Alessandro Bottoni

Febbraio 18, 2009

Strumenti e Tecniche Antistupro

Archiviato in: Cronaca, difesa, politica — alessandrobottoni @ 1:55 am
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Visto che in questi giorni in TV non si parla d’altro, credo che sia il caso di chiarire alcuni punti in tema di lotta allo stupro ed in tema di autodifesa della donna. Mi sembra, infatti, che ci sia un po’ troppo entusiasmo per gli spray al peperoncino ed altre soluzioni che in realtà non sono così efficaci come si crede.

Una legge contro la grandine

Francamente, tutte le leggi antistupro di cui ho sentito parlare negli ultimi quarant’anni anni hanno la stessa credibilità di una legge che vieti alla grandine di scendere sui frutteti. Le leggi sono certamente necessarie ed è sicuramente necessario perfezionare la legislazione italiana in materia di sicurezza, di difesa delle donne e di repressione del fenomeno dello stupro.

In particolare, è tempo di ragionare seriamente sul tema delle telecamere di sorveglianza, dei sistemi di allarme e persino dei robot per il pattugliamento automatico di certe zone a rischio. La politica può fare molto per limitare questo odioso fenomeno e per prevenire le aggressioni, soprattutto se impara a fare buon uso della tecnologia moderna.

Tuttavia, se volete fare qualcosa mentre aspettate che i nostri politici si mettano d’accordo tra di loro su chi deve intascarsi le mazzette del caso, qui di seguito trovate qualche informazione utile.

Tenete presente che non è mia intenzione sostenere che sia meglio una legge, uno spray al peperoncino od una pistola. Queste scelte di carattere etico e tecnico sono un VOSTRO problema. Io mi limito a dirvi quello che so. Sta a voi informarvi, riflettere e decidere in accordo con le vostre esigenze e la vostra personalità.

Il peggiore nemico delle donne

Mi è difficile dirlo senza che sembri una battuta sarcastica e maschilista ma vi prego ugualmente di riflettere seriamente su questo punto: il peggior nemico in assoluto delle donne è… la loro borsetta.

Qualunque sia il dispositivo di difesa che una donna sceglie di utilizzare (allarme GSM/GPS, spray al peperoncino, pistola calibro 9mm, etc.) c’è sempre una probabilità molto, molto alta che questo dispositivo finisca per essere smarrito tra mille altre cianfrusaglie all’interno di una borsetta. In questo caso, è praticamente impossibile che possa essere estratto nei tempi ristretti che sono necessari per reagire ad un’aggressione (soprattutto se si tiene conto della concitazione di quei momenti).

Per darvi un’idea di quanto sia importante portare i propri strumenti di difesa nel modo corretto, vi posso dire che praticamente tutti coloro che sono costretti a portare con sé un’arma da fuoco dispongono abitualmente di almeno due pistole (di solito una “grossa” Calibro 9 mm ed una “piccola” Calibro 32 ACP o qualcosa del genere) e di almeno quattro diverse fondine (almeno due per ogni tipo di arma). Molta gente del mestiere spende quasi più di fondine che di armi. Questo perchè è necessario adattare l’arma e la fondina al vestiario ed alla situazione. Non si può portare una Beretta 92 FS Calibro 9 mm (circa 1,3 Kg di peso) sotto i leggeri abiti estivi e non si può pensare di affrontare una banda di rapinatori soltanto con i 5 colpi Calibro 32 ACP di una Beretta Tomcat. Inoltre, circa tre quarti del tempo speso in allenamento con le armi è rivolto proprio alla estrazione dell’arma dalla fondina. Ogni “professionista” spende da due a sedici ore al mese in poligono (od in campagna) ad allenarsi per mantenere la necessaria fludità nei gesti legati all’estrazione dell’arma.

Di conseguenza, se decidete di portare con voi un dispositivo di difesa, di qualunque tipo, per favore organizzatevi in modo tale che esso sia veramente a portata di mano in caso di bisogno ed allenatevi per fare in modo che ogni gesto vi venga naturale. Sappiate che esistono fondine apposite per qualunque tipo di dispositivo, dallo spray al peperoncino alla pistola.

Telesalvalavita mobile Beghelli

Lo strumento che chiunque vi dovrebbe consigliare, prima e più di qualunque altro, è semplicemente un dispositivo di allarme radio come il Telesalvalavita Mobile di Beghelli. Vi prego di notare che Beghelli NON mi paga per fargli pubblicità. Se vi consiglio questo aggeggio è solo perchè è ciò che chiunque vi dovrebbe consigliare.

Il Telesalvalavita Mobile di Beghelli è semplicemente un piccolo telefono cellulare dotato di sistema GPS integrato. È abbastanza piccolo da poterlo tenere in tasca o da poterlo appendere al collo con un laccetto. Per azionarlo basta stringerlo tra le dita, in modo da premere i due pulsanti che si trovano sui due lati opposti del dispositivo (questo impedisce che venga azionato per sbaglio). Una volta azionato, questo aggeggio invia un SMS al Centro SOS Beghelli. L’SMS contiene il vostro nome e la vostra posizione geografica (con una precisione di qualche decina di metri). Il Centro SOS Beghelli riceve la chiamata ed interviene secondo le modalità che avete pattuito (solitamente passa la richiesta di aiuto alla Polizia ed ai Carabinieri nel giro di pochi secondi).

Tutto questo vuol dire che con la semplice pressione di due dita potete chiedere aiuto ed affidare la vostra vita a delle persone che sono organizzate, preparate e addestrate per intervenire nel migliore dei modi. Francamente, questo è davvero il meglio che si possa fare.

Il Telesalvalavita Mobile Beghelli costa intorno ai 300 €, ai quali bisogna aggiungere qualche euro al mese per l’abbonamento al servizio di SOS.

EU 112

In realtà, il servizio offerto (a pagamento) dalla Beghelli dovrebbe essere fornito (gratis) dalla Polizia (Statale, Municipale, etc.) e dai Carabinieri già dal lontano 2004. Si tratta infatti di un servizio sostanzialmente identico a quello previsto da una legge della Comunità Europea del 2002, già tradotta in legge anche in Italia nel 2004, e che dovrebbe essere fornito attraverso il numero di emergenza telefonico europeo “112” (che in Italia corrisponde a quello abituale dei Carabinieri). L’Italia paga qualche decina di milioni di euro l’anno di multa alla Comunità Europea per non aver mai implementato questo servizio. Come dire: “piuttosto che dare una mano ai nostri concittadini nel momento del bisogno, preferiamo pagare milioni di euro l’anno di multa”. Di questo schifo si sono resi responsabili sia i vari governi Berlusconi che l’ultimo governo Prodi.

Ne ho parlato diffusamente in questo articolo: “Il telefono antistupro”.

Spray al peperoncino

Gli Stati Uniti vantano una consolidata tradizione di uso degli spray al peperoncino, nelle loro varie forme, come strumento di autodifesa. Dalle statistiche degli ultimi 30 anni risulta che molto di rado questi strumenti sono realmente efficaci. Le ragioni di questo sostanziale fallimento degli spray al peperoncino sono due:

  1. Le ragazze sono molto, molto restìe ad usarli contro un aggressore prima che questo abbia messo loro le mani addosso. Ovviamente, dopo che l’aggressore ha messo loro le mani addosso non ne hanno più la possibilità.

  2. Le ragazze tengono quasi sempre sempre lo spray nella borsetta… Vedi sopra.

In compenso, le statistiche americane dimostrano chiaramente come gli spray al peperoncino (che negli USA sono sempre stati di libera vendita) sono il secondo strumento d’attacco preferito dagli stupratori dopo il coltello (la pistola è quinta, dopo le mani nude ed i bastoni). La ragione è ovvia: basta spruzzare l’olio al peperoncino in faccia alla ragazza che si desidera stuprare, stuprarla ed andarsene indisturbati, senza nemmeno temere di essere riconosciuti. La povera vittima, infatti, non riuscirà ad aprire gli occhi per circa 40 minuti, tutto il tempo necessario per “prenderla” da almeno due o tre delle proprie “posizioni kamasutra” preferite senza che possa difendersi e senza che possa guardarvi in faccia.

In Italia, fino a pochi giorni fa, gli spray al peperoncino si compravano solo in armeria e fino al 1989 si compravano solo dietro presentazione del nulla osta della prefettura (come avviene per le pistole). Quando questi aggeggi cominceranno a venire usati dagli stupratori, come avviene da sempre in USA, potrete ringraziare la Lega Nord che con un suo emendamento al “Piano Sicurezza” ha voluto liberalizzare la vendita di questi oggetti.

Stun Gun e Taser

In Italia, i dispositivi elettrici di shock (i cosidetti “Stun Gun” ed i cosidetti “Taser”) sono equiparati alle armi da fuoco. Ne sono stati omologati solo un paio di modelli destinati SOLO alle forze di polizia e che si possono acquistare solo dietro presentazione di un apposito permesso della prefettura (limitato solo ai tutori dell’ordine). Per portarli con sé (NON nella borsetta) occorre comunque il porto d’armi, come per una pistola.

Non mi risulta che in Italia un privato cittadino possa acquistare, detenere o portare sulla persona uno di questi aggeggi.

In ogni caso, questo aggeggi, che negli Stati Uniti sono sempre stati di di libera vendita, non hanno mai brillato per la loro efficacia nelle statistiche. Le ragioni sono tre:

  1. Non sempre riescono a raggiungere la pelle del malvivente ed a scaricare su di esso la loro energia elettrica.

  2. Le ragazze sono molto, molto restìe ad usarli prima che il malvivente metta loro le mani addosso. Dopo, non ne hanno più l’occasione.

  3. Le ragazze li conservano abitualmente nella loro… borsetta. Vedi sopra.

Armi da taglio e corpi contundenti

Qualunque coltello con una lama di oltre 10 o 12 centimetri è sufficiente per uccidere una persona (solitamente per dissanguamento, a causa di una ferita al fegato, allo stomaco od al cuore). Si tratta quindi di armi proprie (“armi da taglio e/o da punta”) e come tali NON possono essere portate sulla persona senza l’apposito permesso di porto d’armi (non sono però sicuro che esista ancora il concetto di licenza di porto d’arma da taglio o da punta). Di fatto, sono equivalenti ad una pistola.

In ogni caso, è difficile difendersi con un coltello. Se non ci credete, non dovete fare altro che simulare un’aggressione usando un coltello giocattolo. Sono sicuro che vostro fratello od il vostro ragazzo saranno disponibili ad aiutarvi in questa simulazione. Vi renderete conto di quanto sia facile farsi ammazzare con la propria arma.

Anche i bastoni, i tirapugni e molte armi tradizionali del kobudo (la versione a mano armata del karate) sono considerate armi proprie (come i coltelli) od improprie (come i bastoni) dalla legge italiana e quindi NON possono essere portate sulla persona (salvo casi particolari e salvo porto d’armi).

In ogni caso, tutti questi oggetti richiedono un allenamento specifico, che richiede mesi di tempo e che deve essere sempre aggiornato. Non li si può considerare dei veri e propri strumenti di difesa perchè impongono un cambiamento radicale nel proprio stile di vita: da raffinati oggetti di seduzione bisogna essere disposte a trasformarsi in agguerrite ninja. Francamente, è meglio che pensiate ad altro.

Armi da fuoco

In Italia, chiunque può acquistare un’arma da fuoco e le relative munizioni. L’unico permesso richiesto è un apposito “nulla osta” che rilascia la Prefettura. Il nulla osta attesta (implicitamente) che non siete dei pregiudicati e non siete in cura per malattie mentali presso uno dei SERT della zona. Nulla di più e nulla di meno.

Il nulla osta però serve solo per acquistare l’arma e per detenerla presso la propria abitazione, il proprio negozio o la propria roulotte. NON è sufficiente per portare l’arma sulla persona. Per portare l’arma su di sé è necessario l’apposito permesso di porto d’armi. Ottenere il porto d’armi è un po’ più difficile. Bisogna presentare una domanda apposita e aspettare qualche settimana. La Prefettura rilascia il permesso solo se siete incensurati, se non risultate essere malati di mente e se non risultate essere in una condizione che potrebbe far sospettare la vostra intenzione di nuocere a voi stessi o ad altre persone.

Il porto d’armi viene rilasciato abbastanza facilmente ad una ragazza che lo chiede per difendersi da possibili aggressioni, specialmente se è costretta ad esporsi al rischio per recarsi al lavoro e cose simili. Tuttavia, l’acquisto, la detenzione e l’uso di un’arma da fuoco è qualcosa di molto, molto più complicato del semplice “mi compro una pistola”.

Prima di scegliere questa strada, dovreste riflettere su questi punti:

  1. Non basta tirare il grilletto per usare un’arma. Bisogna sapere come riempire e svuotare il caricatore, come mettere e togliere il primo colpo dalla camera di scoppio, come inserire e disinserire la sicura. Questo vuol dire che dovete andare una volta al mese in poligono e fare un po’ di pratica. Siete disposte a farvi carico di questo training? Senza di esso sareste un pericolo per voi e per gli altri.

  2. Un’arma da fuoco, per definizione, deve essere usata prima che l’aggressore riesca a mettervi le mani addosso. Siete davvero disposte a sparare (in aria o verso l’aggressore) prima che questo vi tocchi? Se lo lasciate avvicinare abbastanza, quasi certamente vi toglierà l’arma di mano (e potrebbe usarla contro di voi dopo aver finito di stuprarvi).

  3. Dove avete detto che volete mettere la vostra pistola? Nella borsetta?! No, vi prego, lasciate perdere. Se volete dotarvi di una pistola per difesa, dovete (DOVETE) comprare anche almeno (ALMENO) una fondina adatta allo scopo (meglio due, diverse tra loro) e dovete (DOVETE) allenarvi a portare l’arma nella fondina ed a estrarla, anche in condizioni di panico e/o di movimenti difficili (alla guida dell’auto, etc.).

Tenete presente che nemmeno le poliziotte (che pure hanno l’arma e l’addestramento necessario) girano armate quando sono in abiti civili. Voi pensate davvero di essere più brave e più determinate di loro?

Se comunque volete seguire questa strada, seguite questi consigli:

  1. Comprate un’arma piccola, leggera e facile da usare, come una Beretta Tomcat od una Glock “subcompact”. Non avete bisogno di un’arma potente. Vi serve solo qualcosa che possiate davvero portare sempre con voi con comodità, con sicurezza e che sia facile da usare (soprattutto nel momento del bisogno). Comprate un’arma Calibro 32 ACP (7,65 Browning) od al massimo Calibro 380 ACP (9 Corto). Questo è il massimo che potete controllare senza un allenamento specifico e noiosissimo. Tenete presente che un bazooka in garage non vi salverebbe comunque da uno stupro. Una Beretta Tomcat nella FONDINA (non nella borsetta) potrebbe farlo.

  2. NON acquistate armi che hanno la sicura manuale (cioè armi nella quali la sicura deve essere inserita e disinserita manualmente). Esistono da decenni armi che sono dotate di sicure automatiche, come le Glock. La sicura manuale è quella cosa che vi impedisce di sparare quando ne avete bisogno. Evitatela.

  3. Allenatevi a portare l’arma sulla vostra persona (anche in auto ed in altre situazioni atipiche) ed allenatevi ad usarla. Allenatevi ad estrarre l’arma ed a sparare (anche con la mano “sbagliata” ed in condizioni critiche). Da due a quattro ore al mese in poligono dovrebbero bastare.

  4. Estraete l’arma al minimo segno di minaccia. Fate in modo che l’aggressore la veda. Urlategli di fermarsi e urlategli che siete armata. Buttate la vostra borsetta a terra, tra i vostri piedi (in modo che sia chiaro che state cercando di difendere la vostra persona con le unghie e con i denti e siete disposta a perdere i vostri averi pur di riuscirci). Impugnate l’arma con entrambe le mani (nessuna persona competente spara con una mano sola se può evitarlo). Puntatela a terra e fissate il vostro aggressore negli occhi. Se tenta di avvicinarsi, (SOLO SE TENTA) sparate SENZA ESITAZIONE VERSO TERRA, vicino ai suoi piedi. Se si avvicina ancora, sparate SENZA ESITAZIONE al bersaglio grosso (torace e ventre). Sparate sempre almeno due colpi. Non fuggite. Continuate a sparare finchè l’aggressore non fugge o finchè non cade a terra in condizioni tali da non potervi nuocere. Se l’aggressore è armato di pistola, sparate per uccidere (almeno quattro colpi al torace). Non c’è un altro modo di renderlo innocuo.

Se quest’ultima descrizione vi è sembrata eccessiva, sappiate che invece è (statisticamente) l’unico modo di salvare la pelle in caso di una aggressione in cui si fa uso delle armi. Rileggetela bene e riflettete. È questa la ragione per cui è meglio lasciar perdere le armi da fuoco: quando se ne porta una sulla persona si DEVE essere disposti ad usarla davvero, con tutte le conseguenze che questo comporta.

Ripeto il concetto per maggiore chiarezza: l’uso corretto di un’arma da fuoco deve essere quello di SPAVENTARE l’aggressore e metterlo in fuga. Dovete eseguire la sequenza di azioni che ho descritto qui sopra SOLO FINO DOVE È NECESSARIO per far fuggire l’aggressore. Non è quasi mai necessario arrivare a far fuoco. Quasi sempre basta la vista dell’arma (anche finta) per mettere in fuga un balordo. Tuttavia, per essere credibili dovete essere realmente disposte ad andare fino in fondo se è necessario (fino ad uccidere l’aggressore). Soprattutto, dovete agire mostrando di avere tutta la “grinta” necessaria a difendervi da sole. Gli aggressori hanno un fiuto particolare per la paura e per la mancanza di determinazione. Se si accorgono che non siete il tipo di persona che spara davvero per difendersi, vi toglieranno l’arma di mano e la useranno contro di voi.

Bluff ad aria compressa

In realtà, in alcune situazioni un bluff ben recitato potrebbe essere meglio di una vera sparatoria. Con poche decine di euro potete comprare in qualunque armeria delle simpatiche pistole e dei simpatici revolver ad aria compressa o ad anidride carbonica (CO2) che sono identici alle armi vere e che sparano dei proiettili di piombo del calibro di 4,5 mm chiamati “pallini Diablo”. Queste pseudo-armi si chiamano “repliche a gas” e sono di libera vendita (come gli archi da tiro e le fiocine ad elastico da pesca subacquea). La GAMO ne ha un catalogo intero, per prezzi che vanno dagli 80 ai 400 €. Ne trovate altre all’Armeria Calabrese, per esempio.

Una replica a gas ha queste caratteristiche:

  1. È indistinguibile da un’arma vera, anche per un esperto ed anche in condizioni di piena luce, fino a meno di un metro di distanza. Come le armi vere, dispone di un serbatoio da 6 a 8 colpi pronti all’uso.

  2. I suoi colpi fanno un male bestiale, anche attraverso i vestiti (in realtà, possono facilmente attraversare gli abiti estivi conservando ancora abbastanza energia da piantarsi nella pelle dell’aggressore per diversi millimetri). Le armi a CO2 usano una bomboletta che mantiene inalterata la loro potenza anche dopo mesi dall’inserimento nell’arma e anche dopo decine e decine di colpi sparati.

  3. Fa rumore, proprio come un’arma vera. A pochi metri di distanza, ed in condizioni di “sparatoria”, persino un orecchio esperto avrebbe delle difficoltà a distinguere uno di questi aggeggi da un’arma vera di piccolo calibro. Questo è particolarmente vero per le armi a CO2.

  4. Non è letale, per cui potete tranquillamente sparare addosso ad un aggressore al primo accenno di minaccia senza temere di ammazzarlo. Come potete immaginare, l’aggressore non sarà in grado di distinguere, “a colpo d’occhio”, il male prodotto dal pallino Diablo da quello prodotto da un vero colpo di pistola. L’istinto a fuggire quasi certamente avrà il sopravvento (questo non vale però per gli ubriachi ed i drogati…)

  5. Se sparate verso il viso, potete accecare facilmente un aggressore o metterlo comunque fuori combattimento. Come “ultima ratio” potrebbe essere accettabile.

In buona sostanza, potete tenere una di queste armi in casa, sotto il sedile dell’auto o sulla persona (NON nella borsetta) e usarla in caso di minaccia per spaventare l’aggressore. Le probabilità che l’aggressore fugga alla sola vista di quella che pensa essere un’arma vera sono molto elevate. Nel caso che insista, il suo momentaneo spiazzamento vi darà comunque un minimo di tempo per pensare a qualcos’altro o per fuggire.

In ogni caso, NON PUNTATE MAI UN’ARMA VERSO UNA PERSONA ARMATA SE NON SIETE DAVVERO INTENZIONATI A FARE FUOCO ENTRO UN SECONDO.

Non potete sapere se la sua arma è vera o finta. Se è vera, quella persona, sentendosi minacciata, vi sparerà senza pensarci due volte. Di conseguenza, non puntate mai un’arma finta (o scarica) verso una persona armata. Non puntate mai neanche un’arma vera e carica in direzione di una persona se non siete davvero intenzionati a sparare. Se quello dispone di un’arma, non esiterà un attimo ad uccidervi.

NON sparate mai alle spalle

In tutto il mondo, ed anche in Italia, è perfettamente legale ferire od uccidere una persona per difendersi da una aggressione. È del tutto legale sparare a qualcuno per difendere un’altra persona da una minaccia chiara ed immediata, diretta verso la sua persona (un coltello puntato alla gola e cose simili). Si tratta della cosiddetta “legittima difesa”.

In compenso, se si ferisce o si uccide una persona DOPO che l’aggressione si è conclusa, mentre il delinquente si sta allontanando o sta fuggendo, si incorre nei reati di violenza privata, lesioni personali (minimo due anni di galera) od omicidio volontario (da 12 anni all’ergastolo, media statistica di 20 anni).

Non solo: NON si può ferire o uccidere una persona per difendere i propri averi (automobile, soldi, gioielli, etc.) o la propria abitazione. Meno che mai, si può fare una cosa del genere per difendere i beni di un’altro (i soldi della banca in cui lavorate e cose simili). Si tratta sempre di violenza privata, lesioni personali e omicidio volontario.

Quello che vi ha raccontato la Lega Nord sul diritto di sparare ai ladri che entrano in casa è FALSO. Informatevi meglio. Quello che ne pensate voi, personalmente, di questo tema è IRRILEVANTE. Ciò che conta è la legge.

Quindi: se dovete difendervi da una aggressione, sparate quando è ora di farlo. Sparate in faccia all’aggressore PRIMA che vi aggredisca (ma non prima di averlo avvertito, ovviamente). NON sparate mai ad un delinquente che fugge, NEANCHE se ha appena finito di stuprarvi. Non sparate MAI alle spalle. Nel “far west” vi avrebbero impiccato per una cosa del genere. In Italia, nel 2009, vi danno da 20 anni all’ergastolo.

NON sparate mai a nessuno per scacciarlo da casa vostra. NON sparate mai a nessuno per difendere i vostri beni, come l’automobile, l’autoradio o la borsetta. Sparate solo per difendere la vostra persona da un pericolo fisico chiaro ed immediato (il famoso “Clear and Present Danger” in inglese).

Imparare a sparare quando è il momento di farlo, cioè PRIMA che la minaccia venga messa in atto, è in assoluto la cosa più difficile, anche per i professionisti. Sparare a qualcuno, PRIMA che vi abbia veramente fatto del male, è molto, molto difficile. Bisogna fare violenza a sé stessi per riuscirci. Purtroppo, però, è proprio così che bisogna fare. Il concetto di legittima difesa è nato per impedire che una violenza odiosa venga messa in atto, non per punirla dopo che è stata compiuta. Punire i reati è compito dei Giudici, non dei privati cittadini.

È tutto. Come ho detto all’inizio, la scelta dello strumento (pepper spray o bazooka) e della tecnica (discussione ad oltranza o attacco nucleare preventivo) di difesa è un VOSTRO problema. Non è mia intenzione sostenere l’una o l’altra tesi. Riflettete su quanto vi ho detto e decidete liberamente.

In ogni caso NON METTETE IL VOSTRO STRUMENTO DI DIFESA NELLA BORSETTA, qualunque esso sia !!!!!!!

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Novembre 7, 2008

Il raggio della morte

Archiviato in: Ricerca, Scienza, difesa — alessandrobottoni @ 7:37 am
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Uno dei miei precedenti articoli su Nikola Tesla sembra aver smosso un certo interesse nel pubblico. Nei giorni scorsi mi sono arrivate varie domande sul cosiddetto “raggio della morte” di cui Tesla fu un promotore. Qui di seguito cerco di spiegare di cosa si tratta e descrivo le varie tecnologie che sono state utilizzate in questo settore nel corso dell’ultimo secolo.

Harry Grindell-Matthews e l’origine della leggenda

A quanto pare, il primo a proporre un “raggio della morte” ai militari è stato un inventore inglese vissuto nella prima metà del novecento, Harry Grindell-Matthews. La sua proposta risale al 1923 e si riferiva ad un sistema che, secondo l’inventore, avrebbe dovuto avere le seguenti capacità.

  1. Fermare il motore di una moto da una certa distanza

  2. Fermare il motore di un aeroplano e provocarne la caduta

  3. Fermare il motore di una nave

  4. Far esplodere polvere da sparo a distanza

  5. Rendere inoffensive le truppe a distanza di quattro miglia

  6. Accendere una lampada ad incandescenza a distanza

Di tutte queste straordinarie capacità, Grindell-Matthews fu in grado di dimostrare solo quelle relative ad accendere una lampada a distanza, ad incendiare della polvere da sparo ed a bloccare il motore di una motocicletta. Le altre rimasero sempre e soltanto a livello di affermazione verbale.

Nonostante il mistero che Grindell-Matthews decise di mantenere attorno alle sue invenzioni, è piuttosto semplice capire come fosse stato in grado di ottenere i suoi risultati.

Accendere le lampade a distanza è possibile grazie ad una bobina di Tesla. Nikola Tesla stesso, più o meno nello stesso periodo, tenne diverse dimostrazioni di questa tecnica.

Fermare il motore di una motocicletta è possibile sia usando una bobina di Tesla per sovraccaricare i suoi circuiti elettrici sia usando un sistema EMP (Electro Magnetic Pulse). Vedi anche EMP a Wikipedia USA.

Incendiare della polvere da sparo è semplice, a patto di avere l’accortezza di inserire un oggetto metallico che agisca da “antenna” e raccolga l’energia emessa da una bobina di Tesla o da un sistema EMP. Il surriscaldamento di questo oggetto incendia la polvere. Per inciso, questa tecnica è stata effettivamente usata su alcuni prototipi di cannoni degli anni ‘50 – ‘70.

Grindell-Matthews si è sempre rifiutato di fornire dimostrazioni controllate dei suoi esperimenti, con il risultato di perdere ogni credibilità.

Nikola Tesla ed i fasci di particelle

Nel 1930, Nikola Tesla avanzò la sua personale proposta di raggio della morte, questa volta basato sulla emissione di fasci di ioni. Il progetto di Tesla è noto sotto il nome di Teleforce ed è stato effettivamente oggetto di alcuni brevetti e di alcuni studi, sia da parte di Tesla che dei suoi successori. Questa categoria di armi è nota come “armi a fascio di particelle” ed è stata oggetto di una vastissima iconologia nella letteratura e nella cinematografia di fantascienza.

Questo tipo di tecnologia è afflitta da due gravissime limitazioni. La prima è rappresentata dalla limitatissima portata, dell’ordine dei centimetri. Il fascio di particelle, infatti, entra in collisione con gli atomi dell’aria atmosferica e si annulla praticamente subito.

La seconda è dovuta al fatto che per poter accelerare queste particelle è necessario ionizzarle. Ioni che hanno la stessa carica si respingono e, di conseguenza, il fascio si disperde quasi subito.

Questi due effetti sono assenti nello spazio vuoto e questo ha fatto sperare in un possibile utilizzo di questo tipo di armi nelle cosidette “Guerre Stellari” di Ronald Reagan. Sfortunatamente per Reagan, non è possibile mettere in orbita il motore necessario ad alimentare un aggeggio del genere, per ragioni di peso e di ingombro.

Nonostante 50 anni di studi e di prototipi, nessuna arma a fasci di particelle è mai arrivata a dimostrare una qualunque capacità offensiva, nè in atmosfera nè nello spazio.

Marconi e gli Impulsi Elettromagnetici

Guglielmo Marconi è stato accreditato da Rachele Mussolini della invenzione e della sperimentazione di un ipotetico raggio della morte:

“Secondo Rachele Mussolini, nel giugno 1936 il marito le consigliò di andare sulla Roma-Ostia. Aggiungendo: “Tra le tre e le tre e mezza vedrai qualcosa che ti sorprenderà…”. Donna Rachele seguì il consiglio e poco dopo le 15 di quel giorno il motore della sua auto si bloccò di colpo. La stessa cosa accadde ad altre auto e motociclette, in entrambi i sensi di marcia. In breve una trentina di veicoli si trovò bloccata. Ma dopo 20 minuti i motori ripresero a funzionare. Come per miracolo…

Ma non si era trattato di un miracolo ma un esperimento di Marconi: l’inventore della radio stava lavorando alla possibilità di interrompere, a distanza, i circuiti elettrici dei motori.

Un’invenzione rivoluzionaria non solo per l’epoca ma anche per tempi a noi molto più vicini”

[Da “Il raggio della morte” Voyager – RAI2]

Da questa descrizione è evidente che si trattava di una delle varie applicazioni della già citata tecnologia EMP, probabilmente qualcosa di simile ad un EPFCG o ad una vera e propria EMP-Bomb.

Altre informazioni, attribuite sempre a Rachele Mussolini, sono palesemente prive di ogni fondamento:

“Nel 1936 Marconi fece anche altri esperimenti: bloccò degli aerei in volo e, a Pisa, venne incenerito un gregge di pecore.

Poi però si fermò: il Papa, Pio XI, gli aveva chiesto di non sviluppare un’invenzione terribile.”

In realtà, nessuno è mai riuscito, ancora oggi, ad ottenere risultati di questo genere.

A questo proposito, va sottolineato come la Regia Marina Italiana, contattata più o meno nello stesso periodo da Marconi, non seppe capire l’importanza di un’altra invenzione dello stesso inventore: il radar. Evidentemente, la ricerca di un magico “raggio della morte” aveva accecato i nostri alti ufficiali, rendendoli incapaci di capire l’importanza di invenzioni meno eclatanti ma più realistiche.

Star Wars ed i laser

Le Guerre Stellari di Reagan hanno portato allo sviluppo di alcuni sistemi, sia basati a terra che basati su navi e su aerei, in grado di intercettare e distruggere un proiettile di artiglieria con un fascio laser alla distanza di alcuni chilometri. La luce laser, infatti, non è afflitta dagli stessi problemi di un fascio di particelle ionizzate e può quindi trasportare energia in modo ragionevolmente efficiente anche su lunghe distanze, sia in atmosfera che nello spazio vuoto.

Non è però mai stato possibile porre in orbita un aggeggio del genere, sempre a causa del peso e dell’ingombro eccessivi.

Non è nemmeno mai stato possibile usare un fascio laser per distruggere un veicolo di rientro nucleare (MIRV) durante la fase finale della sua traiettoria. Questo a causa delle enormi quantità di energia che sono necessarie per questo compito.

Laser come cannoni e mitragliatrici

Naturalmente, qualunque laser di potenza adeguata può essere facilmente usato come cannone, contro i veicoli, o come mitragliatrice, contro le persone. Sono già stati realizzati, negli anni ‘80 e ‘90, dei prototipi funzionanti di laser ad alta potenza installati su veicoli da combattimento.

Questo tipo di armi è forse ciò che più si avvicina all’idea originaria di raggio della morte. Tuttavia, non sembra che questo tipo di armi offra reali e significativi vantaggi rispetto alle più convenzionali armi da fuoco.

Raggi non letali (microonde)

Recentemente, il raggio della morte ha trovato nuova vita sotto forma di arma non letale. Un apposito sistema, installato su un veicolo, è stato usato per dimostrare che è possibile irradiare con microonde un gruppo di persone provocando in loro un intenso dolore a cui non sembra corrispondere nessun reale danno fisico. Quest’arma potrebbe essere usata per disperdere le folle di manifestanti. Vedi Microwave gun a Wikipedia USA.

Alessandro Bottoni

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