Maggio 2008


Si è finalmente conclusa la triste vicenda legata alla pubblicazione dei dati fiscali dei contribuenti italiani su Internet. Il garante della privacy ha definitivamente condannato l’operato del vice ministro Vincenzo Visco. I dati resteranno per sempre disponibili a chiunque grazie al P2P ma la loro consultazione e la loro diffusione è stata dichiarata illegale. Magra consolazione ma almeno si è chiarito un punto: trasparenza e sputtanamento non sono la stessa cosa.

Pro o contro?

Quando è apparsa la notizia della pubblicazione di questi dati su Internet, si potevano prendere soltanto due posizioni.

La prima consisteva nell’esultare per questa “operazione trasparenza”. Finalmente venivano esposte al pubblico ludibrio le vergognose dichiarazioni degli evasori. Si poteva ridere di loro e tirare loro delle uova marce.

La seconda consisteva nel condannare questa evidente, scandalosa ed enorme violazione del diritto alla riservatezza dei dati personali. Quei dati erano anche i nostri dati, cioè i dati di persone che con l’evasione fiscale spesso non hanno nulla a che fare e che hanno tutto il diritto a mantenere una decorosa riservatezza attorno a questo genere di informazioni.

Per diversi anni ho militato in diversi associazioni che si occupano, tra le altre cose, di difesa della privacy. Ho persino tenuto diversi “talk” su questo argomento in giro per l’Italia. Conoscendo i miei compagni di ventura, mi sarei aspettato di vederli prendere posizione a difesa del diritto alla privacy. Dopotutto, non si è fatto che di parlare di diritto all’anonimato, alla riservatezza e cose simili per anni. Abbiamo persino steso documenti e proposte di legge su questi temi.

Ed invece no.

A quanto pare, una larga parte (la maggioranza?) dei miei compagni di battaglie ha deciso di optare per la prima posizione: esultiamo tutti in coro per la gogna mediatica che viene ora imposta agli evasori.

Evasori e Poveracci

Peccato che appesi a quella gogna se ne siano visti davvero pochi di evasori. Prima di questa clamorosa iniziativa, nessuno era mai riuscito a scoprire chi avesse finanziato Silvio Berlusconi nella seconda metà degli anni ‘70 e nessuno lo sa adesso. Prima di Visco nessuno era riuscito a far pagare le tasse al mio meccanico e nessuno ci è riuscito dopo.

Ovviamente, chi evade le tasse lo fa con un minimo di cautela. Di solito, più che evadere le tasse, le elude. Persino la GdF, che dispone di strumenti molto raffinati per questo scopo, ha delle serie difficoltà a “pizzicare” questi evasori. Figuriamoci cosa può fare un privato cittadino che dispone solo di una riga di testo presa da un file relativo al 2005!

Si è detto: “Beh, comunque si vergogneranno.” E qualcuno ci ha creduto veramente! Qualcuno ha seriamente potuto credere che un contribuente, dopo aver evaso/eluso le tasse potesse anche sentirsi a disagio di fronte a chi glielo contestava!

La realtà è stata ben diversa e molto, molto più amara.

In Italia ci sono all’incirca 12.000.000 di persone (dodici milioni) che fanno fatica ad arrivare a fine mese. In larga misura, si tratta di persone che hanno sempre lavorato e che, per un motivo o per l’altro, ora si trovano in difficoltà. Spesso si tratta di persona che nascondono il loro stato di disagio dietro una esistenza triste ma decorosa.

Ora queste persone sono alla gogna. Non hanno più modo di nascondere il loro stato di difficoltà dietro la segretezza della dichiarazione dei redditi.

E noi, fieri hacktivist, dovremmo esultare…

Destra e Sinistra, Hacktivist e… “altro”

Da diversi mesi mi sento dire da diverse parti che sono un uomo di Destra. Triste destino per una persona che ha votato per la Sinistra (PCI, PDS, PRC, DS, PD) per trent’anni, anche quando non se lo sarebbe affatto meritato. Triste destino per una persona che era iscritta alla FGCI (Federazione Giovanile Comunista Italiana) nel 1977, quando molti di questi detrattori non erano ancora nati.

Mi sono anche sentito dire che sono culturalmente estraneo all’ambiente della Grande Rete. Triste destino per una persona che ha installato il suo primo Linux nel 1994, quando molti di questi hacker ancora si lasciavano pulire il naso dalla mamma. Triste destino per una persona che ha avuto il suo primo abbonamento ad Internet da Global System nel 1995 (si usava Trumpet Winsock su Windows a quei tempi per avere il necessario stack TCP/IP e si andava via modem a 9600 baud).

Beh, se difendere la dignità delle persone è essere di Destra, allora sono di Destra.

Se opporsi alla stolta anarchia che deriva da un uso indiscriminato dell’anonimato in rete è segno di estraneità all’ambiente culturale di Internet, allora sono estraneo a questo ambiente.

Io sono sempre lì, come gli alberi. Deve essere il fiume che ha cambiato corso…

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

Il 29 Settembre del 1973, l’allora presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone firmò il Decreto N° 600 che prevedeva, tra le altre cose, la pubblicazione dei dati dei redditi dei cittadini italiani presso le sedi dell’anagrafe dei Comuni. Il governo in carica in quel momento era Presieduto da Mariano Rumor. Che persone degne di rispetto fossero questi politici, e quindi da quale pulpito venisse la predica, lo potete verificare da soli leggendo le pagine di Wikipedia che li riguardano.

Questa oscura, e ormai dimenticata, leggina NON ha permesso di sapere, ad esempio, chi abbia fornito a Silvio Berlusconi i 55 miliardi di lire (circa 300 milioni di euro di oggi) che gli sono serviti nella seconda metà degli anni ‘70 per dare vita alle sue televisioni e per impadronirsi, per via mediatica, della fragile democrazia italiana. Questa oscura e dimenticata leggina ha invece fatto sentire il vice ministro Vincenzo Visco nella posizione legale di poter di mettere su Internet, a disposizione di tutti (cinesi inclusi) i dati della denuncia dei redditi del 2005 di TUTTI gli italiani.


Si, anche i vostri.


Trasparenza e Democrazia

Questo triste episodio ha dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la semplice disponibilità pubblica di informazioni non è segno di trasparenza o di democrazia. La trasparenza e la democrazia sono salvaguardate quando vengono portate a conoscenza delle persone i dati che le riguardano in modo diretto. Quando si pubblicano su Internet i fatti personali di un intero popolo si fa della demagogia e del gossip. Nient’altro.


Avrebbe avuto una certa rilevanza riuscire finalmente a scoprire chi finanzia Berlusconi da oltre 40 anni (e quindi chi può esigere il pagamento di “dividendi” di vario tipo dal nostro Presidente del Consiglio) ma questo non è mai stato possibile e non lo sarà mai. Allora ci è stato dato il “contentino” di sapere quanto dichiara il fruttivendolo, in modo che sia possibile contestargli il prezzo troppo alto delle zucchine.


Dalle mie parti, questo si chiama “prendere per il culo la gente”.


Democrazia e Buongoverno

Negli ultimi 20 anni, molte democrazie occidentali sono state il palcoscenico di un frenetico laboratorio di nuove tecniche demagogiche. Si è iniziato con il presidentattore Ronald Reagan in USA (1981-1989), si è passati per la sorella cattiva di Mary Poppins, Margareth Thatcher (1979-1990), per il fascista di sinistra Tony Blair (1997-2007) e si è finito con l’ipnotizzatore di casa nostra (1994-13415 ed oltre). Queste sperimentazioni hanno dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che la democrazia è schiava della demagogia. Detto in altri termini, non si può accedere al potere politico senza prima accedere agli studi televisivi ed alle viscere degli elettori (il cervello non è coinvolto nel processo elettorale e nel gioco democratico). Questa triste constatazione ha portato molti a disprezzare la democrazia, come ha fatto Massimo Fini, o ad astenersi dal voto.


Personalmente, credo che questo sia il frutto di un equivoco. Come cittadini di democrazie fragili e imperfette, ci sentiamo traditi dalla democrazia. Questo è del tutto comprensibile. Tuttavia, la democrazia non ne ha colpa: siamo noi che ci aspettiamo dalla democrazia qualcosa che essa non ci può dare.


La democrazia è nata per uno scopo preciso e lo assolve in modo brillante: la democrazia serve per evitare le lotte di potere condotte con le armi e per evitare le guerre civili. In questo suo ruolo di “calmante” sociale, la democrazia ha ottenuto un successo clamoroso, eclatante ed innegabile. La democrazia fa benissimo il suo mestiere.


La democrazia non è invece nata per dare ad una nazione un buon governo, qualunque cosa si intenda con il termine “buon governo”. Anzi: la democrazia non si pone nemmeno l’obiettivo di dare ad una nazione un governo qualsiasi. Infatti, non sono rari i casi di elezioni che non producono una maggioranza stabile. La democrazia non è in grado di svolgere un mestiere per il quale non è stata progettata.


La democrazia non può dare un buon governo a nessuno perché è un processo statistico (demografico) e come tale esprime la volontà di una maggioranza. La maggioranza di una popolazione distribuita in modo statisticamente normale è una media. In altri termini, è qualcosa di assolutamente, irrimediabilmente mediocre.


Si può avere un buon governo attraverso strumenti diversi dalla democrazia?

No.


Si, avete letto bene: non si può avere un buon governo con nessun mezzo (a parte la pura, sfacciata ed immeritata fortuna). O, per dirlo in altro modo, non esiste nessun metodo conosciuto che permetta di dare qualche “garanzia” sul fatto di ottenere, alla fine del processo, un governo migliore da quello che si ottiene abitualmente dalle nostre squallide tornate elettorali.


Qualunque metodo che si possa immaginare, può solo selezionare le persone più egocentriche ed aggressive (come avviene nei sistemi non democratici) o le persone più mediocri (come avviene nelle democrazie). Non esiste nessun modo per selezionare (“eleggere”) le persone “migliori” per il banale motivo che non esiste un modo di misurare la qualità delle persone. In che senso A è migliore di B? E come misuriamo questo suo “essere migliore”?


Il ruolo della Sinistra

le democrazie sono per loro natura di destra. Dato che il meccanismo elettorale seleziona la persona più visibile e più vicina alle viscere dell’elettore, le democrazie finiscono per selezionare chi agisce in modo da rendersi visibile e da allettare l’elettore stesso, cioè le persone come Berlusconi. La destra si distingue dalla sinistra proprio per questo atteggiamento strumentale nei confronti della ideologia e della politica. Detto in altro modo, la destra è interessata al potere, non ai programmi, ed agisce in modo da conquistare il potere, senza perdersi in chiacchiere sull’uso che ne verrà fatto in seguito.


In una democrazia “sana” la sinistra sta all’opposizione.


Molti di noi “sinistrati” tuttavia, non si accontentano di avere un posto in loggione da cui tirar pomodori sul governo in carica. Vorremmo avere la possibilità di dire la nostra e di far evolvere il paese. Si, perché una conseguenza di quello che abbiamo detto è che un governo di destra non può far progredire il paese. Il progresso richiede che vengano messe in discussione le posizioni di privilegio esistenti e che vengano messe in discussioni le convinzioni sbagliate delle “masse”. Non è certo qualcosa che possa fare chi è solo interessato ad ottenere il consenso dell’elettorato per perseguire i propri scopi.


Ed allora?


Allora bisogna imparare ad agire come la destra, pur mantenendo la rettitudine di chi vuole il potere per fare il bene del paese. In altri termini, è necessario che la sinistra cominci ad attrezzarsi di televisioni e di altri strumenti di comunicazione necessari alla lotta politica (gestiti in proprio, non la RAI…). E’ necessario che la sinistra comincia a parlare alle budella degli elettori come fa da sempre la destra.


E soprattutto, è necessario che, una volta arrivata al governo, la sinistra la smetta di fare la guerra ai tassisti, ai fruttivendoli ed ai rappresentanti. I lavoratori dipendenti non sono gli unici “poveri” del paese e la partita IVA non è un segno d’infamia.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it