Cronaca


Il 29 Settembre del 1973, l’allora presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone firmò il Decreto N° 600 che prevedeva, tra le altre cose, la pubblicazione dei dati dei redditi dei cittadini italiani presso le sedi dell’anagrafe dei Comuni. Il governo in carica in quel momento era Presieduto da Mariano Rumor. Che persone degne di rispetto fossero questi politici, e quindi da quale pulpito venisse la predica, lo potete verificare da soli leggendo le pagine di Wikipedia che li riguardano.

Questa oscura, e ormai dimenticata, leggina NON ha permesso di sapere, ad esempio, chi abbia fornito a Silvio Berlusconi i 55 miliardi di lire (circa 300 milioni di euro di oggi) che gli sono serviti nella seconda metà degli anni ‘70 per dare vita alle sue televisioni e per impadronirsi, per via mediatica, della fragile democrazia italiana. Questa oscura e dimenticata leggina ha invece fatto sentire il vice ministro Vincenzo Visco nella posizione legale di poter di mettere su Internet, a disposizione di tutti (cinesi inclusi) i dati della denuncia dei redditi del 2005 di TUTTI gli italiani.


Si, anche i vostri.


Trasparenza e Democrazia

Questo triste episodio ha dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la semplice disponibilità pubblica di informazioni non è segno di trasparenza o di democrazia. La trasparenza e la democrazia sono salvaguardate quando vengono portate a conoscenza delle persone i dati che le riguardano in modo diretto. Quando si pubblicano su Internet i fatti personali di un intero popolo si fa della demagogia e del gossip. Nient’altro.


Avrebbe avuto una certa rilevanza riuscire finalmente a scoprire chi finanzia Berlusconi da oltre 40 anni (e quindi chi può esigere il pagamento di “dividendi” di vario tipo dal nostro Presidente del Consiglio) ma questo non è mai stato possibile e non lo sarà mai. Allora ci è stato dato il “contentino” di sapere quanto dichiara il fruttivendolo, in modo che sia possibile contestargli il prezzo troppo alto delle zucchine.


Dalle mie parti, questo si chiama “prendere per il culo la gente”.


Democrazia e Buongoverno

Negli ultimi 20 anni, molte democrazie occidentali sono state il palcoscenico di un frenetico laboratorio di nuove tecniche demagogiche. Si è iniziato con il presidentattore Ronald Reagan in USA (1981-1989), si è passati per la sorella cattiva di Mary Poppins, Margareth Thatcher (1979-1990), per il fascista di sinistra Tony Blair (1997-2007) e si è finito con l’ipnotizzatore di casa nostra (1994-13415 ed oltre). Queste sperimentazioni hanno dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che la democrazia è schiava della demagogia. Detto in altri termini, non si può accedere al potere politico senza prima accedere agli studi televisivi ed alle viscere degli elettori (il cervello non è coinvolto nel processo elettorale e nel gioco democratico). Questa triste constatazione ha portato molti a disprezzare la democrazia, come ha fatto Massimo Fini, o ad astenersi dal voto.


Personalmente, credo che questo sia il frutto di un equivoco. Come cittadini di democrazie fragili e imperfette, ci sentiamo traditi dalla democrazia. Questo è del tutto comprensibile. Tuttavia, la democrazia non ne ha colpa: siamo noi che ci aspettiamo dalla democrazia qualcosa che essa non ci può dare.


La democrazia è nata per uno scopo preciso e lo assolve in modo brillante: la democrazia serve per evitare le lotte di potere condotte con le armi e per evitare le guerre civili. In questo suo ruolo di “calmante” sociale, la democrazia ha ottenuto un successo clamoroso, eclatante ed innegabile. La democrazia fa benissimo il suo mestiere.


La democrazia non è invece nata per dare ad una nazione un buon governo, qualunque cosa si intenda con il termine “buon governo”. Anzi: la democrazia non si pone nemmeno l’obiettivo di dare ad una nazione un governo qualsiasi. Infatti, non sono rari i casi di elezioni che non producono una maggioranza stabile. La democrazia non è in grado di svolgere un mestiere per il quale non è stata progettata.


La democrazia non può dare un buon governo a nessuno perché è un processo statistico (demografico) e come tale esprime la volontà di una maggioranza. La maggioranza di una popolazione distribuita in modo statisticamente normale è una media. In altri termini, è qualcosa di assolutamente, irrimediabilmente mediocre.


Si può avere un buon governo attraverso strumenti diversi dalla democrazia?

No.


Si, avete letto bene: non si può avere un buon governo con nessun mezzo (a parte la pura, sfacciata ed immeritata fortuna). O, per dirlo in altro modo, non esiste nessun metodo conosciuto che permetta di dare qualche “garanzia” sul fatto di ottenere, alla fine del processo, un governo migliore da quello che si ottiene abitualmente dalle nostre squallide tornate elettorali.


Qualunque metodo che si possa immaginare, può solo selezionare le persone più egocentriche ed aggressive (come avviene nei sistemi non democratici) o le persone più mediocri (come avviene nelle democrazie). Non esiste nessun modo per selezionare (“eleggere”) le persone “migliori” per il banale motivo che non esiste un modo di misurare la qualità delle persone. In che senso A è migliore di B? E come misuriamo questo suo “essere migliore”?


Il ruolo della Sinistra

le democrazie sono per loro natura di destra. Dato che il meccanismo elettorale seleziona la persona più visibile e più vicina alle viscere dell’elettore, le democrazie finiscono per selezionare chi agisce in modo da rendersi visibile e da allettare l’elettore stesso, cioè le persone come Berlusconi. La destra si distingue dalla sinistra proprio per questo atteggiamento strumentale nei confronti della ideologia e della politica. Detto in altro modo, la destra è interessata al potere, non ai programmi, ed agisce in modo da conquistare il potere, senza perdersi in chiacchiere sull’uso che ne verrà fatto in seguito.


In una democrazia “sana” la sinistra sta all’opposizione.


Molti di noi “sinistrati” tuttavia, non si accontentano di avere un posto in loggione da cui tirar pomodori sul governo in carica. Vorremmo avere la possibilità di dire la nostra e di far evolvere il paese. Si, perché una conseguenza di quello che abbiamo detto è che un governo di destra non può far progredire il paese. Il progresso richiede che vengano messe in discussione le posizioni di privilegio esistenti e che vengano messe in discussioni le convinzioni sbagliate delle “masse”. Non è certo qualcosa che possa fare chi è solo interessato ad ottenere il consenso dell’elettorato per perseguire i propri scopi.


Ed allora?


Allora bisogna imparare ad agire come la destra, pur mantenendo la rettitudine di chi vuole il potere per fare il bene del paese. In altri termini, è necessario che la sinistra cominci ad attrezzarsi di televisioni e di altri strumenti di comunicazione necessari alla lotta politica (gestiti in proprio, non la RAI…). E’ necessario che la sinistra comincia a parlare alle budella degli elettori come fa da sempre la destra.


E soprattutto, è necessario che, una volta arrivata al governo, la sinistra la smetta di fare la guerra ai tassisti, ai fruttivendoli ed ai rappresentanti. I lavoratori dipendenti non sono gli unici “poveri” del paese e la partita IVA non è un segno d’infamia.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

Stamattina ho rilasciato una brevissima (180 secondi) intervista video ad un gentilissimo giornalista di RaiNews24 sul tema del Wi-MAX. Si è parlato di come è andata l’asta e di come si presenta il futuro. In attesa di vedere l’intervista sul satellite (e sul sito web di RaiNews24) vi riporto qui di seguito le stesse considerazioni che ho fatto durante l’intervista.

 

Non aste ma opere di bene

Lo spettro radio (almeno per come è utilizzato ora) è una risorsa limitata ed è una risorsa vitale per le nostre società. In questo è esattamente uguale all’acqua: è assolutamente necessaria e ce n’é poca. Per questa ragione, la semplice idea di permettere che sia il libero mercato a decidere dell’assegnazione di queste risorse limitate è già agghiacciante. Questo meccanismo, infatti, permette che succeda quello che è successo ad Aprilia con l’acqua potabile: si è messo all’asta l’acquedotto, una società svizzera se l’è comprato e adesso impone un odiosissimo e salatissimo balzello sull’acqua potabile a tutti gli abitanti della zona. Gli “utenti” si sono ritrovati in ostaggio di un imprenditore senza scrupoli.

 

Le risorse vitali e limitate, come l’acqua e lo spettro radio non possono essere messe all’asta. Devono essere assegnate sulla base di criteri di utilità sociale ed il loro reale utilizzo deve essere attentamente sorvegliato da una autorità democraticamente eletta. Se questo vi sembra incomprensibile, sappiate solo che la nostra cultura viaggia su quelle onde radio: la TV, la Radio, Internet, i telefoni cellulari ed ogni altra diavoleria moderna si basano sulle onde radio per trasmettere il loro segnale. Chi possiede quelle frequenze, può decidere che cosa noi possiamo trasmettere e che cosa possiamo ricevere, cioè che cosa possiamo conoscere. La nostra idea del mondo e della vita politica dipende da questo. Non ci può essere una vera libertà di giudizio, e quindi una vera democrazia, se non c’è la dovuta libertà di comunicazione.

 

Una boccata d’AriaDSL fresca…

Per fortuna, all’asta del Wi-MAX è intervenuto un imprenditore israeliano, David Gilo, che, attraverso il provider umbro AriaDSL, ha fatto incetta di licenze. Gilo ha speso circa 45 milioni di euro per accapparrarsi le licenze necessarie. La sua presenza ha fatto scappare a gambe levate sia Wind che MediaSet, con sollievo di noi tutti.

 

Però… però David Gilo è un investitore straniero. Ha speso un sacco di soldi e dovrà spenderne ancora molti prima di avere un ritorno economico. Non lo fa certo per beneficenza. Questo vuol dire che comunque i prezzi del servizio saranno nettamente più elevati di quello che avrebbero potuto essere. Probabilmente, questo vuole anche dire che non è del tutto scongiurato il rischio di un “cartello”. Gli operatori del Wi-MAX sono pochi (meno di mezza dozzina), tutti piuttosto grossi (Telecom…), hanno speso tutti un sacco di soldi ed alcuni di loro (sempre Telecom…) hanno anche le licenze dell’UMTS. Chi glielo fa fare di mettersi l’uno contro l’altro in una guerra di prezzi?

 

Anche la copertura del territorio potrebbe risentirne. Chi glielo fa fare a questi imprenditori di spingersi nel bel mezzo della Sila o dell’Aspromonte quando c’è ancora tanto mercato da sfruttare a Roma, Napoli, Torino e via dicendo?

 

Francamente, ci sarebbero voluti i comuni, i piccoli provider (meno di un milione di euro l’anno di fatturato) ed i privati più “sognatori” per poter guardare al futuro con ottimismo.

 

Ancora Telecom?!

E poi c’è la nota dolente di Telecom… Riusciremo mai a toglierci dai piedi questo flagello? Telecom è la sola azienda conosciuta che sia riuscita a collezionare i seguenti record:

 

  • Ai tempi dei modem, Telecom era nota per fare concorrenza sleale ai suoi stessi rivenditori (tra cui l’azienda per cui lavoravo a quei tempi). In tempi più recenti, Telecom ha fatto lo stesso nei confronti di molti suoi concorrenti, fino al punto di costringere l’AGCOM ad intervenire. Telecom si è beccata decine di denunce per questo motivo. In qualunque altro paese, Congo incluso, il presidente dell’azienda incriminata sarebbe finito in galera per questo. Da noi è finito… Vabbè, questo è gossip…

  • Telecom è riuscita a meritarsi la prima “Class Action” organizzata in Italia. Si può dire, con un margine di errore abbastanza ridotto, che la Class Action è stata inserita nell’ordinamento italiano proprio per mettere un freno ai comportamenti scorretti di questa azienda nei confronti dei suoi clienti (e dei clienti dei suoi concorrenti).

  • Telecom è l’unica azienda nota che sia quasi riuscita a fallire pur agendo in regime di quasi monopolio sul suo mercato. Nemmeno le industrie di stato di Stalin erano mai riuscite a fare altrettanto.

 

Il fatto che Telecom sia presente nel mercato Wi-MAX (continuando a mantenere le sue licenze UMTS) è, già da solo, un serio motivo di sconforto.

 

Lo spettro radio è infinito

Comunque, questo discorso rischia di diventare storia prima di diventare un discorso serio. La tecnologia evolve più rapidamente delle leggi e persino del libero mercato. L’evoluzione delle tecnologie Spread Spectrum e Cognitive Radio, ed i movimenti come Open Spectrum, fanno sperare che in un futuro abbastanza vicino lo spettro radio possa essere considerato infinito o, almeno, molto più ampio di come appare adesso.

 

Non resta che guardare avanti (e tenersi alla larga da Telecom…).

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

 

PS: Se pensate che stia diffamando Telecom, vi invito a leggere questi articoli:

 

http://www.oneadsl.it/20/02/2008/telecom-si-impegna-ad-evitare-la-concorrenza-sleale/

http://forum.antidigitaldivide.org/showthread.php?t=255

 

Come potete vedere dal link che segue, la ricerca di “telecom concorrenza sleale” su Google restituisce la bellezza di 10400 risultati.

 

http://www.google.com/custom?q=telecom%20%22concorrenza%20sleale

 

Telecom stessa è stata costretta, dall’AGCOM, in diverse occasioni, a riconoscere la slealtà dei suoi comportamenti commerciali.

Visto che siamo condannati, nostro malgrado, alla seconda campagna elettorale in meno di due anni, vale la pena chiedersi cosa si può fare con Internet in campo politico. Si tratta, ovviamente, di una discussione del tutto oziosa. La politica (italiana, americana e di molti altri paesi) ha ben altri problemi, a partire da una assoluta incapacità di progettare e di mettere in atto soluzioni politiche di qualunque tipo (vecchie o nuove, non importa). Comunque, visto che siamo internauti e, nel mio specifico caso, anche operatori della Rete, si tratta di una analisi comunque necessaria. Si tratta peraltro di considerazioni valide anche per il mondo aziendale (manager) e sindacale.

 

Non vi romperò le balle con le solite fumosità “strategiche”. Qui si parla di strumenti e di opportunità, non di inesistenti “linee politiche”. Se avete qualcosa da dire, scrivetemi agli indirizzi che trovate in calce.

 

 

La Lingua Italiana

Il primo strumento sconosciuto della comunicazione politica in rete è, ovviamente, la lingua italiana. Non solo Antonio Di Pietro ma quasi qualunque politico italiano mostra un livello di disagio nell’usare la parola (orale e scritta) pari soltanto al disagio che questa gente prova di fronte ai magistrati.

 

 

A questo non c’è quasi rimedio. Per comunicare in modo comprensibile bisogna avere qualcosa (di accettabile) da dire, la volontà di dirla e la capacità tecnica di farlo. Gran parte dei nostri politici, dei nostri sindacalisti e dei nostri manager dimostra chiaramente di non avere idee da trasmettere, di non volerlo fare (per non esporsi o per non rivelare trame inconfessabili) e di non avere le competenze “comunicazionali” necessarie per farlo, a partire dalla lingua.

 

 

Internet non può fare nulla per questa gente. Sarebbe necessario fare loro un corso di pensiero razionale seguito da uno di grammatica, senza contare le varie discipline che sarebbe necessario infondere loro, dalla storia, alla sociologia, alla fisica, alla medicina… Non c’è speranza di cavarne qualcosa di utile.

 

 

I Blog

Un blog (come quello che state leggendo) serve ad uno scopo preciso: far conoscere al resto del mondo (inclusi gli avversari) qual’è la propria linea politica. Ovviamente, per far conoscere agli altri una linea politica, bisogna prima averla. Questo spiega perchè molti uomini politici e molte organizzazioni non hanno un loro blog o, se lo hanno, questo è riempito con il solito “lorem ipsum”.

 

 

Altrettanto naturalmente, in assenza di una linea politica visibile (e condivisibile), gli elettori voteranno semplicemente per qualcun altro.

 

 

Al giorno d’oggi, creare e gestire un blog non richiede né soldi, né server, né competenze tecniche né particolari competenze comunicative. Basta visitare http://wordpress.com/ , rispondere a due o tre domande e cominciare a scrivere. Provare per credere.

 

 

L’influenza dei blog è notoriamente elevata. La ragione è ovvia: si tratta delle opinioni degli “operatori del settore” e dei loro seguaci, cioè di “opinion leader” e di “comunità di elettori” molto coese. Per questo, già da anni, le elezioni (e molte altre cose) si decidono anche in rete.

 

 

Naturalmente, per capire l’importanza dei blog bisogna che esistano due condizioni: bisogna sapere cosa è un blog e bisogna che ve ne freghi qualcosa degli elettori. Non deve quindi stupire che i politici, solitamente, non riescano a capire di cosa stiamo parlando.

 

 

All’interno delle organizzazioni (partiti, sindacati, etc.) la situazione è particolarmente grave perchè, quasi sempre, non si riesce a delegare un portavoce (vivo, non una mummia) a tenere aggiornato il blog. Per cui il blog, quando esiste, si ricopre rapidamente di polvere e perde ogni utilità.

 

 

Per fortuna, il resto del mondo ha capito benissimo cosa sono i blog e come possono essere usati. Basta guardare Beppe Grillo per capirlo. Questa asimmetria nel capire i blog sta producendo una sana rivoluzione nella politica mondiale: per una volta, i politici tacciono ed i loro elettori parlano e si confrontano. Personalmente, non posso fare altro che invitarvi a dire la vostra. Collegatevi a http://wordpress.com/ , create il vostro blog e cominciate a scrivere.

 

 

I Social Networks

I social networks, come MySpace, Ning e WordPress servono per creare delle comunità di utenti legati da un interesse comune. Ci si potrebbe quindi aspettare che quasi ogni partito e movimento abbia una sua comunità.

 

 

Invece no.

 

 

Ci sono comunità di utenti di moto Harley-Davidson e Ducati, comunità di milanisti ed interisti ma… quasi nessuna comunità di comunisti o di democristiani.

 

 

Perchè?

 

 

Perchè una comunità digitale è un gruppo di persone che riesce a comunicare per iscritto e che ha qualcosa da dire. In altri termini, bisogna che gli utenti abbiano qualcosa da dire, la volontà di dirla e la capacità tecnica di farlo. Dispiace dirlo ma anche l’elettorato (non solo italiano) condivide con i suoi leader i soliti problemi di chiarezza di pensiero e di comunicazione.

 

 

A questo si aggiunge un curioso fenomeno di “censura sociale” per cui chi ha qualcosa da dire viene spesso “invitato” a tacere, per vari motivi.

 

 

I Siti Redazionali

Gli unici siti con cui politici, sindacalisti e manager sono sempre a loro agio sono quelli di tipo redazionale, cioè le versioni online delle vecchie “company magazine”. Rassicuranti spazi di comunicazione unidirezionale in cui il “mittente” dice ciò che gli pare, sicuro di non ricevere rispostacce dal “destintario”.

 

 

Ovviamente, nessun essere senziente legge questa roba, nemmeno le capre. Questi siti sono tradizionalmente i meno letti del pianeta.

 

 

Molto peggio, a volte questi documenti vengono letti. Il lettore, non potendo dire ciò che si pensa al “mittente” lo dice, per posta elettronica o con un blog, ai suoi elettori. Quello che politici, manager e sindacalisti non riescono quasi mai a capire, infatti, è che il silenzio dei (o “imposto ai”) loro lettori NON vuole dire che questi stiano zitti. La gente parla, in molti modi ed in molte occasioni. Non sapere cosa dice, non è una vittoria.

 

 

La Posta Elettronica

Tutto il resto del mondo (non i politici, non i sindacalisti e non i manager delle aziende) usa sistematicamente la posta elettronica. Non costa nulla, è velocissima, permette di passare documenti di qualunque tipo anche quando il destinatario non è presente, resta disponibile dopo essere stata letta e può essere cifrata. Insomma è perfetta come strumento di comunicazione (soprattutto da quando esistono i sub-notebook con l’UMTS e gli smart phone e quindi la posta può essere ricevuta ed inviata da qualunque punto ed in qualunque momento).

 

 

Non c’è quindi da stupirsi che gli uomini e politici ed i sindacalisti abbiano un rapporto molto difficile con la posta elettronica. Per usarla con profitto bisogna avere qualcosa da dire e la volontà di dirla. Quando l’unica frase che vi gira per la testa è “datemi soldi e potere, non importa per quale motivo” non c’è speranza che ne esca un messaggio che un qualunque interlocutore possa prendere sul serio. Non solo: bisogna avere anche la volontà di ascoltare gli altri e quindi di leggere i loro messaggi. Si tratta di qualcosa di cui la maggioranza dei politici è palesemente incapace.

 

 

Manager, politici e sindacalisti, notoriamente, si fanno stampare su carta i messaggi dalla segretaria, NON li leggono e poi dettano la risposta (alla cieca!) alla segretaria (che spesso ci mette del suo). Non c’è quindi da stupirsi se ogni tanto nascono delle situazioni tragicomiche dagli scambi di e-mail.

 

 

Tra l’altro, manager, politici e sindacalisti normalmente NON controllano la propria mailbox. Se qualcuno lo fa, è la loro segretaria. Per cui si è spesso costretti a far seguire ad ogni messaggio di posta elettronica un SMS come “Leggiti la tua cazzo di posta elettronica! C’è un messaggio a cui devi rispondere!”. Le aziende dei telefoni ringraziano sentitamente per la gentile donazione di qualche centesimo a SMS.

 

 

Per tutto il resto del mondo (che, come noto, vive nel XXI secolo) la posta elettronica è uno strumento di comunicazione abituale, diretto e personale. La segretaria, gli SMS e la stampante non entrano in gioco.

 

 

La Posta Elettronica Crittografata

A quanto pare, una delle occupazioni principali di politici, manager e sindacalisti è tramare nell’ombra. Tramare richiede segretezza e quindi queste persone lo fanno… al telefono!

 

 

Potete anche non crederci ma la stragrande maggioranza di questa gente NON usa nemmeno un telefono cifrante. Parla di corruzioni e altre cose inconfessabili usando un normale telefono GSM (facilmente intercettabile dalla polizia) e non usa più il vecchio TACS (intercettabile da chiunque con un altro TACS modificato) solo perchè non è più supportato dalle aziende dei telefoni.

 

 

Anni fa, prima dell’avvento dei cellulari, mentre ero al largo di Ravenna con alcuni amici, mi è persino capitato di intercettare involontariamente una “interessante” discussione di questo tipo che avveniva sui canali radio usati dai naviganti, notoriamente ricevibili (in chiaro) da tutte le altre imbarcazioni.

 

 

Risulta quindi incomprensibile come mai vengano pubblicati dai giornali soltanto un paio di intercettazioni imbarazzanti alla settimana, tra i milioni che sicuramente sono disponibili.

 

 

Il resto del mondo, ovviamente, usa dei telefoni cifranti o, molto più semplicemente, usa la posta elettronica cifrata. Visitate http://www.mozilla.com/ , installatevi Thunderbird ed Enigmail (che richiede GNU Privacy Guard) e potrete capire di cosa stiamo parlando.

 

 

I Sistemi di Instant Messagging

I sistemi di messaggistica istantanea sono l’equivalente degli SMS su Internet. I ragazzini (10 - 14 anni) li usano intensivamente per comunicare. Sono gratuiti, permettono di scambiare qualunque cosa e persino di chattare in tempo reale. Dato che spesso si lavora da un computer (negli uffici, a scuola ma anche nelle sedi di partito), non ha senso usare altro. Li si scrive da una comoda tastiera QWERTY (o Dvorak) e li si legge su un comodo TFT da 17 pollici.

 

 

Politici, sindacalisti e manager, quando va grassa, usano invece gli SMS . Costano dei soldi (10 centesimi al pezzo), devono essere scritti su una minuscola tastiera col T9 e letti su un display da un pollice di diagonale. Insomma, aggiungono il necessario “pathos” alla comunicazione. Le compagnie telefoniche sentitamente ringraziano.

 

 

Visitate http://www.jabber.org/ e createvi una utenza. Provatela con gli amici e capirete di cosa stiamo parlando.

 

 

Twitter ed il Microblogging

Politici, sindacalisti e manager viaggiano spesso in treno ed in aereo con lo scopo di incontrare altre persone. Naturalmente, deve essere la segretaria a contattare queste persone ed a organizzare gli incontri.

 

 

Quelli che, come voi ed io, non hanno la sgretaria, si limitano ad inviare un SMS a Twitter, sapendo che i loro amici e colleghi (che vivono anch’essi nel XXI secolo) avranno sottoscritto il loro microblog e riceveranno quindi l’SMS con le notizie del caso. OK, è un servizio che viene addebitato sulla SIM card del mittente ma… volete mettere?

 

 

Non avete capito di cosa sto parlando? Visitate http://www.twitter.com/ o date un’occhiata a TwitterVision (http://twittervision.com/).

 

 

Gli SMS e gli MMS

Spedire SMS dal telefonino è antieconomico (10 centesimi a SMS, se non ricordo male) e soprattutto scomodo. Esistono però vari servizi che permettono di inviare (e ricevere) SMS via web, come http://www.denali.it/ e http://www.sms.it/ . Sono fantastici per gestire delle “SMS List” simili alle “Mailing List” di Internet. Io stesso li uso abitualmente per liste di non più di 10 persone come per altre di alcune centinaia.

 

 

Inspiegabilmente, qualche partito, qualche sindacato e qualche organizzazione, almeno a livello nazionale, si è accorto che esistono questi servizi e li usa abitualmente per informare la propria “audience” degli avvenimenti più importanti. Probabilmente si è trattato solo di un errore e smetteranno presto.

 

 

Il Google Bombing

Diciamolo: qualunque cosa diciate su un sito web, la probabilità che venga letta è molto bassa. Gli specialisti di SEO hanno inventato molte tecniche per rimediare a questa situazione. Una di queste, il Google Bombing è semplice e innocua, al punto che viene largamente utilizzata da moltissimi movimenti d’opinione.

 

 

Naturalmente, quando i politici (non solo i nostri) hanno scoperto questa tecnica si sono affrettati a presentare una proposta di legge che prevede la galera per chi fa uso di esplosivi su Internet (!).

 

 

No, non sono arrivati a capire la cazzata che hanno detto nemmeno dopo aver letto la spiegazione del termine “Google Bombing” sulla copia cartacea (preparata dalla segretaria) di questa pagina di Wikipedia:

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Googlebombing

 

 

Si sta tentando di organizzare dei corsi di informatizzazione di base per i parlamentari in vari paesi del mondo ma non sembra che ci siano speranze a breve termine…

 

 

YouTube e Flickr

Se tenete una lezione, un comizio od una presentazione di fronte a, diciamo, 300 persone, la vedono 280 persone (20 dormono o parlano al cellulare). Se la registrate con una telecamera e la mettete su YouTube, la vedono migliaia, o persino milioni di persone, ed a voi non costa nulla. Sarà per questo che ormai tutti usano YouTube (o Flickr per le foto) per documentare e far conoscere quasi qualunque evento, dalla Prima Comunione al seminario aziendale.

 

 

Tutti, tranne politici, sindacalisti e manager… Queste persone devono per forza scassare gli Zebedei al povero Vespa su RAI 1.

 

 

Visitate http://ww.youtube.com/ o http://flickr.com/ per capire di cosa stiamo parlando (o cercate su Wikipedia, se non capite l’ingese). In particolare, provate a quardare questi video:

 

 

Castaspell

 

 

Sono estratti da lezioni/spettacolo tenute dal personale di Castaspell, un’azienda di Bologna che fa formazione d’impresa.

 

 

Il Marketing Virale

Il Marketing virale consiste nel far circolare su Internet e sui telefoni cellulari foto, testi e brevi filmati che hanno lo scopo di divertire/incuriosire lo spettatore/lettore e spingerlo a far circolare la notizia. Si tratta di un mezzo di pubblicità già molto sfruttato per le sue doti di economicità e di efficacia comunicativa. Ad esempio, è stato usato di recente per la pubblicità del film Cloverfield:

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=UfKqIMX8nMM

 

 

Viene usato da molte piccole associazioni, come ha fatto No1984 per opporsi al Trusted Computing:

 

 

Filmato sul Trusted Computing

 

 

Naturalmente, di partiti politici e sindacati non si sente proprio parlare in questo settore. Questa gente continua tranquillamente a tappezzare le città di manifesti cartacei (20 o 30 euro al pezzo).

 

 

Workgroup

Il lavoro dei partiti e dei sindacati, come quello di molte aziende, si svolge grazie a piccoli gruppi di persone, separati spesso da grandi distanze geografiche. L’ambiente ideale per sistemi di sviluppo collaborativo come eGrupWare (http://www.egroupware.org).

 

 

Ma, naturalmente, nessuna di queste persone sembra avere quel minimo di preparazione sul Project Management e sul lavoro di gruppo che sono necessarie per capire a cosa servono questi strumenti e come si usano. Per non parlare delle (banali) competenze informatiche necessarie.

 

 

D’altra parte, non c’è da stupirsi: se fosse gente i grado di agire come direttore dei lavori in un cantiere o di sopravvedere alla realizzazione di un libro tecnico o di un sito web, non cercherebbe di rubare uno stipendio in un altro modo.

 

 

Per capire quanto sia inavvicinabile il mostro di complessità di cui questa gente ha paura, provate a visitare http://www.egroupware.org/ e provate il loro demo.

 

 

Flash Games

L’uso di videogiochi in tecnologia Flash, giocabili online, nel browser web, è molto diffuso sia tra le aziende come Disney, che tra i siti di “hactivism” come MolleIndustria (ora oscurato). Le elezioni USA sono caratterizzate da un uso intenso e spietato di queste “parodie giocabili” della politica americana.

 

 

In Italia, naturalmente no. Noi siamo gente seria. Così seria che, appunto, oscuriamo i siti di chi ci prova:

 

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Molleindustria

 

 

Un’altro dei molti segni del reale senso del progresso della classe politica…

 

 

Open Source

Per creare un sito web basta noleggiare un server da http://dreamhost.com/ (da 5 a 10US$ al mese) dotato di Linux, Apache e PHP ed installare il CMS che vi pare (Drupal, WordPress, etc.) con una pressione di un pulsante. Si tratta di software gratuito. Lo si può installare gratis anche su un server che avete in azienda. Si tratta anche del software più diffuso e più semplice da usare per queste applicazioni.

 

 

Naturalmente, larga parte dei siti di aziende, organizzazioni, sindacati e partiti gira su… Microsoft Windows (uno qualunque) e Internet Information Server con l’interprete ASP. Costa dei soldi, non si sa cosa veramente faccia (è a codice chiuso), è notoriamente pieno di bachi e fa tribolare i programmatori (Visual Basic…). Cosa si può chiedere di più alla vita?

 

 

Semplice: si può tenere software commerciale (= costoso) e chiuso (= inaffidabile) anche sul desktop e, ultimo grido della moda, anche sullo smartphone.

 

 

Conclusioni

Si estingueranno dunque i politici, i manager ed i sindacalisti, così come hanno fatto i dinosauri? No: i dinosauri non avevano ancora inventato la Democrazia e quindi non avevano modo di scaricare la responsabilità dei propri fallimenti sui loro elettori.

 

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

 

 

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