Alessandro Bottoni

Ottobre 28, 2009

L’anno degli ebook

Archiviato in: Cronaca, Internet, Tecnologia, drm, politica, scuola — alessandrobottoni @ 9:37 am

Insomma, sembra che questa sia la volta buona. A giudicare dall’esplosione dell’offerta di ebook ed ebook reader, il 2010 potrebbe essere l’anno dei libri digitali. C’è da esserne felici?

Vediamo…

Roba vecchia

Gli ebook sono roba vecchia, molto vecchia. Hanno avuto una ragione di esistere solo per un breve periodo di tempo compreso tra la nascita del formato PS, nel 1982, e la nascita di Wikipedia, nel 2001. Ora non hanno più senso. Almeno, non ce l’hanno per le applicazioni che si vorrebbero affidare a questi lettori.

Il formato PDF, che è alla base della attuale generazione di ebook, sfrutta un’opportunità tecnica che era evidente almeno da quando esiste il formato PostScript (1982) o quello Tex (1978), cioè quella di usare i computer non solo per eseguire calcoli e per fornire servizi ma anche per pubblicare e distribuire documenti (di testo, contenenti immagini e altro materiale grafico). Francamente, è difficile pensare che qualcosa di così antico e di così ovvio possa essere considerato “innovazione”.

L’invenzione del linguaggio HTML e la conseguente nascita del World Wide Web, nel 1991, hanno assestato il primo duro colpo agli ebook. Da quel momento è diventato chiaro che non c’era nessuna ragione di impaginare un documento digitale come se fosse un documento cartaceo e di distribuirlo nel mondo digitale imitando il mondo fisico dei giornali. Non c’era nessuna ragione di fare propri tutti i limiti e tutte le complessità di un mondo ormai superato. Un sito web è immensamente più semplice e più veloce da aggiornare e questo fa la differenza in un mondo, quello dell’informazione, in cui la tempestività è la chiave del successo.

Tuttavia, al World Wide Web per molti anni è mancato un meccanismo per “riempire” di contenuti questo immenso e potentissimo contenitore. Per molti anni si è stati costretti ad acquistare libri e giornali semplicemente perchè chi deteneva le informazioni (gli editori e gli autori) non le rendeva disponbili attraverso questo mezzo. Questa situazione ha avuto termine, con sollievo di tutti gli utenti, subito dopo la nascita di Wikipedia, nel periodo 2001 – 2005. Al giorno d’oggi è impensabile nascondere le informazioni di cui si è in possesso. Non essere sul web, e su Wikipedia, significa non esistere. Significa essere morti, o mai nati.

L’informazione nel XXI secolo

Nel XXI secolo, i contenuti si pubblicano sul World Wide Web, dove chiunque può raggiungerli, nel loro stato di massimo aggiornamento, da qualunque punto del globo ed in qualunque momento, senza che si corra il rischio di “perderli” (i siti sono tutti duplicati su vari server, ormai). Si pubblica sul web anche per poter sfruttare l’immensa popolazione di co-autori, revisori, editor e grafici che è disponibile a lavorare attorno ai progetti più significativi.

Cambia il software e la logica di pubblicazione ma il mezzo resta il web. C’è chi preferisce il (quasi) completo anonimato di Wikipedia, chi preferisce (o deve usare) uno strumento fortemente controllato come Citizendium, c’è chi cerca la soddisfazione del riconoscimento autoriale di Google Knol ma la sostanza resta la stessa: al giorno d’oggi si pubblica (quasi) solo sul web.

Gli ebook, sia gratuiti che commerciali, sono sempre più una soluzione di nicchia dettata o da una mancata comprensione dei meccanismi editoriali e commerciali del web o dalla risibile volontà di proteggere l’ormai l’inproteggibile diritto d’autore. Questa è proprio la forza motrice che spinge soluzioni come quelle proposte da Amazon e da altri operatori. Ebook concepiti NON certo per andare incontro all’utente ma piuttosto per impedirgli (via DRM) di diventare esso stesso uno sgradito concorrente del distributore ufficiale.

Se si volesse andare incontro all’utente, si pubblicherebbero quei testi su un sito web, in forma gratuita o commerciale, non li si distribuirebbe certo sotto forma di file crittografato leggibile solo con appositi programmi o persino solo con appositi dispositivi hardware.

Non solo hardware

Uno dei maggiori “peccati” di questa politica di distribuzione, infatti, è quello di voler legare il consumo di questi testi all’acquisto di un apposito (blindatissimo) lettore come il Kindle di Amazon e prodotti simili.

Francamente, non ha nessun senso acquistare uno di questi dispositivi. Ormai quasi tutti i cittadini dispongono di un PC, desktop o portatile, che possono usare per leggere file di questo tipo. Anche per quelli che non ce l’hanno ha comunque molto più senso acquistare un PC “general purpose” che un dispositivo come il Kindle che, per sua stessa natura, può essere usato (quasi) solo per leggere file simil-PDF.

Non è certo un caso che Amazon si sia finalmente decisa, proprio in questi giorni, a rilasciare un programma per PC (solo per Windows…) che può essere usato per leggere i suoi ebook.

Questa mossa (tardiva) non potrà però salvare gli ebook di Amazon dal sostanziale disinteresse dei lettori.

Formati aperti

Una delle ragioni per cui è facile prevedere che i lettori continueranno a comprare e leggere libri su carta (o siti web, o file PDF non cifrati) al posto degli ebook di Amazon e di Barnes&Noble sono i DRM.

Acquisto un ebook da Amazon e…:

  1. Non posso prestarlo a nessuno perchè il sistema DRM del lettore mi impedisce di trasferirlo su un altro dispositivo.
  2. Non posso nemmeno farmi una copia di backup, leggibile dagli strumenti che, inevitabilmente, prima o poi rimpiazzeranno il Kindle.
  3. Se Amazon decide che ha fatto male a vendermelo, me lo può persino cancellare dal dispositivo via radio, senza che io possa intervenire e senza restituirmi i soldi!!! Può sembrare una follia ma è già successo: http://punto-informatico.it/2687349/PI/Brevi/prof-ebook-mi-ha-mangiato-compiti.aspx .

No, francamente non ci siamo. A questo punto preferisco procurarmi una copia “pirata” su eMule (e NON mi sento minimamente in colpa per il danno economico che produco a simili imbecilli e simili delinquenti con questa mia azione).

Ma anche senza i DRM il problema non sarebbe comunque risolto. Acquisto un ebook (non cifrato) da Amazon o da Barnes&Noble e…:

  1. Lo posso leggere solo sul loro lettore.
  2. Lo posso leggere (solo da pochi giorni) solo su un PC Windows (!).
  3. NON lo posso leggere su Mac.
  4. NON lo posso leggere su Linux.
  5. NON lo posso leggere da nessun’altra parte.

No, non ci siamo neanche così. La mia copia pirata in un formato standard (TXT, PDF, PS, etc.) resta comunque molto più versatile, fruibile ed appetibile.

L’insostenibile difesa del copyright

Se riflettete un attimo su ciò che avete appena letto vi diventerà evidente un fatto inquietante: il maggior nemico del copyright, al giorno d’oggi, è… la strenua difesa del copyright portata avanti da una generazione di operatori che vive ormai fuori dalla realtà.

È proprio la loro pretesa di “proteggere” i contenuti dalla copia abusiva a creare quei problemi di approvvigionamento e di utilizzo che spingono gli utenti a creare e distribuire copie pirata.

Si sa da tempo che quando l’utente ha il modo di procurarsi legalmente (e ad un prezzo ragionevole) un prodotto preferisce acquistarlo piuttosto che rubarlo. Eppure, questa gente continua a creare delle tali barriere alla fruizione legale dei contenuti da costringere l’utente a cercare altre vie di approvvigionamento.

Questa sta diventando anche la principale ragione per cui gli autori emergenti (soprattutto musicali e letterari) si tengono alla larga dagli editori “vecchia maniera”. Per questi giovani autori è molto meglio essere vittima della cosidetta pirateria che restare sconosciuti a causa di una politica di distribuzione troppo miope e restrittiva.

Miopia Ministeriale

Come era facilmente prevedibile, in cima alla lista delle persone miopi ed incapaci di separarsi dal proprio “tessoro” ci sono gli editori di libri scolastici ed i ministri che danno loro corda.

L’attuale progetto di “digitalizzazione” dei libri scolastici (avviato una decina di anni fa dall’allora ministro DS Luigi Berlinguer e portato avanti senza sostanziali modifiche da tutti i ministri che lo hanno seguito) prevede SOLO ebook. Ovviamente, solo ebook CIFRATI.

Si tratta, ovviamente, di salvare in extremix un settore editoriale che è per sua stessa natura destinato a scomparire, travolto dall’evoluzione tecnica. Se fino a qualche anno fa gli editori di libri scolastici svolgevano effettivamente un ruolo fondamentale per la nostra società (pur approffitando in modo vergognoso della loro posizione), con l’avvento del web, di Wikipedia e degli smartphone come lo Apple iPhone, la loro utilità sta diventando rapidamente nulla (con grande sollievo delle familie).

Tentare di riciclare questi editori cartacei come editori digitali è una operazione francamente risibile. Ciò che hanno da offrire (a caro prezzo) è già disponbile in forma gratuita, molto più aggiornata e molto più attendibile su Wikipedia. Non a caso i nostri figli copiano Wikipedia, non i libri di testo e non i siti dei loro editori.

In futuro la quantità di informazione disponibile sul web sarà sempre maggiore ed andrà a coprire le esigenze degli studenti di ogni ordine e grado, dalle elementari all’università. Per questi editori la fine è vicina e non basterà un Ministro della Pubblica Istruzione compiacente a salvarli.

Gente che vive nel XXI secolo

Per fortuna, però, c’è anche gente che vive nel XXI secolo e che si comporta di conseguenza.

Un bell’esempio è DIDASCA (http://www.didasca.it/). Questa scuola privata fornisce i suoi libri testo come articoli che vivono sul web, ospitati dall’ottima struttura di Google Knol:

http://www.didasknol.it/

http://knol.google.com/k

Un’altro ottimo esempio è (c’era da aspettarselo…) la casa editrice “il Mulino” (http://www.mulino.it/). Il suo progetto Darwin mette a disposizione delle università i primi 300 volumi pubblicati dalla casa editrice:

http://www.darwinbooks.it/main

Questo senza citare l’ormai stra-famoso Safari di O’reilly e C.:

http://my.safaribooksonline.com/ .

Insomma, è questione di tempo. La pressione esercitata sul mercato da queste persone (più intelligenti della media, a quanto pare) costringerà presto anche gli altri operatori del settore a pubblicare i loro contenuti in un modo ed in un formato che non costringano gli utenti a ricorrerere allo scanner e ad eMule.

La Britannica e la sopravvivenza

Per concludere, fatemi dire che per le case editrici tradizionali esiste un solo modo di sottrarsi alla estinzione: fare un “uso web” del materiale di cui sono in possesso. L’esempio dell’Encyclopedia Britannica (http://it.wikipedia.org/wiki/Encyclopedia_Britannica ) dovrebbe fare scuola.

Le case editrici tradizionali sono in possesso di enormi quantità di materiali che non possono più commercializzare (ai prezzi a cui sono abituati) su carta. Questi stessi materiali sono però una vera manna dal cielo per gli editori del web, sempre in cerca di contenuti con cui attirare i loro clienti.

Ciò che cambia sono i fatturati ed i margini di profitto. Al giorno d’oggi nessuna casa editrice può più essere un mastodonte che fattura e fornisce occupazione quanto un’industria automobilistica. Il mercato non lo permette.

Tuttavia, c’è ancora (molto) spazio per chi sa produrre e commercializzare contenuti in modo “agile”, veloce ed economico.

C’è anche molto spazio per chi sa produrre (anche a costi elevati) contenuti di qualità. L’esempio de “Il fatto quotidiano” di Antonio Padellaro ne è un esempio:

http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Padellaro

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Fatto_Quotidiano

Se il giornalismo e la letteratura (tecnico/scientifica o umanistica) sono “professioni intellettuali”, allora è l’intelligenza a dover essere commercializzata, non la carta su cui viene depositata.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinto.it

Giugno 1, 2009

The Embassy of Piracy

Archiviato in: Cronaca, Eventi, Internet, politica — alessandrobottoni @ 10:19 am
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Martedì 2 Giugno, alle 18:30, a “La Villetta”, via Armatori 3, Quartiere Garbatella, Roma, ci sarà una manifestazione di solidarietà a “The Embassy of Piracy” con la presenza di alcuni loro rappresentanti.

Mercoledì 3 Giugno, alle 20:30, presso la zona sociale autogestita “Zona Bandita” di Piazzale Roma, Venezia, ci sarà una identica manifestazione, con le stesse persone.

Sarò presente ad entrambe le manifestazioni.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Maggio 28, 2009

I Poliziotti “panzoni” di Brunetta

Archiviato in: Cronaca, politica, sicurezza — alessandrobottoni @ 3:03 pm
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Il nostro Ministro Renato Brunetta è veramente incontenibile. Non ho fatto in tempo a commentare la sua iniziativa sul controllo degli accessi ad Internet nella PA (vedi “L’Altro Online”: “Brunetta colpisce ancora”) e mi tocca già tornare a parlare di lui.

“Brunetta ha detto: “Bisogna mandare i poliziotti nelle strade. Ma non è facile farlo: non si può mandare in strada il poliziotto “panzone” che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada se lo mangiano».

Ha poi aggiunto: “Bisogna cambiare il concetto stesso di sicurezza, deve essere fatta da chi la sa fare. Perché il passaporto bisogna farlo in questura? Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti con la pistola e il manganello vadano in giro per le strade, nelle automobili e in elicottero. Questa deve essere la sicurezza», ha spiegato il ministro. «Invece gran parte del nostro capitale umano impiegato nei sistemi di sicurezza è utilizzato per produrre carte e quindi burocrazia».”

[Da “Brunetta contro i poliziotti - "Troppi panzoni dietro la scrivania"” su Repubblica Online di oggi]

In strada se lo mangiano?

A quanto pare, Renato Brunetta è convinto che la sicurezza di strada si faccia come nei film americani: inseguimenti all’ultimo respiro, sparatorie, scazzottate e via dicendo.

Come ben sanno i poliziotti, quelli veri, l’uso della forza, le scazzottate e le sparatorie sono eventi, per nostra fortuna, decisamente rari. Sono rari persino nelle aree più disagiate del paese. Se così non fosse, nessuno accetterebbe di rischiare la vita ogni giorno per poche centinaia di euro al mese. Gran parte del lavoro di polizia è, come è facile capire, lavoro di indagine e di raccolta di informazioni, cioè lavoro di “intelligence”. Per questo lavoro occorrono intelligenza e dedizione. La pancia non è un problema.

Anche quando entra in gioco l’uso della forza, la necessità di correre e di compiere gesti atletici è piuttosto rara. Le forze di polizia agiscono abitualmente di concerto, appoggiando ogni pattuglia con diverse altre e coordinandole via radio. Per ovvie ragioni di sicurezza, cercano fin dove possibile di evitare inseguimenti e sparatorie. Preferiscono aspettare i delinquenti al varco, organizzando posti di blocco. Preferiscono coglierli quando sono “a brache calate” e non possono nuocere.

Insomma: sanno fare il loro mestiere. Non hanno certo bisogno del Ministro per organizzarsi in modo adeguato. Nessuno se li mangia. Od almeno, non se li mangiano certo a causa del loro scarso allenamento.

Lasciar fare questo lavoro a chi lo sa fare

Sono d’accordo. Ho solo una domanda su questo punto: tra le “persone che sanno fare il lavoro di polizia” rientrano anche le ronde di volontari in camicia verde?

Cambiare il concetto di sicurezza

Su questo siamo tutti d’accordo. La sicurezza di strada, quella vera, è composta di due elementi: un sistema di rilevamento degli allarmi efficace ed un sistema di intervento rapido ed efficace.

Idealmente, dovrebbe essere possibile chiamare il 112 dal cellulare e, gridando soltanto “aiuto!” nel microfono, si dovrebbe veder apparire una Gazzella dei Carabinieri all’angolo della strada entro 30 – 90 secondi.

Questo è quello che succede in quasi tutti i paesi europei grazie al “112 europeo”, cioè il sistema di ricezione delle chiamate di emergenza che rileva automaticamente la posizione del telefono chiamante. In questo modo la polizia può inviare immediatamente una pattuglia sul posto. Questo sistema è disponibile ovunque in Europa da 2004, grazie ad una direttiva europea che lo stesso Brunetta ha votato quando era a Bruxelles. Non è però stato disponibile in Italia fino a pochi mesi fa. L’Italia ha pagato addirittura delle multe alla EU per non aver implementato questo sistema. Tuttora, non tutto il territorio nazionale è coperto dal servizio. Potete trovare altre informazioni qui:

http://www.eena.it/

Italia inadempiente sul 112 europeo” su “La Stampa” del 14 Maggio 2009

Per quello che riguarda la possibilità di intervenire tempestivamente in aiuto della persona minacciata… leggete oltre.

Automobili ed elicotteri

Quali automobili e quali elicotteri?

Sono anni (tutti gli anni dei governi filo-mafiosi che abbiamo conosciuto nostro malgrado) che le forze dell’ordine si lamentano delle scarsissime risorse destinate ai loro mezzi ed al loro lavoro.

Come noto, le auto della polizia sono spesso ferme in manutenzione o per assenza di carburante a causa del fatto che il Ministero non fa arrivare loro i fondi necessari.

E questo senza parlare della giustizia…

Certo, per un intervento più tempestivo ci vorrebbero delle moto (da fuoristrada) a pattugliare le città, come avviene da sempre a Napoli. Chissà, forse l’Aprilia è disposta a fornirne qualche esemplare a fini promozionali… Tanto, ormai la nostra polizia può solo elemosinare dai privati.

Carta e Burocrazia

Gran parte del lavoro di carta (“paper work”) delle forze dell’ordine serve in realtà a creare una base di conoscenza che permette poi ai loro operatori di svolgere il loro lavoro. Si può digitalizzare questo paper work (e lo si sta già facendo, da anni) ma qualcuno le deve pur raccogliere ed inserire quelle informazioni.

Certo, c’è molta burocrazia, che si può e si deve delegare ad enti di altro tipo (forse ai comuni ed all’anagrafe), ma ciò che finora è stato affidato alle forze dell’ordine ed ai prefetti è solitamente qualcosa che deve essere gestito dalle forze di polizia per evidenti ragioni di sicurezza, come i passaporti ed i porti d’arma. O preferireste che fosse l’anagrafe a rilasciare i passaporti (a tutti quei cattivoni dalla pelle scura) ed i porto d’armi?

Insomma, ancora una volta Brunetta se la prende con la gente sbagliata, con i problemi sbagliati e nei tempi sbagliati.

Speriamo che ad un certo punto si ricordi di trovare dei soldi per fare il pieno alle Gazzelle ed alle Pantere…

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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