Ottobre 2007


Sabato 27 Ottobre alle 16:30, sarò presente al Linux day 2007 organizzato dal FLUG (Firenze LInux User Group) a Firenze. Trovate le indicazioni del caso qui:

Linux Day 2007

Le diapositive della mia presentazione sono qui (occhio: 1Mb di roba…):

Diapo in formato OO Impress

Alessandro Bottoni

Come Vice Presidente del Partito Pirata, sono costretto a chiedere ancora una volta la vostra collaborazione per impedire che ci venga tolto ancora un’altro pezzo di democrazia e di libertà. Questa volta è a rischio niente meno che il diritto di esprimere la propria opinione attraverso il web ed i blog, così come sarebbe previsto dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Col favore delle tenebre. No, anzi… delle ferie

In pieno Agosto 2007, mentre l’intero paese era in vacanza, il solerte Ricardo Franco Levi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha presentato un progetto di legge chiaramente concepito con il solo scopo di mettere la museruola a tutti coloro che intendono far sentire la voce della Società Civile attraverso il World Wide Web. La settimana scorsa, nel più assoluto silenzio, questo progetto di legge liberticida ha ottenuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri, guidato da Romano Prodi. Ecco come ne ha dato la notizia Repubblica:

ROMA - Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all’esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E’ un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all’orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]

Scherzetto o balzello?

La prima, e la più grave, conseguenz, di questo scherzo di Halloween del nostro amato Governo è un aumento iperbolico dei costi e delle complessità burocratiche necessari per mantenere in vita un qualunque sito web, compreso un blog personale. In pratica, chiunque volesse pubblicare qualunque cosa (anche le ricette della nonna) su un blog gratuito (come WordPress o Blogger) sarebbe comunque costretto a registrare la propria “testata giornalistica” presso il famigerato ROC (“Registro degli Operatori di Comunicazione”). Per chi non lo sapesse, il ROC è un database delle persone autorizzate dalla legge a parlare in pubblico, cioè qualcosa che esiste in due soli paesi al mondo: in Italia ed in Cina! Ecco come spiega quello che sta succedendo il quotidiano Repubblica:

“Articolo 6 del disegno di legge. C’è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia “attività editoriale”. L’Autorità non pretende soldi per l’iscrizione, ma l’operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.”

[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]

Per legge, una “testata giornalistica” (come “Repubblica Online” o “Punto Informatico”) deve avere un suo Direttore Responsabile e deve essere pubblicata da una Società Editrice. Ovviamente, sia l’uno che l’altro vogliono essere pagati per il lavoro che svolgono e per le responsabilità (anche penali) che si accollano. Altrettanto ovviamente, nessun blogger sarà mai in grado di coprire questi costi. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei blog gestiti da italiani sono destinati a chiudere. Si noti che questo vale anche per i blog pubblicati in altre lingue e su altri mercati. Ciò che conta è infatti la residenza dell’autore.

Questo disegno di legge potrebbe quindi riuscire in qualcosa che nemmeno il giverno Cinese è mai riuscito a mettere in atto: la cancellazione dei blog dalla faccia del pianeta. Incredibilmente, potrebbe riuscire in questa opera senza nemmeno varare una legge che affermi esplicitamente che gestire un blog è illegale. Una azione come questa, infatti, susciterebbe un coro di proteste. Il nostro amato Governo potrebbe riuscire in questa impresa semplicemente innalzando i costi di gestione di un blog ad un livello inaccettabile per gli autori. Un modo molto più sottile e meno appariscente di mettere in atto una delle più odiose forme di censura che si possano concepire.

Il porto d’armi per il Blog

Ma questo è solo uno degli effetti di questo progetto di legge. L’altro è che trasformando i blog in testate giornalistiche si trasformano i blogger in giornalisti de facto ed i loro reati da semplici maracechelle in reati penali di notevole peso. In particolare, il reato di diffamazione commesso da un blogger non sarebbe più “diffamazione semplice” ma “diffamazione a mezzo stampa”. La differenza in termini di anni di galera e di euro di danni da pagare al diffamato è notevole.

In buona sostanza, chiunque volesse ancora dire la sua attraverso un blog dovrebbe agire con la stessa cautela di chi decide di portare un’arma sulla persona.

Le rassicurazioni di Mangiafuoco

Naturalmente, a fronte di un testo di questa gravità, steso nero su bianco, il Sottosegretario Levi sta spendendo una grande quantità di parole (vibrazioni dell’aria tra due persone) per rassicurare i blogger che “No, assolutamente! Non è nostra intenzione chiudere la bocca alla Società Civile ed ai dissidenti”. Ecco come riporta le rassicurazioni del sottosegretario il solito quotidiano “La Repubblica”:

Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.

[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]

Verba volant, scripta manent….

Ma è possibile una cosa del genere? O ci state prendendo in giro?

Giudicate voi stessi:

Testo della Proposta di Legge del 3 Agosto 2007” sul sito del Governo.

Il Governo riforma l’editoria. Allarme in Rete.” a Repubblica Online.

Il Governo vara la Internet Tax.” a Punto Informatico.

La nuova legge sull’editoria del Governo obbligherà tutti i blog e i siti a diventare testate giornalistiche” a Civile.it.

Che fare?

Si può fare qualcosa per contrastare questo ignobile progetto di censura, degno solo della più squallida delle dittature? Si, si può fare qualcosa. Ad esempio, si può spargere la voce. Si può far sapere all’intero paese (e, se possibile, al mondo intero) che un Governo che si autodefinisce di Sinistra, vicino al popolo e difensore della Libertà, sta cercando di cancellare l’intero “fenomeno blog” dal suo ramo di Internet.

Lo si può fare ripubblicando questo testo, così come lo trovate, sui vostri siti web, ovunque possibile. Questo testo, infatti, contiene al suo interno un link a sé stesso. Ripubblicandolo su molti altri siti web si fa in modo che Google (ed altri motori di ricerca) lo innalzino nel loro punteggio (“rank”) e lo presentino tra i loro risultati migliori ogni volta che un internauta cerca il termine “blog”. In questo modo, chiunque sia interessato, anche marginalmente ai blog può essere raggiunto da questo grido di allarme. Per ripubblicare il testo, basta fare un copia&incolla.

Questa tecnica si chiama Google Bombing e, a dispetto del nome è perfettamente legale e perfettamente corretta. Potete trovare altre informazioni su questa tecnica a wikipedia: Google Bombing.

Questo è il link che mette in atto questo meccanismo:

Blog

Ovviamente, questo testo viene pubblicato con una licenza adatta a questo scopo:


Questo/a opera è pubblicato sotto una
Licenza Creative Commons.

Inoltre, potete firmare la petizione che abbiamo aperto per contrastare questo disegno di legge:

http://www.petitiononline.com/noDDL/petition.html

Grazie della vostra collaborazione

Alessandro Bottoni

http://www.alessandrobottoni.it/

http://www.oceanidigitali.it/

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

Per favore, se proprio volete scrivermi, inserite la frase “Google Bombing per la libertà dei Blog” nell’apposita riga “Subject” (“Oggetto”) del vostro messaggio di posta elettronica.

Sono appena tornato da Strati di Cultura, l’evento organizzato dal Ravenna LUG in occasione dell’inaugurazione della nuova sede e, in contemporanea, dei 50 anni di ARCI a Ravenna. Il talk show a cui ho partecipato è stato piuttosto interessante. Lo potrete vedere a breve in rete come file MPEG4 o qualcosa di simile. In questa occasione, mi sono reso conto che esiste un equivoco di fondo sulla natura delle attività di volontariato che hanno luogo in Rete. Provo a spiegare la questione qui di seguito.

 

Il mistero evolutivo dell’altruismo

Probabilmente ne avete avuto il sospetto anche voi: non esiste una vera spiegazione scientifica al fenomeno dell’altruismo. Da un punto di vista tecnico, fare qualcosa per gli altri, fosse anche per l’intera società, è una azione irrazionale. L’Uomo, infatti, non è nato per “inseguire virtute e conoscenza” ma per sopravvivere e riprodursi. Come qualunque altro essere vivente, noi tutti siamo sono dei veicoli usati dai nostri geni per trasportare sé stessi da una generazione all’altra (vedi: “Il gene egoista” di Richard Dawkins). Come tali, siamo esseri sostanzialmente competitivi. La collaborazione e l’altruismo, quando esistono, sono interessanti eccezioni che richiedono una spiegazione.

 

Questo aspetto della nostra natura diventa particolarmente evidente se si studia un po’ di teoria dei giochi o si prova a giocare al “dilemma del prigioniero”.

 

Nel corso degli anni, si è tentato di spiegare il fenomeno dell’altruismo in vari modi ma, alla fine, sono sopravvissute solo tre spiegazioni plausibili, valide in casi diversi tra loro:

  1. L’esistenza di un interesse personale dei nostri geni, non sempre evidente.

  2. L’esigenza di costringere l’individuo alle necessità del gruppo.

  3. La trasmissione delle idee.

 

 

La zia e le formiche

Che cos’hanno in comune una zia senza figli e le formiche? Il fatto di non avere figli propri. Come dovreste sapere, le formiche sono tutte sorelle e sono tutte sterili. L’unico esemplare fertile è la loro madre, cioè la regina. In questa situazione le formiche possono scegliere tra queste due strategie di vita:

  1. Farsi i loro interessi personali. In questo caso, alla loro morte, non rimarrà più nessuna traccia di loro.

  2. Prendersi cura della regina (la loro madre) e delle nuove formiche che essa produce (le loro sorelle). In questo secondo caso, in ognuna delle sorelle minori che aiuteranno a sopravvivere, sopravviverà il 25% del loro genoma (se avete dubbi sulla percentuale, ripassatevi Mendel).

Indovinate un po’ quale di queste due strategie sarà selezionata dall’evoluzione e si tramanderà di generazione in generazione.

 

Le zie senza figli vivono una situazione analoga. Se si fanno puramente i loro interessi, alla loro morte non resterà nulla di loro (almeno a livello genetico). Se decidono di prendersi cura dei loro nipoti, in ognuno di essi sopravviverà il 25% del loro stesso genoma. Questo è uno dei motivi per cui le zie sono affettuose e premurose nei confronti dei nipoti (non solo e non sempre, come vedremo).

 

In questi casi, esiste un interesse personale dei nostri geni nello sviluppare un comportamento altruistico. Casi come questi non sono rari in natura.

 

Altruismo e compassione (“patire con”)

Se avete fatto il militare, di sicuro sapete che nessuno vi aiuterà se non dimostrate di essere più che disposti ad aiutare gli altri nello stesso modo. In una camerata di giovani, pari tra loro, questa è LA regola di fondo dell’intero sistema. La democrazia, le gerarchie e altre questioni filosofiche vengono molto dopo.

 

Inutile dire che se siete “naturalmente portati” a provare “compassione” per le tribolazioni degli altri e ad aiutarli, tutto quanto diventa molto più semplice. Voi farete meno fatica ad aiutare il vostro commilitone a curarsi l’unghia incarnita dell’alluce e tutti quanti cominceranno presto a considerarvi una risorsa importante per la loro sopravvivenza e la qualità della loro vita. Prendersela con voi potrebbe non essere più così facile in futuro: i vostri commilitoni, infatti, potrebbero prendere le difese della loro risorsa, cioè voi. Voi, da parte vostra, farete la stessa cosa nei confronti di chi rappresenta una risorsa utile per voi stessi.

 

In questo caso, l’evoluzione finirà per selezionare le persone che sanno prendersi cura degli altri e quelle che sanno “patire con” gli altri. Con il tempo, questo meccanismo porterà a veri capolavori di altruismo, come l’eroismo.

 

Uno dei possibili “prodotti” di questo meccanismo evolutivo è il cosiddetto “spirito di servizio”, molto apprezzato in area Cristiano/Cattolica. Lo spirito di servizio consiste nel mettersi a disposizione degli altri per creare qualcosa, o per svolgere un servizio, anche se non si condividono le motivazioni che portano a sviluppare quel prodotto od a fornire quel servizio. All’interno degli ordini religiosi, questo meccanismo viene anche inserito sotto l’ombrello della “obbedienza”: “non importa se approvi o se capisci cosa ti chiedo di fare, basta che tu lo faccia”.

 

Come vedremo, lo spirito di servizio non ha diritto di cittadinanza nello sviluppo software e nella creazione di contenuti. Almeno, non ce l’ha nella stragrande maggioranza dei casi.

 

Il volontariato nel software e nei contenuti

Ciò che avviene nel caso dello sviluppo del software open source e nel caso del citizen journalism, non ha niente a che fare con i due meccanismi che abbiamo appena descritto. Lo sviluppatore volontario che lavora su Firefox non è un vostro parente e non ha proprio nulla da guadagnare dal fatto che la vostra vita sia in qualche modo più semplice. Non prova nemmeno pietà per voi che usate MS Internet Explorer (se lo avete scelto, ve lo meritate…).

 

Chi sviluppa software open source o scrive testi per Wikipedia agisce in modo altruistico sulla base di un altro meccanismo: cerca di far arrivare più lontano possibile alcune sue idee per fare in modo che il mondo in cui egli vive diventi un po’ meno sgradevole per lui e per tutti i suoi simili.

 

Quando scrivo una delle mie apologie di Linux e demolisco Windows Vista in modo spietato, lo faccio nella speranza che qualcuno abbandoni Vista e adotti Linux. Meno copie di Vista, e più copie di Linux, ci sono in giro e meno io devo diventare scemo a far funzionare i Windows Vista degli amici e più driver per Linux posso sperare di trovare sul mercato. In altri termini, sto coltivando il mio interesse personale. Più in generale, se riesco a diffondere la mia visione del mondo, ho più probabilità di poter vivere nel mondo in cui io vorrei vivere. Questo avviene anche con il codice. Se scrivo una alternativa a MS Access e riesco ad interessare al progetto altri utenti ed altri sviluppatori, forse riesco a liberarmi dei problemi di licenza e dei problemi tecnici legati a MS Access.

 

Questo è il meccanismo di fondo dello sviluppo di codice open source e della stesura di testi del citizen journalism: la diffusione di idee che l’autore ritiene utili alla sua causa (ed a quella della “società” o “della comunità” a cui appartiene).

 

Questo, ovviamente, non vuol dire che gli sviluppatori open source o i citizen journalist agiscano in malafede, cercando di manipolare le altre persone e di utilizzarle ai propri fini personali. Almeno, questo non è ciò che avviene nella stragrande maggioranza dei casi. Ciò che fanno i programmatori del mondo open source ed i citizen journalist è semplicemente cercare di promuovere idee in cui credono. Ma credono in quelle idee perché credono che renderebbero la vita migliore per tutti e, in primo luogo, per loro stessi. Non lavorerebbero mai gratis su una cosa che ritengono sbagliata o della quale non sono convinti.

 

Se non ci credete, provate a convincere un programmatore a sviluppare gratis una cosa in cui non crede o provate a convincere un citizen journalist a scrivere degli articoli su qualcosa che non condivide.

 

Questo meccanismo è ciò che si trova alla base della memetica, una disciplina che sarebbe meglio conoscere.

 

Conclusioni: non per pietà ma per il progresso

In altri termini, chi sviluppa codice gratuitamente, lo fa per diffondere un modo di concepire il software che sia sano, responsabile e moderno. Chi scrive articoli gratuitamente, lo fa per diffondere idee sane, responsabili e moderne. Non si fanno queste cose per puro “spirito di servizio” o per pietà. Lo si fa nel tentativo di far progredire il mondo, lo stesso mondo in cui vivono gli altri ed in cui viviamo noi stessi.

 

Quando si pensa alla Rete, a Wikipedia, a Linux ed a OpenOffice, bisognerebbe tenere presente questo aspetto. Nessuno di questi volontari è lì solo per servire gli altri (“per spirito di servizio”). Nessuno di loro è disposto a lavorare gratis per qualcosa in cui non crede. Ognuno di loro sta lavorando insieme agli altri per creare un mondo migliore, utile a tutti, a partire da loro stessi. Per farlo, gratuitamente, ha bisogno di una motivazione personale molto forte. Queste cose andrebbero tenute presente per non trovarsi inavvertitamente a chiedere alla Comunità qualcosa che proprio non può fare.

 

 

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

 

 

Next Page »