Alessandro Bottoni

Ottobre 28, 2009

L’anno degli ebook

Archiviato in: Cronaca, Internet, Tecnologia, drm, politica, scuola — alessandrobottoni @ 9:37 am

Insomma, sembra che questa sia la volta buona. A giudicare dall’esplosione dell’offerta di ebook ed ebook reader, il 2010 potrebbe essere l’anno dei libri digitali. C’è da esserne felici?

Vediamo…

Roba vecchia

Gli ebook sono roba vecchia, molto vecchia. Hanno avuto una ragione di esistere solo per un breve periodo di tempo compreso tra la nascita del formato PS, nel 1982, e la nascita di Wikipedia, nel 2001. Ora non hanno più senso. Almeno, non ce l’hanno per le applicazioni che si vorrebbero affidare a questi lettori.

Il formato PDF, che è alla base della attuale generazione di ebook, sfrutta un’opportunità tecnica che era evidente almeno da quando esiste il formato PostScript (1982) o quello Tex (1978), cioè quella di usare i computer non solo per eseguire calcoli e per fornire servizi ma anche per pubblicare e distribuire documenti (di testo, contenenti immagini e altro materiale grafico). Francamente, è difficile pensare che qualcosa di così antico e di così ovvio possa essere considerato “innovazione”.

L’invenzione del linguaggio HTML e la conseguente nascita del World Wide Web, nel 1991, hanno assestato il primo duro colpo agli ebook. Da quel momento è diventato chiaro che non c’era nessuna ragione di impaginare un documento digitale come se fosse un documento cartaceo e di distribuirlo nel mondo digitale imitando il mondo fisico dei giornali. Non c’era nessuna ragione di fare propri tutti i limiti e tutte le complessità di un mondo ormai superato. Un sito web è immensamente più semplice e più veloce da aggiornare e questo fa la differenza in un mondo, quello dell’informazione, in cui la tempestività è la chiave del successo.

Tuttavia, al World Wide Web per molti anni è mancato un meccanismo per “riempire” di contenuti questo immenso e potentissimo contenitore. Per molti anni si è stati costretti ad acquistare libri e giornali semplicemente perchè chi deteneva le informazioni (gli editori e gli autori) non le rendeva disponbili attraverso questo mezzo. Questa situazione ha avuto termine, con sollievo di tutti gli utenti, subito dopo la nascita di Wikipedia, nel periodo 2001 – 2005. Al giorno d’oggi è impensabile nascondere le informazioni di cui si è in possesso. Non essere sul web, e su Wikipedia, significa non esistere. Significa essere morti, o mai nati.

L’informazione nel XXI secolo

Nel XXI secolo, i contenuti si pubblicano sul World Wide Web, dove chiunque può raggiungerli, nel loro stato di massimo aggiornamento, da qualunque punto del globo ed in qualunque momento, senza che si corra il rischio di “perderli” (i siti sono tutti duplicati su vari server, ormai). Si pubblica sul web anche per poter sfruttare l’immensa popolazione di co-autori, revisori, editor e grafici che è disponibile a lavorare attorno ai progetti più significativi.

Cambia il software e la logica di pubblicazione ma il mezzo resta il web. C’è chi preferisce il (quasi) completo anonimato di Wikipedia, chi preferisce (o deve usare) uno strumento fortemente controllato come Citizendium, c’è chi cerca la soddisfazione del riconoscimento autoriale di Google Knol ma la sostanza resta la stessa: al giorno d’oggi si pubblica (quasi) solo sul web.

Gli ebook, sia gratuiti che commerciali, sono sempre più una soluzione di nicchia dettata o da una mancata comprensione dei meccanismi editoriali e commerciali del web o dalla risibile volontà di proteggere l’ormai l’inproteggibile diritto d’autore. Questa è proprio la forza motrice che spinge soluzioni come quelle proposte da Amazon e da altri operatori. Ebook concepiti NON certo per andare incontro all’utente ma piuttosto per impedirgli (via DRM) di diventare esso stesso uno sgradito concorrente del distributore ufficiale.

Se si volesse andare incontro all’utente, si pubblicherebbero quei testi su un sito web, in forma gratuita o commerciale, non li si distribuirebbe certo sotto forma di file crittografato leggibile solo con appositi programmi o persino solo con appositi dispositivi hardware.

Non solo hardware

Uno dei maggiori “peccati” di questa politica di distribuzione, infatti, è quello di voler legare il consumo di questi testi all’acquisto di un apposito (blindatissimo) lettore come il Kindle di Amazon e prodotti simili.

Francamente, non ha nessun senso acquistare uno di questi dispositivi. Ormai quasi tutti i cittadini dispongono di un PC, desktop o portatile, che possono usare per leggere file di questo tipo. Anche per quelli che non ce l’hanno ha comunque molto più senso acquistare un PC “general purpose” che un dispositivo come il Kindle che, per sua stessa natura, può essere usato (quasi) solo per leggere file simil-PDF.

Non è certo un caso che Amazon si sia finalmente decisa, proprio in questi giorni, a rilasciare un programma per PC (solo per Windows…) che può essere usato per leggere i suoi ebook.

Questa mossa (tardiva) non potrà però salvare gli ebook di Amazon dal sostanziale disinteresse dei lettori.

Formati aperti

Una delle ragioni per cui è facile prevedere che i lettori continueranno a comprare e leggere libri su carta (o siti web, o file PDF non cifrati) al posto degli ebook di Amazon e di Barnes&Noble sono i DRM.

Acquisto un ebook da Amazon e…:

  1. Non posso prestarlo a nessuno perchè il sistema DRM del lettore mi impedisce di trasferirlo su un altro dispositivo.
  2. Non posso nemmeno farmi una copia di backup, leggibile dagli strumenti che, inevitabilmente, prima o poi rimpiazzeranno il Kindle.
  3. Se Amazon decide che ha fatto male a vendermelo, me lo può persino cancellare dal dispositivo via radio, senza che io possa intervenire e senza restituirmi i soldi!!! Può sembrare una follia ma è già successo: http://punto-informatico.it/2687349/PI/Brevi/prof-ebook-mi-ha-mangiato-compiti.aspx .

No, francamente non ci siamo. A questo punto preferisco procurarmi una copia “pirata” su eMule (e NON mi sento minimamente in colpa per il danno economico che produco a simili imbecilli e simili delinquenti con questa mia azione).

Ma anche senza i DRM il problema non sarebbe comunque risolto. Acquisto un ebook (non cifrato) da Amazon o da Barnes&Noble e…:

  1. Lo posso leggere solo sul loro lettore.
  2. Lo posso leggere (solo da pochi giorni) solo su un PC Windows (!).
  3. NON lo posso leggere su Mac.
  4. NON lo posso leggere su Linux.
  5. NON lo posso leggere da nessun’altra parte.

No, non ci siamo neanche così. La mia copia pirata in un formato standard (TXT, PDF, PS, etc.) resta comunque molto più versatile, fruibile ed appetibile.

L’insostenibile difesa del copyright

Se riflettete un attimo su ciò che avete appena letto vi diventerà evidente un fatto inquietante: il maggior nemico del copyright, al giorno d’oggi, è… la strenua difesa del copyright portata avanti da una generazione di operatori che vive ormai fuori dalla realtà.

È proprio la loro pretesa di “proteggere” i contenuti dalla copia abusiva a creare quei problemi di approvvigionamento e di utilizzo che spingono gli utenti a creare e distribuire copie pirata.

Si sa da tempo che quando l’utente ha il modo di procurarsi legalmente (e ad un prezzo ragionevole) un prodotto preferisce acquistarlo piuttosto che rubarlo. Eppure, questa gente continua a creare delle tali barriere alla fruizione legale dei contenuti da costringere l’utente a cercare altre vie di approvvigionamento.

Questa sta diventando anche la principale ragione per cui gli autori emergenti (soprattutto musicali e letterari) si tengono alla larga dagli editori “vecchia maniera”. Per questi giovani autori è molto meglio essere vittima della cosidetta pirateria che restare sconosciuti a causa di una politica di distribuzione troppo miope e restrittiva.

Miopia Ministeriale

Come era facilmente prevedibile, in cima alla lista delle persone miopi ed incapaci di separarsi dal proprio “tessoro” ci sono gli editori di libri scolastici ed i ministri che danno loro corda.

L’attuale progetto di “digitalizzazione” dei libri scolastici (avviato una decina di anni fa dall’allora ministro DS Luigi Berlinguer e portato avanti senza sostanziali modifiche da tutti i ministri che lo hanno seguito) prevede SOLO ebook. Ovviamente, solo ebook CIFRATI.

Si tratta, ovviamente, di salvare in extremix un settore editoriale che è per sua stessa natura destinato a scomparire, travolto dall’evoluzione tecnica. Se fino a qualche anno fa gli editori di libri scolastici svolgevano effettivamente un ruolo fondamentale per la nostra società (pur approffitando in modo vergognoso della loro posizione), con l’avvento del web, di Wikipedia e degli smartphone come lo Apple iPhone, la loro utilità sta diventando rapidamente nulla (con grande sollievo delle familie).

Tentare di riciclare questi editori cartacei come editori digitali è una operazione francamente risibile. Ciò che hanno da offrire (a caro prezzo) è già disponbile in forma gratuita, molto più aggiornata e molto più attendibile su Wikipedia. Non a caso i nostri figli copiano Wikipedia, non i libri di testo e non i siti dei loro editori.

In futuro la quantità di informazione disponibile sul web sarà sempre maggiore ed andrà a coprire le esigenze degli studenti di ogni ordine e grado, dalle elementari all’università. Per questi editori la fine è vicina e non basterà un Ministro della Pubblica Istruzione compiacente a salvarli.

Gente che vive nel XXI secolo

Per fortuna, però, c’è anche gente che vive nel XXI secolo e che si comporta di conseguenza.

Un bell’esempio è DIDASCA (http://www.didasca.it/). Questa scuola privata fornisce i suoi libri testo come articoli che vivono sul web, ospitati dall’ottima struttura di Google Knol:

http://www.didasknol.it/

http://knol.google.com/k

Un’altro ottimo esempio è (c’era da aspettarselo…) la casa editrice “il Mulino” (http://www.mulino.it/). Il suo progetto Darwin mette a disposizione delle università i primi 300 volumi pubblicati dalla casa editrice:

http://www.darwinbooks.it/main

Questo senza citare l’ormai stra-famoso Safari di O’reilly e C.:

http://my.safaribooksonline.com/ .

Insomma, è questione di tempo. La pressione esercitata sul mercato da queste persone (più intelligenti della media, a quanto pare) costringerà presto anche gli altri operatori del settore a pubblicare i loro contenuti in un modo ed in un formato che non costringano gli utenti a ricorrerere allo scanner e ad eMule.

La Britannica e la sopravvivenza

Per concludere, fatemi dire che per le case editrici tradizionali esiste un solo modo di sottrarsi alla estinzione: fare un “uso web” del materiale di cui sono in possesso. L’esempio dell’Encyclopedia Britannica (http://it.wikipedia.org/wiki/Encyclopedia_Britannica ) dovrebbe fare scuola.

Le case editrici tradizionali sono in possesso di enormi quantità di materiali che non possono più commercializzare (ai prezzi a cui sono abituati) su carta. Questi stessi materiali sono però una vera manna dal cielo per gli editori del web, sempre in cerca di contenuti con cui attirare i loro clienti.

Ciò che cambia sono i fatturati ed i margini di profitto. Al giorno d’oggi nessuna casa editrice può più essere un mastodonte che fattura e fornisce occupazione quanto un’industria automobilistica. Il mercato non lo permette.

Tuttavia, c’è ancora (molto) spazio per chi sa produrre e commercializzare contenuti in modo “agile”, veloce ed economico.

C’è anche molto spazio per chi sa produrre (anche a costi elevati) contenuti di qualità. L’esempio de “Il fatto quotidiano” di Antonio Padellaro ne è un esempio:

http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Padellaro

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Fatto_Quotidiano

Se il giornalismo e la letteratura (tecnico/scientifica o umanistica) sono “professioni intellettuali”, allora è l’intelligenza a dover essere commercializzata, non la carta su cui viene depositata.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinto.it

Aprile 2, 2009

La Resistenza al Telecom Package

Se verrà approvato nella sua forma corrente il cosiddetto “Telecom Package” sarà la fine di Internet come noi la conosciamo (come pure della libertà personale, della democrazia e dello stato di diritto). Vista l’attuale preponderanza di governi neofascisti (Francia ed Italia) e neonazisti (Austria) in Europa, è altamente probabile che questa nuova forma di leggi razziali venga approvata. In questo malaugurato caso, cosa si potrebbe fare? Qui di seguito trovate qualche idea e qualche informazione.

Il volto del demonio

Secondo la descrizione che ne fornisce Scambio Etico, il Nazi Package prevede:

  1. Sarà possibile disconnetterti dalla Rete sulla base di semplici indizi, raccolti da società private senza autorizzazione della magistratura, che facciano sospettare che tu abbia condiviso contenuti protetti da copyright. Il tuo fornitore di accesso Internet sarà obbligato a collaborare con le società private per fornire i tuoi dati, e sarà costretto a procedere alla sospensione del servizio. Non avrai diritto né alla difesa né ad un equo processo.

  2. Il tuo fornitore di accesso sarà libero di filtrare contenuti, servizi e applicazioni a piacimento. Per fare solo un esempio fra i tanti possibili, diventerà lecito e legale bloccare Skype al fine di promuovere e costringerti ad acquistare un servizio VoIP a pagamento.

  3. Il tuo fornitore potrà applicare “differenziazioni di tariffe”, e farti pagare abbonamenti aggiuntivi per applicazioni e protocolli specifici, ad esempio per e-mail, FTP, newsgroups, chat, peer-to-peer ecc.; potrà inoltre liberamente decidere a quali siti web potrai accedere senza limitazioni, a quali potrai accedere con de-prioritizzazione del traffico (quindi con rallentamento nello scambio dati), e a quali non potrai accedere affatto.

  4. Qualsiasi società privata, per generici scopi di sicurezza di rete, potrà intercettare, memorizzare a tempo indefinito, leggere e analizzare, tutti i dati che invii e che ricevi sulla Rete senza autorizzazione di alcun organismo governativo, inclusa la magistratura.

Come potete vedere, il termine “nazista” per descrivere questa oscenità è ancora largamente eufemistico. Si tratta del peggior attacco alla libertà personale, al diritto di espressione, al diritto alla difesa ed alla riservatezza delle comunicazione che si ricordi a memoria d’uomo. Nemmeno Adolf Hitler e Josef Stalin erano mai arrivati a concepire un simile abominio.

Comunque, è evidente che il problema centrale diventa quello di sfruttare un modesto canale autorizzato (ad esempio un’asfittica connessione a 16 bit/mese HTTP verso un server considerato legittimo) per far transitare tutto il nostro traffico senza che il nostro mortale nemico (cioè l’ISP a cui paghiamo la connessione!) possa accorgersene. Non si tratta di una sfida facile ma… leggete il resto.

Tecnologia dell’oppressione

Per capire come si può sfuggire a queste crudeli SS, armate di doberman e fucile, bisogna capire come funzionano i loro cani da caccia, cioè i firewall. Più in generale,bisogna capire come funziona internet e come si mettono abitualmente in pratica (già adesso) queste odiose tecniche di sorveglianza, intercettazione, filtratura e blocco.

Per poter mettere in atto le politiche (“policy”) previste dallo Stalin Package, è necessario essere tecnicamente in grado di:

  1. Riconoscere il tipo di comunicazione che si vuole filtrare in mezzo a molti altri tipi di comunicazione lecita.

  2. Intervenire selettivamente su quel tipo di traffico per rallentarlo, filtrarlo o bloccarlo.

Per nostra fortuna, l’asino casca subito sul primo punto.

Per come è costruita Internet (che è una rete TCP/IP identica a molte LAN basate su Unix), il traffico è identificato da una o più di queste caratteristiche:

  1. La porta IP utilizzata. Ad esempio la porta 80 viene usata (spesso ma non sempre) per il traffico tra il browser web ed il server.

  2. Gli “header” contenuti nei pacchetti (datagrammi) e che vengono usati proprio per informare il ricevente di quale applicazione usare per leggere i dati in arrivo.

  3. Il tipo di “dialogo” che si instaura tra i due estremi della connessione. Ad esempio, lo scambio di “saluti” che dà inizio ad una connessione FTP. Fa parte di questo tipo di analisi anche la determinazione del fatto che un programma stia agendo da client o da server.

  4. Il contenuto reale della comunicazione.

I firewall di prima generazione (i cosiddetti “packet filter”) sono in grado di esaminare i primi tre elementi senza introdurre ritardi particolarmente gravi nella comunicazione. Per esaminare il contenuto reale della comunicazione è invece necessario un firewall di terza generazione (“deep inspection”) che costa una follia e che rallenta parecchio il traffico.

Il “guaio” è che tutti questi parametri sono mascherabili e/o falsificabili, con maggiore o minore facilità. Di conseguenza, non esiste un modo realmente affidabile di riconoscere un certo tipo di traffico. Come ulteriore conseguenza, non è possibile intervenire selettivamente su un certo tipo di traffico.

Tecniche di evasione

Da diversi anni, infatti, esistono parecchie tecniche che permettono di camuffare una qualunque connessione (ad esempio una connessione telnet) per un altro tipo qualunque di connessione (ad esempio una innocente connessione web). Questo è proprio ciò che fanno moltissime backdoor, diversi rootkit, molti worm e… diverse reti P2P di ultima generazione. Potete vedere un’esempio di questa tecnica leggendo questa pagina di Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/HTTP_tunneling

http://en.wikipedia.org/wiki/HTTP_Tunneling

ATTENZIONE: l’http tunneling è solo UNA delle molte tecniche di questo tipo utilizzate da anni da hacker e malware di vario tipo. In particolare, non fatevi ingannare dal fatto che i firewall normalmente possono impedire ad un programma di accettare connessioni dall’esterno della rete (cioè di agire da server). Anche questa limitazione può essere facilmente superata usando un “reverse HTTP tunnel”. Ne trovate alcune descrizioni qui:

http://dspace.mit.edu/bitstream/handle/1721.1/9086/46894281.pdf?sequence=1

http://www.sans.org/resources/malwarefaq/rwww_shell.php

http://www.securiteam.com/tools/5WP08206KU.html

Questa è anche (in parte) la stessa tecnica usata per il reverse SSH tunneling:

http://linux.byexamples.com/archives/238/ssh-reverse-tunneling/

http://articles.techrepublic.com.com/5100-10878_11-5779944.html?tag=nl.e011

http://www.howtoforge.com/reverse-ssh-tunneling

http://www.marksanborn.net/howto/bypass-firewall-and-nat-with-reverse-ssh-tunnel/

Potete trovare anche alcune applicazioni ed alcuni servizi già pronti all’uso qui:

http://en.wikipedia.org/wiki/Hamachi

https://secure.logmein.com/products/hamachi/vpn.asp?lang=it

http://en.wikipedia.org/wiki/GoToMyPC

https://www.gotomypc.com/en_GB_EUR/entry.tmpl?Action=rgoto&_sf=2

Per capire di cosa stiamo realmente parlando conviene confrontare questa soluzione con le tecniche di evasione abitualmente usate dalle reti P2P più avanzate. Queste reti sono normalmente delle reti “chiuse” (F2F, cioè “Friend-to-Friend”) e cifrate.

Le tecniche di evasione usate dalle reti F2F si basano abitualmente su questi criteri:

  1. Usare una porta diversa da quella che viene analizzata e bloccata. In molti casi la porta cambia continuamente e viene scelta a caso. In realtà, questa tecnica non è realmente necessaria. Vedi oltre.

  2. Cifrare il traffico, in modo che gli header non siano più visibili. (Restano visibili gli header del pacchetto esterno, lo “envelope”, ma questo è irrilevante ai nostri fini).

  3. Cifrare il traffico, in modo che non sia più possibile analizzare il dialogo che avviene tra gli interlocutori.

  4. Cifrare il traffico, in modo che non sia più possibile esaminare il contenuto della comunicazione.

Questo però le lascia ancora vulnerabili a due tipi di “attacco”:

  1. Resta possibile bloccare il traffico in entrata al computer, rendendo impossibile la connessione bidirezionale di cui hanno bisogno queste reti. Questo è un problema ben noto a chiunque usi eMule.

  2. Resta possibile bloccare il traffico cifrato che non appare giustificato da una applicazione di livello superiore (come una connessione HTTP su SSL3.0, del tipo usato per i server bancari).

Ed è qui che entrano in gioco i sistemi di tunneling di cui stavamo parlando. Questi programmi sono in grado di spacciare una comunicazione di tipo A per una di tipo B. Invece di rendere imperscrutabile la comunicazione (e correre il rischio che venga bloccata proprio per questo motivo), si può far passare il traffico sotto gli occhi del firewall “travestendolo” da comunicazione legittima.

Questo è proprio il caso di molte backdoor che camuffano una sessione telnet o FTP da traffico web usando una sequenza di false interrogazioni HTTP cioè (di post e get abilmente forgiate).

Inutile dire che se questa tecnica può essere usata (come viene effettivamente usata) per attraversare un firewall di seconda e terza generazione, può essere usata per aggirare qualunque tipo di filtro e per permettere qualunque tipo di attività.

In particolare, se vengono usate queste tecniche di mascheramento, non è tecnicamente possibile bloccare, filtrare o rallentare in modo selettivo né le reti P2P, né Skype (che è poi una rete P2P particolare), né altri sistemi VoIP, né i sistemi TVoIP, né una banale VPN, né nient’altro. Tutti questi tipi di comunicazione possono essere facilmente camuffati da qualcos’altro e fatti passare attraverso i filtri. In alcuni casi, lo fanno già adesso da soli (lo fa persino Skype: “How does Skype get through Firewalls and NAT Routers?”). In molti altri casi, scrivere il software necessario è relativamente semplice. Se non ci credete, guardate a cosa è già stato fatto sulla base di BitTorrent, dando origine a OneSwarm e ad Anomos. Nell’attesa, è pur sempre possibile far scorrere il traffico di questi sistemi all’interno di un apposito canale cifrato usando i sistemi di tunneling già citati e/o una banalissima VPN.

Anche scrivere le GUI necessarie per rendere “umanamente utilizzabile” il software che ora è alla portata solo degli specialisti è relativamente semplice. Ne è un esempio Galet. Questo programma rende banale la creazione di una VPN punto-punto. Lo stesso compito richiede normalmente uno specialista se si usa software “normale” come OpenVPN o roba simile.

Tra l’altro, proprio le nostre banalissime VPN creano un evidente problema: se noleggio una linea ADSL per usare una VPN (ad esempio per collegarmi da casa al mio server in azienda), il mio ISP viene automaticamente tagliato fuori da qualunque possibilità di controllo. Non può impedirmi di cifrare il canale (perchè mi ha noleggiato la linea proprio per quello scopo) e non può vedere cosa scambio con i miei amici. Non può mettere in atto nessuna delle raccapriccianti malvagità previste dal Pinochet Package.

Se esiste una Giustizia…

Le persone che hanno concepito questo crimine contro l’umanità dovranno essere portate di fronte all’alta corte di Giustizia e fucilate alla schiena (senza processo, come senza processo verranno tagliate le nostre connessioni). In attesa di questa sacrosanta punizione, possiamo fare una semplicissima e velocissima riflessione di carattere legale.

Se rileggete la presentazione del Telecom Package fornita da Scambio Etico, vedrete che ci sono diversi punti che fanno palesemente a pugni sia con la Costituzione della Repubblica Italiana che con la Dichiarazione Europea dei Diritti dell’Uomo che con ogni altro principio di Diritto attualmente conosciuto.

Francamente, credo che sia impossibile mettere in atto una simile oscenità per evidenti ragioni di incostituzionalità.

Conclusioni

Non fatevi ingannare dal fatto che il vostro personale programma P2P, installato adesso sul vostro computer possa avere delle difficoltà ad attraversare il “vostro” firewall aziendale. In questo momento il problema del cosiddetto “traffic shaping” (aka “Quality of Service”) è ancora poco sentito e non tutti i programmi implementano le tecniche che ho descritto. Se il Pol Pot Package verrà approvato, i sistemi come quelli che ho descritto spunteranno come funghi.

Gli unici effetti pratici del Fascist Package sarebbero quindi i seguenti:

  1. Uno sviluppo senza precedenti della tecnologia delle reti cifrate, mimetiche ed anonime. Verrebbero portate “nelle mani dell’utente” come mai prima.

  2. Una separazione senza precedenti tra “svegli” e “tonti”, con i tonti costretti a subire abusi di ogni tipo dai loro fornitori e gli svegli che continuano a fare quello che vogliono esattamente come ora.

  3. Un appesantimento generalizzato del traffico di rete, della infrastruttura tecnica, di quella “umana” e quindi un aumento assolutamente ingiustificato dei costi.

Per questo vi prego ancora una volta di collegarvi al sito di Scambio Etico e di associarvi alla nostra lotta per impedire che venga messa in atto questa mostruosità.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

Links:

http://www.p2panonimi.p2pforum.it/

http://sebsauvage.net/punching/

http://www.buzzsurf.com/surfatwork/

http://cyber.law.harvard.edu/publications/2009/2007_Circumvention_Landscape_Report

http://www.hopster.com/

Marzo 18, 2009

La Festa del Pirata

Archiviato in: Diritto, Eventi, Internet, Linux, Open Source, Tecnologia, drm, filesharing, politica — alessandrobottoni @ 7:06 am
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In questi giorni stiamo organizzando la cosidetta “Festa del Pirata”. Si terrà a Roma, in una sede ancora da definire, il 28 Marzo 2009.

Da quello che vedo dietro le quinte, credo che sarà una occasione unica di incontrare persone che hanno fatto e stanno facendo la storia della Internet e e delle darknet italiane del momento. Tra le persone che dovrebbero essere presenti spiccano:

  • Avvocato Guido Scorza: “Il diritto digitale nell’era di mezzo” (Carlucci,
    Barbareschi ecc. ecc.).

  • Avvocati Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi: “Pirati a Bergamo” (vicenda ThePirateBay, difesa di Peter Sunde).

  • Luca Neri (giornalista de L’espresso, residente a New York): La baia dei pirati – assalto al copyright.

  • Alessandro Bottoni (consulente informatico – Segretario del Partito Pirata Italiano): Anonet (darknet in generale), anonimato reale, protezione dei dati.

  • Luigi di Liberto: TNTvillage & C.

  • Paolo Brini: situazione legale p2p proposte di legge EU

  • Marco Scialdone: ministero antipirateria

  • Gennaro Francione: Anticopyright.

  • Lorenzo De Tomasi: social network

Vi terrò aggiornati mano a mano che procedono i lavori.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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