Novembre 2007


Oggi è una giornata particolarmente triste per il mondo laico. Come ha puntualmente riportato il quotidiano L’Unità, in Senato è stata respinta una proposta di legge che tendeva ad imporre alla Chiesa Cattolica l’obbligo di pagare l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) per i locali di sua proprietà che svolgono attività commerciali.

 

Accursio Montalbano, Roberto Barbieri, Gavino Angius, i tre senatori della Costituente socialista, presentano un emendamento che prevede di far pagare l’Ici sugli immobili di proprietà della Chiesa che svolgono un’attività commerciale. Il relatore invita al ritiro «perché non è opportuno affrontare adesso la materia»; Cdl compatta e Ulivo parlano di «discussione ottocentesca, di un elemento identitario dei socialisti che manderebbe agli italiani un messaggio di divisione». La sinistra dell’Unione nella dichiarazione di voto annuncia «un’astensione sofferta» per non turbare i delicati equilibri della maggioranza a palazzo Madama. […] L’emendamento non passa e trova solo 12 senatori favorevoli.

[Da L'Unità dell'8 Novembre 2007]

 

Contro questo emendamento hanno votato anche Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi. A favore, solamente Socialisti e Radicali.

 

Perchè la Chiesa Cattolica deve pagare l’ICI

Noi tutti, italiani e stranieri residenti in Italia, paghiamo l’ICI. La paghiamo sulle seconde case per le vacanze, sugli immobili adibiti a scopi commerciali e persino sulla prima casa. Paghiamo una tassa odiosa su un reddito che non possiamo percepire: il reddito “virtuale” assegnato alla prima casa. Paghiamo un sacco di soldi di ICI.

 

Ma la Chiesa Cattolica, in virtù di una norma applicativa del Concordato del 1984 (quello firmato da Bettino Craxi) non la paga.

 

La pagano le altre confessioni, a partire dalle Moschee dei circa tre milioni di Mussulmani che vivono in Italia, ma non la Chiesa Cattolica. Basta mettere un Crocefisso in un negozio e dichiaralo “luogo di culto” e non si paga più una lira di ICI. Questa anomalia è talmente evidente e talmente difficile da giustificare da avere attirato anche l’attenzione della Comunità Europea che ora chiede conto all’Italia di questo incomprensibile privilegio concesso alla Chiesa cattolica (vedi: “Esenzione ICI” nelle Ultimissime di UAAR).

 

Si ritiene che questo meccanismo permetta alla Chiesa Cattolica di non pagare allo Stato Italiano qualcosa come un miliardo di Euro all’anno. Questa cifra elevatissima non deve stupire: grazie ad una secolare tradizione di raccolta di donazioni da privati, la Chiesa Cattolica è tuttora di gran lunga il più grande proprietario immobiliare italiano.

 

Noi paghiamo dieci Euro su ogni richiesta di analisi che presentiamo alla nostra ASL ma la Chiesa Cattolica non paga una lira di ICI per gli innumerevoli locali commerciali, alberghi ed altre strutture (certamente non adibite in modo esclusivo al Culto) che possiede sul nostro territorio. Lo Stato Italiano deve farsi carico dei restauri delle migliaia e migliaia di Chiese cadenti sparse per la penisola, non tutte di interesse storico od artistico, ma su queste Chiese il Vaticano non paga nemmeno l’ICI.

 

Se questa è la gente da cui noi miscredenti dobbiamo accettare lezioni di morale…

 

La punta dell’Iceberg

Un miliardo di euro (1936 miliardi di lire e spiccioli) è una cifra colossale. Rappresenta più o meno quello che sarebbe necessario spendere ogni anno per portare la nostra Università e la Ricerca Italiana allo stesso livello delle Università americane e dei loro centri di ricerca. Un miliardo di euro l’anno fa la differenza tra stare a pieno diritto nel primo mondo e scivolare velocemente nel terzo.

 

Ma un miliardo di euro è solo un quarto dei circa quattro miliardi di euro che la Chiesa Cattolica costa allo Stato Italiano ogni anno.

 

Gli studi su questo tema ormai abbondano. A quelli, ormai storici, dell’UAAR si sono recentemente aggiunti diversi articoli di Curzio Maltese su Repubblica. Potete leggerli seguendo questi link:

 

http://www.uaar.it/laicita/otto_per_mille/

http://www.uaar.it/uaar/archivio/archivio2000/attualita38.html

http://www.uaar.it/uaar/documenti/148.pdf

Curzio Maltese sulle Finanze della Chiesa

Curzio Maltese sul costo dell’Ora di Religione

Un Video di Curzio Maltese sui soldi dei Vescovi

 

In Italia siamo abituati a non fare caso all’elefante che si aggira in salotto ma sta diventando sempre più difficile mantenere in auge questa pratica in un mondo multinazionale, multietnico e multiconfessionale come il nostro.

 

Quattro miliardi l’anno sono un quarto od un quinto della finanziaria. Corrispondono più o meno ai soldi che il nostro stato non riesce a trovare per assicurare ai giovani un salario di disoccupazione od a quelli che il nostro stato non riesce a trovare per garantire ai nostri anziani una pensione dignitosa. Quattro miliardi l’anno fanno la differenza tra il welfare, quello vero, quello “alla Svedese”, e le mense dei poveri.

 

L’otto per cento

Come vengano spesi questi quattro miliardi di euro, non è dato sapere. Si sa qualcosa solo di ciò che avviene al circa un miliardo di euro che gli italiani decidono di donare (non tutti di propria volontà) alla Chiesa Cattolica attraverso il meccanismo dell’0tto per Mille. Di questi soldi, solo l’8% viene utilizzato per azioni di Carità. Il resto viene utilizzato per mantenere i Sacerdoti e per mantenere in piedi la faraonica struttura burocratica e “di culto” della Chiesa Cattolica. L’otto per cento di un miliardo di euro sono 80 milioni. Questi 80 milioni sono i soldi che la Chiesa Cattolica distribuisce ai poveri. I restanti 920 milioni di euro servono per mantenere in piedi la struttura eccelsiastica. Per confronto, il tanto vituperato Stato Italiano spende circa 900 milioni di euro all’anno solo per pagare gli insegnanti di religione nelle nostre scuole (insegnanti che vengono nominati dalla Curia e rispondono solo ad essa).

 

Una questione di soldi

La religione è anche (o soprattutto) una questione di soldi. Non lo è per noi. L’UAAR non prende un soldo dallo Stato e non ambisce a prenderne. Lo è per la Chiesa Cattolica. Quattro miliardi l’anno di fatturato fanno della Chiesa Cattolica una potenza economica di cui si è costretti a tenere conto. Negli anni passati, una parte considerevole di questi soldi sono stati amministrati da persone di moralità decisamente sospetta, come Paul Marcinkus. Secondo la Magistratura Italiana, ci sono fondate ragioni di pensare che una parte di questi soldi siano stati utilizzati per influenzare diversi governi italiani tra gli anni ‘70 ed ‘80. Per colmo dell’ironia, una parte delle tasse pagate in Italia da atei e agnostici della sinistra è stata passata dallo Stato alla Chiesa Cattolica che li ha usati per contrastare l’ascesa della sinistra nella politica nazionale e nella società civile. Si sospetta anche che una parte considerevole di questi soldi sia stata usata da Woijtila per finanziare Solidarnosc in Polonia, portanto al crollo del regime comunista in quel paese. Come sempre avviene, il potere economico è stato trasformato, in tutte queste occasioni, in potere politico.

 

Se si vuole evitare di scivolare lentamente in una teocrazia cattolica, non meno odiosa di qualunque teocrazia islamica, è necessario sottrarre alla Chiesa cattolica il suo principale strumento di influenza politica: i soldi.

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

“Chi è pronto a rinunciare alle proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza.”

(Benjamin Franklin - dalla Risposta al Governatore, Assemblea della Pennsylvania, 11 novembre 1755)

 

Quante volte avete letto questa frase? Forse l’avete letta così spesso da convincervi che questa banale verità fosse ormai patrimonio comune dell’intera Umanità; una verità compresa e rispettata da tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, devono trattare con la Sicurezza, la Libertà ed il Potere.

 

Non è così.

 

Purtroppo, la drammatica e persistente debolezza politica della nostra Società Civile non ci ha permesso di liberarci di alcune figure politiche che mal si adattano a questo nostro Brillante (ma precario) Mondo Nuovo post-Berlusconiano. Una di queste figure è Franco Frattini, commissario europeo per la Giustizia, la Libertà e la Sicurezza.

 

Franco Frattini è diventato famoso per due delle sue proposte, avanzate in seno alla Commissione Barroso. La prima di queste proposte prevede la censura per i siti che pubblicano informazioni utili ai terroristi ed il tracciamento degli utenti che si interessano a questo tipo di siti. La trovate descritta, ad esempio, in questi articoli di Punto Informatico:

 

http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2033752

 

http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2061687

 

http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2072428

 

http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2094821

 

La seconda, più recente, riguarda il tracciamento delle persone che transitano per la Comunità Europea:

 

http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=6391&numero=999

 

Nel complesso, si possono leggere le proposte di Frattini in questo articolo di Punto Informatico:

 

http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2108408

 

ed in questo testo ufficiale della Comunità Europea:

 

Proposta Frattini

 

Dogane Bulgare (vecchia maniera)

Cominciamo dalla proposta relativa alla schedatura dei passeggeri in transito per la Comunità Europea. In Italia ed in Europa esistono già diverse leggi e diversi meccanismi di sicurezza studiati per impedire ai malintenzionati di entrare nella Comunità od anche solo di attraversarne le frontiere. Lo si può verificare con i propri occhi quando si sbarca da un aereo in qualunque aeroporto europeo. Mentre i cittadini che provengono da un paese della Comunità Europea (o comunque da un paese che aderisce al Trattato di Schengen) possono attraversare la barriera senza nemmeno presentare il passaporto, coloro che provengono da paesi extra-europei devono fermarsi, presentare un documento ed ottenere un visto di ingresso. Le polizie dei singoli stati hanno già il potere necessario per prendere nota di queste persone e per inserire i loro dati in un database (anche i dati biometrici, come le impronte digitali).

 

Si noti che l’apparente libertà dei cittadini europei nell’attraversare le frontiere è dovuta al fatto che anche le Polizie dei singoli stati europei godono dello stesso privilegio. Se attraversare la frontiera non mette il criminale al riparo dalle indagini e dagli arresti, la frontiera stessa perde di interesse sia per il criminale che per il poliziotto.

 

Si può aggiungere ben poco a questo tipo di controllo.

 

In particolare, non si può fare quasi nulla per “migliorare” i controlli sui cittadini appartenenti alla Comunità Europea (Romeni inclusi). A difendere questi cittadini, e noi con loro, dall’eccessivo interesse degli stati nazionali c’è appunto il Trattato di Schengen (sottoscritto e rispettato, tra gli altri, anche dal Governo Berlusconi di cui Frattini era Ministro).

 

Come si può constatare leggendo gli articoli di Punto Informatico che abbiamo già citato, nessuno, nemmeno la Destra Europea, è disponibile ad accettare l’imposizione in Europa di misure di schedatura e di tracciamento simili a quelle adottate dagli USA o dalla Cina. Per nostra fortuna, non siamo nella Bulgaria dell’era sovietica. L’unico che sembra non essersene reso conto è proprio Franco Frattini.

 

Frontiere come colabrodi

Ovviamente, un problema di controllo del territorio e delle frontiere esiste realmente: le nostre frontiere sono davvero dei colabrodo. Ogni giorno, migliaia di persone le attraversano senza presentare nessun documento di riconoscimento e tra di loro ci sono sicuramente molte persone pericolose.

 

Per questi casi, tuttavia, esistono già le leggi necessarie. Le persone vengono già adesso identificate in base alle impronte digitali e per molte di loro scatta automaticamente l’espulsione.

 

Non c’è quindi nessuna ragione per estendere questo trattamento da profughi anche agli uomini d’affari che si presentano al banco di un aeroporto europeo provenienti da Giappone, Nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna ed Irlanda. Tutti questi paesi, infatti, pur essendo per molti aspetti più avanti di noi in termini di sicurezza e di civilizzazione, non aderiscono al Trattato di Schengen, esattamente come non vi aderiscono l’Iraq e l’Afganistan, e sarebbero quindi interessati dalle nuove misure di sicurezza proposte da Frattini.

 

L’eccessiva facilità con cui si può raggiungere una delle nostre spiaggie è certamente un problema reale ma è anche un problema può essere risolto solo fornendo alle forze dell’ordine le risorse necessarie al controllo delle frontiere e del territorio. Ciò che ci impedisce di farlo non è la legislazione europea, con cui se la prende Frattini, ma l’interesse economico di mafia, ‘ndrangheta e camorra che dalle nostre frontiere colabrodo, e dal relativo contrabbando di armi, droga e persone, traggono una parte consistente dei loro guadagni.

 

Se Frattini volesse veramente rendere più sicura la Comunità Europea dovrebbe iniziare lottando contro la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra, che sono i principali alleati dei terroristi. Tuttavia, è difficile credere che un iscritto a Forza Italia possa perseguire questo scopo, visti i persistenti sospetti di collusione con la mafia di molti dirigenti di questo partito, a partire da Silvio Berlusconi, da Cesare Previti e da Marcello Dell’Utri; sospetti puntualmente riportati da Elio Veltri e Marco Travaglio nel loro libro “L’odore dei soldi” e puntualmente confermati da varie condanne definitive. Non lo dico per il gusto di infangare la controparte. La fiducia è l’elemento fondamentale del rapporto tra il cittadino ed i suoi rappresentanti politici e, nel caso di queste persone, è chiaro che non può esistere questo sentimento. Ciò che la Magistratura e le Forze di Polizia hanno scoperto e dimostrato a carico di questi uomini politici lo rende impossibile.

 

Neo-Lingua

La seconda proposta di Frattini è più interessante per noi, Popolo della Rete. Tocca direttamente un nervo scoperto della comunità che vive su Internet e che rappresenta ormai il vero cuore pulsante della vita sociale e politica del paese. Tocca il nervo scoperto del diritto alla libera espressione delle proprie idee (articolo 21 della Costituzione Italiana) e del diritto alla riservatezza delle comunicazioni (Articolo 15). Princìpi, questi, fatti propri anche dalla stessa Comunità nella Costituzione Europea.

 

Si può veramente pensare che basti censurare una parte dei siti web raggiungibili dall’Italia o dalla Comunità Europea per impedire agli aspiranti terroristi di studiare come costruire bombe, armi chimiche e biologiche? Si può veramente pensare che basti eliminare dal vocabolario le parole cariche di significato pericoloso e negativo per costruire un Mondo Migliore, come ipotizzava il Grande Fratello di George Orwell? La conquista della Pace passa dunque attraverso l’imposizione della NeoLingua?

 

Ovviamente no.

 

Per capire perchè la censura sul web è sostanzialmente inefficace, potete fare questo piccolo esperimento.

 

  1. Scaricate questa immagine: penguins.jpg . Come potete vedere, si tratta di un wallpaper (uno sfondo del desktop) per Linux, come se ne trovano a migliaia sul web. Salvatela da qualche parte.

  2. Aprite una finestra di terminale nella directory dove avete salvato la vostra immagine (OK, se non avete capito cosa ho appena detto vuol dire che usate Windows. In questo caso, siete al di là di ogni speranza di recupero…).

  3. Digitate questo comando: steghide extract -sf penguins.jpg .

  4. Steghide vi chiederà una password. Digitate “frattini”.

  5. Steghide estrarrà qualcosa dalla immagine e la depositerà in un file chiamato “h-bomb.txt” nella directory corrente.

  6. Come potete vedere, il file “h-bomb.txt” contiene un frammento di testo che spiega come costruire una bomba H. Potete trovare il testo completo qui: http://www.totse.com/en/bad_ideas/ka_fucking_boom/hbomb.html . C’è una intera raccolta di manuali simili qui: http://www.totse.com/en/bad_ideas/ka_fucking_boom/index.html .

 

Nascondere informazioni in file apparentemente innocui, che possono essere pubblicati senza nessun rischio su flickr o su YouTube, è semplicissimo. Scoprire questi file è invece quasi impossibile. Lo potere vedere voi stessi studiando questi siti:

 

http://cocchiar.web.cs.unibo.it/steg/intro.html

http://digitalphotography.weblogsinc.com/2005/07/29/steganography-with-flickr/

http://www.outguess.org/

 

Ogni tentativo di censurare questo tipo di “pubblicazioni” è quindi destinato a fallire.

 

Anche senza ricorrere alla Steganografia, basta fare uso di un normale programma di cifratura per la posta elettronica, come GPG, Enigmail e Thunderbird, per potersi scambiare informazioni di questo tipo in tutta sicurezza. In altri termini, questo tipo di censura può forse fermare il ragazzino curioso, il giornalista (solitamente piuttosto disarmato di fronte ad un PC) od un docente di applicazioni tecniche non particolarmente sveglio.

 

Nessun terrorista e, più in generale, nessun laureato in una qualunque disciplina scientifica può essere fermato da misure di questo tipo. Trovare e scambiarsi le informazioni necessarie per costruire armi convenzionali, armi chimiche e armi biologiche è banale per tutti coloro che hanno fatto studi di carattere ingegneristico, chimico, farmaceutico, fisico e biologico. Non occorre il web e, in molti casi, non è nemmeno necessario consultare un libro specialistico.

 

Questo dovrebbe essere un fatto ovvio: se un ingegnere od un perito meccanico deve essere in grado di costruire un motore, sarà sicuramente in grado di costruire anche un mitra. Se un chimico od un farmacista deve essere in grado di produrre l’aspirina, sarà sicuramente in grado di produrre anche un gas nervino. Se un biologo deve essere in grado di trattare batteri e virus, sarà sicuramente in grado di trattare anche l’antrace. I laureati in materie tecniche e scientifiche non sono una rarità né tra gli europei né tra altre popolazioni, tanto è vero che molti di loro non trovano una collocazione adeguata sul mercato del lavoro. Non è certo la conoscenza che manca ai terroristi. Semmai, sono le materie prime e la strumentazione a rappresentare un problema. Su di esse, per fortuna, è piuttosto semplice mettere in atto dei controlli adeguati. Se non ci credete, provate a comprare un po’ di “materie prime” in farmacia o qualche candelotto di dinamite in ferramenta.

 

Cosa vogliamo fare, allora? Imporre il porto d’armi per tutte le lauree scientifiche e tecnologiche? Vogliamo mettere il bavaglio a tutti i laureati del pianeta? Davvero siamo convinti che queste misure possano creare ai terroristi dei problemi maggiori di quanti ne creerebbero a noi stessi?

 

Chi decide?

Frattini vorrebbe censurare i siti che aizzano la popolazione all’odio razziale, al terrorismo ed alla lotta armata.

 

In realtà, leggi che permettono di censurare siti (e giornali) che fanno apologia di reato esistono da sempre in Italia ed in tutti i paesi della Comunità Europea. La proposta di Frattini non aggiunge nessun nuovo strumento alla cassetta degli attrezzi dell’antiterrorismo.

 

La sua proposta, tuttavia, introduce un nuovo elemento di incertezza per i cittadini europei: chi decide cosa è buono e cosa è sbagliato su Internet? Chi decide chi può esprimere le sue opinioni e chi non lo può fare?

 

Questo Frattini non lo dice. Sono dettagli implementativi che vengono lasciati a fasi successive. Piccoli problemi che verranno risolti in seno a qualche oscura sotto-commissione.

 

E noi ci dovremmo fidare di questa gente?! Ci dovremmo fidare di questo modo di procedere?!

 

Per quanto mi riguarda, ho ancora ben presente la brutta sorpresa che ci ha presentato il governo pseudo-riformista di Romano Prodi nelle settimane scorse con la famigerata proposta di legge Levi-Prodi (vedi: “Giù le mani dai Blog!”, disponibile anche sul mio blog: “Giù le mani dai Blog!”). Se un governo che si dichiara “di sinistra” ha trovato il coraggio di presentare un simile obbrobrio, cosa potrebbe fare una oscura sotto-commissione europea, preda dei lobbysti?

 

Fantasmi del passato

Le misure di “sicurezza” che Frattini si ostina a proporre hanno due soli effetti pratici:

  1. Rendono la vita inutilmente difficile alle persone oneste (e solo ad esse).

  2. Forniscono a chi detiene (anche temporaneamente) il potere gli strumenti necessari per perseguitare gli avversari politici.

 

Come abbiamo già visto negli ultimi 15 anni, la cosidetta “logica dell’alternanza” delle Democrazie Occidentali comporta che ad un Governo di destra moderata, come quello Prodi, si alterni prima o poi un Governo rabbiosmente anticomunista, xenofobo e dalle forti tendenze personaliste, come quello Berlusconi/Bossi/Fini. Se venissero approvate, le misure di “sicurezza” proposte da Frattini fornirebbero al prossimo Governo di destra gli strumenti necessari per perseguitare gli avversari politici e per tramandare ad infinito il proprio potere.

 

Se siete di destra e pensate che tutto questo sia una manna per voi, vi consiglio di leggere “Un ebreo nel Fascismo” di Luigi Preti o di vedere la sua trasposizione cinematografica, nota come “L’ebreo fascista”. Potreste imparare qualcosa sulla opportunità di garantire a tutti, anche ai vostri avversari, quei diritti sui quali volete poter contare voi stessi.

 

Francamente, la presenza di una persona come Franco Frattini in una posizione di potere, come quella di Commissario Europeo per la Sicurezza, rappresenta una evidente minaccia per la Democrazia, per la Libertà e per la Sicurezza Personale dei cittadini europei. Lo dimostrano le proposte antidemocratiche e liberticide che questo Commissario si ostina a presentare nonostante la ferma opposizione di tutti i suoi colleghi.

 

A questo punto, come “Popolo della Rete”, siamo costretti a prendere una posizione chiara: Franco Frattini deve essere rimosso. Deve essere allontanato dalle leve del potere e sostituito da qualcuno che possa veramente garantire la Sicurezza di tutti i cittadini europei (non solo di quelli di destra).

 

Frattini non ha mai rappresentato il Governo Italiano in carica (Prodi) e non può certo essere considerato un rappresentante attendibile della sensibilità del nostro popolo di fronte ai temi della sicurezza e della privacy. Si tratta piuttosto di un imbarazzante residuato politico appartenente ad un periodo storico, quello del Berlusconismo, ormai concluso. Come tale, è tempo che venga allontanato dalla cronaca ed entri a far parte della storia.

 

 

Alessandro Bottoni

Vice Presidente Partito Pirata Italiano

http://www.partito-pirata.it/

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

 

PS: Una campagna di stampa contro Franco Frattini

Sono sicuro che la destra non perderà l’occasione per lamentarsi della “ennesima campagna di stampa contro un loro esponente, colpevole solo di fare il suo lavoro”. Bene, credo che sia il caso di dare piena soddisfazione agli amici di Frattini e di organizzare una vera campagna di stampa contro questo Commissario ed il suo “lavoro”. Né l’uno né l’altro possono essere accettati passivamente da chi vive gran parte della sua esistenza sulla Grande Rete. Non è certo un reato far conoscere la nostra opposizione al resto del mondo.

 

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