Religione


Notizia di oggi: Papa Benedetto XVI ha pubblicato la sua seconda enciclica, tutta dedicata al tempestoso rapporto tra Fede e Ragione. Secondo Benedetto XVI:

 

L’ateismo dell’era moderna ha provocato «le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia»; il marxismo, in particolare, ha lasciato dietro di sè «una distruzione desolante»: è il giudizio espresso da Papa Ratzinger nella sua nuova enciclica, ‘Spe Salvi’ (Nella speranza siamo stati salvati), firmata oggi e pubblicata dal Vaticano.

[Da “Il Papa: «Marxismo e illuminismo. Ecco le speranze terrene fallite»” Sul sito del Corriere]

 

Quelli che mi conoscono, sanno che mi autodefinisco “comunista” o, più esattamente, sanno che non mi crea nessun problema essere definito tale. Questi amici sanno anche, però, che a sentirmi parlare non sembro comunista o, quanto meno, non sembro un marxista-leninista. Sono infatti un tipico rappresentante di “post-comunista”, o “comunista 2.0”, una tipologia politica molto più diffusa di quello che si potrebbe credere. In veste di comunista 2.0, credo di essere nella posizione giusta per spiegare alcune cose al Santo Padre. Visto che si aspetta che noi leggiamo le sue 77 pagine in latino, immagino che non troverà eccessivo leggersi le mie 4 pagine in italiano.

 

Che fortuna! Siamo rimasti con il Capitalismo!

Pensate che sfiga sarebbe stata ritrovarsi a vivere in un paese, come l’ex Unione Sovietica, dove, in quanto esseri umani e cittadini, si riceveva comunque una casa, del cibo ed un salario, indipendentemente dal lavoro svolto. Noi che abbiamo il privilegio di vivere in un mondo dove si deve lottare aspramente anche solo per ottenere le cose necessarie per sopravvivere non possiamo certamente concepire una simile bestialità. Sebastiao Salgado non avrebbe mai avuto le sue amate miniere a cielo aperto da fotografare e noi non avremmo mai avuto il privilegio di marcire in un call center per un tozzo di pane. Che sfiga!

 

Per fortuna c’è stato il crollo del muro di Berlino, così anche gli ultimi, sfortunati comunisti hanno potuto vedere la Luce e godere del privilegio di vivere in un paese Capitalista. Ora anche loro sanno cosa vuole dire essere contattati telefonicamente quattro volte al giorno da qualche disperato che cerca di vendere loro l’ennesimo collegamento ad Internet e dover rispondere “No, grazie. Sono rimasto senza lavoro a 44 anni e non so come mettere insieme il pranzo con la cena.” Che fortuna!

 

Salvare il Capitalismo dai Capitalisti

Questo è il titolo di un famoso libro di due giovani e stimati economisti, Raghuram G. Rajan e Luigi Zingales . Ne potete leggere una recensione a Legno Storto. La presentazione del libro recita:

 

I capitalisti affermati hanno paura della competizione, che mina il predominio delle imprese esistenti e le costringe a riguadagnarsi la propria posizione ogni giorno. I mercati finanziari sviluppati spaventano particolarmente, perché favoriscono e alimentano la concorrenza, equiparando i punti di partenza. L’Italia è un esempio da manuale della degenerazione del capitalismo in un sistema di élite, fatto dalle élite, e per le élite. E rappresenta, al tempo stesso, un caso emblematico del ruolo decisivo svolto dal sistema finanziario in questa degenerazione. Non è sorprendente che in Italia tutte le nuove opportunità di investimento, dai telefoni cellulari alle società di servizi pubblici neoprivatizzate, siano sempre sfruttate da pochi privilegiati. Sono gli unici con il denaro e i contatti per farlo. E non sorprende neppure che queste stesse persone si oppongano a uno sviluppo finanziario: andrebbe a intaccare proprio la fonte della loro rendita di posizione.

Occorre dire altro?

 

I primi a temere il Capitalismo, quello vero, sono proprio i capitalisti. I “ricchi” non cercano affatto di promuovere o di difendere un meccanismo di mercato che ritengono, in buona fede, virtuoso e necessario. Cercano semplicemente di difendere sé stessi ed i propri privilegi dalla concorrenza e dagli organi di controllo del mercato (cioè dallo Stato). Il loro fine è il massimo sfruttamento possibile delle risorse e dei mercati, cioè delle altre persone.

 

No Logo

Questo invece è il titolo di un altro famoso libro, questa volta della giornalista canadese Naomi Klein.

 

Queto libro dice una cosa molto semplice: alle grandi aziende, ormai, interessa molto di più gestire la “raffigurazione” (“branding”), la commercializzazione (marketing) e la distribuzione dei prodotti piuttosto che la loro produzione. Dettagli come la qualità del prodotto, la responsabilità nei confronti del cliente, la garanzia, la responsabilità nei confronti dei lavoratori, sono rotture di balle da lasciare a qualcun altro, da “terzializzare” (“outsourcing”).

 

Le grandi aziende vogliono raccogliere i soldi e lasciare agli altri i problemi. Da questo dipende il loro comportamento sfuggente e scorretto, come l’abitudine di barricarsi dietro un call center. A causa di questo, il cittadino ed il cliente vengono via via schiacciati sempre più al solo ruolo di consumatori, cioè di vacche da mungere. Questa azione repressiva (perchè di questo si tratta) arriva fino alle cause per danni che RIAA (Musica) e MPAA (Cinema) fanno alle persone che scambiano “abusivamente” file su Internet. Questa azione repressiva sta incatenando la nostra cultura per garantire gli introiti dei grandi industriali.

 

Per fortuna che c’è rimasto il Capitalismo!

 

Schock Economy

Questo è il terzo libro di Naomi Klein. Lo trovate recensito a Booksblog.it. Questo libro dice un’altra cosa, altrettanto semplice ed altrettanto inquietante: le grandi aziende prosperano sulle nostre disgrazie. Prosperano sui terremoti, gestendo le ricostruzioni, prosperano sulle malattie, gestendo la distribuzione dei farmaci. E lo fanno a modo loro, garantendosi il massimo di introiti ed il minimo di obblighi. Quando non ci sono abbastanza disgrazie sul mercato, le provocano. Invadono paesi interi e li scaraventano in una assurda guerra civile, senza fine, solo per appropriarsi del loro petrolio o per gestire il flusso di denaro legato alla ricostruzione.

 

Per fortuna che c’è rimasto il Capitalismo!

 

Increasing Returns

A monte di tutto questo, c’è un meccanismo cieco e distruttivo, noto da circa vent’anni, ma che nessuno osa mai evocare in pubblico: i rendimenti crescenti.

 

La teoria dei rendimenti crescenti è stata sviluppata (in forma strettamente matematica) da Brian Arthur, del Santa Fè Institute, negli anni 80 e viene descritta in un libro intitolato: “Increasing Returns and Path Dependence in the Economy”.

 

Questa teoria dice una cosa semplicissima: chi ha soldi e potere, ha modo di acquisire facilmente ancora altri soldi e altro potere e lo farà a danno dei più deboli. Chi non ne ha, sarà costretto a cedere il poco che ha ai più forti.

 

Se avete una casa, potete mettere da parte i soldi dell’affitto che non dovete pagare e comprare una seconda casa da affittare. Se non avete una casa, dovrete pagare l’affitto e diventerete lentamente sempre più poveri.

 

Questo cieco meccanismo è alla base del lento ma inesorabile impoverimento delle classi medie in tutto il mondo. Lo sanno tutti, ma l’economia mondiale viene ancora governata secondo le rassicuranti teorie di Adam Smith e David Ricardo, entrambi vissuti tra la fine del ‘700 e la metà dell’800.

 

Per fortuna che c’è rimasto il Capitalismo!

 

La Rifondazione del Comunismo

In Italia esiste un partito che si chiama “Rifondazione Comunista”. Sarebbe stato logico aspettarsi un serio lavoro di riflessione e di analisi che portasse alla rifondazione delle teorie marxiste su basi più moderne.

 

Questo lavoro è stato fatto, ma non da Rifondazione Comunista. Lo hanno fatto Zingales, la Klein, Stiglitz, Arthur e molti altri. Si tratta quasi sempre di economisti e giornalisti che vivono in paesi capitalisti e che conoscono bene il capitalismo.

 

Il marxismo è morto, ma i suoi eredi sono vivi e vegeti. Continuano a mettere il dito in una piaga che è sempre più dolorosa: chi già possiede qualcosa, avrà sempre di più. Chi è già povero, perderà lentamente il poco che ha. Questo è un problema che non può essere ignorato in eterno.

 

Arturianesimo

Questo nuovo modo di analizzare il Capitalismo, rigorosamente matematico e rigorosamente descritto da fior di economisti, lo possiamo chiamare Arturianesimo, da Brian Arthur.

 

Io sono arturiano, non marxista. Credo che Marx abbia analizzato con grande lucidità il nostro universo economico ma credo anche che Brian Arthur abbia fatto di meglio. Credo che il problema centrale delle nostre economie e delle nostre società sia il mancato controllo della Società e dello Stato sul meccanismo dei rendimenti crescenti. I problemi che denunciano Zingales e la Klein nei loro libri sono un diretta conseguenza dell’ecessivo arricchimento e dell’eccessivo potere raggiunto da poche, spietate multinazionali.

 

Si deve riprendere il controllo politico (democratico) di queste bestie sanguinarie che noi ci ostiniano a chiamare “aziende”.

 

Ed intanto, votano Berlusconi

Ogni tanto, Benedetto XVI ed i suoi gerarchi sollevano timidamente il problema della corruzione della classe imprenditoriale. Si potrebbe pensare che sia un primo, timido tentativo di affrontare il problema.

 

Non è così. I Cattolici italiani, che pure si spargono il capo di ceneri ad ogni occasione, votano da sempre per chi favorisce lo sfruttamento del ricco sul povero. Nonostante si dichiarino “di centro” sono da sempre, a tutti gli effetti, una fazione politica di destra. Oltretutto, sono della destra peggiore: quella affarista, corrotta e sfruttatrice.

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

Oggi è una giornata particolarmente triste per il mondo laico. Come ha puntualmente riportato il quotidiano L’Unità, in Senato è stata respinta una proposta di legge che tendeva ad imporre alla Chiesa Cattolica l’obbligo di pagare l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) per i locali di sua proprietà che svolgono attività commerciali.

 

Accursio Montalbano, Roberto Barbieri, Gavino Angius, i tre senatori della Costituente socialista, presentano un emendamento che prevede di far pagare l’Ici sugli immobili di proprietà della Chiesa che svolgono un’attività commerciale. Il relatore invita al ritiro «perché non è opportuno affrontare adesso la materia»; Cdl compatta e Ulivo parlano di «discussione ottocentesca, di un elemento identitario dei socialisti che manderebbe agli italiani un messaggio di divisione». La sinistra dell’Unione nella dichiarazione di voto annuncia «un’astensione sofferta» per non turbare i delicati equilibri della maggioranza a palazzo Madama. […] L’emendamento non passa e trova solo 12 senatori favorevoli.

[Da L'Unità dell'8 Novembre 2007]

 

Contro questo emendamento hanno votato anche Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi. A favore, solamente Socialisti e Radicali.

 

Perchè la Chiesa Cattolica deve pagare l’ICI

Noi tutti, italiani e stranieri residenti in Italia, paghiamo l’ICI. La paghiamo sulle seconde case per le vacanze, sugli immobili adibiti a scopi commerciali e persino sulla prima casa. Paghiamo una tassa odiosa su un reddito che non possiamo percepire: il reddito “virtuale” assegnato alla prima casa. Paghiamo un sacco di soldi di ICI.

 

Ma la Chiesa Cattolica, in virtù di una norma applicativa del Concordato del 1984 (quello firmato da Bettino Craxi) non la paga.

 

La pagano le altre confessioni, a partire dalle Moschee dei circa tre milioni di Mussulmani che vivono in Italia, ma non la Chiesa Cattolica. Basta mettere un Crocefisso in un negozio e dichiaralo “luogo di culto” e non si paga più una lira di ICI. Questa anomalia è talmente evidente e talmente difficile da giustificare da avere attirato anche l’attenzione della Comunità Europea che ora chiede conto all’Italia di questo incomprensibile privilegio concesso alla Chiesa cattolica (vedi: “Esenzione ICI” nelle Ultimissime di UAAR).

 

Si ritiene che questo meccanismo permetta alla Chiesa Cattolica di non pagare allo Stato Italiano qualcosa come un miliardo di Euro all’anno. Questa cifra elevatissima non deve stupire: grazie ad una secolare tradizione di raccolta di donazioni da privati, la Chiesa Cattolica è tuttora di gran lunga il più grande proprietario immobiliare italiano.

 

Noi paghiamo dieci Euro su ogni richiesta di analisi che presentiamo alla nostra ASL ma la Chiesa Cattolica non paga una lira di ICI per gli innumerevoli locali commerciali, alberghi ed altre strutture (certamente non adibite in modo esclusivo al Culto) che possiede sul nostro territorio. Lo Stato Italiano deve farsi carico dei restauri delle migliaia e migliaia di Chiese cadenti sparse per la penisola, non tutte di interesse storico od artistico, ma su queste Chiese il Vaticano non paga nemmeno l’ICI.

 

Se questa è la gente da cui noi miscredenti dobbiamo accettare lezioni di morale…

 

La punta dell’Iceberg

Un miliardo di euro (1936 miliardi di lire e spiccioli) è una cifra colossale. Rappresenta più o meno quello che sarebbe necessario spendere ogni anno per portare la nostra Università e la Ricerca Italiana allo stesso livello delle Università americane e dei loro centri di ricerca. Un miliardo di euro l’anno fa la differenza tra stare a pieno diritto nel primo mondo e scivolare velocemente nel terzo.

 

Ma un miliardo di euro è solo un quarto dei circa quattro miliardi di euro che la Chiesa Cattolica costa allo Stato Italiano ogni anno.

 

Gli studi su questo tema ormai abbondano. A quelli, ormai storici, dell’UAAR si sono recentemente aggiunti diversi articoli di Curzio Maltese su Repubblica. Potete leggerli seguendo questi link:

 

http://www.uaar.it/laicita/otto_per_mille/

http://www.uaar.it/uaar/archivio/archivio2000/attualita38.html

http://www.uaar.it/uaar/documenti/148.pdf

Curzio Maltese sulle Finanze della Chiesa

Curzio Maltese sul costo dell’Ora di Religione

Un Video di Curzio Maltese sui soldi dei Vescovi

 

In Italia siamo abituati a non fare caso all’elefante che si aggira in salotto ma sta diventando sempre più difficile mantenere in auge questa pratica in un mondo multinazionale, multietnico e multiconfessionale come il nostro.

 

Quattro miliardi l’anno sono un quarto od un quinto della finanziaria. Corrispondono più o meno ai soldi che il nostro stato non riesce a trovare per assicurare ai giovani un salario di disoccupazione od a quelli che il nostro stato non riesce a trovare per garantire ai nostri anziani una pensione dignitosa. Quattro miliardi l’anno fanno la differenza tra il welfare, quello vero, quello “alla Svedese”, e le mense dei poveri.

 

L’otto per cento

Come vengano spesi questi quattro miliardi di euro, non è dato sapere. Si sa qualcosa solo di ciò che avviene al circa un miliardo di euro che gli italiani decidono di donare (non tutti di propria volontà) alla Chiesa Cattolica attraverso il meccanismo dell’0tto per Mille. Di questi soldi, solo l’8% viene utilizzato per azioni di Carità. Il resto viene utilizzato per mantenere i Sacerdoti e per mantenere in piedi la faraonica struttura burocratica e “di culto” della Chiesa Cattolica. L’otto per cento di un miliardo di euro sono 80 milioni. Questi 80 milioni sono i soldi che la Chiesa Cattolica distribuisce ai poveri. I restanti 920 milioni di euro servono per mantenere in piedi la struttura eccelsiastica. Per confronto, il tanto vituperato Stato Italiano spende circa 900 milioni di euro all’anno solo per pagare gli insegnanti di religione nelle nostre scuole (insegnanti che vengono nominati dalla Curia e rispondono solo ad essa).

 

Una questione di soldi

La religione è anche (o soprattutto) una questione di soldi. Non lo è per noi. L’UAAR non prende un soldo dallo Stato e non ambisce a prenderne. Lo è per la Chiesa Cattolica. Quattro miliardi l’anno di fatturato fanno della Chiesa Cattolica una potenza economica di cui si è costretti a tenere conto. Negli anni passati, una parte considerevole di questi soldi sono stati amministrati da persone di moralità decisamente sospetta, come Paul Marcinkus. Secondo la Magistratura Italiana, ci sono fondate ragioni di pensare che una parte di questi soldi siano stati utilizzati per influenzare diversi governi italiani tra gli anni ‘70 ed ‘80. Per colmo dell’ironia, una parte delle tasse pagate in Italia da atei e agnostici della sinistra è stata passata dallo Stato alla Chiesa Cattolica che li ha usati per contrastare l’ascesa della sinistra nella politica nazionale e nella società civile. Si sospetta anche che una parte considerevole di questi soldi sia stata usata da Woijtila per finanziare Solidarnosc in Polonia, portanto al crollo del regime comunista in quel paese. Come sempre avviene, il potere economico è stato trasformato, in tutte queste occasioni, in potere politico.

 

Se si vuole evitare di scivolare lentamente in una teocrazia cattolica, non meno odiosa di qualunque teocrazia islamica, è necessario sottrarre alla Chiesa cattolica il suo principale strumento di influenza politica: i soldi.

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

Agli inizi di Giugno 2007, una notizia pubblicata dai principali quotidiani ha scatenato una vera tempesta nel mondo laico:

 

 

“ROMA - La Bibbia come libro di testo in tutte le scuole. E’ la proposta che l’associazione culturale “Biblia” ha presentato, nei giorni scorsi, al ministro della pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, forte di una petizione con oltre diecimila firme. L’appello è stato sottoscritto da cattolici, protestanti, ebrei, personalità del mondo della cultura italiana, sia credenti sia non credenti.

E da noti intellettuali: Massimo Cacciari, Furio Colombo, Tullio De Mauro, Umberto Eco, Margherita Hack, Gad Lerner, Gianni Vattimo, Gustavo Zagrebelsky, Tullia Zevi. La proposta di introdurre la bibbia nella scuola pubblica, come testo di studio alla pari dell’Iliade, dell’Odissea, dell’Eneide, o della Divina Commedia, è ora nelle mani del responsabile di viale trastevere.”

[Da Repubblica del 4 Giugno 2007, “La Bibbia libro di testo a scuola”]

 

 

Per molti di noi di UAAR, è stato uno shock leggere tra i firmatari il nome di Margherita Hack, membro onorario del nostro Comitato di Presidenza.

 

La Hack, interpellata da un giornalista, ha risposto in questo modo:

 

 

“La sostengo come una proposta critica contro ogni tentativo di adottare la Bibbia come opera scientifico, magari a sostegno delle tesi creazioniste” sostiene la scienziata. “La Bibbia è un testo che esprime la cultura del suo tempo, può essere letto alla stregua dell’Iliade, dell’Odissea, dell’Eneide. Va dunque riportata al suo ambito originario. Questa è una proposta laica perché solo conoscendo si può capire che assumere la Bibbia come libro scientifico non ha senso”

[Dal Notiziario UAAR del 6 Giugno 2007, “Margherita Hack e lo studio della Bibbia”]

 

 

 

Mi permetto, qui di seguito, di spiegare per quali motivi noi, come UAAR, non dovremmo affiancarci a Margherita Hack nel sostenere questa iniziativa. Si tratta della mia personalissima posizione, non di quella di UAAR. Quanto leggete qui di seguito serve quindi solo come spunto di riflessione e non rappresenta una presa di posizione ufficiale dell’associazione.

 

 

La Bibbia non è un libro necessario

A quanto pare, non tutti se ne rendono conto ma la scuola NON è un club di bibliofili. Non si va a scuola per essere bombardati da proposte di lettura più o meno intelligenti. Si va a scuola per ricevere l’istruzione necessaria ad integrarsi nella nostra società ed a trovare un lavoro.

 

Se un testo non è necessario per formare lo studente, semplicemente non andrebbe adottato. Se non c’è una ragione chiara ed evidente per imporre lo studio di qualcosa, non lo si dovrebbe imporre.

 

Ogni testo che viene adottato, infatti, deve poi essere studiato. Su quel testo i nostri figli verranno “valutati”. Non si può gettare sulle loro spalle un nuovo carico di lavoro con leggerezza. Dal loro risultato scolastico dipendono molte cose della loro vita e non è corretto far dipendere il loro risultato scolastico da cose che non sono necessarie.

 

Non c’è nessun motivo per pensare che lo studio della Bibbia sia necessario. Forse potrebbe essere utile, ma certamente non è necessario.

 

 

La Bibbia non è un libro utile

Lo studio della Bibbia non è utile ai fini della crescita personale dello studente, a differenza di quello che i suoi sostenitori vorrebbero far credere.

 

Se non ne siete convinti, vi invito a leggerla davvero (senza seguire le “chiavi interpretative” fornite dal vostro parroco).

 

Non troverete nella Bibbia nulla di più illuminante e più utile di quanto non venga già fornito dalla scuola attraverso i corsi di storia e di filosofia.

 

 

La Bibbia non è un libro storicamente veritiero

Nel corso dei secoli, la Bibbia è stata continuamente rimaneggiata. Se mai ha contenuto qualcosa di simile alla verità storica, quel qualcosa è andato perduto da tempo.

 

Provate a leggere uno dei moltissimi libri scritti su questo tema da qualche vero scettico e ve ne renderete conto. Posso consigliarvi:

 

Perchè non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici” di Piergiorgio Odifreddi.

 

State alla larga dai testi dei credenti camuffati da scettici, come il famosissimo “Inchiesta su Gesù” di Corrado Augias e Mauro Pesce.

 

Se non avete tempo di andare in libreria, fatevi una cultura attraverso uno dei molti siti che trattano dell’argomento come, ad esempio http://www.utopia.it/ .

 

 

La Bibbia non è un libro scientificamente veritiero

La Bibbia fornisce spiegazioni a dir poco obsolete e bizzarre di molti aspetti della nostra esistenza ed è quindi chiaramente fuorviante ai fini educativi.

 

 

La Bibbia non è compatibile con le leggi e la costituzione italiana

Può sembrare strano ma la Bibbia è persino in aperta contraddizione con le leggi dello stato italiano e con la sua costituzione.

 

Non ci credete?

 

Leggetevi l’atto con il quale la casa editrice Editing&Printing ha citato in giudizio la Conferenza Episcopale Italiana accusandola di falso: Atto di citazione”. Tra le varie cose che vengono fatte notare ci sono molti frammenti di testo della Bibbia in cui il sacro testo sostiene la legittimità o la necessità di comportamenti per i quali le leggi italiane prevedono la galera.

 

La Bibbia è quindi un testo diseducativo nel senso letterale del termine (insegna cose che, per legge, non si possono insegnare).

 

Questo, in realtà, è semplicemente l’effetto dell’eterno scontro tra Stato e Religioni sul piano dell’etica. Qualcuno prima o poi deve vincere. Voi per chi tenete?

 

 

L’Associazione Biblia non propone testi di supporto critico

L’Associazione Biblia sostiene che la Bibbia possa e debba essere letta con atteggiamento critico. Di questo atteggiamento critico però nella loro proposta non c’è nessuna traccia.

 

In particolare, non viene suggerito nessun testo di supporto che possa fornire questo punto di vista critico. Ad esempio, non viene suggerito che la Bibbia debba essere studiata facendosi guidare da un testo di analisi veramente scettico come “Perchè non possiamo essere cristiani” di Odifreddi o come molti testi scettici di origine accademica.

 

 

L’Associazione Biblia non propone un metodo di insegnamento critico

Si potrebbe fare a meno di un testo di supporto se almeno ci fosse una chiara indicazione metodologica. Ad esempio, si potrebbe suggerire di confrontare il contenuto della Bibbia CEI con le versioni precedenti, così come sono state ricostruite dagli storici.

 

Di questo atteggiamento “filologico” e “scientifico” non c’è traccia nella proposta di Biblia.

 

 

La proposta non è politicamente opportuna

Inutile dire che, in un mondo che si fa sempre più multiculturale, suggerire l’adozione del PROPRIO libro sacro come testo di studio nelle scuole è una chiara provocazione nei confronti di tutte le altre religioni e del mondo ateo. Perché non suggerire il Corano (che è molto meno “taroccato” della Bibbia, tra l’altro)? Perché non fare contanti noi atei e non imporre lo studio dei testi originali di Charles Darwin?

 

Francamente, questa proposta è una provocazione gratuita.

 

 

Ci sono molti altri testi che sarebbero più indicati

Ovviamente, ci sono decine e decine di libri che potrebbero trovare posto nel “corpus“ con maggior merito. Si potrebbero citare i testi di Darwin, il Capitale di Marx, gli scritti taoisti o confuciani e molte altre cose.

 

Tra tutti, potrei suggerire “La ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust. Oltre che gradevole, è una straordinaria descrizione del ‘900 e delle disavventure dell’Uomo. Difficile immaginare qualcosa di più educativo.

 

 

Non si può studiare solo la Religione

Per fare contenti tutti, si potrebbe essere tentati di fare studiare ai nostri figli la Bibbia, il Corano, i Veda, qualche scritto Buddista e magari la biografia di Manitù.

 

E poi, chi studia la matematica?

 

Si va a scuola per imparare un mestiere ed imparare a stare in una società complessa e tecnologica. Non si può trasformare la nostra scuola in una madrassa.

 

 

Conclusioni

Fatevi un giro sul sito di Biblia (http://www.biblia.org/). Leggete i loro testi e riflettete. Non troverete granché che si discosti dalla più trita teologia di stampo Cristiano/Cattolico.

 

Questa gente non sta cercando di aprire le nostre menti. Questa gente sta cercando di conquistare altre ore di insegnamento per il LORO testo SACRO. Punto e basta.

 

Non vanno sostenuti. Vanno combattuti.

 

 

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

 

Next Page »