Alessandro Bottoni

Giugno 1, 2009

La Saggezza delle Folle (o la loro Stupidità?)

Archiviato in: Neuroscienze, Ricerca, Scienza, Tecnologia, politica, scuola — alessandrobottoni @ 2:44 pm
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Durante questa campagna elettorale ho letto due libri che toccano molto da vicino il tema centrale della mia attività politica, cioè il rapporto che esiste tra democrazia, tecnologia e politica. Più esattamente, ho letto un libro molto valido ed uno decisamente pessimo.

Il libro molto valido è questo:

“The wisdom of crowds”

di James Surowiecki

pubblicato nel 2005 da Anchor Books

ISBN 9780385721707

14,20 € da Feltrinelli International di Roma

Purtroppo, non ne esiste una edizione italiana

Questo libro, che in italiano si chiamerebbe “La saggezza delle folle” è chiaramente il frutto di una lunga riflessione e di un lungo lavoro di documentazione effettuato da una persona molto intelligente e che sa scrivere molto bene. Ve lo consiglio molto, molto caldamente.

Il libro decisamente pessimo è questo:

“Dilettanti.com”

di Andrew Keen

pubblicato in Italia nel 2008 da De’ Agostini

ISBN 9788841857632

15,00 €

Pubblicato originariamente in USA nel 2007 con il titolo “The cult of the amateur”. Esiste anche un sito web di supporto: http://www.cultoftheamateur.com/ .

Questo libro è sostanzialmente un monologo espresso, senza nessun controllo e senza contraddittorio, da una persona carica di pregiudizi e decisamente limitata sul piano culturale e mentale. Ve lo sconsiglio. Spendete i vostri 15 € in una pizza, piuttosto.

Al di là di questa differenza qualitativa, si tratta però di due libri strettamente collegati e che dovrebbero essere letti uno dopo l’altro.

La Saggezza delle Folle

La saggezza delle folle analizza in modo molto intelligente e dettagliato, nonché ricco di riferimenti e di esempi, il cosiddetto fenomeno della “intelligenza collettiva”. Si tratta, come certamente sapete, del fenomeno che sta dietro ad alcuni dei fenomeni tipici di Internet, come i Wiki (Wikipedia) e lo sviluppo Open Source (Linux, OpenOffice, Firefox, etc.).

Si tratta di un fenomeno che ci troviamo ad analizzare e discutere di continuo perchè interessa molti aspetti della nostra esistenza, dalla crescita di Internet fino alla democrazia. Io stesso me ne sono occupato spesso nei miei articoli.

Decentralizzazione

Alla base del fenomeno dell’intelligenza collettiva c’è il fenomeno del decentramento decisionale: si dà vita ad una intelligenza collettiva quando si distribuisce il potere di analizzare un problema e di prendere decisioni ad una comunità di esseri intelligenti.

Questo è il meccanismo che sta alla base appunto di Wikipedia e dello sviluppo del software Open Source. Non c’è nessuno che comandi. Non c’è nessuna gerarchia. La comunità è quindi costretta a trovare da sola la propria organizzazione (attraverso meccanismi che sono poi quelli tipici di qualunque democrazia).

Coordinamento

Il primo “modello” di auto-organizzazione che nasce in queste condizioni è quello di “ccordinamento”: si cerca di muoversi in modo “sincronizzato” con altri per non entrare continuamente in collisione.

Cooperazione

Il secondo modello, un po’ più raffinato, consiste nel prendere decisioni che tengono conto anche del possibile comportamento degli altri o, addirittura, che cercano di ottenere la cooperazione da parte degli altri. Questo meccanismo, come potete capire, è quello alla base della democrazia.

Democrazia

La democrazia, appunto, è semplicemente l’ultimo, ed il più raffinato, di questi modelli di auto-organizzazione. Non è perfetto (e lo si vede bene…) ma rappresenta comunque un piccolo miracolo se si tiene presente il modo in cui nasce.

Il Mito del Dilettante

“Dilettanti.com” esamina invece il contro-altare di questo meccanismo e cioè il modo in cui una folla di non-professionisti, come quella di Wikipedia e dei blog, può mettere in difficoltà un sistema ben strutturato, organizzato gerarchicamente e composto da professionisti preparati, come il mondo dell’informazione (giornali, riviste, libri, enciclopedie ma anche musica, film, etc.).

Si tratta, in altri termini, del famoso e temuto fenomeno della concorrenza tra blogger e giornalisti. Come sapete, io agisco sia da blogger che da giornalista (che da diverse altre cose) e quindi mi sono trovato spesso a discutere di questo tema. Manco a dirlo, dalle mie analisi ho tratto conseguenze sostanzialmente opposte a quelle che ne trae Andrew Keen.

L’Attendibilità

Andrew Keen fa notare in modo molto insistente come certo oggetti, prodotti da una “intelligenza collettiva”, come Wikipedia, possano anche essere terribilmente inaffidabili.

Sembra però non rendersi affatto conto che il modello di Wikipedia NON è l’unico modello di questo tipo esistente e che molti altri modelli possono fornire tutta l’affidabilità del caso, quando questa è necessaria.

Keen cita Citizendium (ma non Google Knol) senza però rendersi conto che Citizendium è sostanzialmente identico a Wikipedia (usa persino la stessa base di codice) tranne che per le regole di accesso.

La Competizione “Sleale” coi Professionisti

Keen si avvicina alla “verità” quando esamina gli effetti della inondazione di prodotti gratuiti e liberi, prodotti da “dilettanti” di vario tipo, sul mercato degli equivalenti prodotti professionali. Keen è convinto che la musica prodotta da dilettanti farà scomparire dalla faccia della terra l’industria musicale così come Wikipedia ha ucciso l’Encyclopedia Britannica.

Non sembra però rendersi conto del fatto che si tratta di mercati diversi che normalmente NON entrano in collisione tra loro.

Cose che non c’entrano nulla

Ad aggravare la situazione, Keen tira in ballo un fenomeno che non c’entra niente con tutto questo: quello della cosidetta “pirateria digitale”. In questo caso non riesce a rendersi conto del fatto che si tratta sostanzialmente di un problema legislativo e di marketing che non può, da solo, affossare un’industria sana.

Come se non bastasse, pone sotto lo stesso “ombrello logico” la pirateria digitale (cioè voi ed io), la pedofilia ed il cyberterrorismo. Potete quindi capire perchè Andrew Keen sia stato sepolto dalle pernacchie dopo l’uscita del suo libro negli USA.

La Perdita della Privacy

Keen si preoccupa molto anche della perdita di “privacy” (o, più esattamente, di “anonimato tra la folla”) che deriva dalla pubblicazione massiccia di informazioni sui siti di social networking (come il famigerato Facebook).

Su questo mi trova d’accordo: c’è un pericolo serio dovuto al fatto che molte persone che ci conoscono parlano di noi e permettono quindi a chiunque di farsi un’idea molto precisa della nostra persona. In buona sostanza, nel XXI secolo non esisterà più il concetto di “personaggio NON pubblico”. Saremo tutti nella stessa scomoda posizione di Berlusconi e della sua ex-moglie.

Su questo, probabilmente, vedremo delle pesanti battaglie legislative (destinate comunque al fallimento).

Soluzioni

Keen propone alcune soluzioni, peraltro piuttosto scontate. Si va da Citizendium al posto di Wikipedia a vari interventi legislativi degni della migliore tradizione neo-con. Non propone di mandare i B52 a bombardare Wikipedia ma poco ci manca.

L’Influsso sulla Politica

In un “afterwords” aggiunto con la seconda edizione, Keen si premura anche di mettere in guardia i cittadini dal crollo della Democrazia dovuta all’intrusione indebita degli… elettori e della discussione priva di controllo. Qui, francamente, raggiunge una vetta di inconsapevole umorismo difficile da uguagliare.

Conclusioni

Leggete questi due libri. Vi farete un’idea molto precisa di come funzionano tutte le comunità, dal team che sviluppa il kernel Linux, a Wikipedia fino ad arrivare alle democrazie occidentali.

Se vi resta tempo, integrate la vostra dieta con questi libri:

“La macchina dei memi”

di Susan Blackmore

Pubblicato nel 2002 da Instar Libri

ISBN 8846100433

18,90 €

“Le armi della persuasione”

di Robert B. Cialdini

pubblicato nel 2005 da Giunti editore

ISBN 8809041100

“i gruppi sociali”

di Giuseppina Speltini e Augusto Palmonari

pubblicato nel 1998 da “Il mulino”

35.000 Lire

ISBN 8815067906

“Psicologia delle Comunicazioni di Massa”

di Anthony Pratkanis e Elliot Aronson

pubblicato nel 1998 da “il mulino”

16,23 €

ISBN 8815055797

Certo, sono molte pagine da leggere ma… alla fine avrete una visione completa e molto chiara di come funzionano le società umane. E forse smetterete anche di votare per Berlusconi…

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Maggio 30, 2009

Ecologismo, Ambientalismo ed Animalismo

Archiviato in: Business, Scienza, Tecnologia, politica — alessandrobottoni @ 6:06 pm
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Nei giorni scorsi un vecchio amico mi ha chiesto di definire esplicitamente qual’è la mia posizione nei confronti dell’ecologismo. Mi ha chiesto di farlo usando come termine di riferimento questo documento degli ecologisti democratici dell’Emilia Romagna:

http://ecologistidemocratici.ilcannocchiale.it/2009/05/19/il_documento_degli_ecologisti.html

Approffitto di questa opportunità per discutere pubblicamente questo aspetto del mio profilo personale e politico.

Positivismo

Io NON sono un ecologista. Non sono neanche animalista o “verde”. Non lo sono mai stato e difficilmente potrei esserlo. Credo che l’Uomo debba usare Scienza (“conoscenza” e “coscienza”) e tecnologia per risolvere i problemi dell’Uomo. Credo anche che l’Uomo sia in grado di usare Scienza e Tecnologia per risolvere i problemi che Scienza e Tecnologia a volte producono. In altri termini, sono quello che è noto in filosofia come un “positivista” (http://it.wikipedia.org/wiki/Positivismo). Non solo: ho fatto di questa mia posizione filosofica il perno della mia vita personale e professionale. Sono infatti un tecnico (un chimico passato all’informatica) ed un divulgatore.

Ecologismo razionale ed irrazionale

Un certo tipo di ecologismo mi sta decisamente antipatico. Si tratta di quell’ecologismo estremista, livoroso ed aggressivo che si vede spesso in azione nei momenti più spettacolari della lotta ecologista.

Con questa gente non voglio aver niente a che fare.

Questo tipo di ecologismo è fondamentalmente irrazionale, basato più sulle emozioni (e sui pregiudizi) che sulla ragione. Questo è il tipo di ecologismo che tende a bloccare qualunque iniziativa con il pretesto di proteggere qualunque forma di esistenza, purchè NON sia quella umana: le altre specie animali, l’ecosistema, persino il panorama. Questo è il tipo di ecologismo che si basa sulla paura, sulla superstizione e sull’ignoranza. Si basa su un irrisolto ed irrazionale senso di colpa dell’essere umano per ciò che è. Questo è il tipo di ecologismo che è facile aizzare contro i governi di destra: una tigre sempre disposta a farsi cavalcare dal demagogo di passaggio.

Lo ripeto: con questa gente non voglio aver niente a che fare.

Viceversa, ho sempre avuto degli ottimi rapporti con il cosiddetto “ecologismo razionale”. Sono uno dei molti abitanti di questo piccolo e fragile pianeta e non voglio certo rendermi “correo” di un suicidio di massa come quello di Rapa Nui (http://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Pasqua). Per questa ragione, tengo nella massima considerazione gli allarmi che sono basati su prove scientifiche, come il riscaldamento globale ed i pericoli delle nanopolveri, tanto per fare due esempi. Sono un tecnico (e quindi uno “scienziato”) e sono in grado di capire quando esiste una prova scientifica di un fatto. Non ho bisogno di “intermediari culturali” per questo scopo. Quando vedo che esiste un pericolo, faccio tutto il possibile per evitare danni o, quanto meno, per limitarli.

Di conseguenza, mi trovo spesso ad appoggiare le battaglie degli ecologisti.

In my backyard, please

Lo spartiacque tra i due mondi che ho appena descritto è definito dalla famosa “NIMB syndrome”: “Not In My Backyard”. “Fate quello che volete, ma non fatelo nel mio giardino”. “Smaltite i rifiuti come vi pare ma fatelo da un’altra parte”. “Costruite tutte le centrali termonucleari che volete, ma fatelo lontano da me”.

Questo modo di affrontare i problemi non ha nulla a che fare con il senso di responsabilità che dovrebbe contraddistinguere un ecologista. É puro e semplice “paraculismo”. Come tale fa schifo: è spregevole e va condannato senza appello. Si chiama “ecologismodelcazzo”, una sola indivisibile parola.

Ciò che non è adatto per il mio giardino, ovviamente, non può essere adatto per il giardino di qualcun’altro. Non è certo questo il modo in cui può ragionare un essere umano. In questo modo, semmai, ragionano certi affaristi della peggiore destra.

Il modo in cui può e deve ragionare un essere umano è la “IMBP Logic”: “In My Backyard, Please”. Definiamo una serie di tecnologie che riteniamo adatte al nostro cortile e diciamo chiaro e forte che devono andar bene per il cortile di chiunque. “Voglio una centrale eolica, e la voglio nel mio giardino”. “Voglio una centrale fotovoltaica, e la voglio sul tetto di casa mia”. “Se va bene per me, può e deve andar bene anche per gli altri”. “Se può stare nel giardino di casa mia, allora deve andar bene anche nel giardino di qualcun altro”. “Io per primo mi rendo garante della sua sicurezza e della sua salubrità, accettando di averne un esemplare in salotto ed uno sul comodino”.

Proprio su queste basi sto collaborando da alcune settimane con una delle stelle del firmamento verde, Roberto Musacchio. Stiamo sviluppando una campagna di impegno formale pubblico destinata a tutti candidati a tutti i tipi di elezioni. Stiamo stendendo un documento che elenca una serie di tecnologie che riteniamo sicure e salubri (centrali eoliche, fotoelettriche, etc.) e ci impegneremo pubblicamente a sostenere l’installazione di questi sistemi nel nostro giardino di casa (più esattamente, a meno di 5 km dalla nostra abitazione). A quel punto, non accettermo più di sentire sollevare contestazioni quando si tratta di costruire un impianto di questo tipo in nessun altro punto del pianeta. A quel punto, sarà chiaro che nessuno di noi è contrario a qualunque tipo di intervento, per partito preso. Siamo piuttosto contrari agli interventi irrazionali e pericolosi che ci vorrebbe rifilare una certa destra pseudo-progressista. Non è che non vogliamo NIENTE nel nostro giardino di casa: non vogliamo quella roba là, quella che ci vuole rifilare Berlusconi (centrali atomiche, ponte sullo stretto, etc.).

Chiederemo a tutti i candidati, di tutti i partiti ed a qualunque tipo di elezione, di sottoscrivere questo impegno.

Una piccola digressione…

Concedetemi una piccola digressione: abito da sempre a meno di 5 km in linea d’aria dal terzo o quarto impianto chimico d’Italia per dimensioni. Un impianto che ha dato da lavorare a oltre 7000 persone quando era al massimo del suo splendore, negli anni ‘60, e che tuttora conta circa 3000 dipendenti.

Voglio veder crescere e svilupparsi questo impianto e farò tutto il possibile per sostenerlo. Farò lo stesso con ogni altro impianto (chimico o di altro tipo) che fornisce occupazione a qualunque altra città italiana od europea.

Negli ultimi 30 anni ho visto lavorare i nostri tecnici. Sono stato tra di loro per circa 10 anni (ho lavorato in fabbrica ed ho fatto assistenza tecnica, in tutta Italia). A volte li ho visti sbagliare e molto più spesso li ho visti lavorare con serietà e competenza. So che le loro famiglie abitano a pochi km dall’impianto in cui lavorano e so che questi tecnici ed i loro manager faranno sempre tutto il possibile per garantire la sicurezza e la salute di sé stessi e dei loro cari. So che la tecnologia può essere controllata e resa sicura. So che la tecnologia può affrontare i problemi creati dalla tecnologia.

So anche che per ottenere questo, alle spalle deve esserci un’economia che funzioni, un business che convinca tutti ad investire su questi impianti e sulla loro sicurezza. Le lezioni di Bohpal e della Thyssen parlano chiaro su questo punto. Per questo farò di tutto per avere un’economia che “tiri”.

So anche che c’è bisogno di controlli. Controlli che una certa destra affarista sopporta sempre meno. Per questo considero la destra una minaccia reale per la mia salute e la mia sicurezza, oltre che per quella dei miei cari. Farò di tutto per ottenere i controlli che sono necessari. Necessari anche a valutare i rischi senza incorrere nella superstizione.

So anche di essere in ottima compagnia. Le amministrazioni comunali, provinciali e regionali della mia zona che si sono succedute in questi trent’anni hanno lavorato sodo per conciliare le esigenze dell’industria e quelle dell’ambiente. Avranno sempre il mio appoggio. I “Rossi” ed i Verdi di Ferrara hanno dimostrato in più di un’occasione di saper gestire con razionalità e senso critico il delicato rapporto che esiste tra industria, ambiente e salute. Avranno sempre il mio appoggio.

L’appello degli ecologisti democratici

Per rispondere al mio amico: si, sottoscrivo pienamente l’appello degli ecologisti democratici dell’Emilia Romagna. Non potrei fare diversamente, visto che hanno sostanzialmente raccolto in un singolo appello tutte le richieste che sono tipiche del mondo dello “ecologismo razionale” a cui sono legato da sempre.

Mi riconosco pienamente in quelle richieste ed in quelle posizioni.

Come ho già detto, è anche mia intenzione fare di più e di meglio: mi voglio prendere un impegno personale ad accogliere nel mio giardino di casa una serie di impianti che, io credo, tutti quanti dovrebbero volere ardentemente nel proprio cortile.

Voglio andare ancora oltre: voglio conciliare industria ed ecologismo. So che si può fare. L’ho già visto fare molte volte e so che dobbiamo farlo. Ne va della nostra occupazione, del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Non possiamo sottrarci a questa sfida.

Bene, credo di aver soddisfatto le curiosità di diverse persone. Se avete altre domande, usate il mio indirizzo di posta od il sistema dei commenti di questo blog.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Maggio 28, 2009

Contract Based Politics

Archiviato in: Scienza, Tecnologia, politica — alessandrobottoni @ 2:55 pm
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I lettori più attenti avranno sicuramente notato che nei giorni scorsi ho sottoscritto una mezza dozzina di impegni pubblici nei confronti degli elettori su temi che vanno dal supporto al software libero al supporto ai servizi pubblici.

Che senso hanno tutte quelle adesioni? Quanto possono essere realmente impegnative? Che profilo disegnano di uno specifico candidato?

Una Politica Basata sui Contratti

Far delle promesse in campagna elettorale è facile. Soprattutto, è facile restare nel vago. In fondo, siamo tutti d’accordo su cosa si debba fare, almeno in linea di principio: ci vogliono più soldi, più servizi, più di questo e meno di quello. Il problema vero è come fare queste cose. Come dice il proverbio: “il diavolo sta nei dettagli”. Certo, ci vogliono più soldi ma è molto diverso raccoglierli con nuove tasse o facendo una seria lotta all’evasione.

Per questo è necessario mettere in chiaro, nei dettagli, quali azioni si vogliono intraprendere. Bisogna prendersi degli impegni nero su bianco. Impegni che siano verificabili a posteriori e che quindi costringano il candidato a rispettarli una volta eletto.

Ancora meglio, è necessario che questi dettagli vengano stabiliti a priori da gruppi di specialisti o comunità di persone che seguono un certo tema da diverso tempo e che sono indipendenti dal candidato. Questo permette di evitare sia le “dimenticanze” che le tendenziosità tipiche dei documenti redatti da una delle parti. Se state comprando un’automobile, quasi certamente preferireste firmare un contratto preparato da un ente pubblico “terza parte”, in grado di garantire i vostri diritti come quelli del venditore, piuttosto che firmare il contratto preparato dall’èquipe legale della casa produttrice. O sbaglio?

Per questa ragione, fin dove è possibile, è meglio sottoscrivere una delle molte campagne di sensibilizzazione che vengono proposte dalle associazioni piuttosto che crearne una di propria iniziativa.

Le associazioni che promuovono queste campagna si curano anche di monitorare il reale rispetto degli impegni presi e di informare l’opinione pubblica. Non rispettare uno di questi impegni diventa quindi molto pericoloso per un candidato.

Qui di seguito elenco le campagne che ho sottoscritto finora e spiego brevemente le ragioni della mia adesione.

Caro Candidato…

Caro Candidato… (http://www.carocandidato.org/) è una campagna che mi impegna a promuovere l’uso del software libero nelle pubbliche amministrazioni ed a difendere questo tipo di software dagli attacchi che gli vengono portati dalle lobby del software commerciale.

Personalmente, credo che il FLOSS (“Free or Libre Open Source Software”) sia la risposta giusta alle esigenze degli utilizzatori pubblici e privati nel 90% dei casi. Credo che il software commerciale abbia senso solo in applicazioni molto particolari, come certe applicazioni tecniche e scientifiche tipiche dell’industria.

Credo anche, però, che il FLOSS ed il software commerciale debbano convivere, seppure in competizione aspra l’uno con l’altro. Il nostro mondo ha bisogno (anche) di software house commerciali. Ciò di cui non ha bisogno sono i formati proprietari, i vendor-lock ed altre trappole che le software house tentano di usare per intrappolare i loro clienti.

In conclusione, farò tutto quello che posso per promuovere la diffusione del FLOSS ovunque sia possibile, indipendentemente dal fatto che si tratti di “free software” (alla Stallmann) o “open source software” (alla Raymond).

BEUC Consumer Pact

Il Consumer Pact di BEUC (http://www.consumerpact.eu/) è diventato addirittura il mio “programma elettorale” di base. In pratica, è un impegno ampio e dettagliato a difesa dei consumatori.

Si occupa di molte cose diverse e specifica delle modalità di intervento piuttosto precise. Lo considero uno dei migliori “contratti” che un candidato possa firmare e credo che possa fare molto per i cittadini. Vi invito a leggerlo per capirne appieno l’importanza. C’è anche la versione in italiano sul sito.

Science Pact

Il Science Pact (http://sciencepact.org/) è uno di quei casi in cui non esisteva un progetto indipendente. Ho contattato diverse associazioni per vedere se esisteva qualcosa di adatto allo scopo ma alla fine ho dovuto arrendermi.

A quel punto, Umberto Guidoni ed io ci siamo seduti intorno ad un tavolo ed abbiamo redatto questo impegno. Forse non è il massimo che si poteva fare ma almeno è un impegno chiaro, nero su bianco. Per sicurezza, lo abbiamo fatto leggere ad alcuni dei nostri consulenti (che lo hanno trovato di loro gradimento).

Personalmente, spero di essere riuscito a creare qualcosa di “neutro” (non orientato politicamente) e di significativo. Spero anche che questa iniziativa venga sottoscritta da quanti più candidati possibile. Scienza e tecnologia sono al centro dei miei interessi politici e ci terrei a raccogliere una piccola “task force” attorni a questi temi.

EPSU Pledge 2009

EPSU è una federazione di associazioni che raccoglie persone che lavorano per le società di servizio pubblico e altre associazioni che difendono le società di servizio pubblico. Lo scopo di questa confederazione consiste nel difendere alcuni servizi pubblici fondamentali (acqua, sanità, lotta antincendio, etc.) dalla privatizzazione e dalla commercializzazione.

Credo che mantenere pubbliche queste attività sia qualcosa di importanza vitale per qualunque comunità umana. Basti pensare cosa è successo ogni volta che si è ceduto il controllo della sanità ai privati (come in USA). Per questo ho sottoscritto la loro “EPSU Pledge 2009” (http://www.epsu.org/).

Unire la Sinistra e Movimento per la Sinistra

Sono un comunista da sempre e mi piange il cuore vedere in quale stato di polverizzazione si sia ridotta la sinistra italiana. Per questo sottoscrivo da sempre tutti i progetti che mirano a riunificare la sinistra (la sinistra… i democristiani NON c’entrano con questo discorso).

Unire al Sinistra e Movimento per la Sinistra sono due di questi progetti, provenienti da radici diverse. Con il mio solito spirito ecumenico, li sostengo entrambi.

Conclusioni

Berlusconi, anni fa, si è presentato in televisione con un grottesco simulacro di contratto e lo ha firmato davanti agli italiani ed a Bruno Vespa.

Noi, che siamo gente seria, firmiamo contratti che ALTRI hanno messo a punto e lo facciamo sul web, dove chiunque può verificare cosa abbiamo sottoscritto e come abbiamo tenuto fede alle nostre promesse (nessuno dei siti citati è sotto il nostro controllo, a parte Science Pact).

Francamente, questo è molto, molto di più di quello che ci si potrebbe aspettare da dei politici di professione. Forse è proprio per questo che molti di noi sono tecnici ed attivisti prestati alla politica e non politici di professione.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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