Insomma, sembra che questa sia la volta buona. A giudicare dall’esplosione dell’offerta di ebook ed ebook reader, il 2010 potrebbe essere l’anno dei libri digitali. C’è da esserne felici?
Vediamo…
Roba vecchia
Gli ebook sono roba vecchia, molto vecchia. Hanno avuto una ragione di esistere solo per un breve periodo di tempo compreso tra la nascita del formato PS, nel 1982, e la nascita di Wikipedia, nel 2001. Ora non hanno più senso. Almeno, non ce l’hanno per le applicazioni che si vorrebbero affidare a questi lettori.
Il formato PDF, che è alla base della attuale generazione di ebook, sfrutta un’opportunità tecnica che era evidente almeno da quando esiste il formato PostScript (1982) o quello Tex (1978), cioè quella di usare i computer non solo per eseguire calcoli e per fornire servizi ma anche per pubblicare e distribuire documenti (di testo, contenenti immagini e altro materiale grafico). Francamente, è difficile pensare che qualcosa di così antico e di così ovvio possa essere considerato “innovazione”.
L’invenzione del linguaggio HTML e la conseguente nascita del World Wide Web, nel 1991, hanno assestato il primo duro colpo agli ebook. Da quel momento è diventato chiaro che non c’era nessuna ragione di impaginare un documento digitale come se fosse un documento cartaceo e di distribuirlo nel mondo digitale imitando il mondo fisico dei giornali. Non c’era nessuna ragione di fare propri tutti i limiti e tutte le complessità di un mondo ormai superato. Un sito web è immensamente più semplice e più veloce da aggiornare e questo fa la differenza in un mondo, quello dell’informazione, in cui la tempestività è la chiave del successo.
Tuttavia, al World Wide Web per molti anni è mancato un meccanismo per “riempire” di contenuti questo immenso e potentissimo contenitore. Per molti anni si è stati costretti ad acquistare libri e giornali semplicemente perchè chi deteneva le informazioni (gli editori e gli autori) non le rendeva disponbili attraverso questo mezzo. Questa situazione ha avuto termine, con sollievo di tutti gli utenti, subito dopo la nascita di Wikipedia, nel periodo 2001 – 2005. Al giorno d’oggi è impensabile nascondere le informazioni di cui si è in possesso. Non essere sul web, e su Wikipedia, significa non esistere. Significa essere morti, o mai nati.
L’informazione nel XXI secolo
Nel XXI secolo, i contenuti si pubblicano sul World Wide Web, dove chiunque può raggiungerli, nel loro stato di massimo aggiornamento, da qualunque punto del globo ed in qualunque momento, senza che si corra il rischio di “perderli” (i siti sono tutti duplicati su vari server, ormai). Si pubblica sul web anche per poter sfruttare l’immensa popolazione di co-autori, revisori, editor e grafici che è disponibile a lavorare attorno ai progetti più significativi.
Cambia il software e la logica di pubblicazione ma il mezzo resta il web. C’è chi preferisce il (quasi) completo anonimato di Wikipedia, chi preferisce (o deve usare) uno strumento fortemente controllato come Citizendium, c’è chi cerca la soddisfazione del riconoscimento autoriale di Google Knol ma la sostanza resta la stessa: al giorno d’oggi si pubblica (quasi) solo sul web.
Gli ebook, sia gratuiti che commerciali, sono sempre più una soluzione di nicchia dettata o da una mancata comprensione dei meccanismi editoriali e commerciali del web o dalla risibile volontà di proteggere l’ormai l’inproteggibile diritto d’autore. Questa è proprio la forza motrice che spinge soluzioni come quelle proposte da Amazon e da altri operatori. Ebook concepiti NON certo per andare incontro all’utente ma piuttosto per impedirgli (via DRM) di diventare esso stesso uno sgradito concorrente del distributore ufficiale.
Se si volesse andare incontro all’utente, si pubblicherebbero quei testi su un sito web, in forma gratuita o commerciale, non li si distribuirebbe certo sotto forma di file crittografato leggibile solo con appositi programmi o persino solo con appositi dispositivi hardware.
Non solo hardware
Uno dei maggiori “peccati” di questa politica di distribuzione, infatti, è quello di voler legare il consumo di questi testi all’acquisto di un apposito (blindatissimo) lettore come il Kindle di Amazon e prodotti simili.
Francamente, non ha nessun senso acquistare uno di questi dispositivi. Ormai quasi tutti i cittadini dispongono di un PC, desktop o portatile, che possono usare per leggere file di questo tipo. Anche per quelli che non ce l’hanno ha comunque molto più senso acquistare un PC “general purpose” che un dispositivo come il Kindle che, per sua stessa natura, può essere usato (quasi) solo per leggere file simil-PDF.
Non è certo un caso che Amazon si sia finalmente decisa, proprio in questi giorni, a rilasciare un programma per PC (solo per Windows…) che può essere usato per leggere i suoi ebook.
Questa mossa (tardiva) non potrà però salvare gli ebook di Amazon dal sostanziale disinteresse dei lettori.
Formati aperti
Una delle ragioni per cui è facile prevedere che i lettori continueranno a comprare e leggere libri su carta (o siti web, o file PDF non cifrati) al posto degli ebook di Amazon e di Barnes&Noble sono i DRM.
Acquisto un ebook da Amazon e…:
- Non posso prestarlo a nessuno perchè il sistema DRM del lettore mi impedisce di trasferirlo su un altro dispositivo.
- Non posso nemmeno farmi una copia di backup, leggibile dagli strumenti che, inevitabilmente, prima o poi rimpiazzeranno il Kindle.
- Se Amazon decide che ha fatto male a vendermelo, me lo può persino cancellare dal dispositivo via radio, senza che io possa intervenire e senza restituirmi i soldi!!! Può sembrare una follia ma è già successo: http://punto-informatico.it/2687349/PI/Brevi/prof-ebook-mi-ha-mangiato-compiti.aspx .
No, francamente non ci siamo. A questo punto preferisco procurarmi una copia “pirata” su eMule (e NON mi sento minimamente in colpa per il danno economico che produco a simili imbecilli e simili delinquenti con questa mia azione).
Ma anche senza i DRM il problema non sarebbe comunque risolto. Acquisto un ebook (non cifrato) da Amazon o da Barnes&Noble e…:
- Lo posso leggere solo sul loro lettore.
- Lo posso leggere (solo da pochi giorni) solo su un PC Windows (!).
- NON lo posso leggere su Mac.
- NON lo posso leggere su Linux.
- NON lo posso leggere da nessun’altra parte.
No, non ci siamo neanche così. La mia copia pirata in un formato standard (TXT, PDF, PS, etc.) resta comunque molto più versatile, fruibile ed appetibile.
L’insostenibile difesa del copyright
Se riflettete un attimo su ciò che avete appena letto vi diventerà evidente un fatto inquietante: il maggior nemico del copyright, al giorno d’oggi, è… la strenua difesa del copyright portata avanti da una generazione di operatori che vive ormai fuori dalla realtà.
È proprio la loro pretesa di “proteggere” i contenuti dalla copia abusiva a creare quei problemi di approvvigionamento e di utilizzo che spingono gli utenti a creare e distribuire copie pirata.
Si sa da tempo che quando l’utente ha il modo di procurarsi legalmente (e ad un prezzo ragionevole) un prodotto preferisce acquistarlo piuttosto che rubarlo. Eppure, questa gente continua a creare delle tali barriere alla fruizione legale dei contenuti da costringere l’utente a cercare altre vie di approvvigionamento.
Questa sta diventando anche la principale ragione per cui gli autori emergenti (soprattutto musicali e letterari) si tengono alla larga dagli editori “vecchia maniera”. Per questi giovani autori è molto meglio essere vittima della cosidetta pirateria che restare sconosciuti a causa di una politica di distribuzione troppo miope e restrittiva.
Miopia Ministeriale
Come era facilmente prevedibile, in cima alla lista delle persone miopi ed incapaci di separarsi dal proprio “tessoro” ci sono gli editori di libri scolastici ed i ministri che danno loro corda.
L’attuale progetto di “digitalizzazione” dei libri scolastici (avviato una decina di anni fa dall’allora ministro DS Luigi Berlinguer e portato avanti senza sostanziali modifiche da tutti i ministri che lo hanno seguito) prevede SOLO ebook. Ovviamente, solo ebook CIFRATI.
Si tratta, ovviamente, di salvare in extremix un settore editoriale che è per sua stessa natura destinato a scomparire, travolto dall’evoluzione tecnica. Se fino a qualche anno fa gli editori di libri scolastici svolgevano effettivamente un ruolo fondamentale per la nostra società (pur approffitando in modo vergognoso della loro posizione), con l’avvento del web, di Wikipedia e degli smartphone come lo Apple iPhone, la loro utilità sta diventando rapidamente nulla (con grande sollievo delle familie).
Tentare di riciclare questi editori cartacei come editori digitali è una operazione francamente risibile. Ciò che hanno da offrire (a caro prezzo) è già disponbile in forma gratuita, molto più aggiornata e molto più attendibile su Wikipedia. Non a caso i nostri figli copiano Wikipedia, non i libri di testo e non i siti dei loro editori.
In futuro la quantità di informazione disponibile sul web sarà sempre maggiore ed andrà a coprire le esigenze degli studenti di ogni ordine e grado, dalle elementari all’università. Per questi editori la fine è vicina e non basterà un Ministro della Pubblica Istruzione compiacente a salvarli.
Gente che vive nel XXI secolo
Per fortuna, però, c’è anche gente che vive nel XXI secolo e che si comporta di conseguenza.
Un bell’esempio è DIDASCA (http://www.didasca.it/). Questa scuola privata fornisce i suoi libri testo come articoli che vivono sul web, ospitati dall’ottima struttura di Google Knol:
Un’altro ottimo esempio è (c’era da aspettarselo…) la casa editrice “il Mulino” (http://www.mulino.it/). Il suo progetto Darwin mette a disposizione delle università i primi 300 volumi pubblicati dalla casa editrice:
http://www.darwinbooks.it/main
Questo senza citare l’ormai stra-famoso Safari di O’reilly e C.:
http://my.safaribooksonline.com/ .
Insomma, è questione di tempo. La pressione esercitata sul mercato da queste persone (più intelligenti della media, a quanto pare) costringerà presto anche gli altri operatori del settore a pubblicare i loro contenuti in un modo ed in un formato che non costringano gli utenti a ricorrerere allo scanner e ad eMule.
La Britannica e la sopravvivenza
Per concludere, fatemi dire che per le case editrici tradizionali esiste un solo modo di sottrarsi alla estinzione: fare un “uso web” del materiale di cui sono in possesso. L’esempio dell’Encyclopedia Britannica (http://it.wikipedia.org/wiki/Encyclopedia_Britannica ) dovrebbe fare scuola.
Le case editrici tradizionali sono in possesso di enormi quantità di materiali che non possono più commercializzare (ai prezzi a cui sono abituati) su carta. Questi stessi materiali sono però una vera manna dal cielo per gli editori del web, sempre in cerca di contenuti con cui attirare i loro clienti.
Ciò che cambia sono i fatturati ed i margini di profitto. Al giorno d’oggi nessuna casa editrice può più essere un mastodonte che fattura e fornisce occupazione quanto un’industria automobilistica. Il mercato non lo permette.
Tuttavia, c’è ancora (molto) spazio per chi sa produrre e commercializzare contenuti in modo “agile”, veloce ed economico.
C’è anche molto spazio per chi sa produrre (anche a costi elevati) contenuti di qualità. L’esempio de “Il fatto quotidiano” di Antonio Padellaro ne è un esempio:
http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Padellaro
http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Fatto_Quotidiano
Se il giornalismo e la letteratura (tecnico/scientifica o umanistica) sono “professioni intellettuali”, allora è l’intelligenza a dover essere commercializzata, non la carta su cui viene depositata.
Alessandro Bottoni
