Alessandro Bottoni

Giugno 9, 2009

Bilancio EU2009

Archiviato in: politica — alessandrobottoni @ 10:03 am
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Dopo un giro di elezioni è buona abitudine fare un minimo di analisi politica dei risultati ottenuti. Qui di seguito trovate le mie personalissime riflessioni.

Il successo del Partito Pirata svedese

Il Partito Pirata svedese ha ottenuto oltre il 7% dei voti ed è riuscito a mandare un suo rappresentante al Parlamento Europeo. Si tratta di un successo del tutto inatteso e del tutto privo di precedenti. Pensate solo che ha fatto meglio dell’UDC di Pierferdinando Casini!

Questo è stato possibile grazie a due cose: un impegno che si protrae da anni (ed è seriamente supportato sia da volontari che da finanziatori) e l’effetto boomerang del processo a ThePirateBay.

Ora però il PPS si trova al parlamento europeo con un programma politico composto da una sola voce: “aboliamo il copyright”. Francamente, non credo che possa dare buona prova di sé partendo da queste basi. La politica, quella vera, è fatta di decisioni molto diverse tra loro e và affrontata con un programma politico molto più ampio ed articolato.

Il Partito Pirata Italiano

Durante la campagna elettorale, la critica che mi è stata posta più spesso è stata: “voi state dalla parte dei ladri”.

Ho faticato non poco per spiegare al pubblico che questa NON è la nostra posizione.

Il PPI viene percepito come l’iniziativa politica di qualche opportunista senza scrupoli, disposto a cavalcare l’onda del fenomeno del file sharing, o come una goliardata portata avanti da un gruppo di ragazzini irresponsabili ed incoscienti. Questo anche a causa di un nome che avrebbe dovuto essere una simpatica provocazione ma che viene letto da molti elettori come un manifesto dell’illegalità.

Francamente, comincio a pensare che sarebbe opportuno cambiare nome all’associazione ed adottare qualcosa come “Nazione Internet”. Ci risolverebbe parecchi problemi.

Superato questo scoglio, quasi tutti i commentatori sono rimasti sorpresi ed affascinati dalla completezza, dalla serietà e dalla articolazione del nostro programma politico. Di fatto, molti critici sono rimasti senza parole di fronte ad esso.

Credo quindi che sia questa la strada da seguire.

Sinistra e Libertà

Come ho detto sin dal primo momento, non ho mai seriamente creduto nella possibilità che Sinistra e Libertà e gli altri cocci della “sinistra storica” potessero superare la barriera di sbarramento del 4%. La mia previsione si è puntualmente avverata e conferma quindi la mia diagnosi iniziale: la sinistra italiana deve obbligatoriamente raccogliersi attorno al suo partito di maggiore rappresentatività, cioè il PD, volente o nolente.

Diro di più: è GIUSTO che sia così. La nostra democrazia NON ha bisogno di 200 partiti per dare voce a tutte le sue anime. Abbiamo bisogno di DUE (non tre) grandi schieramenti che portino la voce dei cittadini a livello politico e di 120.000.000 di associazioni (due per ogni cittadino italiano) che diano voce alle esigenze più peculiari. Ma deve trattarsi di ASSOCIAZIONI, non di partiti politici.

A parte questo, SeL si è rivelata essere ancora troppo “sinistra” per l’elettorato italiano (ed anche per me). Ad esempio, la lotta contro il “decreto sicurezza” (pur giusta e forse doverosa) ci è costata sicuramente un bel po’ di voti. La ragione è ovvia: in un paese che viene quotidianamente invaso da delinquenti di ogni sorta, non è possibile opporsi alle misure di controllo dell’immigrazione. L’opinione pubblica non può capire simili “finezze” legal/filosofiche e reagisce votando a destra.

In modo analogo, SeL (e tutta la sinistra) non è riuscita a marcare in modo abbastanza deciso la distanza dalle frange più estremiste dei verdi. Personalmente, ho anche provato a lanciare una iniziativa in tale senso (“in my backyard, please”), insieme a Roberto Musacchio, ma non è servito a nulla. Troppo tardi, troppo poco e troppo sconosciuta. Su questi temi la sinistra è costretta a giocare in difesa, a giustificarsi ed a scusarsi. Non è facile recuperare un minimo di credibilità dopo aver avuto Pecoraro Scanio al governo.

La sinistra in generale

Più in generale, tutta la sinistra non è ancora riuscita a ritrovare una sua identità (a partire dal PD). Personalmente, credo che il nocciolo del problema consista nella storica incapacità della sinistra di scegliersi gli “amici giusti”. Mi spiego: la sinistra italiana, per come la vedo io e per come probabilmente la vedono molti italiani di sinistra, NON dovrebbe accogliere nei suoi ranghi le seguenti frange.

  1. Le frange più estremiste e meno razionali del mondo ecologista. In generale, gli ecologisti ed i Verdi vengono ormai visti come un veleno paralizzante per la società e per l’economia (e non si può certo dire che questa critica sia del tutto infondata). Bisogna avere il coraggio di lasciarli andare per la loro strada.
  2. Le frange più anarcoidi e giovanilistiche, cioè quelle più legate alla tradizione marxista od alla tradizione anarchica. Francamente, una sinistra credibile non può andare a cercare i suoi elettori nei centri sociali.
  3. I TeoDem. Francamente, non si capisce come sia stato possibile accogliere gente come la Paola Binetti all’interno del PD. La sola presenza dei TeoDem impedisce l’ingresso nel PD di quel 6% di elettori che continuano a gravitare inutilmente intorno alla sinistra storica (tra cui il sottoscritto). Su questo punto, bisogna aver il coraggio di buttare fuori da un partito di (centro)sinistra ciò che è palesemente di estrema destra.
  4. Le frange più “internazionaliste” e più orientate alla geopolitica. Francamente, in un paese di frontiera come il nostro non è più possibile pretendere di abolire ogni dogana e di ignorare ogni differenza etnica e culturale come se non esistesse. Le frontiere sono necessarie e vanno fatte rispettare. Le differenze etniche e culturali esistono e vanno gestite. Di questo bisogna rendersi conto.

Più in generale, è tempo che la sinistra si renda conto che deve rappresentare una popolazione che è composta da “piccoli borghesi” italiani e di stampo progressista. Ripeto qui una cosa che dicevo già in FIGC nel 1978: i proletari ed i sottoproletari, intesi come massa che può sconvolgere la politica, NON esistono più. Non esistono più dagli anni ‘60.

La popolazione che ora dobbiamo rappresentare è formata da operai, impiegati, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori che stanno abbastanza bene (spesso hanno la casa di proprietà e qualche soldino in banca) ma che condividono anche una stessa debolezza: dipendono tutti dal loro lavoro per la loro sopravvivenza. Se perdono il loro lavoro (dipendente od autonomo che sia) precipitano nella miseria e sono costretti ad ingrossare le file della criminalità. Questo è il nuovo “proletariato”, quello a cui si rivolgerebbe Marx stesso se potesse farlo.

Non ha senso andare a cercare i consensi (ed il voto) degli immigrati, come pretende di fare una parte della sinistra più estrema nella convinzione (peraltro corretta) che quello sia il nuovo sottoproletariato. Non può essere quella la nostra priorità. Ci sono già gli italiani da difendere, e non solo gli operai italiani. Questa deve essere la nostra priorità. Il resto verrà dopo. Nel rispetto degli individui e delle leggi, ma dopo.

Il programma del PPI

Il programma politico del Partito Pirata ha superato una spettacolare prova del fuoco ed ha dimostrato tutta la sua solidità.

Nonostante il fatto che il PPI sia stato presentato spesso come il partito di chi vuole abolire il copyright e legalizzare il file sharing, siamo riusciti a far capire anche ai critici più testardi che la nostra posizione è, in realtà, assolutamente rispettosa dei diritti degli autori e delle leggi. La nostra correttezza ci ha premiato e ci ha dato la forza di presentarci sulla scena politica come interlocutori credibili.

Ora credo che sia necessario concentrare la nostra azione sulla difesa della neutralità e libertà di Internet, opponendoci con forza al Telecoms Package, alla legge HADOPI in Francia e ad altre assurdità dello stesso tipo. Questa è la cosa più urgente e più importante da fare. Il resto può attendere.

Il nostro programma politico si è anche dimostrato abbastanza completo ed articolato da superare la sfida che deve affrontare un partito, come SeL, che si candidava a sedere al Parlamento Europeo ed in molte sedi decisionali nazionali.

Il contrasto con il programma politico monotematico di Rickard Falkvinge e del PPS non potrebbe essere più stridente. Come ho già detto, la politica, quella vera, ha bisogno di programmi politici di ampio respiro, completi, solidi e ben articolati. Gli slogan non bastano.

Il futuro del PPI

Personalmente, credo che il PPI debba continuare sulla strada che ha percorso finora, cercando di diffondere informazioni su questi temi e di sensibilizzare l’opinione pubblica. NON credo che debba tentare di trasformarsi in un vero partito politico (almeno per il momento) e NON credo che debba lasciarsi travolgere dai facili slogan più estremistici, come “aboliamo il copyright”.

Si tratta di un lavoro lungo e faticoso, per il quale c’è bisogno del contributo di tutti.

Come prima cosa, credo che sia tempo di dare vita ad una specie di “giuramento del pirata” che ogni cittadino possa sottoscrivere pubblicamente per dichiarare tutta la propria avversione ai comportamenti polizieschi e vessatori delle Major nei confronti dei consumatori.

Se le aziende del settore aizzano contro di noi gli organi di controllo, dobbiamo smettere di fare affari con questa gente. Che si mangino i loro CD in insalata!

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Giugno 5, 2009

In My Backyard, Please

Archiviato in: politica — alessandrobottoni @ 6:33 am
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In queste ultime ore di campagna elettorale stiamo lanciando una nuova iniziativa che, a mio modesto avviso, dovrebbe essere divulgata il più possibile e dovrebbe essere presa sul serio sia dagli elettori che dai candidati. Si tratta di “In my backyard, please”, una campagna di impegno formale a sostegno di un ecologismo razionale e produttivo che abbiamo sviluppato Roberto Musacchio ed io. Trovate tutti i dettagli sul sito che le abbiamo dedicato:

http://inmybackyardplease.wordpress.com/

Ci aiutate a farla conoscere, per favore?

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

Giugno 4, 2009

Europee 2009, istruzioni per l’uso

Archiviato in: politica — alessandrobottoni @ 8:35 am
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A pochissimi giorni dalle elezioni continuano ad arrivarmi richieste di informazioni su come si vota e su altri temi affini. Provo a dare qualche risposta qui di seguito.

Votare o non votare?

La tentazione di NON votare è fortissima, persino per me. Negli ultimi 15 anni destra, sinistra e centro hanno veramente fatto a gara a chi faceva più danni a questo disgraziato paese ed alla sua sfortunatissima popolazione. Per quello che riguarda la mia area politica (la sinistra), ci troviamo a dover scegliere tra un PD che si trova sostanzialmente allo sbando ed una miriade di partitucoli che sono già allo sbando da un pezzo. La rabbia e la depressione sono quindi più che giustificati.

Tuttavia, io andrò a votare ugualmente (e non solo per votare per me stesso alle europee). Le ragioni sono le seguenti.

  1. Non sono comunque disposto a lasciare che siano altri a decidere per me. Fin dove posso, voglio tentare di decidere del mio destino in prima persona e con ogni mezzo (anche con quello, pur molto svilito, del voto politico).
  2. Voglio dare una testimonianza. Voglio che le altre persone che la pensano come me sappiano di non essere sole. Voglio evitare che si facciano prendere dalla depressione e dallo sconforto.
  3. Voglio comunque premiare alcuni candidati che, a mio modesto avviso, meritano un plauso per la loro opera. Voi avrete i vostri ed io ho i miei, per cui non sto a fare campagna elettorale su questo punto.

Per chi votare?

La mia modestissima opinione è che dovreste votare per PERSONE (non partiti) che si sono assunti pubblicamente degli impegni chiari nei confronti del proprio elettorato.

Per esempio, io ho sottoscritto alcuni impegni formali pubblici, tra cui questi:

http://www.carocandidato.org/

http://www.consumerpact.eu/

http://www.epsu.org/

http://www.sciencepact.org/

http://www.amointernet.it/

Di conseguenza, se eletto, sarò tenuto a comportarmi in un modo ben preciso e facilmente prevedibile (pena una pesante sputtanatura in mondovisione). Credo che questi impegni pubblici possano fornire qualche garanzia in più sulla affidabilità dei candidati e, soprattutto, permettono di farsi una idea molto chiara del programma d’azione di queste persone.

Rovistando su Internet e consultando i siti web dei vostri candidati potete scoprire chi si è preso degli impegni come questi e rispetto a quali programmi. Dall’insieme degli impegni presi potete anche farvi un’idea della coerenza della loro posizione politica.

Quali candidati ci sono in lista?

Ogni partito ha pubblicato sul web le proprie liste. A questo indirizzo trovate l’elenco dei candidati di Sinistra e Libertà:

http://www.sinistraeliberta.it/candidati/

Eistono anche diversi “cataloghi” dei candidati di tutti i partiti. Qui ne trovate uno piuttosto ampio e comprensivo:

http://www.micandidate.eu/

Qui trovate il “politometro” di Repubblica, un giochino online che può aiutarvi a capire “da che parte state”:

http://temi.repubblica.it/elezioni-europee-2009/category/articolo/04/02/elezioni-da-giocare-con-leuro-politometro/0015

Giusto per evitarvi la fatica di fare il giochino: se non capite un cazzo di politica e non avete idea di cosa fare alle prossime elezioni, dal punto di vista demografico appartenete al vasto mondo dei “populisti” e quasi certamente finirete per votare per Berlusconi. Non sono io a dirlo ma, appunto, una lunga serie di studi statistici condotti nell’arco degli ultimi 15 anni. Negli altri casi, sapete già per chi votare senza bisogno che uno stupidissimo giochino online vi aiuti a scoprirlo.

Per quanto mi riguarda, oltre a votare per me stesso, userò le altre due preferenze delle europee per votare Carlo Flamigni ed Alessandro Zan.

Non sto a dirvi cosa voterò per le comunali e per le provinciali perchè tanto si tratta di qualcosa che riguarda solo i ferraresi (meno di 150.000 persone in tutta Italia, cioè meno del 3% della popolazione).

Come votare?

Alle europee si vota tracciando una X sul simbolo del partito e scrivendo al suo fianco, sulle apposite righe, il nome ed il cognome di uno, due o tre candidati. Si possono esprimere fino a tre preferenze.

NON si può votare una lista e poi esprimere la preferenza per un candidato che non appartiene a quella lista (cioè NON è ammesso il cosiddetto “voto disgiunto”)

C’è un “manualetto” qui:

http://www.repubblica.it/speciale/2009/elezioni/europee/vademecum.html

Servirà a qualcosa?

Sicuramente si.

Si vota per le amministrative per cui state per eleggere la gente che, a partire da settembre, dovrà decidere dei finanziamenti di quasi tutti i servizi sociali locali, dagli asili alle case di riposo. Questa stessa gente dovrà decidere della viabilità, delle opere pubbliche e di tutto il mafiosissimo business che si trova dietro a queste attività. Non si tratta di cose di poco conto per la vita quotidiana di un cittadino.

Si vota anche per le europee. Forse non lo sapete ma circa il 70% delle leggi che vengono promulgate ogni anno dai parlamenti nazionali, tra cui quello italiano, sono in realtà “decreti attuativi” di leggi decise dal parlamento europeo. Questo vale SOPRATTUTTO per i temi più sensibili come la contraccezione, l’eutanasia, la giustizia, la legalità, l’immigrazione, la scuola e cose simili. In altri termini, le VERE decisioni al giorno d’oggi vengono prese a livello europeo. Potete facilmente immaginare quale differenza possa fare avere una persona come Gabriella Carlucci al parlamento europeo od avere invece una persona come Carlo Flamigni, Margherita Hack od Umberto Guidoni.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

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