Alessandro Bottoni

Maggio 13, 2009

Gli effetti collaterali di Sarkozy

Ormai, questa notizia dovrebbe avervi raggiunto:

“Martedì 12 maggio l’Assemblea Nazionale Francese ha deliberato una norma che prevede dure sanzioni per chi usa programmi “peer to peer”, ossia che permettono di scaricare gratuitamente musica e film dalla rete web, fino a prevedere la sospensione dall’accesso a internet in caso di recidiva.”

“La legge prevede la costituzione di una nuova autorithy con il compito di ammonire i pirati, che verranno privati dell’utenza internet in caso di recidiva. Il soggetto sarà obbligato a continuare a pagare l’abbonamento.”

[Da “Attacco ai diritti in rete” su L'Altro di oggi]

Ne parla, tra gli altri, anche Gaia Bottà di Punto Informatico:

Roma – L’Assemblée Nationale si è espressa, poco più della metà dei parlamentari francesi vuole che la pirateria sia combattuta a suon di avvertimenti e di disconnessioni. Ghigliottine siano.”

[Da: “La dottrina Sarkozy è quasi legge” su PI di oggi]

Ho già spiegato in varie occasioni che queste misure sono completamente inefficaci (sia perchè sono facilissime da aggirare, sia perchè esistono anche altri canali di approvvigionamento, oltre ad Internet). Lo rispiegherò domani in un nuovo articolo su PI che elenca e descrive gli strumenti di evasione che sono già disponibili o che lo saranno tra breve.

In questo articolo, mi concentrerò solo sugli “effetti collaterali” di questa assurda lotta alla “pirateria”.

[Prima di dire delle cazzate, rendetevi conto del fatto che parlo con piena cognizione di causa: seguo questa faccenda da mesi ed ho contatti quotidiani con alcuni parlamentari europei che la seguono sul posto. Ho già scritto decine di articoli su questi temi ed opero come consulente su questi temi per le aziende da anni. So com'è fatto questo mondo, sia visto da davanti che da dietro i firewall.]

Addio alla riservatezza

Il disegno di legge presentato da Sarkozy in Francia ed il famigerato Telecoms Package presentato dalle multinazionali al parlamento europeo hanno, tra gli altri, questo punto in comune: entrambi prevedono la possibilità (anzi: inizialmente si prevedeva l’obbligo) degli ISP di sorvegliare ed analizzare il traffico di rete degli utenti in cerca di tracce di “reato”. Il progetto originale di entrambi i progetti prevedeva addirittura che gli ISP dovessero agire sotto il controllo diretto delle Major.

In altri termini, degli enti privati (e certamente NON super partes) avrebbero avuto il potere di intercettare le comunicazioni degli utenti (e di infliggere delle sanzioni) SENZA dover passare per un giudice.

Questa misura è palesemente anticostituzionale (e folle) ma ha veramente rischiato di essere approvata. Persino nella sua forma attuale, approvata dal Parlamento Europeo e dall’Assemble Nazionale Francese, prevede comunque che le Major e gli ISP possano analizzare il traffico degli utenti per cercare trace di traffico P2P, con il solo vincolo di non agire in combutta.

Quelli che festeggiano queste misure illiberali e fasciste al grido di “Meglio! Così ci sarà più banda libera per gli usi seri della rete!” e cose simili dovrebbero riflettere su un fatto: sarà anche il LORO traffico ad essere sorvegliato in questo modo, da parte di enti privati che agiscono senza nessun controllo da parte delle autorità dello stato.

Addio alla neutralità della rete

Il progetto del Telecoms Package già approvato nei giorni scorsi prevede che gli ISP (Telecom, Vodafone, etc.) possano far passare il traffico a loro gradito e rallentare o bloccare del tutto quello a loro sgradito, sulla base di criteri di selezione che loro stessi stabiliscono e su cui nessuno (nemmeno lo Stato, nemmeno Dio in persona) ha potere di sindacare. La legge fatta approvare a suon di bastonate all’Assemblea Nazionale Francese da Sarkozy implementa questa follia sul territorio francese. L’unico obbligo previsto per i provider è quello di informare gli utenti.

Questo vuol dire che tutti i provider bloccheranno completamente e da subito tutto il traffico P2P, non importa se legale o illegale, al solo scopo di sfruttare meglio le loro risorse di banda e di promuovere la vendita dei loro contenuti commerciali al posto di quelli “liberi” (od “illegali”) che sono disponbili sulle reti P2P.

Non solo: è ovvio che gli ISP rallenteranno o bloccheranno del tutto anche tutti i tipi di traffico che permettono agli utenti di accedere a prodotti e servizi, sia commerciali che gratuiti, diversi da quelli inclusi nelle loro offerte commerciali. Se Telecom Italia include la TV nel suo pacchetto Alice, ovviamente ha tutto l’interesse a bloccare l’accesso alle altre televisioni del web, sia commerciali che gratuite. Se Vodafone include il suo sistema VoIP nella sua offerta, ha tutto l’interesse a bloccare il traffico di Skype e degli altri sistemi VoIP.

Ora, grazie al Telecoms Package lo possono fare, senza limiti, senza criteri prestabiliti e senza dare spiegazioni a nessuno. Devono solo scriverlo nel contratto (anche scritto in piccolo ed in ostrogoto tecnico arcaico, non ha importanza).

Coloro che esultano al grido di “In galera i pirati!” si preparino a pagare per ogni singolo bit che muoveranno su Internet nei prossimi anni. Ed a pagare salato, molto salato.

Addio al giusto processo

Sia il Telecoms Package che il disegno di legge di Sarkozy prevedevano che gli ISP, su ordine delle Major, dovessero avvertire per tre volte gli utenti sospettati e poi staccare loro la connessione, continuando a far pagare il servizio che non era più disponibile.

Tutto questo SENZA la supervisione di un giudice e SENZA bisogno di alcun mandato. In altri termini, a degli enti di diritto privato (delle aziende e dei privati cittadini, come voi e me) veniva concesso il diritto di agire con la stessa autorità di un giudice di uno stato sovrano!

L’utente non avrebbe avuto nessun modo di difendersi dall’accusa di essere un pirata. Non avrebbe potuto ricorrere in appello da nessuna parte.

Non ci credete, vero? Eppure è andata proprio così. INFORMATEVI.

Per fortuna, il Parlamento Europeo ha già ribadito per ben tre volte che per infliggere delle sanzioni agli utenti (come la disconnessione) è necessario il mandato del giudice. Il pericolo non è però del tutto scongiurato. Al parlamento Europeo se ne riparlerà a Settembre 2009. All’Assemblea Nazionale Francese se ne riparlerà tra pochi giorni.

Nel frattempo, le Major e gli ISP, in virtù di quanto detto al punto precedente, possono comunque facilmente aggirare il problema bloccando il traffico sgradito agli utenti.

Coloro che esultano al grido di “in galera i pirati” dovrebbero riflettere su questo fatto: non saranno loro a decidere chi è pirata e chi no. Saranno le Major, sulla base di criteri e di prove del tutto discutibili, senza nessun controllo e senza che l’utente possa reagire in alcun modo.

Questi imbecilli si potrebbero facilmente trovare nella posizione di essere accusati di pirateria (proprio loro! Che sono cosi onesti!), di vedersi tagliare la connessione e di essere costretti a pagare l’abbonamento senza poter fare appello a nessuno, senza poter far capire a nessuno che loro non c’entrano, che è colpa di qualcun altro. Oltre al danno, avranno anche la beffa di aver sostenuto queste follie illiberali quando era il momento di constrastarle.

Addio ai prezzi bassi

Tutto questo, ovviamente, significa nuove possibilità di marketing per le aziende. Si potranno elaborare offerte commerciali differenziate e scalari come nel seguente esempio.

  1. Tariffa base (paghi poco e non vai da nessuna parte): solo web e posta a 19 euro al mese.

  2. Tariffa special (paghi relativamente poco e puoi fare qualcosa in più): web, posta, accesso alle web radio ed alle web TV gratuite a 29 euro al mese.

  3. Tariffa premium (paghi molto ed ottieni quello che sembra essere molto): web, posta, web radio, web TV più le web TV commerciali (pacchetto “base”) a 39 euro al mese.

Ovviamente, quello che si può avere adesso (TUTTO) al prezzo di oggi (al massimo 39 euro al mese, per una 20Mb/sec) non lo si potrà più avere in nessun caso.

Questo significa un drastico aumento dei prezzi senza nessun vantaggio rispetto alla situazione attuale. Anzi: con molti limiti in più.

Coloro che esultano al grido di “più banda per noi!” dovrebbero riflettere sul fatto che queste nuove politiche di marketing li costringeranno quasi certamente a pagare qualcosa di più per dei servizi che ora usano gratuitamente, in cima alla lista la telefonia VoIP (Skype).

Una Spada di Damocle per i genitori

Si sa: i figli, specialmente se piccoli e ribelli, hanno la tendenza all’evasione dalle regole od alla trasgressione. Con le nuove leggi che si tenta di far approvare a livello nazionale ed europeo, per ogni errore che VOSTRO figlio cometterà, VOI resterete senza connessione ADSL (e continuerete a pagare il canone). Non solo: rischiate di pagare centinaia di euro di danni alle Major per ogni singolo brano scaricato abusivamente. Su un CD ci stanno centinaia di brani MP3. Questo vuol dire che un singolo CD da 700 Mb vi può costare di soli danni qualcosa come decine (o persino centinaia) di migliaia di euro. Praticamente, come un grossa auto o come una casa.

Coloro che esultano al grido “In galera i pirati!” devono solo sperare che i loro figli non decidano mai di sottrarsi al loro controllo e fare una scappatella nei posti sbagliati di Internet.

Se vi sembro un terrorista mediatico, INFORMATEVI:

http://punto-informatico.it/2019481/PI/News/p2p-logistep-al-lavoro-migliaia-nel-mirino.aspx

http://punto-informatico.it/1925032/PI/News/p2p-identificati-quasi-4mila-utenti-italiani.aspx

Addio alla libertà di espressione

Chi decide cosa un singolo utente più vedere e/o pubblicare e/o fare e/o dire su Internet?

Secondo il Telecoms Package e secondo il disegno di legge Sarkozy, sono le Major e gli ISP a decidere queste cose, in modo autonomo ed insindacabile, agendo sui rubinetti del traffico.

Se una persona non arriva a capire da sola quale minaccia sia per la libertà, per la democrazia e per la giustizia una simile norma di legge, non c’è speranza che glielo si possa spiegare.

Conclusioni

Non fatevi riconoscere per gli ingenui che siete esultando per queste leggi autoritarie. Queste leggi NON sono contro i pirati. I pirati se ne fregano altamente. Ve lo dice un pirata “certificato”.

Queste leggi sono contro di VOI. Sono contro la riservatezza delle VOSTRE comunicazioni. Sono contro la VOSTRA libertà di espressione. Sono contro la VOSTRA libertà di scelta sul mercato. Sono contro i VOSTRI diritti e la VOSTRA sicurezza. Queste leggi mirano a spillare ancora altri soldi dalle VOSTRE tasche ed a metterli nelle tasche degli ISP, delle Major e degli intermediari, non in quelle degli autori. Ve lo dice un autore (che vive scrivendo software ed articoli per i giornali).

Non fatevi abbindolare da queste azioni propagandistiche e demagogiche.

Alessandro Bottoni

info@alessandrobottoni.it

www.alessandrobottoni.it

Maggio 12, 2009

La Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Tecnologica

Archiviato in: Internet, Tecnologia, sicurezza — alessandrobottoni @ 8:42 am
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Come potete facilmente immaginare, io voglio innovazione. Tanta innovazione. Specialmente nella Pubblica Amministrazione (PA). Voglio questa innovazione per ridurre i costi ma, soprattutto, per ridurre i disagi ai cittadini.

Renato Brunetta, che pure è criticabile per altri aspetti, sta facendo un lavoro coraggioso ed ammirevole in questo senso.

Si, avete letto bene: il comunista Alessandro Bottoni ha appena detto che il “destro” Renato Brunetta sta lavorando bene. Lo confermo. Se questo mio riconoscimento per il lavoro degli altri vi crea dei problemi, potete telefonare ad uno psicologo e prendere un appuntamento. Vi aiuterà a capire che nessuna società può sopravvivere a lungo senza un minimo di onestà intellettuale e di riconoscimento reciproco.

Torniamo a noi. Brunetta sta facendo un buon lavoro. Probabilmente sta facendo del suo meglio. Tuttavia, anche Brunetta e Sacconi continuano a cadere in una trappola ideologico/tecnologica che affligge la PA da molti anni e che ha avuto tra le sue vittime anche molti illustri esponenti della sinistra.

Questa trappola è quella della “sovraingegnerizzazione”.

La Carta d’Identità che fa anche il caffè

Come probabilmente sapete, da qualche anno a questa parte dovrebbe essere in distribuzione un nuovo tipo di carta di identità elettronica, la cosiddetta CIE. La CIE avrebbe dovuto essere una “credit card”, simile a quella che vi fornisce la banca, ed avrebbe dovuto avere il solo scopo di certificare la vostra identità in modo non falsificabile. A questo scopo, doveva avere la vostra foto stampata sulla carta ed al suo interno, in un apposito chip, avrebbero dovuto essere memorizzate le vostre impronte digitali.

Oltre a questo, la CIE avrebbe potuto contenere alcune altre informazioni utili in caso di emergenza (gruppo sanguigno, allergie, etc.).

Nel corso del tempo, ed a causa di richieste provenienti da altre amministrazioni, la CIE è poi passata dal suo ruolo specifico originario (certificare l’identità personale) ad un ruolo più vasto e generico (agire da “fascicolo personale” per molte amministrazioni).

Ed è qui che è successo il guaio.

Il fallimento della CIE e l’avvento della CNS

Voi avete ricevuto la vostra CIE? Io no. Sono andato all’anagrafe di Ferrara qualche giorno fa per fare i documenti della candidatura e quando mi sono azzardato a citare la CIE gli impiegati si sono quasi messi a ridere. Niente CIE a Ferrara. Niente CIE in gran parte del paese.

Ci sono un sacco di problemi con l’integrazione dei sistemi informatici delle diverse amministrazioni pubbliche coinvolte e, come se non bastasse, ci sono molte perplessità su cosa dovrebbe essere effettivamente memorizzato dentro la CIE e su chi, come, dove e quando dovrebbe essere in grado di accedere a questi dati. Il risultato finale è che al posto della CIE si utilizza la Tessera Sanitaria (TS) che, almeno, in teoria, doveva servire solo per accedere ai servizi della AUSL (che, peraltro, non possono essere negati a nessuno, sia esso in possesso della TS o meno). Insomma una carta quasi completamente inutile, come la TS, ha finito per soppiantare la CIE. In realtà, questa transizione è stata persino formalizzata da una legge che prevede che, al posto della CIE, si utilizzi la Carta Nazionale dei Servizi, di cui la TS è una variante specifica.

Si poteva fare più casino di così?

Il Fascicolo Personale di Sacconi

Si poteva. C’ha pensato il Ministro del Welfare Sacconi che, con la sua idea del Fascicolo Personale Elettronico, ha praticamente creato un clone della CIE e della CNS, ripercorrendo esattamente gli stessi errori.

Lezioni apprese

Gli errori commessin da chi ha progettato le nostre carte sono tre.

Il primo, gravissimo, riguarda il nostro Codice Fiscale (CF). Come sapete il nostro CF è calcolato sulla base di dati pre-esistenti. Questo permette a chiunque di calcolarlo e di usarlo, almeno in alcune situaizoni, per accedere ai dati di qualcun altro o per impadronirsi della sua identità.

I codici identificativi personali dovrebbero sempre essere numeri di grandi dimensioni generati a caso, come quei numeri di 14 cifre che usano le compagnie telefoniche per identificare le schede delle ricariche. In questo modo “rubare” l’identità di qualcun altro risulta quasi impossibile.

Il secondo errore consiste nel non aver previsto un modo semplice di usare queste “carte” per certificare la propria identità su un computer. Normalmente, infatti, i PC non dispongono del lettore di Smart Card. A questo bisognava pensare. Diversamente, né la CIE né la CNS né nessun’altra carta può essere usata come strumento di autenticazione per accedere ai servizi della PA in Rete (o per nessun altro scopo su Internet). Siamo nel 2009 e questo, francamente, non è più accettabile.

L’ultimo errore, ed il più grave, è consistito nel voler creare delle carte che svolgono più funzioni, spesso sovrapponendosi ad altre carte, e che quindi contengono tipi di dati diversi che spesso non dovrebbero stare sullo stesso supporto. Il Fascicolo Personale di Sacconi ne è un esempio eclatante.

La strada giusta: SSN all’americana e Bancomat

La strada giusta sarebbe stata quella, già seguita dall’amministrazione federale americana (e da molti paesi europei) di avere una carta diversa per ogni applicazione, di usare un numero causale come identificatore e di prevedere un modo per usare queste carte su Internet. Nei dettagli, la cosa doveva funzionare nel modo seguente.

Prima di tutto, bisognava creare una prima carta per certificare l’identità personale, una seconda carta per certificare il possesso della patente di guida, una terza carta per certificare il diritto di accedere al Servizio Sanitario e così via. In questo modo la separazione dei dati e dei relativi diritti di accesso sarebbe stata facile da garantire. Gestire più carte, infatti, è molto più semplice che gestirne una sola, sia dal punto di vista del cittadino che della PA.

In secondo luogo, l’identità del cittadini andava certificata usando un numero casuale che identificasse solo il suo “fascicolo” (il “record”) nel database centrale della PA interessata. In questo modo sarebbe stato quasi impossibile impossessarsi dell’identità di un altro.

Infine bisognava garantire che questo strumento fosse usabile su un PC e su Internet. Le Carte di Credito sono usabili da decenni su Internet e sono sicure. Si poteva adottare il loro modello. Oppure, si poteva richiedere che qualunque PC immesso sul mercato in Italia fosse dotato di un lettore di Smart Card (come il mio). Oppure ancora, si poteva associare alla carta un sistema di autenticazione usabile in Rete. Nelle nostre applicazioni professionali noi usiamo, tra gli altri, dei generatori di Password One-Time come questi:

http://rsa.com/node.aspx?id=1158

http://www.aladdin.com/etoken/otp.aspx

Al giorno d’oggi, in realtà, si può usare a questo scopo un telefono cellulare accreditato. Il giochino funziona così:

  1. Si registra un numero di telefono da usare a questo scopo e ci si cura di avere con sé quel telefono quando si deve operare in rete.

  2. Ci si collega al sito in questione e si forniscono username e password.

  3. A questo punto il sistema spedisce un SMS con una password aggiuntiva e temporanea al telefono registrato.

  4. L’utente legge la password e la digita sulla tastiera del PC.

In questo modo, per prendere l’identità di qualcun altro bisogna rubare sia la sua carta che il suo telefono e scoprire la sua coppia username/password.

Come potete vedere, il meccanismo di fondo è generalmente simile a quello delle Carte Bancomat: la carta contiene l’identificatore ed il PIN dimostra che voi siete il proprietario della carta (od una persona di sua fiducia). La carta non rilascia mai nessuna informazione se non viene autorizzata a farlo digitando l’apposito PIN. La riservatezza dei dati è quindi ai massimi livelli (come deve essere quando si trattano dei soldi). Bastava copiare questo meccanismo.

Un pericolo da evitare: i badge

Invece, sia sui nostri passaporti “elettronici” che in altre applicazioni si è voluta introdurre una novità del tutto superflua e molto pericolosa: la lettura a distanza, come avviene con i “badge” aziendali.

Questa possibilità apre la strada alla lettura abusiva dei passaporti elettronici che si trovano nelle tasche delle persone o nelle valigie in transito. Ne ho già parlato sul mio blog e su alcune riviste cartacee, riprendendo le informazioni di un ricercatore inglese. Vedi:

http://alessandrobottoni.wordpress.com/2009/01/23/la-sicurezza-dei-passaporti-digitali-e-biometrici/

http://rfidiot.org/

La trappola logica della biometria

In modo simile, sulla CIE si è voluto memorizzare il tracciato delle impronte digitali dell’utente. Questa misura era completamente inutile (si potevano usare molti altri sistemi per garantire che il portatore della carta fosse l’effettivo titolare) ma, in compenso, ha creato una tale serie di casini da rendere quasi impossibile la diffusione della CIE su scala nazionale.

La foto stampata sulla carta sarebbe già stata sufficiente a questo scopo.

L’aggiunta di un PIN avrebbe potuto aumentare facilmente l’attendibilità della carta (come già avviene per i Bancomat e, in alcune applicazioni, con le carte di credito).

Mettere sulla carta le impronte digitali implica solo che si debba rispondere a queste domande:

  1. Che facciamo se l’utente, per sua sfortuna, ha perso le dita o le mani in un incidente? Disgraziatamente, in Italia ci sono alcune migliaia di persone che hanno perso entrambe le mani in un incidente di lavoro. Che facciamo con loro? Li escludiamo dai diritti civili?

  2. Che facciamo se la “posta in gioco” diventa tale da rendere plausibile una aggressione al titolare della carta ed il taglio delle dita o delle mani? Pensate ad un direttore di banca che usa le sue impornte digitali per aprire la cassaforte…

  3. Che facciamo se qualcuno riesce a falsificare le impronte? C’è riuscito recentemente persino uno dei miei collaboratori più giovani, seguendo le istruzioni trovate qui: http://www.youtube.com/watch?v=3M8D4wWYgsc .

  4. Che facciamo se qualcuno ruba i tracciati e li mette su un siti web, esponendo l’intera popolazione italiana al rischio di un furto d’identità non rimediabile? Tagliamo le dita a tutti e diamo loro delle dita meccaniche?

La biometria NON fornisce sicurezza in più. Non in queste applicazioni. Fornisce piuttosto un problema in più da gestire.

Conclusioni: Agile Developement e PA

In conclusione, quello che ci serve è una PA che adotti il sano principio numero uno del cosiddetto “sviluppo agile” (“Agile Development”):

“Tu implementerai solo l’indispensabile e prima di aggiungere anche solo una riga di codice alla tua applicazione di accerterai che sia veramente necessario.”

O, per dirla in altro modo: facciamola semplice. Per incasinarci la vita c’è sempre tempo.

In questo, sia Brunetta che Sacconi, stanno sbagliando alla grande. Non si tratta ovviamente solo di un errore “ingegneristico”. Certe scelte dipendono chiaramente dalle pressioni che le varie PA stanno facendo su di loro. Purtroppo, in una democrazia a sovranità limitata come la nostra è anche lecito pensare che dietro certi “errori” ci sia in realtà la volontà di creare nuovi strumenti di controllo a danno dei cittadini e della loro libertà. Per questo bisogna essere cauti. Molto più cauti di quanto lo sappiano essere Brunetta e Sacconi.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Maggio 5, 2009

La resa dei Conti del Telecoms Package a Bruxelles

Ancora una volta sono costretto a parlare del famigerato Telecoms Package (http://en.wikipedia.org/wiki/Telecoms_Package).

Per chi non lo sapesse, il Telecoms Package è un insieme di misure che è stato presentato nel 2008 come proposta di legge al Parlamento Europeo grazie alla sponsorizzazione di Nicolas Sarkozy, di alcune delle associazioni di discografici europee e di alcune multinazionali telefoniche, come AT&T e Verizone.

Il Telecoms Package contiene alcune proposte che si possono solo definire vessatorie, rozze ed ingiuste. Tra queste, posso citare le seguenti.

  • L’obbligo per gli ISP di agire come poliziotti della rete per conto delle case discografiche, SENZA bisogno del mandato di un giudice.

  • L’obbligo di staccare definitivamente l’ADSL a chi viene “beccato” per tre volte a scaricare musica o film abusivamente, SENZA bisogno del mandato di un giudice (e continuando a fargli pagare l’abbonamento).

  • Pene amministrative da infarto per chi scarica musica e film, somministrate , SENZA bisogno del mandato di un giudice.

  • L’obbligo di intercettare le comunicazioni degli utenti, SENZA bisogno del mandato di un giudice.

  • L’obbligo per gli ISP di bloccare le comunicazioni non gradite alle case discografiche ed alle industrie del cinema, come eMule, SENZA bisogno del mandato di un giudice.

Naturalmente, a questo punto dovrete pensare ad un pesce d’Aprile, ad una mia improvvisa pazzia o ad una mia sporchissima manovra elettorale. Vi invito quindi a verificare di persona cosa sto dicendo a questi indirizzi:

http://www.blackouteurope.eu/

http://www.scambioetico.eu/index.php?&topic=673.0

Ne ha parlato anche Repubblica Online:

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/internet-leggi/open/open.html

Come potete vedere, NON è un pesce d’Aprile.

Domani, 6 Maggio 2009, questa follia verrà votata in via definitiva dal Parlamento Europeo durante l’ultima seduta della legislazione corrente. Noi candidati alle europee 2009 rischiamo di arrivare al nostro seggio al Parlamento Europeo a giochi già fatti.

Per questo motivo sono costretto a chiedervi di visitare la seguente pagina web e seguire le istruzioni che vi trovate.

http://www.scambioetico.eu/index.php?topic=697.msg4025#msg4025

Trovate altre info qui:

http://www.facebook.com/group.php?gid=73537262931

La principale coalizione che si oppone al Telecoms Package è OpenNet:

http://en.wikipedia.org/wiki/OpenNet

http://opennet.net/

Per carità, aiutateci ad impedire che questa follia venga messa in atto.

Alessandro Bottoni

http://www.alessandrobottoni.it/

alessandro.bottoni@infinito.it

Segretario Nazionale Associazione Partito Pirata

http://partito-pirata.it/

Candidato Indipendente al Parlamento Europeo con Sinistra e Libertà

http://www.sinistraeliberta.com/

http://www.ilprogettoarancione.it/

info@ilprogettoarancione.it

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