Alessandro Bottoni

Maggio 14, 2009

Intervista Video su YouTube

Archiviato in: Copyright/Copyleft, Cronaca, Eventi, Internet, Personale, filesharing, politica — alessandrobottoni @ 10:10 am
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A grande richiesta, è arrivata la mia prima intervista video:

La trovate anche sulle pagine di “Movimento per la Sinistra” e di SLTV (La TV di “Sinistra e Libertà”)

http://movimentoperlasinistra.it/candidati.php

http://www.sltv.it/

Non sghignazzate troppo: in una società dell’immagine come questa, prima o poi càpita anche a voi di rilasciare una intervista in giacca e cravatta.

Maggio 5, 2009

Son soddisfazioni….

Archiviato in: Internet, Personale, politica — alessandrobottoni @ 2:39 pm
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Da buon hacktivist, questa mattina mi sono dato allo spam più vergognoso. Ho aperto la rubrica del mio Thunderbird, che in questo momento contiene circa 1400 nomi, ho selezionato poco più di un centinaio di nomi, scelti tra quelli delle persone che conosco meglio e che so essere sensibili alle mie motivazioni, ed ho inviato loro il seguente messaggio.

Carissimi,

come vedete sto contattando alcuni vecchi amici per chiedere loro di aiutarmi a divulgare la notizia della mia candidatura al parlamento europeo per il 2009. Purtroppo sono costretto ad agire in questo modo, al limite dello spam, a causa della quasi totale assenza di visibilità sui media di cui soffre la nostra causa.

Vi prego quindi di perdonarmi e di diffondere questo messaggio tra i vostri amici e conoscenti con la stessa attenzione con cui lo sto facendo io. Inviate il messaggio solo a persone che conoscete direttamente e che possono essere interessate alla notizia. Non fate invii di massa. Soprattutto non contattate persone che non conoscete direttamente.

Come forse sapete, la mia candidatura ha lo scopo di “infiltrare” un hacktivist al parlamento europeo e di permettergli di svolgere queste azioni:

- sorvegliare attentamente cosa viene discusso e deciso nelle varie commissioni che si occupano di tecnologia, di internet, di telefonia cellulare, di televisioni digitali e, in generale di dispositivi elettronici e del loro mercato.

- mantenere informati i lettori al di fuori del parlamento (pubblicando articoli sul web) in modo da distruggere quella cappa di omertà che spesso protegge le azioni più discutibili dei nostri rappresentanti politici.

- far sentire, alta e forte, la voce dei consumatori e dei cittadini in ogni discussione che riguarda Internet ed il mondo della tecnologia.

Il termine hacktivist è la somma di “hacker” (“smanettone”) ed “activist” (“attivista”) ed identifica le persone che, come me, si battono da anni per la difesa dei cosiddetti “diritti digitali” dei cittadini, a partire dal diritto di accedere ad internet (lotta al “digital divide”) ed alla riservatezza delle comunicazioni (diritto alla “privacy”).

Tra i nostri obiettivi c’è anche una riforma della legge sul copyright che possa disinnescare la minaccia di pesanti sanzioni penali e pesantissime cause per danni a carico di chi scarica abusivamente musica o film da Internet. Questo per difendere i cittadini (soprattutto quelli che hanno figli adolescenti) da una grave minaccia per la loro integrità economica. Non è nostra intenzione mettere in discussione il diritto degli autori e degli altri operatori del settore al loro giusto compenso.

Tutte le informazioni che riguardano la mia persona e la mia campagna elettorale sono facilmente reperibili sul web agli indirizzi indicati qui di seguito. In calce al messaggio trovate anche gli indirizzi di posta a cui contattarmi.

Grazie della vostra attenzione e del vostro aiuto

Alessandro Bottoni

Segretario nazionale associazione Partito Pirata

Candidato indipendente al Parlamento Europeo 2009

info@alessandrobottoni.it

http://www.alessandrobottoni.it/

“Il progetto arancione”:

La campagna per portare un hacktivist al parlamento Europeo

http://www.ilprogettoarancione.it/

info@ilprogettoarancione.it

“Don’t ask what Linux can do for you, ask what you can do for Linux”

– Greg Klebus

Di oltre cento messaggi spediti, finora me ne sono tornati solo due contenenti un rifiuto, segno che la selezione dei destinatari era stata fatta abbastanza bene ed il messaggio non è poi risultato così sgradito come poteva essere. Di questi due, il primo, il più secco ed il più tempestivo è stato quello di Massimo Del Papa. Non ne riporto il contenuto per evitare che mi faccia causa per aver divulgato una comunicazione privata (non sarebbe così strano…).

Ovviamente, è un pieno diritto di chiunque reagire in malo modo ad un messaggio non richiesto ma il fatto che sia stato proprio Massimo Del Papa a reagire in questo modo mi ha lasciato di stucco. Si, perchè Massimo Del Papa è un giornalista che è stato trattato in modo decisamente brutto da diversi altri professionisti di questo settore, un paio d’anni fa. In quell’occasione sono stato forse l’unico suo collega ad ergersi in sua difesa (non perchè mi fosse simpatico ma perchè era stato vittima di un’ingiustizia). Potete ricostruire tutta la storia a partire da questi link:

http://babysnakes.splinder.com/ (il Blog di Del Papa)

Incredibile: Massimo Del Papa, il querelatore di Wikipedia, ha querelato anche me” di Anna Masera, su “La Stampa” dell’8 Ottobre 2007.

I censori di Wikipedia e il futuro di Internet” di Anna Masera, su “La Stampa” del 9 Luglio 2007.

Wikipedia a un bivio”, di Anna Masera, su “La Stampa” del 5 Maggio 2007.

Massimo Del Papa, scusa non sapevo….” (Uno dei molti sfottò che sono piovuti sulle spalle di Del Papa in quel periodo).

Chi è Massimo Del Papa e perché diffama Indy” (L’articolo di Indymedia all’origine della vicenda).

Purtroppo, “Oceani Digitali”, la mia rivista online di allora non è più online e quindi non vi posso riportare il mio articolo in sua difesa. Comunque, se ne trovano ancora tracce qui:

http://xmau.com/notiziole/archives/003132.html

Se volete vedere l’originale, lo tiro fuori dai backup e ve lo ripubblico qui. Basta chiedere. Come potete vedere da ciò che è rimasto su Google, a suo tempo mi sono preso la mia parte di critiche per aver difeso Del Papa. Nonostante questo, adesso l’unico a scaricarmi in malo modo nel momento del bisogno è proprio Massimo Del Papa.

Che posso dire? Son soddisfazioni…. ;-)

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

PS: Non capirò mai la gente che tratta la propria mailbox come se fosse la figa della propria moglie. Un indirizzo di posta, come un indirizzo fisico od un numero di telefono, è uno strumento che può servire solo per essere contattati. Non è un bene di cui essere gelosi fino a questo punto. Va bene la privacy ma… c’è un limite anche a questo.

PS2: Capisco ancora meno i giornalisti di Internet (quelli che parlano di Internet) che sono sempre pronti a scandalizzarsi per ogni attentato ai diritti dei “netizen” ma, quando hanno l’occasione di schierarsi apertamente in loro difesa e di fare qualcosa di concreto, si defilano con la scusa che la politica non fa per loro. Possibile che riportare onestamente una notizia positiva sia così disdicevole? Eppure, il Corriere della Sera non sembra averci trovato nulla di così difficile: “I pirati fanno rotta verso Strasburgo”.

Dicembre 16, 2008

L’Italia sotto la pioggia

Archiviato in: Personale — alessandrobottoni @ 1:31 am
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Sabato scorso, sono andato a Fiesole (poco a nord i Firenze) per mettere in scena una piccola rappresentazione teatrale che riguarda il mondo del lavoro. Si tratta di una di quelle iniziative di volontariato che seguo per conto del sindacato a cui sono iscritto. Vista la giornata festiva, sono rimasto a dormire a Fiesole e domenica ho fatto una breve gita a Firenze.

Come spesso avviene, questo breve viaggio è diventato anche uno stimolo per diverse riflessioni. Lo è stato soprattutto per me che, da tecnico di Internet, ho seguito l’assurda vicenda che ha contrapposto il Polo Museale Fiorentino e Wikipedia per lo sfruttamento delle immagini dei monumenti.

Facciamoci un giro per Firenze e vediamo chi sono davvero questi “geni” che ritengono di essere in possesso dell’immagine stessa del nostro paesaggio.

Ore 13:45 – Saletta fumatori

Non credo che ci sia bisogno di dare dimostrazioni della creatività dei nostri ristoratori ma, per dover di cronaca, devo citare almeno il posto dove abbiamo mangiato domenica a pranzo. Una curiosa coppia di coniugi si è inventata una paninoteca dotata di soli 5 (cinque) posti a sedere all’interno del locale (circa 3×2 metri) e altri 3 (tre) posti a sedere nel dehors (altri 2,5×1,5 metri). Con notevole auto-ironia ha battezzato il dehors “Saletta fumatori”. Potete facilmente immaginare quanto deve essere difficile pagare l’affitto e sopravvivere avendo a disposizione solo 8 (otto) posti a sedere, la propria simpatia e la propria creatività culinaria.

Il locale in questione si chiama “Panino” e la trovate all’inizio di via delle Terme, quasi all’incrocio con via Por Santa Maria. E’ stato immortalato anche da Google Street View. Quando mia moglie l’ha visto, se n’è subito innamorata. S’è infilata dentro, ha annusato l’ambiente ed ha preso possesso di un tavolino incastrato tra la vetrina e la porta d’ingresso. Abbiamo mangiato un hamburger ed una schiacciata toscana con porchetta, accompagnati da Chianti. Tutto decisamente ottimo.

E’ stato proprio in questo sorprendente locale che abbiamo sentito la frase che avrebbe poi agito da chiave di lettura per tutta la nostra gita. Ad un certo punto, il ristoratore ha detto:

“Il problema è che noi italiani non sappiamo valorizzare i nostri tesori. Pensate ad esempio ai francesi. Quelli vendono l’acqua minerale a 7 (sette) euro la bottiglia. Questo perchè hanno saputo trasformare l’acqua in un prodotto pregiato, come se fosse vino.”

Ed eccoci al tema della giornata.

Sarà proprio vero che non sappiamo far fruttare i nostri tesori?

Sarà proprio un’idea geniale vendere l’acqua come se fosse vino?

Ore 11:30 – 80 centesimi

Per capirlo, forse si può fare un piccolo flashback e ripensare a quando siamo arrivati a piazza della Signoria, circa 3 ore prima. Come in molte città turistiche italiane, anche a Firenze i locali spesso non sono provvisti di toilette e non esistono bagni pubblici (quelli che aveva fatto installare il Duce negli anni ‘30 sono stati rimossi negli anni ‘70 per ragioni igieniche e di immagine). Dopo aver fatto il giro di Piazza della Signoria, tuttavia, abbiamo scoperto che i locali del museo della Fabbrica del Duomo dispongono di bagni pubblici al loro interno. Per capire se fossero accessibili senza pagare il biglietto del museo abbiamo dovuto chiedere ai sorveglianti (perchè sui cartelli non è specificato). All’interno abbiamo pagato 80 centesimi a testa (circa 1500 delle vecchie lire) ma abbiamo avuto in cambio la possibilità di usare i bagni più puliti e più tecnologici che abbia visto in vita mia.

E’ “sensato” che si debba pagare persino per pisciare?

Da quello che risulta dal sito del Polo Museale Fiorentino (http://www.polomuseale.firenze.it/), la sola Galleria degli Uffizi ha avuto circa un milione e seicentomila visitatori nel 2007(1.700.000). Dato che il biglietto costa 6,5 euro, la sola Galleria degli Uffizi ha fruttato circa dieci milioni e mezzo di euro (10.400.000 euro). C’era davvero bisogno di estorcere altri 80 centesimi all’indifeso visitatore?

Ore 14:30 – Chiuso per…

Incredibilmente, sotto il porticato della Galleria degli Uffizi non c’è la solita coda da esodo biblico. Sarà la crisi… Comunque, facciamo il biglietto ed entriamo.

La guardia giurata addetta allo scanner a raggi X legge tranquillamente il giornale mentre, con un occhio solo, controlla che le borse dei visitatori non contengano armi.

Sarà davvero necessario quello scanner a raggi X?

Sarà davvero necessario pagare quella guardia giurata per farle leggere il giornale?

L’interno degli Uffizi è lo stesso che ricordo di aver visto durante una gita scolastica nel 1977. A quel tempo ero più interessato ad una mia compagna di classe che alle opere d’arte ma i muri da imbiancare e gli infissi da sostituire li ricordo bene lo stesso.

Come era già avvenuto 31 anni prima durante quella gita scolastica, anche questa volta alcune sale (41, 44 e 45) sono chiuse e quindi non ci sarà possibile vedere le opere di Rembrandt, Rubens ed altri autori. La sala 41 (ora adipita a deposito) è chiusa in modo così definitivo che l’annuncio della chiusura è scolpito su una lastra di bronzo all’ingresso del museo.

L’aspetto più esilarante, tuttavia, è un altro. Secondo quanto riferiscono gli operatori del museo, queste sale sono chiuse per… mancanza di personale.

Ora, voi avete mai visto, in vita vostra, un supermercato con una sala chiusa per mancanza di personale? Od un negozio di vestiti? Od un albergo?

Qualunque organizzazione privata assume il personale che le serve per operare al pieno delle sue possibilità o, se non se lo può permettere, cede ad altri le risorse che non è in grado di sfruttare. Di tutte le motivazioni possibili per chiudere una sala, questa è quella più assurda in assoluto.

Ore 17:00 – Il cavo staccato

All’uscita, passiamo di fronte alla “saletta informatica”: sei stazioni di accesso ad Internet (“chioschi”) che dovrebbero servire per fornire ai visitatori un ulteriore servizio di informazione sulle opere.

Con mia grande sorpresa, noto che tutte le stazioni sono spente ed il loro cavo di rete è avvolto in bella vista attorno al piedistallo.

Che cosa sarà mai successo?

Forse il servizio non è più disponibile. Forse è meglio che non sia più disponibile, così i visitatori sono costretti a comprarsi la guida. Forse nessuno ci capisce qualcosa ed al primo problema tecnico si sono limitati a staccare i cavi. Non lo sapremo mai.

Certo, viene da chiedersi: “ma se queste tecnologie vi stavano tanto antipatiche, come mai avete acquistato quei chioschi ed avete fatto sviluppare il materiale che si trova al loro interno? Non era meglio assumere il personale che mancava per aprire quelle famose tre sale?”

Ore 17:30 – Ad averlo saputo…

Sull’autobus del ritorno, vedo un cartello pubblicitario che mi interessa. Riguarda uno spettacolo di Tomas Kubinek (http://www.kubinek.com/index2.htm) che si è tenuto a Novembre al Teatro Verdi di Firenze. Ad averlo saputo prima, ci sarei andato.

A questo punto mi chiedo: “ma tutti quei dannati sistemi di personal advertising che autorizzo a mandarmi messaggi di posta elettronica, dove cavolo erano mentre Kubinek metteva in scena il suo spettacolo al Verdi di Firenze? Possibile che né Google, né Yahoo, né Virgilio, né uno qualunque degli altri siti che frequento sia riuscito a capire che tra Ferrara e Firenze c’è solo un paio d’ore di treno e che non avrei avuto nessun problema a vedere quello spettacolo? Possibile che questi campioni del tailored marketing riescano solo a sepellirmi di inutile spazzatura e non riescano ad avvertirmi delle cose che mi interessano?”

Tecnicamente parlando, si tratta solo di inserire il concetto di “distanza utile” nei parametri del sistema di advertising. Se succede qualcosa di interessante a 100 Km di distanza dalla residenza di un cliente, forse è il caso di avvisarlo. Se succede a 1000 Km, probabilmente no.

Ore: 18:00 – Limite dei 60 Km/h

Tornando a casa, lungo la famigerata “Autostrada del Sole” (sotto una pioggia battente), scivoliamo lentamente in una situazione surreale: limite dei 90 km/h in autostrada e autovelox (fissi) piazzati dietro l’angolo all’uscita delle gallerie. In alcuni tratti, il limite scende persino a 60 Km/h.

Nulla di realmente pericoloso, in realtà (sono segnalati per tempo dai navigatori satellitari), ma certo fanno pensare. Cosa dovrebbero significare?

Che lo Stato, con la S maiuscola, questa volta fa sul serio? Spero di no, perchè allora viene da chiedersi perchè mai lo Stato, con la S maiuscola, deve fare sul serio solo con noi automobilisti indifesi.

O intendono dirci che siamo nelle “loro” mani, qualunque cosa tentassimo di fare? Che possono farci multa e ritiraci la patente come e quando lo riterranno opportuno, a loro totale discrezione? Forse è proprio questo il vero significato di quegli autovelox e di quei limiti.

Comunque, mi metto nella corsia di destra e provo a tenere i 60 per qualche decina di metri. Trenta secondi dopo, un camion mi suona e minaccia di travolgermi.

Conclusioni

“Sfruttare una risorsa” è già un comportamento discutibile in sé. Pensate all’acqua, od alla terra coltivabile. Ciò che un cittadino (privilegiato) sfrutta, non può essere usato da altri. Se questo cittadino privilegiato è avido, questa situazione diventa un serio problema per coloro che sono esclusi dai privilegi (si pensi alla dolorosa questione dell’acqua potabile della provincia di Aprilia). Se poi il cittadino privilegiato è un idiota irresponsabile, i guai possono essere di dimensioni catastrofiche. Più in generale, una risorsa sfruttata potrebbe… non essere più disponibile in futuro.

Questo vale anche per le risorse “culturali”.

Gli italiani sono anche troppo bravi a “valorizzare” le loro risorse. Gli ottanta centesimi che ho pagato per pisciare ne sono una evidente dimostrazione. Sono persino più “bravi” (o, meglio, più avidi) dei francesi. Al nostro confronto, i nostri amici d’oltralpe sembrano dei dilettanti con le loro patetiche bottigliette di Evian a sette euro l’una.

Ma questa non è valorizzazione. Questo è sfruttamento. Sfruttamento avido, scorretto, antisociale ed irresponsabile. Non passa impunito.

Il costo nascosto di questo sfruttamento è l’abbandono da parte della clientela. La mancanza di coda all’esterno della Gallerie degli Uffizi probabilmente è dovuto anche a questo.

Anche l’assurda guerra agli automobilisti, combattuta a suon di limiti che è impossibile rispettare e multe che è impossibile evitare, ha un costo. Al prossimo giro di giostra, il turista sceglierà lidi gestiti da persone più razionali. Di sicuro, sono anni che io evito le città turistiche italiane.

Ed infine, anche l’assurda guerra del Polo Museale Fiorentino contro chi utilizza le immagini dei suoi monumenti è un altro, clamoroso autogol. Leggere delle bellezze della Galleria degli Uffizi su Wikipedia è una cosa, poter “assaggiare” le sue opere in fotografia è un’altra. Come è noto, non si può vendere qualcosa che il cliente non può vedere e conoscere.

Tornando alla frase del nostro amico ristoratore, credo che debba essere riformulata in questo modo:

“Gli italiani si limitano a sfruttare, depredare e consumare le (poche) risorse di cui dispongono, lasciandosi andare a comportamenti avidi, scorretti e antisociali che allontanano i loro clienti. Ciò che manca, è la cultura della gestione delle risorse. Le risorse turistiche, culturali ed ambientali vanno pubblicizzate, valorizzate, gestite e coltivate. Non vanno sfruttate. Basta fare attenzione alle parole per capire dove sta il problema.”

Alessandro Bottoni

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