Alessandro Bottoni

Dicembre 5, 2008

Superciuk

Archiviato in: Cronaca, Religione, politica — alessandrobottoni @ 1:31 pm
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Per quell’unico lettore italiano che non lo sapesse:

“Per la sua fama nel mondo degli appassionati di fumetti e non, Superciuk è quasi più famoso di Alan Ford. È il mitico Robin Hood al contrario, che ruba ai poveri per dare ai ricchi. La sua arma è la fiatata alcolica, che l’eroe alimenta in un primo momento con del barbera di pessima qualità e poi con un mix micidiale, i terribili pomodori cipollati. Superciuk, il vendicatore grasso e mascherato, nella vita borghese è uno spazzino perennemente soggetto alle angherie della compagna, la bandita Beppa Giosef. Fondamentalmente è un idealista, convinto che i ricchi siano persone per bene in quanto non buttano le cartacce a terra, e disposto a rischiare la vita per la compagna, come avviene nel numero 119 (Fauci).”

[Da Alan Ford – I nemici, a Wikipedia ]

Rubare ai Poveri per regalare ai Ricchi

Anche oggi, infatti, il nostro mitico Superciuk ha colpito:

“CITTA’ DEL VATICANO – Non sono servite manifestazioni, sit-in, o lezioni all’aperto. E’ bastata la minaccia della mobilitazione delle scuole cattoliche per far cambiare idea al governo nel giro di qualche ora. I fondi per le scuole paritarie “vengono ripristinati”, ha assicurato il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas a margine dei lavori della commissione Bilancio del Senato sulla finanziaria. “C’è un emendamento del relatore che ripristina – dice Vegas – il livello originario, vale a dire 120 milioni di euro. Possono stare tranquilli, dormire su quattro cuscini”.”

[Da “Scuola cattolica, la Cei contro i tagli e il governo ci ripensa subito”]

Tolti alcuni miliardi di euro per i prossimi anni alle scuole pubbliche, licenziati in tronco migliaia di insegnanti, ripristinato l’ordine con la re-istituzione del maestro unico, ecco che sono stati tolti i soldi a VOI (non a me: io non ho figli). Tanti soldi. Soldi che VOI dovrete spendere per integrare con corsi e attività para-scolastiche private ciò che la scuola pubblica non potrà più fare.

Con l’azione di oggi, ecco anche regalati altri 130 milioni di euro a gente che proprio non ne aveva nessun bisogno. Il cerchio si chiude. L’opera di Superciuk è compiuta.

Ed adesso odiatemi

Adesso, vi prego di fare uno sforzo: odiatemi. Ho bisogno di tutto il vostro odio. Ripensate a tutte le volte che vi ho detto che siete soltanto una massa di ignoranti, terroni e bigotti. Ripensate a tutte le volte che vi ho sputato in faccia il mio essere di Sinistra (non del PD: quello è di destra). Ripensate a tutte le volte che vi ho detto che eravate una manica di idioti per il solo fatto che avete votato (tre volte!) Berlusconi (ed altre 50 volte la DC…).

Ci siete? Avete voglia di spaccarmi la testa a bastonate? Mi odiate dal profondo del cuore?

Bene! Adesso sappiate che IO sono il prodotto di quelle scuole private che il Nostro Amato Governo (con il VOSTRO consenso) ha voluto finanziare. Le scuole private, con i VOSTRI soldi, producono gente come ME (che vi disprezza e che non perde occasione per criticarvi ed insultarvi).

Vengo da una famiglia piuttosto benestante e limpidamente fascista. Di conseguenza, ho fatto le elementari nel più esclusivo, il più privato, il più costoso, ed il più cattolico istituto privato della mia città. Ai miei tempi (come adesso) quello era un modo per sottolineare il disprezzo con cui la classe media guardava alla “massa” (cioè a VOI). In quelle scuole che si sono volute finanziare in questo modo, io ci sono stato davvero. La mia formazione viene proprio da lì.

Non solo: ne vado anche orgoglioso. Sono grato dal profondo del cuore a quelle suorine. Riconosco, ancora adesso, 40 anni dopo, che la loro didattica era (ed è) all’avanguardia. Vi posso garantire per esperienza diretta che il servizio è ottimo (un po’ costoso, magari, ma ottimo).

Io, non voi, dovrei ergermi in difesa delle scuole private. Io ne ho tratto giovamento, non voi. I vostri genitori, a quel tempo, hanno pagato con le loro tasse una parte dei costi della MIA istruzione (sottraendo risorse alla VOSTRA istruzione). Voi, oggi, pagate una parte (non piccola) dei costi di istruzione dei RICCHI che domani tratteranno i vostri figli come delle bestie da soma.

Ma allora, come mai sono tanto contrario al finanziamento pubblico delle scuole private? Sono forse impazzito?

No. Molto più semplicemente, avrei voluto che la formazione di prim’ordine che ho potuto avere io, fosse fornita di default a tutti (Anche a VOI ed ai vostri figli, non importa se siete in grado di pagare la “retta” o meno). Avrei voluto che diventasse uno standard. Un diritto inalienabile per qualunque cittadino italiano (anche recentemente acquisito). Avrei voluto che tutti i cittadini italiani, abbienti o non abbienti, potessero (e dovessero) partire dalle stesse basi, senza alimentare sensi di superiorità o di inferiorità in questa o quella classe sociale.

Ma, evidentemente, non siamo in molti a pensarla così in questo paese.

Alessandro Bottoni

Novembre 30, 2007

Arturianesimo

Archiviato in: Cronaca, Religione — alessandrobottoni @ 5:03 pm
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Notizia di oggi: Papa Benedetto XVI ha pubblicato la sua seconda enciclica, tutta dedicata al tempestoso rapporto tra Fede e Ragione. Secondo Benedetto XVI:

 

L’ateismo dell’era moderna ha provocato «le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia»; il marxismo, in particolare, ha lasciato dietro di sè «una distruzione desolante»: è il giudizio espresso da Papa Ratzinger nella sua nuova enciclica, ‘Spe Salvi’ (Nella speranza siamo stati salvati), firmata oggi e pubblicata dal Vaticano.

[Da “Il Papa: «Marxismo e illuminismo. Ecco le speranze terrene fallite»” Sul sito del Corriere]

 

Quelli che mi conoscono, sanno che mi autodefinisco “comunista” o, più esattamente, sanno che non mi crea nessun problema essere definito tale. Questi amici sanno anche, però, che a sentirmi parlare non sembro comunista o, quanto meno, non sembro un marxista-leninista. Sono infatti un tipico rappresentante di “post-comunista”, o “comunista 2.0”, una tipologia politica molto più diffusa di quello che si potrebbe credere. In veste di comunista 2.0, credo di essere nella posizione giusta per spiegare alcune cose al Santo Padre. Visto che si aspetta che noi leggiamo le sue 77 pagine in latino, immagino che non troverà eccessivo leggersi le mie 4 pagine in italiano.

 

Che fortuna! Siamo rimasti con il Capitalismo!

Pensate che sfiga sarebbe stata ritrovarsi a vivere in un paese, come l’ex Unione Sovietica, dove, in quanto esseri umani e cittadini, si riceveva comunque una casa, del cibo ed un salario, indipendentemente dal lavoro svolto. Noi che abbiamo il privilegio di vivere in un mondo dove si deve lottare aspramente anche solo per ottenere le cose necessarie per sopravvivere non possiamo certamente concepire una simile bestialità. Sebastiao Salgado non avrebbe mai avuto le sue amate miniere a cielo aperto da fotografare e noi non avremmo mai avuto il privilegio di marcire in un call center per un tozzo di pane. Che sfiga!

 

Per fortuna c’è stato il crollo del muro di Berlino, così anche gli ultimi, sfortunati comunisti hanno potuto vedere la Luce e godere del privilegio di vivere in un paese Capitalista. Ora anche loro sanno cosa vuole dire essere contattati telefonicamente quattro volte al giorno da qualche disperato che cerca di vendere loro l’ennesimo collegamento ad Internet e dover rispondere “No, grazie. Sono rimasto senza lavoro a 44 anni e non so come mettere insieme il pranzo con la cena.” Che fortuna!

 

Salvare il Capitalismo dai Capitalisti

Questo è il titolo di un famoso libro di due giovani e stimati economisti, Raghuram G. Rajan e Luigi Zingales . Ne potete leggere una recensione a Legno Storto. La presentazione del libro recita:

 

I capitalisti affermati hanno paura della competizione, che mina il predominio delle imprese esistenti e le costringe a riguadagnarsi la propria posizione ogni giorno. I mercati finanziari sviluppati spaventano particolarmente, perché favoriscono e alimentano la concorrenza, equiparando i punti di partenza. L’Italia è un esempio da manuale della degenerazione del capitalismo in un sistema di élite, fatto dalle élite, e per le élite. E rappresenta, al tempo stesso, un caso emblematico del ruolo decisivo svolto dal sistema finanziario in questa degenerazione. Non è sorprendente che in Italia tutte le nuove opportunità di investimento, dai telefoni cellulari alle società di servizi pubblici neoprivatizzate, siano sempre sfruttate da pochi privilegiati. Sono gli unici con il denaro e i contatti per farlo. E non sorprende neppure che queste stesse persone si oppongano a uno sviluppo finanziario: andrebbe a intaccare proprio la fonte della loro rendita di posizione.

Occorre dire altro?

 

I primi a temere il Capitalismo, quello vero, sono proprio i capitalisti. I “ricchi” non cercano affatto di promuovere o di difendere un meccanismo di mercato che ritengono, in buona fede, virtuoso e necessario. Cercano semplicemente di difendere sé stessi ed i propri privilegi dalla concorrenza e dagli organi di controllo del mercato (cioè dallo Stato). Il loro fine è il massimo sfruttamento possibile delle risorse e dei mercati, cioè delle altre persone.

 

No Logo

Questo invece è il titolo di un altro famoso libro, questa volta della giornalista canadese Naomi Klein.

 

Queto libro dice una cosa molto semplice: alle grandi aziende, ormai, interessa molto di più gestire la “raffigurazione” (“branding”), la commercializzazione (marketing) e la distribuzione dei prodotti piuttosto che la loro produzione. Dettagli come la qualità del prodotto, la responsabilità nei confronti del cliente, la garanzia, la responsabilità nei confronti dei lavoratori, sono rotture di balle da lasciare a qualcun altro, da “terzializzare” (“outsourcing”).

 

Le grandi aziende vogliono raccogliere i soldi e lasciare agli altri i problemi. Da questo dipende il loro comportamento sfuggente e scorretto, come l’abitudine di barricarsi dietro un call center. A causa di questo, il cittadino ed il cliente vengono via via schiacciati sempre più al solo ruolo di consumatori, cioè di vacche da mungere. Questa azione repressiva (perchè di questo si tratta) arriva fino alle cause per danni che RIAA (Musica) e MPAA (Cinema) fanno alle persone che scambiano “abusivamente” file su Internet. Questa azione repressiva sta incatenando la nostra cultura per garantire gli introiti dei grandi industriali.

 

Per fortuna che c’è rimasto il Capitalismo!

 

Schock Economy

Questo è il terzo libro di Naomi Klein. Lo trovate recensito a Booksblog.it. Questo libro dice un’altra cosa, altrettanto semplice ed altrettanto inquietante: le grandi aziende prosperano sulle nostre disgrazie. Prosperano sui terremoti, gestendo le ricostruzioni, prosperano sulle malattie, gestendo la distribuzione dei farmaci. E lo fanno a modo loro, garantendosi il massimo di introiti ed il minimo di obblighi. Quando non ci sono abbastanza disgrazie sul mercato, le provocano. Invadono paesi interi e li scaraventano in una assurda guerra civile, senza fine, solo per appropriarsi del loro petrolio o per gestire il flusso di denaro legato alla ricostruzione.

 

Per fortuna che c’è rimasto il Capitalismo!

 

Increasing Returns

A monte di tutto questo, c’è un meccanismo cieco e distruttivo, noto da circa vent’anni, ma che nessuno osa mai evocare in pubblico: i rendimenti crescenti.

 

La teoria dei rendimenti crescenti è stata sviluppata (in forma strettamente matematica) da Brian Arthur, del Santa Fè Institute, negli anni 80 e viene descritta in un libro intitolato: “Increasing Returns and Path Dependence in the Economy”.

 

Questa teoria dice una cosa semplicissima: chi ha soldi e potere, ha modo di acquisire facilmente ancora altri soldi e altro potere e lo farà a danno dei più deboli. Chi non ne ha, sarà costretto a cedere il poco che ha ai più forti.

 

Se avete una casa, potete mettere da parte i soldi dell’affitto che non dovete pagare e comprare una seconda casa da affittare. Se non avete una casa, dovrete pagare l’affitto e diventerete lentamente sempre più poveri.

 

Questo cieco meccanismo è alla base del lento ma inesorabile impoverimento delle classi medie in tutto il mondo. Lo sanno tutti, ma l’economia mondiale viene ancora governata secondo le rassicuranti teorie di Adam Smith e David Ricardo, entrambi vissuti tra la fine del ‘700 e la metà dell’800.

 

Per fortuna che c’è rimasto il Capitalismo!

 

La Rifondazione del Comunismo

In Italia esiste un partito che si chiama “Rifondazione Comunista”. Sarebbe stato logico aspettarsi un serio lavoro di riflessione e di analisi che portasse alla rifondazione delle teorie marxiste su basi più moderne.

 

Questo lavoro è stato fatto, ma non da Rifondazione Comunista. Lo hanno fatto Zingales, la Klein, Stiglitz, Arthur e molti altri. Si tratta quasi sempre di economisti e giornalisti che vivono in paesi capitalisti e che conoscono bene il capitalismo.

 

Il marxismo è morto, ma i suoi eredi sono vivi e vegeti. Continuano a mettere il dito in una piaga che è sempre più dolorosa: chi già possiede qualcosa, avrà sempre di più. Chi è già povero, perderà lentamente il poco che ha. Questo è un problema che non può essere ignorato in eterno.

 

Arturianesimo

Questo nuovo modo di analizzare il Capitalismo, rigorosamente matematico e rigorosamente descritto da fior di economisti, lo possiamo chiamare Arturianesimo, da Brian Arthur.

 

Io sono arturiano, non marxista. Credo che Marx abbia analizzato con grande lucidità il nostro universo economico ma credo anche che Brian Arthur abbia fatto di meglio. Credo che il problema centrale delle nostre economie e delle nostre società sia il mancato controllo della Società e dello Stato sul meccanismo dei rendimenti crescenti. I problemi che denunciano Zingales e la Klein nei loro libri sono un diretta conseguenza dell’ecessivo arricchimento e dell’eccessivo potere raggiunto da poche, spietate multinazionali.

 

Si deve riprendere il controllo politico (democratico) di queste bestie sanguinarie che noi ci ostiniano a chiamare “aziende”.

 

Ed intanto, votano Berlusconi

Ogni tanto, Benedetto XVI ed i suoi gerarchi sollevano timidamente il problema della corruzione della classe imprenditoriale. Si potrebbe pensare che sia un primo, timido tentativo di affrontare il problema.

 

Non è così. I Cattolici italiani, che pure si spargono il capo di ceneri ad ogni occasione, votano da sempre per chi favorisce lo sfruttamento del ricco sul povero. Nonostante si dichiarino “di centro” sono da sempre, a tutti gli effetti, una fazione politica di destra. Oltretutto, sono della destra peggiore: quella affarista, corrotta e sfruttatrice.

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

Novembre 8, 2007

Una questione di soldi

Archiviato in: Religione — alessandrobottoni @ 2:50 pm

Oggi è una giornata particolarmente triste per il mondo laico. Come ha puntualmente riportato il quotidiano L’Unità, in Senato è stata respinta una proposta di legge che tendeva ad imporre alla Chiesa Cattolica l’obbligo di pagare l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) per i locali di sua proprietà che svolgono attività commerciali.

 

Accursio Montalbano, Roberto Barbieri, Gavino Angius, i tre senatori della Costituente socialista, presentano un emendamento che prevede di far pagare l’Ici sugli immobili di proprietà della Chiesa che svolgono un’attività commerciale. Il relatore invita al ritiro «perché non è opportuno affrontare adesso la materia»; Cdl compatta e Ulivo parlano di «discussione ottocentesca, di un elemento identitario dei socialisti che manderebbe agli italiani un messaggio di divisione». La sinistra dell’Unione nella dichiarazione di voto annuncia «un’astensione sofferta» per non turbare i delicati equilibri della maggioranza a palazzo Madama. […] L’emendamento non passa e trova solo 12 senatori favorevoli.

[Da L'Unità dell'8 Novembre 2007]

 

Contro questo emendamento hanno votato anche Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi. A favore, solamente Socialisti e Radicali.

 

Perchè la Chiesa Cattolica deve pagare l’ICI

Noi tutti, italiani e stranieri residenti in Italia, paghiamo l’ICI. La paghiamo sulle seconde case per le vacanze, sugli immobili adibiti a scopi commerciali e persino sulla prima casa. Paghiamo una tassa odiosa su un reddito che non possiamo percepire: il reddito “virtuale” assegnato alla prima casa. Paghiamo un sacco di soldi di ICI.

 

Ma la Chiesa Cattolica, in virtù di una norma applicativa del Concordato del 1984 (quello firmato da Bettino Craxi) non la paga.

 

La pagano le altre confessioni, a partire dalle Moschee dei circa tre milioni di Mussulmani che vivono in Italia, ma non la Chiesa Cattolica. Basta mettere un Crocefisso in un negozio e dichiaralo “luogo di culto” e non si paga più una lira di ICI. Questa anomalia è talmente evidente e talmente difficile da giustificare da avere attirato anche l’attenzione della Comunità Europea che ora chiede conto all’Italia di questo incomprensibile privilegio concesso alla Chiesa cattolica (vedi: “Esenzione ICI” nelle Ultimissime di UAAR).

 

Si ritiene che questo meccanismo permetta alla Chiesa Cattolica di non pagare allo Stato Italiano qualcosa come un miliardo di Euro all’anno. Questa cifra elevatissima non deve stupire: grazie ad una secolare tradizione di raccolta di donazioni da privati, la Chiesa Cattolica è tuttora di gran lunga il più grande proprietario immobiliare italiano.

 

Noi paghiamo dieci Euro su ogni richiesta di analisi che presentiamo alla nostra ASL ma la Chiesa Cattolica non paga una lira di ICI per gli innumerevoli locali commerciali, alberghi ed altre strutture (certamente non adibite in modo esclusivo al Culto) che possiede sul nostro territorio. Lo Stato Italiano deve farsi carico dei restauri delle migliaia e migliaia di Chiese cadenti sparse per la penisola, non tutte di interesse storico od artistico, ma su queste Chiese il Vaticano non paga nemmeno l’ICI.

 

Se questa è la gente da cui noi miscredenti dobbiamo accettare lezioni di morale…

 

La punta dell’Iceberg

Un miliardo di euro (1936 miliardi di lire e spiccioli) è una cifra colossale. Rappresenta più o meno quello che sarebbe necessario spendere ogni anno per portare la nostra Università e la Ricerca Italiana allo stesso livello delle Università americane e dei loro centri di ricerca. Un miliardo di euro l’anno fa la differenza tra stare a pieno diritto nel primo mondo e scivolare velocemente nel terzo.

 

Ma un miliardo di euro è solo un quarto dei circa quattro miliardi di euro che la Chiesa Cattolica costa allo Stato Italiano ogni anno.

 

Gli studi su questo tema ormai abbondano. A quelli, ormai storici, dell’UAAR si sono recentemente aggiunti diversi articoli di Curzio Maltese su Repubblica. Potete leggerli seguendo questi link:

 

http://www.uaar.it/laicita/otto_per_mille/

http://www.uaar.it/uaar/archivio/archivio2000/attualita38.html

http://www.uaar.it/uaar/documenti/148.pdf

Curzio Maltese sulle Finanze della Chiesa

Curzio Maltese sul costo dell’Ora di Religione

Un Video di Curzio Maltese sui soldi dei Vescovi

 

In Italia siamo abituati a non fare caso all’elefante che si aggira in salotto ma sta diventando sempre più difficile mantenere in auge questa pratica in un mondo multinazionale, multietnico e multiconfessionale come il nostro.

 

Quattro miliardi l’anno sono un quarto od un quinto della finanziaria. Corrispondono più o meno ai soldi che il nostro stato non riesce a trovare per assicurare ai giovani un salario di disoccupazione od a quelli che il nostro stato non riesce a trovare per garantire ai nostri anziani una pensione dignitosa. Quattro miliardi l’anno fanno la differenza tra il welfare, quello vero, quello “alla Svedese”, e le mense dei poveri.

 

L’otto per cento

Come vengano spesi questi quattro miliardi di euro, non è dato sapere. Si sa qualcosa solo di ciò che avviene al circa un miliardo di euro che gli italiani decidono di donare (non tutti di propria volontà) alla Chiesa Cattolica attraverso il meccanismo dell’0tto per Mille. Di questi soldi, solo l’8% viene utilizzato per azioni di Carità. Il resto viene utilizzato per mantenere i Sacerdoti e per mantenere in piedi la faraonica struttura burocratica e “di culto” della Chiesa Cattolica. L’otto per cento di un miliardo di euro sono 80 milioni. Questi 80 milioni sono i soldi che la Chiesa Cattolica distribuisce ai poveri. I restanti 920 milioni di euro servono per mantenere in piedi la struttura eccelsiastica. Per confronto, il tanto vituperato Stato Italiano spende circa 900 milioni di euro all’anno solo per pagare gli insegnanti di religione nelle nostre scuole (insegnanti che vengono nominati dalla Curia e rispondono solo ad essa).

 

Una questione di soldi

La religione è anche (o soprattutto) una questione di soldi. Non lo è per noi. L’UAAR non prende un soldo dallo Stato e non ambisce a prenderne. Lo è per la Chiesa Cattolica. Quattro miliardi l’anno di fatturato fanno della Chiesa Cattolica una potenza economica di cui si è costretti a tenere conto. Negli anni passati, una parte considerevole di questi soldi sono stati amministrati da persone di moralità decisamente sospetta, come Paul Marcinkus. Secondo la Magistratura Italiana, ci sono fondate ragioni di pensare che una parte di questi soldi siano stati utilizzati per influenzare diversi governi italiani tra gli anni ‘70 ed ‘80. Per colmo dell’ironia, una parte delle tasse pagate in Italia da atei e agnostici della sinistra è stata passata dallo Stato alla Chiesa Cattolica che li ha usati per contrastare l’ascesa della sinistra nella politica nazionale e nella società civile. Si sospetta anche che una parte considerevole di questi soldi sia stata usata da Woijtila per finanziare Solidarnosc in Polonia, portanto al crollo del regime comunista in quel paese. Come sempre avviene, il potere economico è stato trasformato, in tutte queste occasioni, in potere politico.

 

Se si vuole evitare di scivolare lentamente in una teocrazia cattolica, non meno odiosa di qualunque teocrazia islamica, è necessario sottrarre alla Chiesa cattolica il suo principale strumento di influenza politica: i soldi.

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

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