Alessandro Bottoni

Maggio 13, 2009

Gli effetti collaterali di Sarkozy

Ormai, questa notizia dovrebbe avervi raggiunto:

“Martedì 12 maggio l’Assemblea Nazionale Francese ha deliberato una norma che prevede dure sanzioni per chi usa programmi “peer to peer”, ossia che permettono di scaricare gratuitamente musica e film dalla rete web, fino a prevedere la sospensione dall’accesso a internet in caso di recidiva.”

“La legge prevede la costituzione di una nuova autorithy con il compito di ammonire i pirati, che verranno privati dell’utenza internet in caso di recidiva. Il soggetto sarà obbligato a continuare a pagare l’abbonamento.”

[Da “Attacco ai diritti in rete” su L'Altro di oggi]

Ne parla, tra gli altri, anche Gaia Bottà di Punto Informatico:

Roma – L’Assemblée Nationale si è espressa, poco più della metà dei parlamentari francesi vuole che la pirateria sia combattuta a suon di avvertimenti e di disconnessioni. Ghigliottine siano.”

[Da: “La dottrina Sarkozy è quasi legge” su PI di oggi]

Ho già spiegato in varie occasioni che queste misure sono completamente inefficaci (sia perchè sono facilissime da aggirare, sia perchè esistono anche altri canali di approvvigionamento, oltre ad Internet). Lo rispiegherò domani in un nuovo articolo su PI che elenca e descrive gli strumenti di evasione che sono già disponibili o che lo saranno tra breve.

In questo articolo, mi concentrerò solo sugli “effetti collaterali” di questa assurda lotta alla “pirateria”.

[Prima di dire delle cazzate, rendetevi conto del fatto che parlo con piena cognizione di causa: seguo questa faccenda da mesi ed ho contatti quotidiani con alcuni parlamentari europei che la seguono sul posto. Ho già scritto decine di articoli su questi temi ed opero come consulente su questi temi per le aziende da anni. So com'è fatto questo mondo, sia visto da davanti che da dietro i firewall.]

Addio alla riservatezza

Il disegno di legge presentato da Sarkozy in Francia ed il famigerato Telecoms Package presentato dalle multinazionali al parlamento europeo hanno, tra gli altri, questo punto in comune: entrambi prevedono la possibilità (anzi: inizialmente si prevedeva l’obbligo) degli ISP di sorvegliare ed analizzare il traffico di rete degli utenti in cerca di tracce di “reato”. Il progetto originale di entrambi i progetti prevedeva addirittura che gli ISP dovessero agire sotto il controllo diretto delle Major.

In altri termini, degli enti privati (e certamente NON super partes) avrebbero avuto il potere di intercettare le comunicazioni degli utenti (e di infliggere delle sanzioni) SENZA dover passare per un giudice.

Questa misura è palesemente anticostituzionale (e folle) ma ha veramente rischiato di essere approvata. Persino nella sua forma attuale, approvata dal Parlamento Europeo e dall’Assemble Nazionale Francese, prevede comunque che le Major e gli ISP possano analizzare il traffico degli utenti per cercare trace di traffico P2P, con il solo vincolo di non agire in combutta.

Quelli che festeggiano queste misure illiberali e fasciste al grido di “Meglio! Così ci sarà più banda libera per gli usi seri della rete!” e cose simili dovrebbero riflettere su un fatto: sarà anche il LORO traffico ad essere sorvegliato in questo modo, da parte di enti privati che agiscono senza nessun controllo da parte delle autorità dello stato.

Addio alla neutralità della rete

Il progetto del Telecoms Package già approvato nei giorni scorsi prevede che gli ISP (Telecom, Vodafone, etc.) possano far passare il traffico a loro gradito e rallentare o bloccare del tutto quello a loro sgradito, sulla base di criteri di selezione che loro stessi stabiliscono e su cui nessuno (nemmeno lo Stato, nemmeno Dio in persona) ha potere di sindacare. La legge fatta approvare a suon di bastonate all’Assemblea Nazionale Francese da Sarkozy implementa questa follia sul territorio francese. L’unico obbligo previsto per i provider è quello di informare gli utenti.

Questo vuol dire che tutti i provider bloccheranno completamente e da subito tutto il traffico P2P, non importa se legale o illegale, al solo scopo di sfruttare meglio le loro risorse di banda e di promuovere la vendita dei loro contenuti commerciali al posto di quelli “liberi” (od “illegali”) che sono disponbili sulle reti P2P.

Non solo: è ovvio che gli ISP rallenteranno o bloccheranno del tutto anche tutti i tipi di traffico che permettono agli utenti di accedere a prodotti e servizi, sia commerciali che gratuiti, diversi da quelli inclusi nelle loro offerte commerciali. Se Telecom Italia include la TV nel suo pacchetto Alice, ovviamente ha tutto l’interesse a bloccare l’accesso alle altre televisioni del web, sia commerciali che gratuite. Se Vodafone include il suo sistema VoIP nella sua offerta, ha tutto l’interesse a bloccare il traffico di Skype e degli altri sistemi VoIP.

Ora, grazie al Telecoms Package lo possono fare, senza limiti, senza criteri prestabiliti e senza dare spiegazioni a nessuno. Devono solo scriverlo nel contratto (anche scritto in piccolo ed in ostrogoto tecnico arcaico, non ha importanza).

Coloro che esultano al grido di “In galera i pirati!” si preparino a pagare per ogni singolo bit che muoveranno su Internet nei prossimi anni. Ed a pagare salato, molto salato.

Addio al giusto processo

Sia il Telecoms Package che il disegno di legge di Sarkozy prevedevano che gli ISP, su ordine delle Major, dovessero avvertire per tre volte gli utenti sospettati e poi staccare loro la connessione, continuando a far pagare il servizio che non era più disponibile.

Tutto questo SENZA la supervisione di un giudice e SENZA bisogno di alcun mandato. In altri termini, a degli enti di diritto privato (delle aziende e dei privati cittadini, come voi e me) veniva concesso il diritto di agire con la stessa autorità di un giudice di uno stato sovrano!

L’utente non avrebbe avuto nessun modo di difendersi dall’accusa di essere un pirata. Non avrebbe potuto ricorrere in appello da nessuna parte.

Non ci credete, vero? Eppure è andata proprio così. INFORMATEVI.

Per fortuna, il Parlamento Europeo ha già ribadito per ben tre volte che per infliggere delle sanzioni agli utenti (come la disconnessione) è necessario il mandato del giudice. Il pericolo non è però del tutto scongiurato. Al parlamento Europeo se ne riparlerà a Settembre 2009. All’Assemblea Nazionale Francese se ne riparlerà tra pochi giorni.

Nel frattempo, le Major e gli ISP, in virtù di quanto detto al punto precedente, possono comunque facilmente aggirare il problema bloccando il traffico sgradito agli utenti.

Coloro che esultano al grido di “in galera i pirati” dovrebbero riflettere su questo fatto: non saranno loro a decidere chi è pirata e chi no. Saranno le Major, sulla base di criteri e di prove del tutto discutibili, senza nessun controllo e senza che l’utente possa reagire in alcun modo.

Questi imbecilli si potrebbero facilmente trovare nella posizione di essere accusati di pirateria (proprio loro! Che sono cosi onesti!), di vedersi tagliare la connessione e di essere costretti a pagare l’abbonamento senza poter fare appello a nessuno, senza poter far capire a nessuno che loro non c’entrano, che è colpa di qualcun altro. Oltre al danno, avranno anche la beffa di aver sostenuto queste follie illiberali quando era il momento di constrastarle.

Addio ai prezzi bassi

Tutto questo, ovviamente, significa nuove possibilità di marketing per le aziende. Si potranno elaborare offerte commerciali differenziate e scalari come nel seguente esempio.

  1. Tariffa base (paghi poco e non vai da nessuna parte): solo web e posta a 19 euro al mese.

  2. Tariffa special (paghi relativamente poco e puoi fare qualcosa in più): web, posta, accesso alle web radio ed alle web TV gratuite a 29 euro al mese.

  3. Tariffa premium (paghi molto ed ottieni quello che sembra essere molto): web, posta, web radio, web TV più le web TV commerciali (pacchetto “base”) a 39 euro al mese.

Ovviamente, quello che si può avere adesso (TUTTO) al prezzo di oggi (al massimo 39 euro al mese, per una 20Mb/sec) non lo si potrà più avere in nessun caso.

Questo significa un drastico aumento dei prezzi senza nessun vantaggio rispetto alla situazione attuale. Anzi: con molti limiti in più.

Coloro che esultano al grido di “più banda per noi!” dovrebbero riflettere sul fatto che queste nuove politiche di marketing li costringeranno quasi certamente a pagare qualcosa di più per dei servizi che ora usano gratuitamente, in cima alla lista la telefonia VoIP (Skype).

Una Spada di Damocle per i genitori

Si sa: i figli, specialmente se piccoli e ribelli, hanno la tendenza all’evasione dalle regole od alla trasgressione. Con le nuove leggi che si tenta di far approvare a livello nazionale ed europeo, per ogni errore che VOSTRO figlio cometterà, VOI resterete senza connessione ADSL (e continuerete a pagare il canone). Non solo: rischiate di pagare centinaia di euro di danni alle Major per ogni singolo brano scaricato abusivamente. Su un CD ci stanno centinaia di brani MP3. Questo vuol dire che un singolo CD da 700 Mb vi può costare di soli danni qualcosa come decine (o persino centinaia) di migliaia di euro. Praticamente, come un grossa auto o come una casa.

Coloro che esultano al grido “In galera i pirati!” devono solo sperare che i loro figli non decidano mai di sottrarsi al loro controllo e fare una scappatella nei posti sbagliati di Internet.

Se vi sembro un terrorista mediatico, INFORMATEVI:

http://punto-informatico.it/2019481/PI/News/p2p-logistep-al-lavoro-migliaia-nel-mirino.aspx

http://punto-informatico.it/1925032/PI/News/p2p-identificati-quasi-4mila-utenti-italiani.aspx

Addio alla libertà di espressione

Chi decide cosa un singolo utente più vedere e/o pubblicare e/o fare e/o dire su Internet?

Secondo il Telecoms Package e secondo il disegno di legge Sarkozy, sono le Major e gli ISP a decidere queste cose, in modo autonomo ed insindacabile, agendo sui rubinetti del traffico.

Se una persona non arriva a capire da sola quale minaccia sia per la libertà, per la democrazia e per la giustizia una simile norma di legge, non c’è speranza che glielo si possa spiegare.

Conclusioni

Non fatevi riconoscere per gli ingenui che siete esultando per queste leggi autoritarie. Queste leggi NON sono contro i pirati. I pirati se ne fregano altamente. Ve lo dice un pirata “certificato”.

Queste leggi sono contro di VOI. Sono contro la riservatezza delle VOSTRE comunicazioni. Sono contro la VOSTRA libertà di espressione. Sono contro la VOSTRA libertà di scelta sul mercato. Sono contro i VOSTRI diritti e la VOSTRA sicurezza. Queste leggi mirano a spillare ancora altri soldi dalle VOSTRE tasche ed a metterli nelle tasche degli ISP, delle Major e degli intermediari, non in quelle degli autori. Ve lo dice un autore (che vive scrivendo software ed articoli per i giornali).

Non fatevi abbindolare da queste azioni propagandistiche e demagogiche.

Alessandro Bottoni

info@alessandrobottoni.it

www.alessandrobottoni.it

Aprile 22, 2009

Let’s talk

mr_caos commenta in questo modo una mia lettera di oggi a Punto Informatico:

“E in base a cosa ne sei segretario? Hai vinto il campionato provinciale di download di mp3?

Ma fammi il piacere”

[Dai commenti a “Cogliamo un'occasione”]

Eccomi qui. Ti faccio il piacere di rispondere a questa e ad altre legittime contestazioni qui di seguito. Cominciamo proprio da quelle di mr_caos.

Q: Ma per capire, questo sarebbe il tuo lavoro? Prendi uno stipendio per farlo?

A: Nella vita faccio il consulente. Non prendo stipendi da nessuno, né per il mio lavoro “ufficiale” né per le mie (molteplici) attività di volontariato. Tu cosa fai per vivere?

Q: Mi erigo per un attimo a rappresentante di me stesso e in quanto tale ti chiederei di sederci ad un tavolo per discuterne. Perchè a questo punto pensavo che potrei fondare l’associazione non so… per l’eliminazione dei biglietti dei concerti o meglio… la distribuzione gratuita dei beni di prima necessità. Sai tanto per arrotondare.

A: Prego, accomodati. Tieni presente, tuttavia, che io NON rappresento una comunità di sfigati dediti al download illegale inteso come hobby. Mi guardo bene dall’avere che fare con questa tipologia di parassiti. Per quanto posso, mi sforzo di rappresentare una comunità di gente che si preoccupa di garantire che sia sempre possibile accedere alla nostra Cultura, anche quando il ”titolare dei diritti” (quelli economici, non quelli morali) non è d’accordo.

Q: Scusa ma tu chi saresti per chiedere un incontro ai rappresentanti di un settore industriale? Un sindacato? Un partito? Un associazione consumatori? Ma consumatori di che? La definizione di consumatore implica che ci sia una forma di contratto tra le parti.

A: Sono il segretario di una associazione nata proprio con questo scopo. Associazione registrata e riconosciuta dalla legge.

Q:E in base a cosa ne sei segretario? Hai vinto il campionato provinciale di download di mp3?

A: Sono stato eletto tale a voto palese dall’assemblea dei soci, come previsto dallo Statuto (Statuto che, a sua volta, è stato avvallatto dagli organi di controllo previsti dalla Legge italiana). Puoi sempre iscriverti alla nostra associazione per avere la possibilità di votarmi contro alla prossima tornata elettorale: http://partito-pirata.it/ .

Per inciso, non scarico niente da nessuna rete. Non lo faccio sia perchè non mi interessa (di solito ascolto solo le web-radio e guardo solo qualche vecchio film in TV), sia perchè non sono così fesso da farlo dalla ADSL di casa del Segretario del Partito Pirata.

Ed adesso, passiamo a Lemon:

S (come “statement”): “Io l’ho sempre detto e lo ripeto: non vi piace il prezzo di una cosa? NON COMPRATELA (che non vuol dire rubatela o scaricatela) ad oltranza, vedrete che il prezzo scende.”

A: Non è solo una questione di prezzo. Il problema è che, grazie al diritto esclusivo di creare e distribuire copie, il titolare dei diritti (che non è quasi mai l’autore) ha il diritto di NON creare e di NON distribuire nessuna copia se ritiene che sia più opportuno (o più “economico”) agire in questo senso. Questo, di fatto, riconosce al titolare dei diritti (la casa editrice) il diritto di censurare l’autore e di sottrarre all’intera comunità un pezzo della sua Cultura. Questo è un potere enorme che le Costituzioni di qualunque paese e di qualunque ente sovrannazionale riconoscono solo ad uno Stato Sovrano, e solo attraverso la sua Magistratura. Noi lottiamo contro un evidente abuso di potere, non contro dei prezzi troppo alti.

Ed ora rispondiamo a ghivan:

Q: “Dal quel che deduco dal ragionamento, correggimi se sbaglio, quindi un artista dovrebbe lavorare gratis perchè gli altri hanno il diritto alla cultura?”

A: No. Un artista ha pienamente diritto ad esigere un compenso per il suo lavoro. Se tu avessi letto qualcuno dei miei articoli precedenti e/o i documenti fondanti del Partito Pirata italiano, sapresti che difendo sempre il diritto d’autore a spada tratta e senza incertezze.

Il diritto che noi “pirati” mettiamo in discussione è il diritto che ha la casa editrice od il distributore di controllare il processo di copia e di distribuzione dell’opera (cioè il “copyright”, o “diritto di copia” in senso stretto). Questo diritto è anacronostico e và abolito (od almeno radicalmente riformato). Deve invece restare il diritto dell’autore di controllare (solo in prima persona) il processo di pubblicazione delle sue opere.

I ricavi dell’autore, dell’editore e dei distributori possono essere garantiti benissimo senza riservare a nessuno il diritto esclusivo di copia e di distribuzione (che è il meccanismo che rende possibili gli spiacevoli fenomeni di “censura su basi commericiali” che ho già descritto). Semplicemente, basta stabilire che chiunque ricavi un introito dall’attività di copia e di distribuzione deve versare una parte di questi introiti al titolare dei diritti (pena la galera ed i danni). A quanto debba ammontare questa quota, deve essere una trattativa tra le parti a stabilirlo (o, in assenza di un accordo, la sentenza di un giudice). La SIAE potrebbe (finalmente!) tornare a fare qualcosa di utile controllando che le parti facciano quanto stabilito dagli accordi.

Ovviamente, se qualcuno copia e distribuisce senza scopo di lucro (guadagno uguale a 0) deve corrispondere esattamente 0 euro al titolare dei diritti. In questo consiste il “diritto di accesso alla cultura ed allo scambio di informazioni”.

Se questo ti fa credere che la galassia collasserebbe a causa dei mancati introiti della case editrici, è meglio che tu dia un’occhiata ai loro bilanci. Solo una percentuale dei loro introiti deriva dal mercato consumer. La stragrande maggioranza viene dal mercato professionale: radio, TV, gruppi musicali che fanno cover, sale cinematografiche, locali pubblici, etc.

Silvano dice:

Q: “Per quale motivo dovete scaricarlo gratis?

E’ cultura? Il david di donatello è cultura, ma non mi pare che tutti vogliano portarselo a casa.

La gioconda? Idem come sopra.”

A: Perchè se non si riconosce all’utente finale il diritto di accedere a qualunque elemento della nostra cultura CONTRO la volontà del detentore dei diritti, allora si riconosce implicitamente al detentore dei diritti il diritto di censurare l’opera.

Il detentore dei diritti dovrebbe avere il diritto, riconosciuto per legge, di partecipare agli utili, non quello di controllare la disponibilità dell’opera sul mercato (cioè di censurare l’opera).

Niente utili, niente quota. Non c’è nulla di scandaloso in questo. Gran parte del mercato vive di applicazioni professionali facilmente controllabili dalla SIAE. Nessuno chiuderebbe i battenti. Guadagnerebbero solo qualche soldo in meno e sarebbero spinti a cercare nuove soluzioni. “Innovazione”, come il 3D al cimema. Non sarà forse meglio l’innovazione che questo mercato statico e stantìo?

Riguardo alla Gioconda ed al David, posso farti notere che chiunque può creare e distribuire una copia del David senza pagare royalties a nessuno. Si comprano sulle bancarelle a pochi euro.

Q: “Insomma, con la scusa che costa troppo, non sarà che c’è gente che scarica ugualmente e non comprerebbe niente ad un prezzo che non sia gratis?”

A: Sembra proprio di no. I pochi “store” di Internet che vendono musica e film stanno conoscendo una crescita a due cifre mentre tutto il resto del mercato è in caduta libera. Tra le principali motivazioni all’acquisto degli utenti figura la voce: “l’ho scaricata da eMule e l’ho ascoltata. Mi è piaciuta tanto che ho deciso di comprarla.” L’onestà degli utenti arriva fin dove non arriva la lungimiranza dei venditori.

CCC dice:

Q: “solo questione di soldi??? e non soprattutto una questione di libertà???”

A: Si, certo. Lo spiego anche nella mia lettera. Tuttavia, teniamo presente che si tratta di beni immateriali, legati ad un aspetto non “primario” dell’esistenza. Fare a revolverate in strada per queste cose sarebbe francamente eccessivo.

Soprattutto, è eccessivo esporsi in prima persona ad una battaglia legale per queste cose, come hanno fatto i ragazzi di TPB. Si devono seguire vie meno traumatiche. Per una volta, abbiamo la fortuna di avere il coltello dalla parte del manico. Facciamone buon uso.

S: “no, non c’è nessuna trattativa da fare (tantomeno con chi, come dimostrano le dichiarazioni del sig. mazza, non ha intenzione di farne)…”

A: Ed invece si. La Libertà consiste nell’avere dei diritti riconosciuti. Cioè riconosciuti anche dalla controparte. Diversamente si tratta di potere conquistato con la forza. Il potere, come noto, va anche mantenuto con l’uso della forza. Io non voglio combattere ogni giorno per queste cose. Voglio che mi venga riconosciuto una volta per tutte (anche dalla controparte) un diritto e che poi si possa passare ad altro.

Q: “e chissà cosa ne direbbero i “pirati” (quelli “veri”) da poco condannati??? rimarrebbero basiti anche loro???”

A: Peter ed io siamo buoni amici, e ci stimiamo a vicenda, ma abbiamo opinioni diverse su questi punti. Ci siamo confrontati apertamente su questi temi e non abbiamo niente da nasconderci. Noi non abusiamo del nome di “pirati” per la semplice ragione che non siamo noi a volerci etichettare così. Sono gli altri a dire che siamo pirati. Per quanto ci riguarda, ci consideriamo attivisti che cercano di difendere alcuni diritti digitali fondamentali dell’essere umano. L’accesso alla cultura è solo uno di questi molti elementi. Sempre per quanto ci riguarda, i pirati sono loro: le aziende che fanno uso della legge sul copyright per imporre agli utenti ed agli autori la loro volontà.

Ed infine, veniamo a Dittatori Fascisti:

S: “Non hai idea bottoni di cosa sia la libertà”

A: Come ho già detto, la libertà consiste nel godere di alcuni diritti riconosciuti (e quindi riconosciuti anche dalla controparte). Diversamente si tratta solo di una diversa forma di abuso.

Ora siamo noi utenti a subire un abuso da parte delle case editrici. Abolendo il diritto d’autore, saremmo noi ad espropriare gli autori del loro lavoro. Tu vedi un qualunque passo avanti in questo cambiamento? Vedi più “etica”? O più “giustizia”? Quale miglioramento avremmo?

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

Febbraio 23, 2009

Il Beghelli Telesalvalavita Mobile ed i suoi concorrenti

Archiviato in: Cronaca, sicurezza — alessandrobottoni @ 11:17 pm
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Come avrete notato, in questi giorni sa facendo la sua apparizione in televisione la pubblicità del Telesalvalavita Mobile di Beghelli. Questo dispositivo potrebbe (e forse dovrebbe) diventare la risposta “giusta” (o “canonica”) ai problemi di sicurezza di molte persone. Il Telesalvalavita Mobile di Beghelli non è però l’unico strumento di questo disponibile su mercato e non sempre è la risposta giusta. Qui di seguito trovate qualche consiglio per la scelta.

I dispositivi di Alerting

Prima di procedere è meglio chiarire di cosa stiamo parlando. Il Telesalvalavita Mobile di Beghelli è soltanto il più noto rappresentante di una categoria di dispositivi che comprende già diversi altri modelli. Tutti questi dispositivi sono sostanzialmente dei telefoni cellulari GSM dotati al loro interno di un rilevatore di posizione A-GPS. Il loro uso è semplicissimo: basta premere un pulsante per inviare una richiesta di aiuto via SMS ad uno o più numeri di telefono (cellulare). L’SMS contiene tutte le indicazioni necessarie per attivare i soccorsi, tra cui la posizione geografica della persona da soccorrere (visualizzabile su una apposita mappa).

Questi dispositivi servono per chiedere aiuto in caso di difficoltà (aggressione, incidente, malore, etc.), senza dover fare altro che spingere un pulsante.

Partire dal centro di ascolto

L’elemento centrale di questi sistemi non è il dispositivo di chiamata (cioè il dispositivo che tenete in tasca) ma piuttosto il centro di soccorso (cioè chi riceve la richiesta di soccorso).

Come potete capire, solo un centro di soccorso adeguatamente organizzato può fornire una risposta tempestiva a qualunque ora del giorno e della notte. In particolare è necessario avere almeno un paio di linee di ascolto ed avere il personale sufficiente per coprire almeno tre turni (più quello di riposo). Stiamo quindi parlando di almeno otto persone occupate a tempo pieno per fornire il servizio. Per quanto ne so, la Beghelli è l’unica a disporre di un proprio centro di ascolto. Tutti gli altri produttori forniscono solo il dispositivo di chiamata e l’utente deve poi prendere accordi diretti con una società di vigilanza per inviare le richieste al loro centro di ascolto. Praticamente tutte le aziende che forniscono un servizio di vigilanza ai negozi ed alle banche forniscono anche il servizio che vi interessa.

Il centro di ascolto può anche non essere necessario: se è possibile identificare una o più persone che possano intervenire tempestivamente, si può dirigere il messaggio di richiesta ai loro telefoni cellulari. Si tenga però presente che queste persone devono disporre di cellulari in grado di collegarsi ad Internet e scaricare la mappa con la posizione della persona da soccorre.

Cosa deve fare il centro di ascolto

Chiunque sia la persona che riceve la richiesta, probabilmente dovrà fare due cose:

  1. Assicurarsi che si tratti di una reale richiesta di soccorso e non di un errore.

  2. Cercare di capire di che tipo di emergenza si tratta (aggressione, malore, incidente, etc.).

Si tratta quindi di tentare di mettersi in comunicazione con la persona che ha chiesto aiuto richiamandola sul suo cellulare. In caso che questo non sia possibile, si passa la richiesta alle forze dell’ordine per un controllo diretto (una pattuglia viene inviata sul posto).

I dispositivi

A questo punto, potete scegliere il dispositivo di chiamata che si adatta meglio al vostro problema.

Se non avete nessuno che possa intervenire, allora vi conviene sicuramente acquistare un Telesalvalavita Mobile di Beghelli e sottoscrivere l’abbonamento al loro servizio. In questo caso, la disponibilità di un centro di ascolto è l’elemento chiave per la scelta. Questa scelta “chiavi in mano” è anche la più semplice e la più sicura se non sapete come muovervi nel mondo della tecnologia e della sicurezza.

Se invece potete contare su una o più persone che vivono e lavorano nelle vostre vicinanze e che possono intervenire in vostro soccorso, potete scegliere un dispositivo in grado di inviare uno o più SMS ad uno o più numeri predefiniti, come lo SkyWay Amico. Dovete però chiedere a queste persone di dotarsi di cellulari in grado di collegarsi ad Internet e di scaricare la mappa con la vostra posizione.

Un dispositivo come lo SkyWay Amico può essere usato anche per inviare la vostra richiesta di soccorso al centro di ascolto di una società di vigilanza.

I dispositivi di cui io sono al corrente sono questi:

http://www.beghelli.it/website/index.html (cercate “Telesalvalavita Mobile”)

http://www.skyway.it/localizzatore_satellitare_amico.html

Altri modelli sono disponibili sul mercato USA:

http://made2protect.com/

http://www.lifeassistusa-medical-alarm-system.com/gps-portable-medical-alarm/

http://www.laipac.com/personal_locator_gps.htm

http://www.blackboxgps.com/cms/Blackbox_GPS_Portable_Locator.html

http://www.zoombak.com/

http://pocketfinder.com/

ATTENZIONE: molti di questi dispositivi sono in realtà dei localizzatori GPS e servono per tracciare una persona o per sapere dove si trova (inviando un SMS). Alcuni di questi (non tutti) sono dotati anche di un apposito tasto che invia la richiesta di aiuto. Alcuni funzionano anche da telefono cellulare, altri no. Fate attenzione a cosa comprate. Se non sapete orientarvi, rivolgetevi ad una società che si occupa di sicurezza e di sistemi di alarme.

La questione della SIM

Fate attenzione al fatto che alcuni di questi dispositivi hanno bisogno di una SIM da telefono cellulare per funzionare (perchè SONO dei telefoni cellulari). La SIM deve essere carica e deve essere valida. Se scade o se resta senza soldi, non potrà inviare la richiesta di aiuto ai vostri aiutanti quando ne avrete bisogno (potrebbe inviare la richiesta al 112 che però non accetta SMS). Ogni tanto bisogna quindi togliere la SIM dal dispositivo, infilarla in un cellulare e controllare che funzioni.

Il 112 Europeo

Questo servizio di intervento su allarme avrebbe dovuto essere disponibile già dal 2004, gratuitamente, da qualunque telefono cellulare GSM, grazie al numero di emergenza europeo “112”. In realtà, l’Italia non ha mai implementato questo servizio e paga alcuni milioni di euro l’anno di multa alla Comunità Europea per questo motivo. Come dire: “piuttosto che darvi una mano quando ne avete bisogno, preferiamo pagare una multa salata.” Di questo schifo sono responsabili i Governi Prodi e Berlusconi che si sono succeduti dal 2002 ad oggi.

In tutto il resto d’Europa, per chiedere aiuto basta comporre il 112 e lasciare aperta la comunicazione anche solo per un secondo. Ci pensa la polizia a localizzarvi ed a spedire una pattuglia per vedere cosa sta succedendo.

E mentre aspetto i soccorsi?

Ovviamente, aspettare i soccorsi potrebbe non essere sufficiente. Niente vi impedisce però di attrezzarvi per tempo. Se temete un’aggressione, ad esempio, potete scegliere che tipo di strumento di difesa volete utilizzare e prendervi il tempo per acquistarlo ed imparare ad usarlo. Sono scelte vostre in cui non voglio entrare. Tenete però presente che ci dovete pensare per tempo (cioè mesi od anni prima che succeda qualcosa, non secondi o minuti prima).

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

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