Alessandro Bottoni

Maggio 4, 2009

Non solo Pirati

Quelli che ci conoscono da prima della mia candidatura al Parlamento Europeo lo sanno già ma credo che sia opportuno ripeterlo per i nuovi arrivati: il Partito Pirata Italiano (che in realtà è una mite ONLUS) ed io stesso NON ci occupiamo solo di copyright/copyleft, diritto d’autore e pirateria informatica.

Il nostro “programma politico” è molto più ampio.

Uno dei punti centrali della nostra azione è il diritto dei cittadini ad accedere ad Internet dovunque si trovino (anche in cima ad una montagna) e qualunque cosa possano aver combinato in precedenza. Per esempio, vogliamo impedire che la cosiddetta “Dottrina Sarkozy” venga adottata a livello eurpeo attraverso il famigerato “Telecoms Package”. Se venisse adottato a livello europeo il Telecoms Package, diventerebbe legale staccare il cavo dell’ADSL un cittadino solo perchè si è permesso di scaricare qualche brano musicale abusivamente. Tutto questo SENZA passare dal giudice.

Potete approfondire questo tema qui:

http://www.scambioetico.eu/index.php?&topic=673.0

Un altro punto del nostro programma politico consiste nell’impedire alle aziende di limitare artificialmente le capacità dei prodotti e dei servizi con lo scopo di taglieggiare i clienti. Un esempio classico sono i telefoni cellulari che funzionano solo con un certo fornitore (e quindi legati ad una certa tariffa, fuori dalla possibilità di intervento della concorrenza).

Ci opponiamo anche alla introduzione di sistemi DRM (sistemi anticopia) e di sistemi Trusted Computing.

Nello stesso modo, lottiamo per difendere il diritto alla riservatezza delle comunicazioni. Un diritto, questo, già sancito dalla Costituzione (sia quella Italiana che quella, mai approvata, Europea) ma continuamente minacciato.

Soprattutto, ci adoperiamo per difendere il diritto di ogni cittadino di esprimere liberamente la propria opinione su Internet. Questo diritto è continuamente minacciato da assurdi progetti di legge di quasi tutti i partiti.

Non solo pirati, quindi. Piuttosto persone sensibili che vogliono difendere alcune libertà fondamentali dell’individuo.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Marzo 27, 2009

Profilo di un Pirata

Archiviato in: Eventi, Internet, Linux, Open Source, filesharing, politica — alessandrobottoni @ 1:00 pm
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Quando leggerete queste note, sarà in corso la Festa del Pirata a Roma, al Teatro della Garbatella. Ho deciso di pianificare con qualche giorno di anticipo la pubblicazione di questo documento per aiutare le persone presenti alla festa a capire quali sono le mie (personalissime) posizioni in tema di Copyright e riguardo altri temi affini.

Copyright o Non Copyright?

Se mi chiedete se sono a favore del copyright o meno, vi rispondo che sono a favore del Copyright.

Copyright tutti i giorni e due volte la domenica.

Se questo vi sembra assurdo, specialmente se viene detto dal Segretario Nazionale del Partito Pirata, vi invito a riflettere sui seguenti punti.

Qualunque discorso sulla liberalizzazione dei prodotti dell’ingegno, come avviene ad esempio con le Licenze Creative Commons o con le più raffinate Copyzero, è reso possibile solo dal fatto che esiste un concetto acquisito e legalmente riconosciuto di “proprietà intellettuale”. È solo perchè viene riconosciuto all’autore il diritto di proprietà sulla sua opera che l’autore può disporre dell’opera stessa (nel modo che ritiene più opportuno) e difenderla dagli abusi e dalle sofisticazioni.

Senza questo concetto, la sua opera sarebbe preda di tutti coloro che volessero impadronirsene e stravolgerla fino al punto di invertirne il significato. Senza il concetto stesso di “diritto d’autore”, Marco Travaglio avrebbe potuto essere costretto ad assistere impotente mentre Cesare Previti riscriveva riga dopo riga i suoi libri fino a trasformarli in un’ode a Berlusconi e li ripubblicava attribuendoli a Travaglio stesso. Questo, infatti, è ciò che si potrebbe fare di un’opera se non esistessero i cosidetti “diritti morali” (che, per l’appunto, sono inalienabili).

Non è certo questo il mondo che io vorrei.

Certo, al giorno d’oggi la Legge difende i diritti degli autori enormemente di più di quanto difenda i diritti dei fruitori delle opere. Ad essere precisi, in questo momento la Legge (in tutto il mondo) difende quasi solo i privilegi dei mediatori (case editrici, rivenditori, etc.) a danno sia dei diritti degli autori che dei fruitori delle opere. Si tratta di un evidentissimo sopruso, su questo non c’è il minimo dubbio. Tuttavia, non è certo negando i diritti degli autori che si può porre rimedio a questo sopruso. Ciò che si deve negare sono piuttosto i privilegi degli intermediari. Ogni altra azione sostituirebbe un sopruso (quello contro i fruitori) con un altro (quello contro gli autori). Non farebbe giustizia. Vedi PS1 in calce a questo documento.

Perchè non andare fino in fondo?

Nonostante questo, è evidente che il diritto d’autore è già stato completamente abolito, nei fatti, dall’evoluzione tecnologica dei nostri strumenti. Al giorno d’oggi non esiste nessun modo credibile di impedire la copia di un opera e non esiste nessun modo credibile di impedire che essa venga stravolta e riattribuita. Basti pensare alle innumerevoli copie abusive e “libere interperazioni” di “Harry Potter” che circolano sul mercato cinese. Allora, perchè non andare fino in fondo e reclamare il diritto dei cittadini ad utilizzare senza limiti e senza remore le opere che circolano nel nostro ambiente? In particolare, perchè non organizzare dei party in cui si scambiano file coperti da copyright? Perchè non organizzare delle dimostrazioni provocatorie come fanno altre organizzazioni?

In parte ho già risposto: non credo che l’abolizione del diritto d’autore (e, più in generale, del concetto di Proprietà Intellettuale) sia un passo avanti nell’evoluzione umana, né dal punto di vista morale (etico) né dal punto di vista pratico (economico).

Ma c’è un’altra ragione. Io ho quasi 50 anni. Da giovane ho militato nell’estrema sinistra (PCI) ed ho partecipato alle manifestazioni di piazza. So bene cosa succede quando qualcuno comincia a gridare “Distruggiamo la Bastiglia!” Qualcuno, là davanti, si fa prendere dall’entusiasmo e corre a prendersi le fucilate della Guardia Imperiale. Il Regime, nel suo complesso, è comunque condannato a crollare ma, là davanti, sul selciato davanti alla Bastiglia, restano comunque i corpi di quei giovani. Io non voglio morti sulla coscienza, né in senso fisico né in senso virtuale.

Non voglio che qualche ragazzino, preso dall’entusiasmo delle nostre parole, si faccia beccare con eMule ancora fumante in mano e costringa i suoi genitori a vendersi la casa per ripagare Virgin Records dei suoi mancati guadagni. Questo sistema economico, basato sui diritti di copia dei supporti, è già morto. È già crollato. È già morto anche se non se ne è ancora reso conto. Sta crollando sotto i nostri occhi. Non c’è nessun bisogno di martiri.

Perchè niente “demo”?

Per questa ragione non ho voluto farmi carico della organizzazione di un “laboratorio di P2P” alla Festa del Pirata. Me lo hanno chiesto ed ho gentilmente declinato. Ovviamente, non mi sono permesso di impedire ad altri di farlo. Mi sono limitato a sconsigliarlo.

In ogni caso, fatemi dire che c’è ben poco da insegnare ai nostri giovani riguardo al P2P. Le informazioni necessarie sono facilmente reperibili su Internet e passano di mano in mano nelle aule delle nostre scuole. I nostri giovani sono più esperti di P2P che di ogni altra cosa in campo informatico. Conoscono quasi solo quello (e le console da videogame).

Piuttosto, è necessario insegnare ai nostri giovani qualcosa del “consumo consapevole” in campo digitale. È necessario spiegare loro perchè è sbagliato ed autolesionistico accettare le “caramelle” da Microsoft e da altri monopolisti. È necessario spiegare loro che ogni acquisto è anche un atto politico che trasferisce una parte del nostro potere (una parte dei nostri soldi) nelle mani di qualcun altro che potrebbe essere mosso da intenzioni assai diverse dalle nostre.

Infine, è necessario spiegare loro che Internet ed il P2P sono solo la punta di un iceberg e che l’iceberg, guardato nella sua interezza, potrebbe non avere un aspetto piacevole. Da questa considerazione è nata la mia decisione di parlare di Anonet e di Netsukuku alla festa del pirata di Roma.

Pirati ed Open Source

Su Punto Informatico, a valle dell’annuncio della Festa del Pirata, qualcuno ha fatto notare che non è cosa buona e giusta mescolare pirateria ed Open Source.

Verissimo.

Gli sviluppatori Open Source vivono del concetto di diritto d’autore. È grazie ad esso che possono mantenere libero ciò che producono. Date un’occhiata alle licenze (GPL e affini) per convincervene.

Gli sviluppatori e gli utenti del mondo Open Source non sono pirati e non vanno confusi con i pirati. È importante chiarire che si tratta di due cose diverse, di due ambienti diversi e di due battaglie diverse.

Siamo tutti dalla stessa parte di una barricata virtuale ma non siamo la stessa cosa. Difendiamo entrambi la libertà degli utenti ma parliamo di tipologie di libertà diverse, agiamo in modo diverso e frequentiamo ambienti sociali diversi.

La libertà di cui parlano i pirati è quella di fruire della cultura e di farla circolare. La libertà di cui parla l’Open Source è quella di verificare, studiare, modificare e riutilizzare il codice. Sono cose molto diverse.

Proposte

Ma, allora, se non si parla di abolizione del copyright, quali sono le nostre proposte? Eccole qui di seguito.

Innanzitutto, è tempo di stabilire per legge che il privato cittadino ha il pieno diritto di farsi le copie che vuole dei prodotti che ha regolarmente acquistato, per qualunque scopo intenda farle, compreso lo scambio con altre persone, scambio condotto con qualunque mezzo. Qui non si tratta di giustizia o ingiustizia ma di possibilità tecnica di imporre qualcosa di diverso. Ormai non è più possibile combattere lo scambio tra privati, in nessun modo. Bisogna prendere atto della cosa e passare ad altro. Anche i dinosauri si sono estinti, e sono sicuro che qualcuno ha pianto sulle loro tombe, ma ora c’è l’Uomo a dominare il pianeta e nessuno si ricorda più i vecchi velociraptor. Vedi PS2 in calce a questo documento.

I prodotti dell’ingegno, nella loro forma “pacchettizzata” (CD, DVD. etc.) continueranno comunque ad esistere ma il vero mercato dei contenuti deve diventare quello degli utilizzatori professionali (radio e TV) che li usano come “vettori” per la loro pubblicità. A questo non c’è scampo.

Vi prego di notare che questo non significa affatto abolire il copyright. Il copyright continua ad essere necesario in questo scenario, come lo è stato finora.

In secondo luogo, è tempo di chiarire una volta per tutte, per legge, che la libertà di espressione dell’individuo, la riservatezza delle sue comunicazioni e la sua libertà di scelta non possono essere sacrificati alle esigenze del mercato e delle industrie. Che ci piaccia o no, c’è una scala di priorità nei nostri valori ed i valori che riguardano la libertà e la dignità dell’individuo non possono essere posposti a quelli che riguardano la vita economica. Questo vuol dire che l’utente deve avere il diritto, garantito per legge, di fruire in tutti i modi possibili dei beni che ha regolarmente acquistato, senza vincoli e senza catenacci.

Infine è tempo di semplificare l’articolo 21 della nostra Costituzione in modo che assuma questa forma:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Punto e basta.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

Segretario dell’Associazione “Partito Pirata Italiano”

PS1 – Sono loro i pirati

Come ho ampiamente spiegato nel manifesto del Partito Pirata, in realtà sono “loro” i veri pirati. I veri pirati di questo ambiente, sono gli intermediari che si frappongono tra l’autore ed il fruitore di un’opera. Da molti decenni questi intermediari (case editrici, distributori e via dicendo) hanno perso il loro ruolo istituzionale e la loro ragione di esistere. Non fanno più “scouting” e non hanno più senso come distributori. Vivono solo della loro posizione di forza nei confronti di autori e fruitori. Sono loro che sfruttano in modo abusivo questo mercato, minacciando ed aggredendo in ogni modo sia gli autori che i consumatori. Sono solo dei PARASSITI dediti al bullismo legale.

PS2 – Scopo di Lucro

Questa mia richiesta di rendere legittime la copia e lo scambio dei file può sembrare in contraddizione con la mia nota posizione “legalista” in cui ho sempre sostenuto che non si devono violare i diritti dei distributori e che quindi non è lecito lo scambio anche se non esiste lo scopo di lucro (vedi manifesto del Partito Pirata).

In realtà, qui sto dicendo una cosa diversa e più radicale. In questa sede sto chiedendo che venga reso illegale costringere l’utente privato a comprare un contenuto usando una qualsiasi forma di vincolo tecnico o legislativo. Sto dicendo che l’unico mercato su cui dovrebbe essere legalmente possibile imporre dei vincoli artificiali è quello professionale (radio e TV). Sto dicendo che al cliente privato si dovrebbe solo offrire un prodotto ma che egli dovrebbe comunque essere libero di scegliere se acquistarlo o “piratarlo”. Sto dicendo che l’unico mercato di riferimento per l’industria dei contenuti dovrebbe essere quello professionale (radio e TV). Sto dicendo che la società non può essere il mercato di riferimento della sua stessa cultura. La cultura appartiene già alla società che la produce.

Non sto dicendo che NOI, privati cittadini, dobbiamo essere liberi di piratare. Sto dicendo che LORO non devono più avere il diritto di venderci cose che ci appartengono già. Devono andarle a vendere a chi le usa come vettore per la pubblicità o per altri scopi professionali. Noi non siamo il loro mercato.

Marzo 20, 2009

Benvenuti nell’era post-PC

Archiviato in: Business, Internet, Open Source, Tecnologia, telefonia — alessandrobottoni @ 1:15 am
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Da oggi, 19 Marzo 2009, è ufficialmente in vendita anche in Italia lo “smart phone” HTC Dream (HTC G1):

Repubblica: Telecom lancia il telefonino di Google.

Catalogo Telecom Italia Mobile – HTC Dream.

Come potete vedere da questa pagina web, l’HTC G1 in Italia costa circa un quarto in più che in USA, cioè 429 € invece di 429 US$ (il dollaro oggi vale circa 0,7419 US$):

Offerta HTC G1 a PureMobile

A questo prezzo da monopolisti vecchio stampo, per potersi godere fino in fondo l’HTC G1, bisogna anche aggiungere un abbonamento od una ricaricabile che supporti l’UMTS, con i costi non certo irrisori che questo comporta.

Se poi avete mai avuto a che fare con Telecom (in tutte le sue forme mutanti), allora sapete anche che è molto più piacevole una cura canalare che una discussione con il loro servizio clienti o con la loro assistenza tecnica.

Nonostante questo, l’avvento dell’HTC G1 rappresenta davvero una svolta epocale.

Perchè l’iPhone non era abbastanza

L’Apple iPhone non poteva essere considerato il vero punto di svolta tra il “vecchio mondo” (quello dei PC) ed il “nuovo mondo” (quello degli smartphone) per una ragione molto precisa: è un sistema completamente chiuso e proprietario e, come tale, non è in grado di creare uno “standard” e dare vita ad un nuovo settore di business. In altri termini, lo iPhone non poteva produrre il business degli smartphone nello stesso modo in cui, nel lontano 1982, il PC dell’IBM ha creato il business dei PC.

La piattaforma Android di Google, su cui si basa l’HTC G1, è invece perfettamente in grado di agire da piattaforma standard per il nuovo business degli smartphone. Questo resta vero nonostante il fatto che anche Android non sia un sistema completamente aperto e nonostante il fatto che abbia ancora qualche fastidioso problema di gioventù.

Personalmente, però, mi aspetto che il vero standard degli smartphone sarà uno strano mix di varie piattaforme, alcune delle quali basate su Linux ed altre basate su Symbian, tutte rigorosamente aperte e libere, rese interoperabili tra loro da uno strato software di mediazione (come la VM pseudo-Java di Android, per esempio).

Il futuro del personal computing

L’HTC G1 e Google Android rappresentano la prima, vera applicazione pratica di quello che nei prossimi anni è destinato a diventare il nostro modo “normale” di usare l’informatica: attraverso un dispositivo mobile multifunzione (telefono, computer, telecamera, radio, lettore MP3/MPEG4, etc.) e non più attraverso un PC da tavolo o portatile.

Le applicazioni per cui usiamo davvero i PC ogni giorno, infatti, non giustificano più l’uso di un vero PC, da tavolo o da borsa. Anzi: promuovono apertamente l’uso di un dispositivo mobile.

Telefoni come PC

Gli smartphone (già da diversi anni) sono dei veri e propri PC in grado di competere ad armi pari con un laptop. Come tali sono estremamente versatili ma sono anche sensibili alle infezioni e presentano molte falle di sicurezza.

I problemi con cui ci siamo abituati a trattare con i PC (virus, worm, trojan, spyware, rootkit, adware, etc.) sono destinati a perseguitarci anche sugli smartphone. Anzi: hanno già cominciato a farlo.

Sugli smartphone però queste pesti hanno la possibilità di fare più danni. Ad esempio, possono accedere al conto del telefono e farci spendere dei soldi a nostra insaputa.

Come è già avvenuto sui PC, tra tutti i sistemi esistenti quello che presenta più problemi di sicurezza è Windows. Gli altri sono abbastanza immuni (a parte qualcosa su Symbian). Le piattaforme basate su Linux, come anche Android, attualmente sono pressochè immuni da problemi ma mi aspetto che questa situazione privilegiata duri poco. La grande diffusione che questi dispositivi potrebbero avere sul mercato li renderà molto appetibili per i cracker, con tutto quello che ne consegue.

Location Based Services

Una delle novità che questi dispositivi introducono è il GPS. Questo vuol dire che il nostro fornitore di telefonia lo potrà usare per massacrarci di pubblicità basata sulla nostra posizione corrente (la pizzeria più vicina, l’imperdibile centro benessere all’angolo della strada, etc.) ma vuole anche dire che non riusciremo più a perderci per le calli di Venezia.

Sistemi di questo tipo rappresentano poi un deciso passo avanti per la gestione delle chiamate di emergenza. Vedi a questo proposito la questione del cosiddetto “112 Europeo”. Naturalmente, l’Italia è riuscita miracolosamente ad essere l’unico paese della CEE a non avere ancora attivato questo servizio: “L’Italia condannata per gli inadempimenti sul 112 dalla Corte di Giustizia Europea. (Gennaio 2009)”.

Colgo l’occasione per augurare un deciso attacco di emorroidi ai responsabili di questo irresponsabile ritardo che danneggia in modo gravissimo la sicurezza dei cittadini.

Wireless Mesh Networks

L’avvento degli smartphone “aperti” porterà anche alla diffusione di una tecnologia di rete “popolare” nota come WMN (Wireless Mesh Networks) o come MANET (Mobile Ad Hoc Networks). Questa tecnologia è simile alle”scatternet” ed alle piconet usate nel mondo Bluetooth e permette, tra le altre cose, di scambiare file (musica e altro) tra dispositivi senza passare dalla rete del gestore e quindi senza spendere nemmeno un centesimo e senza essere esposti a possibili intercettazioni. In linea di principio è anche possibile usare queste tecniche per telefonare gratis senza passare dalla rete del gestore.

In pratica, si può usare un sistema VoIP (come Skype, ma di tipo aperto e gratuito) per telefonare sulla rete formata da dispositivi mobili che sono collegati tra loro usando connessioni Wi-Fi “ad hoc” (e quindi senza passare dal provider).

Il bello è che, dato che questa soluzione si basa su standard già approvati e già implementati nei dispositivi (Wi-Fi e Bluetooth), a questo punto nessuno può più impedire che questo accada. Tanti saluti alle TelCo ed ai loro spropositati guadagni.

Dato che una rete WMN è per sua natura difficilissima da intercettare, e può essere anche cifrata ed anonima, tanti saluti anche alle major dei contenuti ed ai loro guadagni miliardari. Se dare la caccia ai pirati su Internet è già molto difficile, su queste nuove reti sarà semplicemente impossibile.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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