Alessandro Bottoni

Marzo 27, 2009

Profilo di un Pirata

Archiviato in: Eventi, Internet, Linux, Open Source, filesharing, politica — alessandrobottoni @ 1:00 pm
Tags: , ,

Quando leggerete queste note, sarà in corso la Festa del Pirata a Roma, al Teatro della Garbatella. Ho deciso di pianificare con qualche giorno di anticipo la pubblicazione di questo documento per aiutare le persone presenti alla festa a capire quali sono le mie (personalissime) posizioni in tema di Copyright e riguardo altri temi affini.

Copyright o Non Copyright?

Se mi chiedete se sono a favore del copyright o meno, vi rispondo che sono a favore del Copyright.

Copyright tutti i giorni e due volte la domenica.

Se questo vi sembra assurdo, specialmente se viene detto dal Segretario Nazionale del Partito Pirata, vi invito a riflettere sui seguenti punti.

Qualunque discorso sulla liberalizzazione dei prodotti dell’ingegno, come avviene ad esempio con le Licenze Creative Commons o con le più raffinate Copyzero, è reso possibile solo dal fatto che esiste un concetto acquisito e legalmente riconosciuto di “proprietà intellettuale”. È solo perchè viene riconosciuto all’autore il diritto di proprietà sulla sua opera che l’autore può disporre dell’opera stessa (nel modo che ritiene più opportuno) e difenderla dagli abusi e dalle sofisticazioni.

Senza questo concetto, la sua opera sarebbe preda di tutti coloro che volessero impadronirsene e stravolgerla fino al punto di invertirne il significato. Senza il concetto stesso di “diritto d’autore”, Marco Travaglio avrebbe potuto essere costretto ad assistere impotente mentre Cesare Previti riscriveva riga dopo riga i suoi libri fino a trasformarli in un’ode a Berlusconi e li ripubblicava attribuendoli a Travaglio stesso. Questo, infatti, è ciò che si potrebbe fare di un’opera se non esistessero i cosidetti “diritti morali” (che, per l’appunto, sono inalienabili).

Non è certo questo il mondo che io vorrei.

Certo, al giorno d’oggi la Legge difende i diritti degli autori enormemente di più di quanto difenda i diritti dei fruitori delle opere. Ad essere precisi, in questo momento la Legge (in tutto il mondo) difende quasi solo i privilegi dei mediatori (case editrici, rivenditori, etc.) a danno sia dei diritti degli autori che dei fruitori delle opere. Si tratta di un evidentissimo sopruso, su questo non c’è il minimo dubbio. Tuttavia, non è certo negando i diritti degli autori che si può porre rimedio a questo sopruso. Ciò che si deve negare sono piuttosto i privilegi degli intermediari. Ogni altra azione sostituirebbe un sopruso (quello contro i fruitori) con un altro (quello contro gli autori). Non farebbe giustizia. Vedi PS1 in calce a questo documento.

Perchè non andare fino in fondo?

Nonostante questo, è evidente che il diritto d’autore è già stato completamente abolito, nei fatti, dall’evoluzione tecnologica dei nostri strumenti. Al giorno d’oggi non esiste nessun modo credibile di impedire la copia di un opera e non esiste nessun modo credibile di impedire che essa venga stravolta e riattribuita. Basti pensare alle innumerevoli copie abusive e “libere interperazioni” di “Harry Potter” che circolano sul mercato cinese. Allora, perchè non andare fino in fondo e reclamare il diritto dei cittadini ad utilizzare senza limiti e senza remore le opere che circolano nel nostro ambiente? In particolare, perchè non organizzare dei party in cui si scambiano file coperti da copyright? Perchè non organizzare delle dimostrazioni provocatorie come fanno altre organizzazioni?

In parte ho già risposto: non credo che l’abolizione del diritto d’autore (e, più in generale, del concetto di Proprietà Intellettuale) sia un passo avanti nell’evoluzione umana, né dal punto di vista morale (etico) né dal punto di vista pratico (economico).

Ma c’è un’altra ragione. Io ho quasi 50 anni. Da giovane ho militato nell’estrema sinistra (PCI) ed ho partecipato alle manifestazioni di piazza. So bene cosa succede quando qualcuno comincia a gridare “Distruggiamo la Bastiglia!” Qualcuno, là davanti, si fa prendere dall’entusiasmo e corre a prendersi le fucilate della Guardia Imperiale. Il Regime, nel suo complesso, è comunque condannato a crollare ma, là davanti, sul selciato davanti alla Bastiglia, restano comunque i corpi di quei giovani. Io non voglio morti sulla coscienza, né in senso fisico né in senso virtuale.

Non voglio che qualche ragazzino, preso dall’entusiasmo delle nostre parole, si faccia beccare con eMule ancora fumante in mano e costringa i suoi genitori a vendersi la casa per ripagare Virgin Records dei suoi mancati guadagni. Questo sistema economico, basato sui diritti di copia dei supporti, è già morto. È già crollato. È già morto anche se non se ne è ancora reso conto. Sta crollando sotto i nostri occhi. Non c’è nessun bisogno di martiri.

Perchè niente “demo”?

Per questa ragione non ho voluto farmi carico della organizzazione di un “laboratorio di P2P” alla Festa del Pirata. Me lo hanno chiesto ed ho gentilmente declinato. Ovviamente, non mi sono permesso di impedire ad altri di farlo. Mi sono limitato a sconsigliarlo.

In ogni caso, fatemi dire che c’è ben poco da insegnare ai nostri giovani riguardo al P2P. Le informazioni necessarie sono facilmente reperibili su Internet e passano di mano in mano nelle aule delle nostre scuole. I nostri giovani sono più esperti di P2P che di ogni altra cosa in campo informatico. Conoscono quasi solo quello (e le console da videogame).

Piuttosto, è necessario insegnare ai nostri giovani qualcosa del “consumo consapevole” in campo digitale. È necessario spiegare loro perchè è sbagliato ed autolesionistico accettare le “caramelle” da Microsoft e da altri monopolisti. È necessario spiegare loro che ogni acquisto è anche un atto politico che trasferisce una parte del nostro potere (una parte dei nostri soldi) nelle mani di qualcun altro che potrebbe essere mosso da intenzioni assai diverse dalle nostre.

Infine, è necessario spiegare loro che Internet ed il P2P sono solo la punta di un iceberg e che l’iceberg, guardato nella sua interezza, potrebbe non avere un aspetto piacevole. Da questa considerazione è nata la mia decisione di parlare di Anonet e di Netsukuku alla festa del pirata di Roma.

Pirati ed Open Source

Su Punto Informatico, a valle dell’annuncio della Festa del Pirata, qualcuno ha fatto notare che non è cosa buona e giusta mescolare pirateria ed Open Source.

Verissimo.

Gli sviluppatori Open Source vivono del concetto di diritto d’autore. È grazie ad esso che possono mantenere libero ciò che producono. Date un’occhiata alle licenze (GPL e affini) per convincervene.

Gli sviluppatori e gli utenti del mondo Open Source non sono pirati e non vanno confusi con i pirati. È importante chiarire che si tratta di due cose diverse, di due ambienti diversi e di due battaglie diverse.

Siamo tutti dalla stessa parte di una barricata virtuale ma non siamo la stessa cosa. Difendiamo entrambi la libertà degli utenti ma parliamo di tipologie di libertà diverse, agiamo in modo diverso e frequentiamo ambienti sociali diversi.

La libertà di cui parlano i pirati è quella di fruire della cultura e di farla circolare. La libertà di cui parla l’Open Source è quella di verificare, studiare, modificare e riutilizzare il codice. Sono cose molto diverse.

Proposte

Ma, allora, se non si parla di abolizione del copyright, quali sono le nostre proposte? Eccole qui di seguito.

Innanzitutto, è tempo di stabilire per legge che il privato cittadino ha il pieno diritto di farsi le copie che vuole dei prodotti che ha regolarmente acquistato, per qualunque scopo intenda farle, compreso lo scambio con altre persone, scambio condotto con qualunque mezzo. Qui non si tratta di giustizia o ingiustizia ma di possibilità tecnica di imporre qualcosa di diverso. Ormai non è più possibile combattere lo scambio tra privati, in nessun modo. Bisogna prendere atto della cosa e passare ad altro. Anche i dinosauri si sono estinti, e sono sicuro che qualcuno ha pianto sulle loro tombe, ma ora c’è l’Uomo a dominare il pianeta e nessuno si ricorda più i vecchi velociraptor. Vedi PS2 in calce a questo documento.

I prodotti dell’ingegno, nella loro forma “pacchettizzata” (CD, DVD. etc.) continueranno comunque ad esistere ma il vero mercato dei contenuti deve diventare quello degli utilizzatori professionali (radio e TV) che li usano come “vettori” per la loro pubblicità. A questo non c’è scampo.

Vi prego di notare che questo non significa affatto abolire il copyright. Il copyright continua ad essere necesario in questo scenario, come lo è stato finora.

In secondo luogo, è tempo di chiarire una volta per tutte, per legge, che la libertà di espressione dell’individuo, la riservatezza delle sue comunicazioni e la sua libertà di scelta non possono essere sacrificati alle esigenze del mercato e delle industrie. Che ci piaccia o no, c’è una scala di priorità nei nostri valori ed i valori che riguardano la libertà e la dignità dell’individuo non possono essere posposti a quelli che riguardano la vita economica. Questo vuol dire che l’utente deve avere il diritto, garantito per legge, di fruire in tutti i modi possibili dei beni che ha regolarmente acquistato, senza vincoli e senza catenacci.

Infine è tempo di semplificare l’articolo 21 della nostra Costituzione in modo che assuma questa forma:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Punto e basta.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

Segretario dell’Associazione “Partito Pirata Italiano”

PS1 – Sono loro i pirati

Come ho ampiamente spiegato nel manifesto del Partito Pirata, in realtà sono “loro” i veri pirati. I veri pirati di questo ambiente, sono gli intermediari che si frappongono tra l’autore ed il fruitore di un’opera. Da molti decenni questi intermediari (case editrici, distributori e via dicendo) hanno perso il loro ruolo istituzionale e la loro ragione di esistere. Non fanno più “scouting” e non hanno più senso come distributori. Vivono solo della loro posizione di forza nei confronti di autori e fruitori. Sono loro che sfruttano in modo abusivo questo mercato, minacciando ed aggredendo in ogni modo sia gli autori che i consumatori. Sono solo dei PARASSITI dediti al bullismo legale.

PS2 – Scopo di Lucro

Questa mia richiesta di rendere legittime la copia e lo scambio dei file può sembrare in contraddizione con la mia nota posizione “legalista” in cui ho sempre sostenuto che non si devono violare i diritti dei distributori e che quindi non è lecito lo scambio anche se non esiste lo scopo di lucro (vedi manifesto del Partito Pirata).

In realtà, qui sto dicendo una cosa diversa e più radicale. In questa sede sto chiedendo che venga reso illegale costringere l’utente privato a comprare un contenuto usando una qualsiasi forma di vincolo tecnico o legislativo. Sto dicendo che l’unico mercato su cui dovrebbe essere legalmente possibile imporre dei vincoli artificiali è quello professionale (radio e TV). Sto dicendo che al cliente privato si dovrebbe solo offrire un prodotto ma che egli dovrebbe comunque essere libero di scegliere se acquistarlo o “piratarlo”. Sto dicendo che l’unico mercato di riferimento per l’industria dei contenuti dovrebbe essere quello professionale (radio e TV). Sto dicendo che la società non può essere il mercato di riferimento della sua stessa cultura. La cultura appartiene già alla società che la produce.

Non sto dicendo che NOI, privati cittadini, dobbiamo essere liberi di piratare. Sto dicendo che LORO non devono più avere il diritto di venderci cose che ci appartengono già. Devono andarle a vendere a chi le usa come vettore per la pubblicità o per altri scopi professionali. Noi non siamo il loro mercato.

Marzo 24, 2009

Come creare un virus per Linux in 5 facili mosse (forse)

Archiviato in: Linux, sicurezza, windows — alessandrobottoni @ 11:53 pm
Tags: ,

Se siete abbastanza fanatici da seguire l’annosa questione Windows/Linux con la dovuta attenzione, avrete sicuramente già letto questo interessante articolo di Geekzone:

How to write a Linux virus in 5 easy steps

Siamo di fronte alla tanto attesa (e sperata?) fine dell’invulnerabilità di Linux? Vediamo.

Una morte annunciata (un po’ troppo in anticipo ed un po’ troppo spesso)

Leggete questo articolo:

Virus: è giunta l’ora Linux

Convincente, non è vero?

Peccato però che questo articolo sia del 2001 (duemilauno, cioè otto anni fa)! Sono passati otto anni, otto, e siamo ancora qui. Windows e le sue applicazioni continuano ad affondare sotto i colpi di Conficker e noi utenti Linux (e Unix in generale) continuamo a ridere sotto i baffi.

Volete qualche altro esempio? Questo articolo di Punto Informatico, altrettanto allarmistico, è del 2005 (duemilacinque, cioè quattro anni fa):

Virus, Linux il prossimo bersaglio?

Più in generale, la ricerca di “linux virus” su Google fornisce la bellezza di 4.950.000 risultati (quattro milioni novecento cinquantamila), il più “antico” dei quali è del 1996 (quattro anni dopo la nascita di Linux).

La prima volta che io, personalmente, ho sentito parlare di virus per Linux è stato nel 1995, poco dopo il rilascio di XFree86 per Linux. Qualcuno, su una mailing list sosteneva che l’arrivo dell’interfaccia grafica avrebbe aperto la strada ai virus che erano stati sviluppati per motivi di studio allo Xerox PARC su Workstation Unix SVR4 di AT&T, cioè il famoso “giochino” “Crabs”, recensito a suo tempo da Scientic American.

Sto ancora aspettando.

(Alcuni di questi articoli erano stati così convincenti che nel 2000 io stesso ho cominciato a chiedere in giro se esistevano o sarebbero stati sviluppati degli antivirus per Linux. Anche gli “esperti” a volte si fanno condizionare…)

Tentativi andati a vuoto

Leggete questa scheda:

Linux.Simile

Si, avete letto bene: questa è proprio la scheda descrittiva di un virus per Linux. Un virus vero, reale, rilasciato “in the wild”, rintracciato e descritto da Symantec (che è uno dei principali punti di riferimento mondiali in fatto di virus).

Infatti, esistono i virus per Linux. Finora ne sono già stati sviluppati circa un migliaio. Potete farvi un’idea della situazione corrente leggendo questa pagina della Wikipedia Americana:

Linux malware

Quindi NON È AFFATTO VERO CHE LINUX NON È COLPITO DAI VIRUS SOLO PERCHÈ I VIRUS WRITER NON LO CONSIDERANO APPETIBILE E NON SCRIVONO I VIRUS!!!!!!!!!!!!!!

Non fatemi mai più sentire una cazzata del genere. Oltre la metà dei server Internet girano su Linux, compresi quelli delle banche. Non riesco ad immaginare NULLA di più appetibile di questo per un virus writer e, infatti, di virus per Linux ne esistono parecchi.

Stranamente, però nessuna epidemia di virus, worm od altre schifezze degli ultimi 15 anni (cioè da quando esiste Linux) ha mai coinvolto Linux. Cercare su Google per credere.

L’invulnerabilità di Linux

Com’è possibile che Linux resista così bene ai Virus e ad altre forme di infezione?

La ragione è semplice: il codice malevolo, per propagarsi e fare danni, ha bisogno di punti di aggancio. Deve potere sfruttare i meccanismi del software installato sulla macchina. Da questo punto di vista, Linux offre molti meno agganci ai programmi malvagi e, viceversa, offre molti più strumenti di difesa agli utenti.

Il suo software è più “corretto” e “sicuro” perchè è ispezionato e collaudato più spesso e più a fondo.

Inoltre, gli strumenti di controllo e di difesa, su Linux, sono spesso a portata di mano mentre su Windows sono nascosti all’utente o sono completamente assenti. Le configurazioni sono più chiare ed i default sono concepiti per favorire la sicurezza, non per favorire una discutibile idea di “facilità d’uso” e di comodità.

La vulnerabilità dei Desktop Manager

La vulnerabilità che descrive Foobar su Geekzone però è assolutamente reale. La tecnica che Foobar descrive funziona davvero e rappresenta davvero un serissimo pericolo per gli utenti Linux (almeno quelli che usano Linux sul desktop, come me).

Questa vulnerabilità nasce dalla necessità di automatizzare alcuni compiti findamentali all’interno dell’ambiente grafico (il desktop manager, come KDE o Gnome). Praticamente tutti i desktop manager dispongono al loro interno di un interprete di linguaggio (uno “scripting engine”) che viene utilizzato per automatizzare certe operazioni ripetitive e per sviluppare delle estensioni. Ad esempio, KDE 4 usa Python al suo interno per dare vita ai Plasmoidi. Inoltre, quasi tutti gli ambienti grafici devono eseguire operazioni (cioè codice) sotto una identità diversa da quella dell’utente corrente (magari quella di “root”) e/o devono accedere a risorse delicate (come la directory autostart e simili).

Questa vulnerabilità, infatti, affligge tutti i desktop manager esistenti, compresi quelli non legati a Linux, come l’interfaccia grafica di Windows, che è generata, dietro le quinte, da Internet Explorer.

I motori di scripting delle applicazioni

Più in generale, questa vulnerabilità affligge tutte le applicazioni che contengono al loro interno un interprete di linguaggio usato per compiti di automazione e per lo sviluppo di estensioni. Al giorno d’oggi, questo significa praticamente tutte le applicazioni esistenti di un certo peso, da Firefox ad OpenOffice passando per MS Otlook e MS Office.

È proprio grazie alle vulnerabilità di questi interpreti che i worm riescono a diffondersi. Il software Microsoft è tradizionalmente molto vulnerabile a questi tipo di infezioni sin dai tempi del primo motore di “macro” installato su Excel 4.0 e su Word 4.0 (1995). MS però è in ottima compagnia. Anche prodotti molto “quotati” in termini di sicurezza come Firefox, OpenOffice, KDE e Gnome sono sensibili a questo tipo di attacchi.

User e Root sono uguali

Come fa notare Foobar, un worm che sfrutti queste funzionalità del desktop manager e delle applicazioni non ha nessun bisogno di accedere all’identità di amministrazione (“root” su Unix) per fare danni. Questi motori di scripting forniscono già tutti gli strumenti necessari e la grande quantità di informazioni presenti nella directory “home” dell’utente fornisce il materiale su cui lavorare.

Cura 1: chiedere conferma

La cura più ovvia a questa vulnerabilità consiste nel non eseguire codice alla cieca. In generale, i desktop manager e le applicazioni non dovrebbero mai eseguire codice senza aver prima controllato che si tratti di qualcosa di già noto e collaudato e/o proveniente da una fonte sicura.

Questo è ciò che fanno già, in parte, sia Windows, con le sue diaboliche finestrelle, che Linux, con “sudo”. Questo però non è ancora sufficiente e, più in generale, questo meccanismo non può essere portato molto più avanti di così.

Come ben sanno gli utenti Windows, infatti, non si può pretendere che sia l’utente a sapere se una certa operazione è sicura o non lo è.

Cura 2: controllare il codice

L’altra cura, sempre abbastanza ovvia, consiste nel controllare e ricontrollare il codice. Da questo punto di vista, il software Open Source fornisce delle garanzie molto più solide di quello commerciale. È soprattutto per questa ragione che Linux, BSD, OpenSolaris, Firefox, Thunderbird e OpenOffice sono tradizionalmente più sicuri dei loro omologhi commerciali.

Anche questo però non può bastare. Ci sono comunque certe operazioni che devono essere possibili e che possono comunque essere usate a fini malvagi. Questo è il caso, ad esempio, delle funzionalità dei browser (tutti i browser) che vengono sfruttate a danno dell’utente.

Cura 3: Singularity

La soluzione più avanzata (ma comunque non definitiva) ai problemi di sicurezza sarebbe una piattaforma in “managed code”, come MS Singularity e MS Midori. È proprio su questo terreno che Microsoft si prende una bella rivincita sui suoi concorrenti. Nessun’altro ha pensato a niente di simile. Anche il mondo Open Source è riuscito solo a copiare parzialmente Singularity, con i progetti SharpOS e CosmOS.

Quando Midori arriverà sul mercato (forse solo sui server) il termine “sicurezza” acquisirà davvero un nuovo significato.

Ma allora, perchè Linux è invulnerabile?

A questo punto, dovrebbe essere chiaro che Linux NON è invulnerabile ai Virus (e nemmeno a tutte le altre forme di infezione o di attacco). Linux però può vantare i seguenti due grandi punti di forza rispetto a Windows.

Innanzitutto, Linux e tutto il software open source che gira su di esso viene sviluppato da dei volontari, senza scopo di lucro, con il solo scopo di creare un ambiente di lavoro flessibile e potente per i suoi utenti. Di conseguenza, non c’è ragione di non intervenire per risolvere un problema quando il problema è noto.

Questa potrebbe sembrare una cosa ovvia ma non lo è affatto. Per anni Microsoft si è rifiutata di rimuovere o modificare certe “features” dai suoi programmi per ragioni strettamente commerciali, che nulla avevano a che fare con le necessità reali degli utenti. Questo è esattamente quello che è successo quando è stato chiesto a MS di rinuovere o modificare gli script engine di Office, di Internet Explorer o di Outlook. La resistenza di MS è stata tale che persino lo US CERT, nel 2004, si è visto costretto a consigliare gli utenti di abbandonare il software MS ed adottare qualcosa di meno virus-friendly. Leggetevi questa notizia: “Goverment Recommends “Use a Different Browser” to Combat Internet Explorer’s Security Vulnerabilities”. L’advisory originale del CERT è questo: “Vulnerability Note VU#713878”. E non illudetevi nemmeno per un istante che questi siano ricordi del passato: “Pwn2Own 2009, Safari e IE8 cedono in pochi secondi” e “Il worm Conficker continua la sua corsa”. La storia degli ultimi 20 anni parla chiaro: MS coltiva i suoi business, non la sicurezza degli utenti (o la loro libertà).

Inoltre, l’intero ambiente di lavoro di Linux (Kernel Linux, “strato” software GNU, Desktop Manager KDE e Gnome, programmi applicativi come OpenOffice) è Open Source. Tutto questo codice viene continuamente visto, ispezionato, controllato, studiato e modificato da migliaia e migliaia di persone. Nessun segreto può resistere a lungo in queste condizioni. Viceversa, solo Microsoft sa cosa combina il suo software. Il fatto che non esistano vulnerabilità (o, peggio, backdoor) nel software proprietario è difficile da stabilire. Spesso si è costretti a fidarsi del produttore (che è come chiedere all’oste com’è il vino che vende).

In realtà, a voler essere precisi, non è l’ambiente GNU/Linux ad essere più sicuro di quello Microsoft: è l’ambiente Microsoft ad essere un colabrodo in confronto a qualunque altro ambiente operativo esistente (e lo è a causa di ben precise scelte aziendali di MS). Non a caso, Windows è l’unico ambiente per cui è necessario l’antivirus. Su Apple MacO X, per esempio, questi problemi di sicurezza sono sconosciuti esattamente come sono sconosciuti su Linux, su BSD e su Solaris.

Ma non si può rilasciare il codice sorgente di un programma commerciale “solo” per renderlo più sicuro!

E chi l’ha detto?!

Per anni, i programmi CAD/CAE/CAM del mondo Unix sono stati rilasciati ed installati in formato sorgente (perchè era più pratico) e non per questo non hanno avuto il loro mercato.

L’apertura dei sorgenti e la gratuiticità del software sono cose diverse.

Si può benissimo rilasciare come software Open Source un programma, in modo che possa essere verificato e collaudato a fondo, e riservarsi comunque il diritto di venderlo ad un certo prezzo. Questo è quello che fanno, tuttora, diversi produttori di CAD per Unix.

Far rispettare le licenze è un problema diverso dal “pacchettizzare” il codice e dovrebbe essere trattato separatamente da questo, proprio per non costringere l’utente a subire tutti i limiti di un sistema chiuso e non ispezionabile.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Qualche approfondimento:

Linux vs. Windows Viruses” a The Register

The short life and hard times of a Linux virus” a Librenix

The virus threat to Linux” a desktopLinux.com

How to Write a Linux Virus” a Cheap Hack

ed una sana risata:

Why GNU/Linux Viruses are fairly uncommon

Marzo 18, 2009

La Festa del Pirata

Archiviato in: Diritto, Eventi, Internet, Linux, Open Source, Tecnologia, drm, filesharing, politica — alessandrobottoni @ 7:06 am
Tags: ,

In questi giorni stiamo organizzando la cosidetta “Festa del Pirata”. Si terrà a Roma, in una sede ancora da definire, il 28 Marzo 2009.

Da quello che vedo dietro le quinte, credo che sarà una occasione unica di incontrare persone che hanno fatto e stanno facendo la storia della Internet e e delle darknet italiane del momento. Tra le persone che dovrebbero essere presenti spiccano:

  • Avvocato Guido Scorza: “Il diritto digitale nell’era di mezzo” (Carlucci,
    Barbareschi ecc. ecc.).

  • Avvocati Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi: “Pirati a Bergamo” (vicenda ThePirateBay, difesa di Peter Sunde).

  • Luca Neri (giornalista de L’espresso, residente a New York): La baia dei pirati – assalto al copyright.

  • Alessandro Bottoni (consulente informatico – Segretario del Partito Pirata Italiano): Anonet (darknet in generale), anonimato reale, protezione dei dati.

  • Luigi di Liberto: TNTvillage & C.

  • Paolo Brini: situazione legale p2p proposte di legge EU

  • Marco Scialdone: ministero antipirateria

  • Gennaro Francione: Anticopyright.

  • Lorenzo De Tomasi: social network

Vi terrò aggiornati mano a mano che procedono i lavori.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Pagina Successiva »

Blog su WordPress.com.