base logica si può proibire ad una persona di lanciare un sasso in mare? Cosa cambia, a causa di questo gesto, per uno qualunque degli individui che compongono il genere umano o per uno qualunque degli esseri viventi che popolano questo pianeta? Cosa c’entra l’etica con questo gesto?

In modo più sottile, l’etica cerca di stabilire cosa sia legittimo fare arrecando un danno socialmente accettabile ad uno qualunque degli altri esseri umani o esseri viventi del pianeta. “Socialmente accettabile” può voler dire varie cose, da “il minore possibile” a “inevitabile” a “sopportabile” a “compatibile con i vantaggi sociali che ne derivano” e via dicendo.

Questo sottile (e pericoloso) distinguo si rende necessario, in particolare, per consentire all’Uomo di nutrirsi. Se si stabilisse il principio che non è mai accettabile fare danno a nessuno, animali e piante compresi, saremmo tutti condannati alla morte per fame (insieme a qualunque altro animale del pianeta). In un certo senso, il “male” è intrinseco alla nostra natura di animali onnivori, come lo è per molte altre specie viventi.

In modo più pratico, questo distinguo si rende necessario anche per consentire il normale svolgimento delle attività economiche nelle quali, per definizione, c’è sempre qualcuno che, in una certa misura, “perde” qualcosa. In particolare, se qualcuno deve potersi appropriare di un “valore aggiunto”, come è previsto dal sistema capitalista, ci deve esser qualcuno che viene privato di un corrispondente “valore tolto”. Le attività economiche e commerciali vengono ritenute accettabili perchè, nel complesso, ogni individuo tende istintivamente a raggiungere un equilibrio negli scambi con gli altri.

In tutti casi, l’etica normativa poggia su due pilastri: la definizione di una serie di diritti che viene riconosciuta ad ogni individuo (o ad ogni essere vivente) ed una serie di regole che stabiliscono come trattare con le altre persone, e/o gli altri esseri viventi, direttamente od indirettamente, rispettando questi diritti.

Di conseguenza, per parlare di etica, devono esistere due o più persone ed una transazione, diretta od indiretta, tra queste persone. Più in dettaglio, si deve trattare di una transazione che comporti il trasferimento di qualche forma di potere (libertà personale, soldi, potere decisionale, etc.).

Se ci troviamo di fronte ad una sola persona, come nel caso della masturbazione, è veramente difficile parlare di etica, a meno di non sostenere che una persona non ha il diritto di agire liberamente sul proprio corpo nella misura in cui non coinvolge direttamente o indirettamente gli altri. Questa ultima parte della frase è importante perchè spiega per quale motivo il consumo di droga non sia normalmente considerato accettabile: crea problemi (molto seri) alle persone che vivono attorno all’individuo che si droga ed alla intera società in cui egli vive. Nello stesso modo, questo “cavillo” spiega per quale motivo il suicidio non sia considerato accettabile: sottrae la persona all’affetto dei suoi cari.

Se ci troviamo di fronte a più persone, e non c’è trasferimento di poteri, è altrettanto difficile tirare in ballo l’etica. Questo è il caso, ad esempio, di una semplice conversazione o di uno scambio di indirizzi.

Di conseguenza, nessuna società contemporanea è disposta a prendere seriamente in considerazione una ipotesi di “crimine” dove non sia prevista la figura della “vittima”. Come si dice in tribunale, senza morto non c’è delitto.

Gli aspetti tecnici dell’Incesto tra fratelli

Nel caso dell’incesto denunciato da Monsignor Bagnasco ci troviamo di fronte a questa situazione:

  1. Due persone, adulte, in possesso delle loro facoltà mentali, senza obbligo alcuno, decidono di fare sesso e vivere insieme. Non c’è nessun trasferimento di potere. Nessuno dei due viene “danneggiato” in alcun modo (anzi: sarebbe danneggiato se gli venisse impedito di fare questo).

  2. Da queste due persone nascono alcuni figli, del tutto normali. La consaguineità dei genitori non ha, evidentemente, avuto alcun effetto sulla prole (in questo come in qualunque altro caso, per inciso).

  3. Questi figli vengono cresciuti amorevolmente quanto i figli di quasi tutte le altre coppie esistenti. Certamente, questi figli vengono cresciuti molto meglio dei figli di non poche coppie che, per loro sfortuna, non sono state baciate dal dono dell’equilibrio.

  4. Nessuno viene tradito o danneggiato da queste persone.

Qual’è dunque la “vittima” di questo “crimine”?

In questo specifico caso (scelto da Monsignor Bagnasco per il suo esempio), non c’è il “morto”. Tuttavia, sempre secondo Monsignor Bagnasco c’è ugualmente il “delitto”. Come mai?

Il Dio vittima

L’unica vittima ipotizzabile di questo “reato” è ovviamente Dio. Più in dettaglio, la vittima di questo reato è un Dio che non vede rispettata una sua legge, una legge che peraltro non ha altro fondamento logico che la sua personale volontà. Il reato ipotizzabile può essere quindi la violazione di una legge divina o, indirettamente, il reato di lesa maestà. In ogni caso, non c’è proprio nessun’altro che possa agire da vittima in questa scena, a parte Dio.

L’Etica Religiosa

In questo consiste appunto il peccato secondo tutte le religioni del mondo: la violazione di una regola divina (il volere di un Dio) e, di conseguenza, lo sfregio messo in atto nei confronti del Dio stesso. Si tratta, sostanzialmente, di un reato di insubordinazione: la volontà dell’individuo viene anteposta a quella del Dio.

Di conseguenza, in questo consiste l’etica religiosa (o “morale”): un meccanismo attraverso il quale si stabilisce cosa sia legittimo fare senza arrecare offesa al Dio. L’Uomo, in questo discorso, entra solo se, quanto e quando il Dio decide che debba essere tenuto in conto.

Società autoritaria

Questo meccanismo implica inevitabilmente che si accetti una struttura della società che non è più basata sui diritti individuali ma è invece basata sull’autorità. Se alcune cose non si possono fare (o si devono fare) solo per rispetto dell’autorità di un Dio, coloro che si trovano, per un motivo o per l’altro, tra noi ed il Dio dovranno essere ugualmente rispettate. Nello stesso modo, dovranno essere rispettate le persone che vengono da essi delegate a svolgere un compito qualunque. In altri termini, se si riconosce l’autorità (cioè il potere) di un solo ente (umano o soprannaturale), allora si dovrà sopportare il peso dell’intera gerarchia che a quell’ente farà riferimento. All’interno di questa gerarchia, il solo principio valido nel regolare l’interazione tra le parti sarà la posizione nella scala gerarchica. Questa si chiama “società autoritaria”. È la stessa struttura che hanno abitualmente gli eserciti e gli stati dittatoriali. Non a caso, la Chiesa non si descrive certo come una democrazia.

Il problema delle Realtà e quello della Pertinenza

A questo punto, si pongono due problemi: questo Dio permaloso esiste veramente? E, ammesso che esista, a noi ce ne deve fregare qualcosa?

Alla prima domanda, dà una risposta chiarissima la Chiesa Cattolica dicendo, in svariati documenti ed in ogni occasione, che non si può pretendere una dimostrazione dell’esistenza di Dio. Anzi: è il Fedele che deve dare dimostrazione di credere nella esistenza di Dio. In altri termini, la Chiesa Cattolica ammette candidamente di non essere in grado di dimostrare l’esistenza di questo Dio di cui noi ci dovremmo preoccupare.

Anche la risposta alla seconda domanda viene data direttamente dalla Chiesa, in mille occasioni ed in mille testi diversi: se non si rispettano queste regole divine, si verrà puniti dal Dio in persona per questo affronto. In altri termini, dovremmo preoccuparci di questo Dio (di cui nessuno può dimostrare l’esistenza) perchè diversamente questo Dio si arrabbia e ci punisce.

Che succede se un certo individuo decide che questo Dio non esiste e decide, di conseguenza, di fregarsene delle sue regole?

Succede che la Chiesa, nella sua istanza corporea e secolare, si prende la briga di punirlo al posto di Dio. Si può andare dalla scomunica (ancora possibile) alla pena di morte per impiccagione (abolita solo nel 1969 dallo Stato del Vaticano) o al rogo (praticato dalla Chiesa Cattolica per alcuni secoli, tra il 1200 ed il 1500).

In altri termini, che il Dio esista o meno, e che decida o meno di far valere le sue ragioni in prima persona, è irrilevante: ciò che conta è la posizione dei suoi seguaci terreni (la Chiesa Cattolica).

Conclusioni

Se si accetta la posizione di Monsignor Bagnasco su questo punto (L’incesto tra fratelli) si accetta, implicitamente, di far valere una legge dello stato esclusivamente per non offendere il Dio in cui crede una parte della popolazione, senza minimamente preoccuparsi della realtà dei fatti e senza minimamente preoccuparsi di cosa pensi l’altra parte della popolazione. Non vi è infatti nessun’altra ragione a cui appellarsi per imporre questa regola.

Ovviamente, se l’autorità (il potere) di questo Dio viene riconosciuta in questo caso, dovrà esserlo anche in seguito, non importa cosa questo Dio prescriva.

Se in futuro, questo Dio, per bocca dei suoi rappresentanti in Terra, dovesse decidere che è suo desiderio mandare delle truppe in Terra Santa a riprendere qualche reliquia, sarà necessario farlo, non importa quali possano essere le conseguenze.

In una società dotata di armi atomiche, lasciar decidere cosa sia “bene” e cosa sia “male” ad un ente autoritario ed imperscrutabile, che parla solo attraverso dei rappresentanti terreni che, per loro stessa ammissione non sono nemmeno in grado di dimostrare la sua esistenza, non è certo una idea saggia.

Personalmente, mi sentirei molto più sicuro in un mondo dove sono “l’opinione pubblica o le maggioranze vestite di democrazia” a dover decidere dell’etica, anche se queste entità, a volte, “possono diventare antidemocratiche o violente”. Credo anche che sia falso e strumentale sostenere che “Quando si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana, non vi è più un criterio per valutare il bene e il male.” Anzi: credo che sia possibile avere un criterio razionale per valutare il bene e il male solo se prima ci si libera da questi vincoli irrazionali (religiosi).

In questa convinzione sono in buona compagnia:

”Non solo non è vero che senza Dio non può darsi l’etica ma anzi è solo mettendo da parte Dio che si può veramente avere una vita morale.”

Eugenio Lecaldano in

Un’etica senza Dio

Editori Laterza, 2006

ISBN 88-420-8000-4

12 Euro a Marzo 2007

Cedere il controllo dell’etica è come cedere il controllo dell’intero sistema. Se si è così imprudenti da fare una scelta così tragica, può succedere qualunque cosa, dalle crociate ai roghi delle streghe, alle guerre in medio-oriente alla ricerca di inesistenti armi di distruzione di massa.

Nonostante questo, circa 18 milioni di italiani e circa 1 miliardo di fedeli nel mondo colgono ogni occasione per sostenere fervidamente la loro fede in questo Dio, per sostenere l’operato della Chiesa Cattolica e per votare per i partiti che più si avvicinano a queste posizioni.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

 

 

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Comments
2 Responses to “Monsignor Bagnasco, l’Etica e la Religione”
  1. alessandrobottoni ha detto:

    Questa sera ho ricevuto il seguente messaggio da qualcuno che non ha ritenuto opportuno pubblicarlo tra i commenti di questa pagina. Poco male, provvedo io.

    — messaggio originale, 9 Aprile 2007 —-

    Il tuo anticattolicesimo te lo puoi tenere per te!!

    Sei molto bravo a scrivere e a divulgare, ma ti consiglio di occuparti
    d’informatica!

    Che ci stanno a fare articoli d’informatica con questioni religiose?

    Il tuo blog è un minestrone !

    Leggo con piacere i tuoi articoli su informatica e tecnologie ma di
    religione sei IGNORANTE. MI DISPIACE a dire certe cose,

    ma chi ti credi di essere??

    Anche tu un giorno morirai e sarai ridotto a cenere, non ci pensi?

    Di fronte a dio sei una creatura, ricordatelo

    ———– fine —————

    Ah, naturalmente la Polizia di Stato (quella della Repubblica Italiana, non quella del Vaticano) NON si è offerta di fornirmi una scorta come è invece successo dopo le scritte “ingiuriose” apparse sulla porta della Chiesa a Genova e rivolte a Monsignor Bagnasco.

    message

  2. Rossano Casagli ha detto:

    Il solito cattolico temerario pieno di buoni argomenti, si direbbe.

    Li fanno con lo stampino.

    Saluti.

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